Recensioni
Recensioni #2: RFT, Luna Matrona, Venediam, A Testa Bassa
Inserito da Piter il Gio, 20/11/2008 - 18:49Solo in casa per un tot di giorni mi dedico finalmente a tradurre su carta telematica le nuove recensioni, scritte sulla mia agendina (che a tutto serve meno che a fare l'agenda) giorni or sono. E così, mentre aspetto che patate e zucca cuociano (riGetta by Giulio Deny Everything), rimetto su i dischi e mi appresto a scrivere...
E mi chiedo: ma cos'ha Milano? E' un caso che gruppi come PHP e, adesso, RFT (qui coprodotti da Basura D.I.Y., AccidiaHC, L'Oltraggio, El Paso, FOA Boccaccio, Nothing City, Salterò, PMC/Columna Hardcore, TDD, Wi Confondo, Epidemic, Casa Perno, Denial Of Service, Equal Rights Forlì/Solezenith, Kalashnikov Collective, Rimini HC, Pattada, Deny Everything, Sforzesco Incisioni, A'rraggia, CAJ, Produzioni Sospette, Renato rec.: 23, che faccio, lascio?) aspettino 10 anni prima di far uscire un album? Perché? Questo disco, "La Cognizione Del Dolore" (seconda uscita "del dolore" per la Lombardia quest'anno, insieme ad "Alchimia Del Dolore" degli Spleen Flipper - recensito qui) ha tutte le carte in regola per divenire, se non il disco dell'anno, uno dei migliori. Chissà perché tutto questo tempo, mi chiedo. O magari è il tempo che ci vuole per partorire dischi simili...
Puzza di nero, questo CD. Mentre lo sfogli ti sporchi le mani di catrame e, naturalmente, dolore. Lo leggi fin dai testi, che mi aspettavo meno introspetivi e più direttamente critici (come Ultimo Respiro). Invece sono storie di un ragazzo che prende appunto "la cognizione del (suo) dolore". Non male: né troppo onirici, né troppo crudi.
E poi c'è la musica, molto compatta. Vogliono arrivare dritti al punto, quindi pochi riff e devastante semplicità HC (la cover di Tutto Dentro dei Negazione permette di capire bene lo scarto tra la loro diretta semplicità e l'HC più caotico/complesso). Dosano bene i tempi, con canzoni di giusta durata, e non si perdono in improvvise, inaspettate e non richieste masturbazioni stilistiche: dritti, precisi, concisi, HC. La canzone è quella e non ti aspetti né hai bisogno di più.
Devo dire che ad un primo ascolto credevo che me lo sarei dimenticato presto sullo scaffale, e invece è un disco che nella sua potenza dà molta carica, molta energia, adrenalina e passione: lo andrò a ricercare.
Se poi devo trovare un'ulteriore buona ragione per comprarlo sappiate che parte del ricavato del disco è benefit per i ragazzi e le ragazze arrestati/e a Genova nel 2001 e a Milano nel 2006.
Ok, patate quasi pronte. Ho scritto un tantino eh? Sappiate che non mi regolerò per "I Tuoi Eroi" (Arvira, Basta Che Core, Basura, Psycho Babi, Hands Off, Troskot, Tumulto Perturbato, Zan Illegal) dei Luna Matrona.
Un disco di cui si notano subito le ricche parti strumentali, che sfociano fino in pezzi unicamente suonati, a tratti quasi prog, con risultati dall'8 al 5. Ma in tutte le musiche, così come nei testi, puzza di Torino lontano un miglio (trovo curioso questo modo di dire, dato che noi non usiamo le miglia come misura...); la Torino dei tempi ultra veloci e dei frequenti cambi, dove da ritmiche quasi grind si arriva a tempi ultradimezzati con su del parlato.
