Recensioni

A pelle #8: Latte+, Danny Diablo vs The Vendetta, Neid split Charlie, Army Of Angry Youth, The New Enemy

Cristo.

Latte+ - Non è finita (è tardi, fa freddo)
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A pelle: c'è ancora qualcuno che suona i Punkreas? C'erano delle idee: tutte sprecate nell'insieme.
Testi: perfetti per un pubblico di adolescenti.
Note: io ai L+ gli voglio bene, ma era meglio se fosse finita.
Lo riascolterò? Ma per piacere...

Danny Diablo vs The Vendetta - When Worlds Collide (sempre che fa freddo)
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A pelle: RATM meets HHNY and they have a dinner with the italian stallion. No, davvero: 'gnuranza!
Testi: fossero riportati da qualche parte...
Note: la prima volta m'ha fatto cagare, la seconda è stato un orgasmo.
Lo riascolterò? Yò!

Neid vs Charlie - Splitduemilaotto (cospirazione diy, come si usa dire)
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A pelle: i Neid scivolano via velocemente, i Charlie rimangono un po' di più; comunque la cornice è buona.
Testi: yawn! i Neid (meglio quando si guardano più dentro), bene i Charlie.
Note: rabbia grigio cemento: te capì?
Lo riascolerò? Magari i Charlie, magari un po'.

Army Of Angry Youth - Nobody Moves, Noboyd Get Hurts (insomma regà, non ho i CD vicino)
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A pelle: ...
Testi: ...
Note: sono mesi che tento di recensirli e non ci riesco. Sono bravi, punto.
Lo riascolterò? Sì.

The New Enemy - Shakedown EP (non è la vera copertina, eh)
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A pelle: canadian old school con strizzatina al melodico, assaggi di ballate e innesti metal... che caos!
Testi: non deprecabili, ma lasciano poco.
Note: mi aspettavo un po' di più dal Canada.
Lo riascolterò? I primi 2/3 pezzi, in qualche compilation.

(Recensioni) A pelle #7: Argetti, Rancore, Deep Throat vs Carlos Dunga, Ludd Rising, Ludd

[Ahh, adoro straparlare. Voi no? Allora saltate in blocco quanto segue e andate alle recensioni, tanto non vi perdete niente]

Perché cambiare il titolo delle recensioni adesso? E perché cambiarlo in "A pelle" ("recensioni" scomparirà dalla prossima pubblicazione).
E' da quando abbiamo riaperto che sostengo di non essere uno in grado di fare recensioni - sostengo anche che la maggior parte dei recensori delle webzine nostrane non ne siano in grado, ma questi sono affari loro. Ma ciò può impedirmi di parlare della roba che mi passa sotto gli occhi e dentro le orecchie? Sfortunatamente per voi, no. Ma tocca pure essere onesti e, possibilmente, poco noiosi (il che contraddice la lunghezza di questa intro).
Dunque, siamo onesti. Io non so fare una recensione: che ve la faccio a fare una recensione? Limitiamoci a dire come vivo a pelle ogni disco, che poi credo che sia ciò che ho sempre fatto; solo che ora lo farò con meno parole e pochi punti essenziali.

Vabeh, voLiamo leggere?

Argetti - Flags Of Karma (No Reason, Fond Of Life, Engineer)argetti_flagsofkarma.jpg
A pelle: mi piace come registrano, mi piace come intrattengono, ma mi chiedo: durerà? Emozioni calde, ma non arrivano sempre al cuore. Uhm...
Testi: in inglese, lunghi, troppo personali e poco toccanti.
Note: i titoli delle canzoni sono da-pa-u-ra!
Lo riascolterò? Tre/quattro volte all'anno.


rancore_leradicieleali.jpgRancore - Le radici e le ali (autoproduzione)
A pelle: hai presente quando un disco ti mette i brividi? I Rancore ci sono riusciti un'altra volta. E ti giuro che questo ti tocca davvero...
Testi: gente a cui non sta bene niente e che te lo fa cantare con loro.
Note: ti dico solo due cose. La cover de Il suonatore Jones. Fantastica.
Lo riascolterò? A oltranza.

Deep Throat/Carlos Dunga - split (Cops, Piccole Speranze, Suhatkor, Dead Gyver, ...)deepthroat_vs_carlosdunga.jpg
A pelle: DT: botta adrenalinica buona per ogni momento (presente gli ESF nello split coi Gargantha?). CD: vabeh ma loro sono oltre, sono la miglior sequenza trash in un B-movie; che altro c'è da dire?
Testi: non puoi non urlarli nella tua cameretta ad una cena coi parenti.
Note: un pugno allo stomaco e due dita negli occhi.
Li riascolterò? Spero proprio di sì!

ludd_rising.jpg Ludd Rising - Vivere per vivere (demo)
A pelle: Old school italiano che spappola milza, fegato e pancreas con un colpo: funziona sempre e con qualche accortezza è pure rinnovabile.
Testi: solita storia alla Indigesti, quasi al limite dello scontato.
Note: qualcuno li coproduca!
Li riascolterò? Credo di sì.

Ludd - E' tempo di partire (non so dove ho messo il CD)ludd_etempodipartire.jpg
A pelle: fenomenali! Tante idee (quasi troppe, a tratti) e un incastro di voci eccellente - da quanto non sentivo una voce femminile così! Vecchia scuola, nuove risorse.
Testi: sono poesie che fanno male...
Note: pensavo a un ultrasentito hardcore politicizzato povero di idee ed espressione. Pensavo male.
Lo riascolterò? Nei secoli dei secoli.

Recensioni #6: Kattiva Reputazione, Sposa In Alto Mare, Ass-Hole!

Un po' di lontananza fa sempre bene. Peraltro sono stato mesi a cercare un nuovo nome a questa rubrica, dato che io le recensioni non le so fare e ci vuole un termine più appropriato. Il risultato è che non sono arrivato a un risultato.
Ah, tutti i dischi qui recensiti li trovate nella nostra distro (e questo non ci esime dal sottolinearne i difetti).

Signore e signori, l'artwork più brutto dell'anno se lo aggiudicano i Kattiva Reputazione ("Qualcuno ti colpisce": Kattive Registrazioni, Submarcos Rekords)! Roba che neanche a usare solo Photoshop si realizza un lavoro così grossolano; ma come si può? Secondo me l'hanno fatto apposta, per dire qualcosa tipo "Va che un libro non si giudica dalla copertina".
Insomma, succede che i nostri fanno Oi!/street, e non è che se fai Oi!/street puoi avere grandi pretese, soprattutto se gruppi come Klasse Kriminale continuano a fare da 20 anni le stesse cose nello stesso modo; devi lavorare sugli arrangiamenti, insomma... e guarda caso è proprio ciò che fanno i Kattiva Reputazione! Con riferimenti nabatiani, i nostri vanno dalla struttura non scontata delle canzoni ai semplici e continui riff accattivanti; da una batteria intelligente e in movimento a cori da stadio tanto classici quanto piacevoli; dai cambi di tempo agli stacchi; fino a testi che sì, potete immaginarli, ma immaginateveli meno banali del solito.
Mi piace che ti aspetti una certa prevedibilità dall'Oi! e, i nostri, fanno molto per disattenderla. Una registrazione un pelo più curata, un po' più di coesione, e il prossimo disco me lo compro anch'io.

Veniamo al grind degli Sposa In Alto Mare ("Canti liturgici": Deny Everything, Sick Punx, Beggar God, Gi-Kill!, Blasting Resurrection, Gusto Rana!, Distrozione, Faster Louder and Noisy). Io il grind non ho la minima idea di come vada valutato, quindi evito di farlo. Posso però dirvi che gli SIAM sono fuori di testa, con un artwork di blasfemia liturgica sbattuto su una confezione di DVD; con un disco da 18 pezzi (13 inediti e 5 live); con testi all'avanguardia (cito solo Beppe Bigazzi vecchio cagacazzi, Serafino pupazzo col cazzo e l'inarrivabile La triste storia della lettera Y); e con una sorpresa in ogni CD! Nel mio c'era un foglietto di carta igenica. E la confezione puzza da morire. 100% d.i.y. 100% attitude 100% 10'000.

Parlando di carta igenica non possiamo non chiudere con gli Ass-Hole! ("Alcool, Noise and Many More...": Taenia, Smart Music, Deny Everything). Mica me l'aspettavo! Seguono un punk rock d'attacco che io m'aspettavo zeppo di cliché, invece inizia con passaggi non banali. La scuola '80 se la son studiata bene e la ripercorrono con una vena melodica che, guardate, ci sta tutta. Pure la voce femminile, poco varia, poco interessata a distinguersi, rende benissimo - e io sono molto scettico sulle voci femminili nel punk (mi piacciono, ma ne ho sentite pochissime notevoli). Casualties, Vice Squad... Magari ci vorrebbero delle sforbiciate qui e lì, ma il punto di partenza è ottimo.

Recensione: God Save The Punk

Noi lo sappiamo com'è il punk: lo viviamo ogni giorno, da anni, lustri, decenni. E lo sappiamo com'era: abbiamo ascoltato i dischi, letto i libri, visto i film.
Ma siamo mai andati a vederlo in teatro?

Meno di 120 minuti; 3 attori; un'unica coreografia. Come un live su doppio vinile, "God Save The Punk" rievoca le persone (Lou Reed, Iggy Pop, Patty Smith, Dee Dee Ramone, Malcolm McClaren, Cheetah Chrome...), i gruppi (Velvet Underground, The Stooges, New York Dolls, Ramones, Dead Boys, Sex Pistols...), le citazioni ("Muori per la musica. Non moriresti volentieri per qualcosa di carino?", "Gesù è morto per i peccati di qualcuno, ma non per i miei"...), le canzoni (I Wanna Be Your Dog, Gloria, 53rd & 3rd, White Riot, Anarchy in the UK...) e soprattutto il contesto storico (così com'è stato vissuto dai suoi protagonisti) dal periodo immediatamente prima al punk a quello immediatamente dopo.