E' interessante che "Torino città industriale" non abbia spesso prodotto band metalmeccaniche, ma "artisti" di gusto surrealista, impressionista, espressionista... insomma, poca carne cruda, molta tentata poesia. La differenza tra gruppi come LM e RFT sta qui e la vedi sin dall'artwork. Frammenti, Arsenico, Belli Cosi, AllD'Ways, ma possiamo includere anche Negazione, Havoc... e Luna Matrona. E' un percorso difficile quello di gruppi simili, perché è più facile rischiare di non incontrare i favori del pubblico quando percorri strade così personali (e ok, noi suoniamo per noi, ma quantomeno curiosità verso chi ci ascolta c'è).
Un percorso difficile, dunque, quello dei LM, e i risultati de "I Tuoi Eroi" sono discreti. Ogni tanto me li perdo, non riesco a seguirli; forse c'è biosgno di più sintesi, forse vengo spiazzato dalla varietà, da incastri che non sempre mi sembrano funzionare nell'immediato. Limite o pregio? So solo che dal disco precedente c'è stata un'evoluzione/maturazione notevole, quindi m'aspetto alti livelli per il futuro.
Da chi, ahimè, mi aspetto passi ancora più lunghi sono i Venediam da Avellino. Con il loro demo "Lust" presentano un grunge-punk molto carico di Nirvana, rabbia adolescenziale (che fa sempre bene in certi contesti) e un fake-batterista (tipo i Laghetto insomma, anche se qui la batteria, se ho ben capito, è fatta al PC, e durante i concerti c'è un manichino vestito da morte, più o meno, dietro le pelli: mitico!).
Il risultato è apprezzabile, anche se non darà niente di niente a chi non sia interessato al genere, come il sottoscritto. Agli altri non so.
Insomma, dopo un po' son stucchevoli, sebbene la base per fare qualcosa d'interessante c'è.
Nota dolente: dichiarano che i testi non hanno grande importanza. Ahia. Non scrivete queste cose quando mandate il disco al sottoscritto.
Spegniamo il forno con gli A Testa Bassa da Bari. Quando ho ascoltato il loro omonimo disco (A'rraggia, Il Gargano, Sopravvivo, Copsa, L'Oltraggio, ATB, Corto Cirkuito, Musica eStorta, Porrozine) ho esclamato "Oh Cristo! E questi dove cazzo sono stati fino a mo?! Perché non li ho mai ascoltati prima?!". HC veloce con voce tra urlato e gridato (che preferisco notevolmente), con due pezzi iniziali d'attacco che... blow!; chitarre tra ritmiche pesanti e riff melodici e leggeri; spaziano nella composizione e ci mettono molte emozioni. Le canzoni filano che è un piacere, concedendo spazi strumentali molto suggestivi successivi ad attacchi intensi e potenti. Bella mistione insomma.
Ma... che succede poi? Dalla traccia 3 (Giorni A Scacchiera) si fa pian piano più prepotente un approccio a metà strada tra Milano e Torino old school (Sottopressione meets i Negazione meno caotici), dove si sentono comunque echi del Sud alla Hobophobic. Leggermente meno interessante rispetto alle prime tracce, ma rimane comunque l'impatto caustico dei suoni. Lo ammeto, preferisco l'inizio di questo disco, ma resta valido fino alla fine.
Anche i testi rimangono in equilibrio tra l'introspettivo e la riflessione sull'esterno. Insomma, un piacevole mistero questo gruppo. A quando il prossimo CD?!
Well, patate&zucca pronte, orario ad hoc... direi che per stasera mi sono guadagnato la (s)cena.
Recensioni #1: Ingegno, Spleen Flipper, Evolution So Far, Ouzo
Inserito da Piter il Mer, 15/10/2008 - 17:47Cosa c'è di meglio, quando si lavora con le mani (no, non in quel senso), di un po' di sana musica in sottofondo? E dato che pitturare una stanza è cosa lunga e faticosa, allietare le ore del lavoro con un po' di dischi nostrani è cosa buona et necessaria.