Il punk è morto? Sì [sic!] è trasformato.
Con interpretazioni sentite, vissute, sporcate dalla passione, riviviamo i sentimenti di un decennio dominato dalla rabbia: la rabbia per un pacifismo (pensi agli hippie) che non ha cambiato il mondo; per dei Governi (pensi alla Thatcher) che hanno regnato con il manganello in mano; per delle società (pensi agli U.S.A.) in cui "ti rincorrevano in strada per picchiarti solo perché portavi i capelli lunghi"; e per una musica fino ad allora incapace di esprimere la rabbia, appunto, prodotta da tutto questo.
Così nasce il punk e "GSTP" lo rappresenta con distacco documentaristico (reso possibile dai trent'anni trascorsi) e vissuta realtà: non dimentichiamo, dopotutto, che chi siede in regia oggi aveva 15/20 anni allora. Nessun tradimento, nessuna distorsione, nessuna libera interpretazione: da vedere senza troppe esitazioni.

Postilla: la postilla va per "Rotten Video", dall'idea degli autori di trasmettere, prima d'ogni spettacolo, 3 video di gruppi punk italiani (leggi qui). Come a dire: il passo avanti prima dei due indietro.

"God Save The Punk"
dal 12 al 24 maggio 2009
Teatro Vascello (v. G. Carini 72/78, Roma)
dal martedì al sabato h. 21; domenica h. 17
Ingresso: 15 €; ridotto 12 €.

Ideazione e Regia Carmen Giardina
Elaborazione drammaturgica M. Odino, C. Giardina, A. Vinci
Videomaking e Digital-Scene Sergio Gazzo
Costumi Eva Coen
Musiche a cura di Pivio&Aldo De Scalzi
Collaborazione alla regia e organizzazione generale Aldo Vinci
Aiuto regia e organizzazione Anna Contieri

Non ho parole... Restless Wresterls + Si Non Sedes Is + Marnero + Afraid! in concerto

Ieri sono andato al Sinister Noise di Roma e c'erano i Restless Wrestlers e... cioè, io... uhm, li ho visti e... e poi... mmm... c'erano i Si Non Sedes Is che... cioè, insomma... ecco, è che... loro... è difficile e... uhm... c'erano loro e... e... e poi c'erano i Marnero, cioè... e... è stato... ehm, come dire... insomma, capite... alla fine c'erano gli Afraid! che... ... ecco... ... non mi sono messo a piangere dall'emozione solo perché è poco hardcore.

cioè... davvero... incredibile

*gli Afraid!, ahimè, non li ho potuti vedere ma so già come sono stati. Nessuna parola ragazzi. Nessun live report. Andateci e basta quando vi capiterà. Andateci e basta.

Recensioni #5: demo e Belli Cosi

Ve lo giuro, lo so che non ci crederete dopo aver letto quanto segue, ma io oggi sono felice. Un po' stanco, ma felice. Anzi, è proprio un periodo felice, questo. Davvero!

Prima demo (perché oggi recensisco quasi tutte demo; non capisco le webzine sul punk che dicono "Non inviateci demo": e come fanno quei poveri cristi a farsi conoscere? Noi siamo assolutamente pro-demo! Sarà per questo che non ci definiamo più una webzine...). Dicevo: prima demo, i Crop Circles. Hardcore caustico che gira e gira su quelle ossature e le violenta e qua e là concede qualche apprezzabile riff chitarristico e a forti accellerazioni alterna pause di riflessioni e... è già finito! Very good. Tra DIE! e Anti-You.

Stato Asociale. A parte che questo demo ha una copertina orribile, dove nemmeno riuscivo a trovare il nome (credevo si chiamassero A Social Enel dato che sul retro c'è scritto myspace.com/asocialenelcore). A parte che la prima traccia salta. A parte che è registrato malino (gracchia).
A parte tutto ciò, è un bel lavoro, che inizia con la storica chiacchierata tra Travis e il Mago di Taxi Driver! HC sporco, cupo, grezzo, dalle ben calibrate doppie voci e che addirittura riesce a inserire tempi in levare in una canzone! Scuola italiana della più becera, quella con un dito di sporcizia degli anni '80. Oggi diremmo tra Spleen Flipper e Rancore.
Bravi!

Without Mercy. Boh. Non mi dicono nulla di che. Ci sono cori da stadio e... staticità. La voglia di ascoltarli una seconda volta non è un granché. Comunque classico hardcore con una vaga ispirazione trash.

"Pozzarello City Rockers" è un demo split con 3 gruppi. Un demo-split! Figata! Vediamo un po' come suona.
I primi sono i Progetto Odio. Cos'è? Uno scherzo che non ho capito? Andiamo avanti.
I secondi sono gli Strangedz. Street-core d'attacco, dinamico trio con un po' di punti da migliorare sul lato degli arrangiamenti e della registrazione, ma con buoni propositi. Li terremo d'occhio.
Il terzo è un duo hip hop, Rasimetto & Picierre, che prendono il microfono del computer e registrano una tale merda che... ah, aspettate, era solo la prima traccia. La seconda è registrata un pelo meglio, il flow (quando c'è) già migliora e il contenuto è costruito da cazzo, sborra, culo, troia, scopate e da tutte le parole che fanno rima con queste. Le canzoni successive ve le risparmio.
Insomma, a me piacciono i Sangue Misto, Kaos One e Colle Der Fomento, che ci posso fare...

E chiudiamo col DVD della reunion dei Belli Cosi, live benefit per Radio Black Out al csa Murazzi.
Io amo i Belli Cosi. Lo giuro: io amo i Belli Cosi. Ma questo DVD fa schifo e chi ha detto che è bello non l'ha visto davvero. Perché, sul serio, fa proprio schifo. O meglio, fa schifo per essere un DVD venduto a 8 euro. Perché io Radio Black Out l'apprezzo parecchio: come non si può apprezzarla? Ma preferisco darle 10 euro tramite postepay che finanziarla comprando questo disco; perché chi me lo sta vendendo lo sta facendo consapevole che lo comprerò unicamente per il nome dei Belli Cosi, dato che non ha nessun valore qualitativo.
Diamo tutti i perché.
L'audio è pessimo, non si capisce niente. Credo sia stato preso direttamente dalle videocamere; di sicuro non c'è stato neanche un minimo di mixaggio. Ora: se sai che devi fare un DVD (e venderlo a 8 euro), lavoralo un po' l'audio, no? No. Quaranta minuti di inascoltabile concerto, di cui non solo non si capisce neanche cosa dice Sabino all'inizio, quando grida da solo, senza musica - figuriamoci quando canta; non solo il basso è un costante wooooooooooooom di sottofondo e la batteria un continuo e indefinibile grump-chh grump-chh; non solo la chitarra si distingue dal resto giusto perché, fisicamente, viaggia su frequenze diverse; ma c'è persino un costante fruscio di sottofondo!
La parte video è composta da riprese di media qualità in color seppia (???) fatte con due telecamere, una a campo lungo e l'altra dall'angolo destro del palco. Due telecamere, sì, ma un montaggio del tutto casuale e anonimo.
I contenuti speciali... beh, quelli semplicemente non esistono.
Non ditemi: "Quanto sei polemico, cazzo: è punk!". C'è gente (di cui io ho e ho visto i lavori, quindi non "gente" tanto per dire) che in via del tutto amatoriale, con i pochi spiccioli delle sue tasche, ha fatto video live decisamente più curati. E non è che ci voglia molto. Da un concerto con qualche centinaio di paganti mi aspettavo qualcosa di più.

Recensioni #4: Montezuma, Un Quarto Morto/Mr. Murrungio, Sottopressione, Ale Baronciani

Ho sonno. Volevo fare uno strappo alla regola, non parlare solo di punk, e scrivere quanto faccia schifo "Questa notte mi ha aperto gli occhi" di Jonathan Coe (complimenti alla traduttrice per essersi messa d'impegno a renderlo peggio di quel che è; e alla Feltrinelli per averla lasciata fare). Solo che fa così schifo che non vale neanche la pena scrivere quanto faccia schifo. A parte il titolo italiano (citazione che conoscerete), ovviamente. Quello originale è "I nani del male". I nani del male, Cristo santo...

Quindi non posso non iniziare con i Montezuma, che non fanno dormire, sia chiaro, ma questa loro autoproduzione è la cosa più calma con cui cominciare. Perché sono lievi e intensi e melodici. Molto melodici. Da pomeriggi caldi passati in macchina sulla tangenziale, in silenzio, tu e lei, o tu e il tuo migliore amico o la tua migliore amica.
Vediamo. Loro dicono "graffianti riff post rock, linee di basso eclettiche e distorte e una batteria quasi progressive, insieme a un tocco di indie, grunge e post HC". Io disco che non c'è la voce, ma lì dove c'è si dà da fare per non rovinare il tutto, stentando quando deve farsi malinconica (lascia perdere: meglio gli urli).
Alla lunga un po' troppo indie e un po' poco HC: invertire i poli, secondo il mio parere e i miei gusti, avrebbe giovato al tutto. Ma via: promossi.