Così, mentre si scartavetra ben bene la parete, "Ancora Sveglio" (Hurry Up!, 2008) degli Ingegno ruota in un piccolo lettore CD, indegno a contenere tale lavoro della scienza hardcore italica. C'è chi dice Negazione, ma io dico pure Kafka: se volessimo cercare dei degni eredi di quest'ultimi dovremmo sicuramente dare un'ascoltata a loro. Hardcore a martello: preciso, netto, piuttosto pulito ma che non sa di plastica. Meglio del lavoro precedente, anzi, a cui mancava qualcosa. Tempi veloci - non ultra veloci -, qualche rallentamento per concedersi pause e poi via, di nuovo all'attacco. Ecco, un gruppo di attacco, una punta, la cavalleria, fuoco d'artiglieria: questo sono gli Ingegno di "Ancora Sveglio", capaci anche di scrivere bei testi, introspettivi, a tratti ermetici, ma in grado di far riflettere. Il disco scorre che è una meraviglia. Nessun "singolo", ma nessun pezzo sotto la media. Non si skippa, insomma.
La prima mano di vernice è con "Alchimia Del Dolore" (Red Zeppelin, Basura, Dischi Rozzi, Still Screaming, 2008), terzo lavoro degli Spleen Flipper. Per certi versi un po' il contrario degli Ingegno: più sporchi, a tratti più veloci (baciano il grind), più metal. Non sono facilissimi da digerire, sia per le atmosfere molto scure che sanno creare da sempre, sia per la produzione, volutamente (pare) non tirata a lucido (che non è un male per i loro suoni). Hardcore caciarone insomma, con giusto due pecche: la voce deve decidersi a gridare e basta e non a cantare, e testi come Solo Merda sono cadute di stile evitabili.
Così, ecco che scendi dalla scala, t'accendi una sigaretta (vabeh io non fumo ma fa lo stesso, accenditela tu) e mentre aspetti che la vernice s'asciughi metti su "Dylar" (Piccole Speranze, Donna Bavosa, NLHC, Area Pirata, Il Complotto, 2008), il nuovo capolavoro degli Evolution So Far. Sedetevi. Io mi sono seduto. Io avevo ascoltato lo split con i Gargantha ed avevo emesso urla di gioia e tripudio per una band che suonava hardcore old school alla Black Flag in un modo che... cioè, da pisciarsi nei pantaloni (quando un'immagine vale più di mille parole...). Ecco, scordatevi QUEL gruppo, perché QUESTI Evolution So Far mischiano hardcore anni '80 (dalle composizioni alle atmosfere ai suoni alla copertina) con sonorità hard rockeggianti, i tempi mai troppo veloci (più punk rock) con l'insanità di mente, sentieri visionari (Never See You Again) con destrutturazioni della canzone-tipo. Non sai da che parte iniziare con questo disco, ma ogni parte va bene. All'inizio potresti odiarlo (io ero preparato), ma se sei aperto di mentalità gli farai un altarino per adorarlo ogni mattina. Se invece sei per le cose canoniche, lascia perdere.
Ma non lasciar perdere gli Ouzo, che con "Less Bibles, More Doubts" (parole sante) (To Lose La Track, Fond Of Life, Shattered Thought, Le Bande Bonnot, New Direction Records, Il Complotto, Choices Of Your Own, Apecervo, Piccole Speranze, 2008, disponibile nella nostra distro a 6 euri) rimediano, da un lato, all'unica svista del precedente "Cliché Revolution", cioè un missaggio con qualche pecca, e dall'altro si auto-elevano all'ennesima potenza. Ok, che a me gli Ouzo facciano sborare come persone lo sapete, adesso saprete anche che quando ascolto questo disco sono costretto a mettermi il preservativo. Un insieme di hardcore californiano spoglio da semplicismi e infantilismi vari, e pieno di taaanto rock'n'roll (Socal d.i.y., Liquorice), mai estremizzato, dosato il giusto: tempi veloci e moderati, chitarre aggressive e riff accattivanti, linee di basso semplici ed energici, bei cantati e cori potenti. Per i testi bisognerebbe fare una recensione a parte, dato che gli Ouzo sanno affrontare la vita con la giusta quantità d'ironia e sarcasmo. Promossi a pienissimi voti, con lode e tutto.
Ok, finito. La stanza è venuta con due pareti bianche e due azzurre, con l'azzurro che sfocia nel bianco e viceversa. Poi vi mando una foto.