Ora dovrei cambiare disco e mettere su lo split tra Un Quarto Morto e Mr. Murrungio (Big Sprite, Last Exit Trash, Lost Cause, Respira, Piccole Speranze, Equal Rights, Copsa, Psycho Babi, Outcry, Enduring Freedom, Punk4Free, Utero Selvaggio, Plan Bean, Harsh Sound Company, Sonos Afda, MCC Distro, Antani), ma non ci penso nemmeno. A parte che ce l'ho più che ben presente, ma poi i Montezuma mi stanno dando così tanta pace (e Dio sa che di pace ne ho proprio bisogno, ora).
E' strano, perché a me il genere degli 1/4 non m'ha mai entusiasmato, e invece loro m'esaltano. Caciara veloce che mira solo a colpire alla nuca; è il gruppo d'amici che suona in camera da letto durante il festino alcolico organizzato in casa, e visto che meglio di così non potrei descriverli non lo faccio.
L'HC dei Mr. invece è di quello dalla voce grossa e i continui cori da stadio, che puzza di csoa lontano un miglio. Tanto canonico quanto curioso per via di due o tre idee buttate lì - tipo stacchi o riff che, in quella canonicità, non t'aspetteresti. Secondo me il prossimo lavoro sarà ancora meglio. Questo intanto è più che godibile.

Sottopressione - "1993-2000: A pieno carico". Che vi devo dire? Sto studiando Psicosomatica, sono indietro, ma ho appena mollato il libro per scrivere 'ste due righe, ché mi sento in colpa per non aver ancora recensito un tot di dischi in attesa.
E' la discografia in 2 CD dei Sottopressione; quelli che gli Agnostic Front hanno definito "the best in fuckin' italian HC". 35 tracce. 12 euro su BOL (o IBS, non ricordo). Con tanto di testi, foto, locandine e biografia.
Che altro c'è da aggiungere?

Alessandro Baronciani - "Una storia a fumetti".
Lo scorso novembre vado al Lucca Comix, trovo lo stand della Black Velvet e prendo "Quando tutto diventò blu" di Alessandro. Lo pago e lo lascio lì, perché Ale non c'è e io voglio farmi fare un disegno autografato da lui. Dico al tipo dello stand di scrivere, accanto al mio nome (per ritirare il volume), "cose perse", così Ale capirà chi sono e finalmente, dopo cinque anni dalla prima mail, potremo conoscerci di persona.
E' l'ultimo giorno, e io me ne vado senza passare a ritirare il fumetto. Un po' disperato contatto Ale il giorno dopo su Myspace. Lui mi rassicura dicendo di contattare la casa editrice, che mi manderà il fumetto; è dispiaciuto che non ci siamo incontrati, ma ci facciamo una risata virtuale (una cosa così ;) seguita da tante a e h).
Il fumetto mi arriva qualche settimana dopo. Lo ripongo tra le cose da leggere, perché sono pieno di libri e fumetti in quel periodo. Per due o tre settimane lo incrocio spesso con lo sguardo. E' lì, vorrei leggerlo, solo che ho tante di quelle letture arretrate che...
Poi, un pomeriggio, sono seduto sul mio nuovo letto, quello grande, dell'Ikea. Mi sto infilando un calzino, credo, e alzando lo sguardo vedo il fumetto. C'è silenzio. Meccanicamente allungo la mano, lo prendo e inizio a leggerlo. A metà finisco sdraiato sul letto e continuo. Lo finisco la sera, prima di andare a dormire.
Il giorno dopo è lì, sull'altro comodino. Lo prendo un attimo e lo sfoglio, e solo allora vedo il disegno nella primissima pagina, fatto a mano da Alessandro e con un baloon con su scritto "Ciao Flavio, questo libro è tuo!!", e mi emoziono tantissimo.
Ecco, questa è la mia storia a fumetti con Ale. La sua è un volumetto che dovreste chiedere a www.blackvelveteditrice.com, perché è davvero bello. Davvero.

Recensioni #3: Red Blood Hands, AAVV Roma Hardcore, Concrete

Fico, l'ultimo blocco di recensioni risale a oltre due mesi fa. Potrei sentirmi in colpa, se non fosse per il fatto che con il file sharing le recensioni sono diventate un po' inutili. Peraltro questa volta recensisco un disco appena uscito (quello dei Red Blood Hands), quindi sono fiero di me.

E cominciamo proprio dai Red Blood Hands, allora. Porca puttana che figata! HC di scuola milanese (ma loro sono di Sondrio, con gente di Unabomber e Angelica Mariner - cioè...) che mischia old school d'immediato impatto con grezze melodie metropolitane stoner/rock. Ti arriva la botta fin da subito, ma non c'è la cattiveria da poser, c'è la rabbia e il dolore e le storie finite male (che paiono trasparire in alcuni testi - non sempre all'altezza, diciamolo, ma faranno di meglio, lo so). Ci sono i muri grigi, il traffico, una città addormentata e una violentissima scarica di adrenalina vera. Questo disco ("Per sempre... e poi ancora", coprodotto da Mungga records, Dying D.I.Y. e Mosh Pit Culture, e con un artwork retrò figo da paura) tende a trasmettere e scaricare, non a impressionare o distruggere.
Lo so, sono criptico, ma più capibile di Domenico Mungo, diciamolo.
Anyway, cercate i tempi veloci? Ci sono. Quelli ultraveloci? No. Cercate anche tempi più moderati dove le chitarre, dal suono metallico, elettrico, possano spiegare emozioni con pochi passaggi? Ci sono. Riff ricercati e assoli di masturbata origine metal? No. Cercate voce strillata e a tratti gridata? C'è. Urlata? No.
Un insieme molto organico, dai suoni sporchi quanto serve, il tutto elaborato in un perfetto mix di violenza HC e impatto da rock bello duro. Tra un po' ce l'avremo in distro, mica siamo scemi.

Disco successivo, "Roma Hardcore siamo n'Oi!", compilation prodotta da Hellnation col meritevole intento di ricordare che HC è roba nostra e che non ha niente a che vedere con fascismo, razzismo, soppressione della libertà.
Fatta la doverosa premessa c'è poco da aggiungere.
Conoscete la scena HC romana? Allora sapete già che dischi comprare (perché i dischi punk si comprano, sapete?).
Non conoscete la scena HC romana? Allora questa compi vi dà una panoramica di 24 gruppi.
E non è che ce ne siano tanti di cui vantarsi eh...

Chiudo con il disco dei Concrete (Donna Bavosa, Sangue Dischi, Shove records), che come di norma dovrei far girare mentre scrivo (no, la recensione la scrivo prima, a penna, ma mentre la digito mi piace avere il disco in questione in sottofondo) (si chiama "rituale ossessivo-compulsivo"), ma i RBH hanno prepotentemente tolto la scena a qualunque altro disco, ahivoi.
Comunque! Raccolta di pezzi tra il '93 e il '96, roba che io avevo tra i 12 e i 15 anni...
Lento e pesante come Bud Spencer.
Epico e grezzo come "Conan il distruttore".
Hardcore nero che per esserlo venderesti tua madre per tremila lire a un nano.
Premettiamo che il sottoscritto ama il caos e la caciara solo se funzionali a comunicare qualcosa di davvero sentito. E i Concrete lo fanno. Aggiungiamo che pure se vuoi fare "caos/caciara funzionali a..." non è affatto detto che tu ci riesca. E i Concrete ci riescono.
Premettiamo + Aggiungiamo = Compratevi 'sto CD.
Che poi pare caciara, ma questo disco è più cubico di un blocco di granito. Potenza all'ennesima violenza.

Tò, è finito "Per sempre... e poi ancora"! Mettiamo su i Concrete.

Recensioni #2: RFT, Luna Matrona, Venediam, A Testa Bassa

Solo in casa per un tot di giorni mi dedico finalmente a tradurre su carta telematica le nuove recensioni, scritte sulla mia agendina (che a tutto serve meno che a fare l'agenda) giorni or sono. E così, mentre aspetto che patate e zucca cuociano (riGetta by Giulio Deny Everything), rimetto su i dischi e mi appresto a scrivere...

E mi chiedo: ma cos'ha Milano? E' un caso che gruppi come PHP e, adesso, RFT (qui coprodotti da Basura D.I.Y., AccidiaHC, L'Oltraggio, El Paso, FOA Boccaccio, Nothing City, Salterò, PMC/Columna Hardcore, TDD, Wi Confondo, Epidemic, Casa Perno, Denial Of Service, Equal Rights Forlì/Solezenith, Kalashnikov Collective, Rimini HC, Pattada, Deny Everything, Sforzesco Incisioni, A'rraggia, CAJ, Produzioni Sospette, Renato rec.: 23, che faccio, lascio?) aspettino 10 anni prima di far uscire un album? Perché? Questo disco, "La Cognizione Del Dolore" (seconda uscita "del dolore" per la Lombardia quest'anno, insieme ad "Alchimia Del Dolore" degli Spleen Flipper - recensito qui) ha tutte le carte in regola per divenire, se non il disco dell'anno, uno dei migliori. Chissà perché tutto questo tempo, mi chiedo. O magari è il tempo che ci vuole per partorire dischi simili...
Puzza di nero, questo CD. Mentre lo sfogli ti sporchi le mani di catrame e, naturalmente, dolore. Lo leggi fin dai testi, che mi aspettavo meno introspetivi e più direttamente critici (come Ultimo Respiro). Invece sono storie di un ragazzo che prende appunto "la cognizione del (suo) dolore". Non male: né troppo onirici, né troppo crudi.
E poi c'è la musica, molto compatta. Vogliono arrivare dritti al punto, quindi pochi riff e devastante semplicità HC (la cover di Tutto Dentro dei Negazione permette di capire bene lo scarto tra la loro diretta semplicità e l'HC più caotico/complesso). Dosano bene i tempi, con canzoni di giusta durata, e non si perdono in improvvise, inaspettate e non richieste masturbazioni stilistiche: dritti, precisi, concisi, HC. La canzone è quella e non ti aspetti né hai bisogno di più.
Devo dire che ad un primo ascolto credevo che me lo sarei dimenticato presto sullo scaffale, e invece è un disco che nella sua potenza dà molta carica, molta energia, adrenalina e passione: lo andrò a ricercare.
Se poi devo trovare un'ulteriore buona ragione per comprarlo sappiate che parte del ricavato del disco è benefit per i ragazzi e le ragazze arrestati/e a Genova nel 2001 e a Milano nel 2006.

Ok, patate quasi pronte. Ho scritto un tantino eh? Sappiate che non mi regolerò per "I Tuoi Eroi" (Arvira, Basta Che Core, Basura, Psycho Babi, Hands Off, Troskot, Tumulto Perturbato, Zan Illegal) dei Luna Matrona.
Un disco di cui si notano subito le ricche parti strumentali, che sfociano fino in pezzi unicamente suonati, a tratti quasi prog, con risultati dall'8 al 5. Ma in tutte le musiche, così come nei testi, puzza di Torino lontano un miglio (trovo curioso questo modo di dire, dato che noi non usiamo le miglia come misura...); la Torino dei tempi ultra veloci e dei frequenti cambi, dove da ritmiche quasi grind si arriva a tempi ultradimezzati con su del parlato.
E' interessante che "Torino città industriale" non abbia spesso prodotto band metalmeccaniche, ma "artisti" di gusto surrealista, impressionista, espressionista... insomma, poca carne cruda, molta tentata poesia. La differenza tra gruppi come LM e RFT sta qui e la vedi sin dall'artwork. Frammenti, Arsenico, Belli Cosi, AllD'Ways, ma possiamo includere anche Negazione, Havoc... e Luna Matrona. E' un percorso difficile quello di gruppi simili, perché è più facile rischiare di non incontrare i favori del pubblico quando percorri strade così personali (e ok, noi suoniamo per noi, ma quantomeno curiosità verso chi ci ascolta c'è).
Un percorso difficile, dunque, quello dei LM, e i risultati de "I Tuoi Eroi" sono discreti. Ogni tanto me li perdo, non riesco a seguirli; forse c'è biosgno di più sintesi, forse vengo spiazzato dalla varietà, da incastri che non sempre mi sembrano funzionare nell'immediato. Limite o pregio? So solo che dal disco precedente c'è stata un'evoluzione/maturazione notevole, quindi m'aspetto alti livelli per il futuro.

Da chi, ahimè, mi aspetto passi ancora più lunghi sono i Venediam da Avellino. Con il loro demo "Lust" presentano un grunge-punk molto carico di Nirvana, rabbia adolescenziale (che fa sempre bene in certi contesti) e un fake-batterista (tipo i Laghetto insomma, anche se qui la batteria, se ho ben capito, è fatta al PC, e durante i concerti c'è un manichino vestito da morte, più o meno, dietro le pelli: mitico!).
Il risultato è apprezzabile, anche se non darà niente di niente a chi non sia interessato al genere, come il sottoscritto. Agli altri non so.
Insomma, dopo un po' son stucchevoli, sebbene la base per fare qualcosa d'interessante c'è.
Nota dolente: dichiarano che i testi non hanno grande importanza. Ahia. Non scrivete queste cose quando mandate il disco al sottoscritto.

Spegniamo il forno con gli A Testa Bassa da Bari. Quando ho ascoltato il loro omonimo disco (A'rraggia, Il Gargano, Sopravvivo, Copsa, L'Oltraggio, ATB, Corto Cirkuito, Musica eStorta, Porrozine) ho esclamato "Oh Cristo! E questi dove cazzo sono stati fino a mo?! Perché non li ho mai ascoltati prima?!". HC veloce con voce tra urlato e gridato (che preferisco notevolmente), con due pezzi iniziali d'attacco che... blow!; chitarre tra ritmiche pesanti e riff melodici e leggeri; spaziano nella composizione e ci mettono molte emozioni. Le canzoni filano che è un piacere, concedendo spazi strumentali molto suggestivi successivi ad attacchi intensi e potenti. Bella mistione insomma.
Ma... che succede poi? Dalla traccia 3 (Giorni A Scacchiera) si fa pian piano più prepotente un approccio a metà strada tra Milano e Torino old school (Sottopressione meets i Negazione meno caotici), dove si sentono comunque echi del Sud alla Hobophobic. Leggermente meno interessante rispetto alle prime tracce, ma rimane comunque l'impatto caustico dei suoni. Lo ammeto, preferisco l'inizio di questo disco, ma resta valido fino alla fine.
Anche i testi rimangono in equilibrio tra l'introspettivo e la riflessione sull'esterno. Insomma, un piacevole mistero questo gruppo. A quando il prossimo CD?!

Well, patate&zucca pronte, orario ad hoc... direi che per stasera mi sono guadagnato la (s)cena.

Recensioni #1: Ingegno, Spleen Flipper, Evolution So Far, Ouzo

Cosa c'è di meglio, quando si lavora con le mani (no, non in quel senso), di un po' di sana musica in sottofondo? E dato che pitturare una stanza è cosa lunga e faticosa, allietare le ore del lavoro con un po' di dischi nostrani è cosa buona et necessaria.

Così, mentre si scartavetra ben bene la parete, "Ancora Sveglio" (Hurry Up!, 2008) degli Ingegno ruota in un piccolo lettore CD, indegno a contenere tale lavoro della scienza hardcore italica. C'è chi dice Negazione, ma io dico pure Kafka: se volessimo cercare dei degni eredi di quest'ultimi dovremmo sicuramente dare un'ascoltata a loro. Hardcore a martello: preciso, netto, piuttosto pulito ma che non sa di plastica. Meglio del lavoro precedente, anzi, a cui mancava qualcosa. Tempi veloci - non ultra veloci -, qualche rallentamento per concedersi pause e poi via, di nuovo all'attacco. Ecco, un gruppo di attacco, una punta, la cavalleria, fuoco d'artiglieria: questo sono gli Ingegno di "Ancora Sveglio", capaci anche di scrivere bei testi, introspettivi, a tratti ermetici, ma in grado di far riflettere. Il disco scorre che è una meraviglia. Nessun "singolo", ma nessun pezzo sotto la media. Non si skippa, insomma.

La prima mano di vernice è con "Alchimia Del Dolore" (Red Zeppelin, Basura, Dischi Rozzi, Still Screaming, 2008), terzo lavoro degli Spleen Flipper. Per certi versi un po' il contrario degli Ingegno: più sporchi, a tratti più veloci (baciano il grind), più metal. Non sono facilissimi da digerire, sia per le atmosfere molto scure che sanno creare da sempre, sia per la produzione, volutamente (pare) non tirata a lucido (che non è un male per i loro suoni). Hardcore caciarone insomma, con giusto due pecche: la voce deve decidersi a gridare e basta e non a cantare, e testi come Solo Merda sono cadute di stile evitabili.

Così, ecco che scendi dalla scala, t'accendi una sigaretta (vabeh io non fumo ma fa lo stesso, accenditela tu) e mentre aspetti che la vernice s'asciughi metti su "Dylar" (Piccole Speranze, Donna Bavosa, NLHC, Area Pirata, Il Complotto, 2008), il nuovo capolavoro degli Evolution So Far. Sedetevi. Io mi sono seduto. Io avevo ascoltato lo split con i Gargantha ed avevo emesso urla di gioia e tripudio per una band che suonava hardcore old school alla Black Flag in un modo che... cioè, da pisciarsi nei pantaloni (quando un'immagine vale più di mille parole...). Ecco, scordatevi QUEL gruppo, perché QUESTI Evolution So Far mischiano hardcore anni '80 (dalle composizioni alle atmosfere ai suoni alla copertina) con sonorità hard rockeggianti, i tempi mai troppo veloci (più punk rock) con l'insanità di mente, sentieri visionari (Never See You Again) con destrutturazioni della canzone-tipo. Non sai da che parte iniziare con questo disco, ma ogni parte va bene. All'inizio potresti odiarlo (io ero preparato), ma se sei aperto di mentalità gli farai un altarino per adorarlo ogni mattina. Se invece sei per le cose canoniche, lascia perdere.

Ma non lasciar perdere gli Ouzo, che con "Less Bibles, More Doubts" (parole sante) (To Lose La Track, Fond Of Life, Shattered Thought, Le Bande Bonnot, New Direction Records, Il Complotto, Choices Of Your Own, Apecervo, Piccole Speranze, 2008, disponibile nella nostra distro a 6 euri) rimediano, da un lato, all'unica svista del precedente "Cliché Revolution", cioè un missaggio con qualche pecca, e dall'altro si auto-elevano all'ennesima potenza. Ok, che a me gli Ouzo facciano sborare come persone lo sapete, adesso saprete anche che quando ascolto questo disco sono costretto a mettermi il preservativo. Un insieme di hardcore californiano spoglio da semplicismi e infantilismi vari, e pieno di taaanto rock'n'roll (Socal d.i.y., Liquorice), mai estremizzato, dosato il giusto: tempi veloci e moderati, chitarre aggressive e riff accattivanti, linee di basso semplici ed energici, bei cantati e cori potenti. Per i testi bisognerebbe fare una recensione a parte, dato che gli Ouzo sanno affrontare la vita con la giusta quantità d'ironia e sarcasmo. Promossi a pienissimi voti, con lode e tutto.

Ok, finito. La stanza è venuta con due pareti bianche e due azzurre, con l'azzurro che sfocia nel bianco e viceversa. Poi vi mando una foto.