Youngang

Dopo aver sondato la scena italiana punk rock e quella hardcore, Radio Riot decide di intervistare una Oi! band per saperne di più sulla musica degli skinhead per antonomasia. L'Oi! ha una vita lunga quasi quanto quella del punk rock e, al contrario di questo, ha mantenuto una staticità piuttosto coerente a se stessa nel corso degli anni. Storiche band come i 4-Skins o come Adolf and The Piss Artists, ancora vengono prese come colossale punto di riferimento da tutti gli skin decisi a mettere su un gruppo per cantare la propria rabbia.
E così ci mettiamo in contatto con gli Youngang, gruppo Oi! torinese che, dopo due 7", ha dato luce al loro primo CD, "Il Santo". Cercheremo di sapere il più possibile sul gruppo, sull'Oi! e sugli skinhead.
A risponderci è Johnny, batterista.


Pit: La prima domanda è la più classica ragazzi: la vita e i miracoli (dato che si parlerà anche di santi) degli Youngang.

Johnny: La storia comincia nel 1994, ma te la faccio breve altrimenti non passa più. Il miracolo è che il gruppo sia ancora vivo, abbiamo cambiato così tante volte formazione che sinceramente non pensavo che saremmo durati così tanto. Adesso siamo (in ordine cronologico) Johnny batteria, Kalle basso, Bito chitarra, Eugenio voce, Davide chitarra. Abbiamo all'attivo: "Ogni giorno" 7"(Hang Over Rec.), "Youngang" 7" (Hang Over, Mulino Nero, Neghene, Spaghetti, Incontroluce), "Il Santo" CD (Spaghetti rec) e poi partecipazioni a compilation.

P: Prima di parlare del vostro ultimo CD voglio fare un'osservazione: ho ascoltato diversi gruppi Oi! (non so se posso dire di averne ascoltati "tanti", ma comunque diciamo che mi sono fatto un'idea abbastanza precisa) e una particolarità comune è il suono piuttosto grezzo e violento, accompagnato da una voce diretta e rude. I vostri suoni invece sono coinvolti di una melodia leggermente più accennata, a volte mi ricordano delle impostazioni simili ai Los Fastidios e alle vecchie Brigate Rozze. E' una cosa che ho notato solo io o c'è davvero questa "diversificazione" rispetto ad un Oi! più classicamente rude e grezzo? O ancora sono io che sbaglio del tutto e le Oi! band più melodiche sono in realtà un dato di fatto piuttosto comune?

J: Come in tutti i generi musicali anche l'Oi! ha le sue diverse sfaccettature, noi preferiamo suonare un Oi! più melodico, più vicino a sonorità streetpunk e combat anche se magari esce un po' dai canoni dell'Oi! più tradizionale, questo è la musica che ci piace suonare.

P: Ne "Il Santo", così come nei due dischi precedenti, una cosa che tenete a sottolineare è la mancanza di alcuna affinità tra l'Oi! e la politica ("Siamo nel 2000 e ancora voi credete, che l'Oi! e la politica siano collegati", così inizia Dal '77, presa dal vostro precedente 7"); ancora di più: in questo disco sottolineate esplicitamente l'apoliticità dello skinhead. Immagino che il discorso sia molto lungo, ma mi piacerebbe avere una vostra osservazione personale sul discorso, uscendo un attimo dalle righe di un testo e parlando chiaramente in quest'intervista.

J: La problematica della politica nel movimento Skinhead è un problema che continua ad esserci nonostante il passare del tempo, e crediamo fermamente nell'apoliticità anche se sfortunatamente alcuni utilizzano questa presa di posizione per tenere i piedi in due scarpe. Ogni volta che apri bocca fai politica, quello è inevitabile; a noi non piacciono i partiti, le istituzioni e le idee preconfezionate. Alcuni di noi sono anarchici ed in quanto tali rinnegano la politica in ogni sua forma (e credo che la frase del CD spieghi in modo sintetico abbastanza bene la cosa), volevamo prendere le distanze da correnti politiche che non ci appartenevano e non ci appartengono tutt'ora, ecco perché abbiamo deciso di definirci apolitici e ci sentiamo apolitici. Questo continua a crearci numerosi problemi perché molti credono che essere apolitici significhi essere dei qualunquisti con la testa vuota. Facciamo le nostre scelte ben precise ma non abbiamo bandiere e non le vogliamo avere.

P: Come ho detto vorrei saperne di più anche della vita degli skinhead, del movimento, del loro modo di essere. Probabilmente chiedere tutte queste cose farebbe degenerare l'intervista, quindi cercherò di essere preciso senza uscire eccessivamente dalle aspettative di chi legge. Dunque: se prima ho detto che i suoni si distaccano leggermente dalla classicità dell'Oi! (traendone a mio parere un gran vantaggio), i testi rimangono invece piuttosto invariati; si parla sempre di lotta, di sofferenza, di bisogno di ribellarsi e… di birra! Quali sono i temi degli Youngang e in generale quelli dei gruppi Oi!?

J: Hai perfettamente ragione, i temi sono sempre gli stessi, perché questo è quello che viviamo e che sentiamo nostro. Quando ti fai il culo tutti i giorni, quando invece il lavoro non lo trovi, quando vedi che ci sono ancora sfruttati e gente che mangia sulle loro teste, quando la vita ti ha preso a calci nei coglioni tutti i giorni, quando ti senti un gigante perché finalmente riesci a trovare un attimo per divertirti bevendoti una birra con chi è come te, quando ti senti solo….

P: E chi è… il Santo?

J: Il Santo siamo tutti noi tutti quelli che sentono la vita come è descritto qui sopra. E' la storia inventata di un uomo che sta bene quando è ubriaco e passa la serata con gli amici, ma che non dimentica tutto quello che ha visto e vissuto nella sua vita; e che se anche tutto ciò che lo circonda è una merda trova sempre un buon motivo per restare in piedi.

P: Nel CD c'è anche un riadattamento musicale (peraltro molto carino) di una poesia dell'anarchico Paolo Bertelli. Come mai questa insolita scelta?

J: "Dimmi bel giovane" è una canzone molto significativa per noi, l'abbiamo messa perché rappresenta il nostro modo di vedere le cose, sperando che fosse anche un chiarimento in più per tutti quegli ottusi che appena hanno visto la scritta NoPolitica ci hanno etichettato come "ambigui".

P: Sempre sul vostro CD avete dato uno "spazio pubblicitario" al sito di Skin&Punk, alla Spaghetti Records e anche a Radio Riot, senza costi, senza impegni… insomma, un gran favore che io personalmente ho apprezzato moltissimo. Nella scena D.I.Y. è difficile sopravvivere: i mezzi sono quelli che sono e i soldi ancora meno! E allora come la vedono questa scena gli Youngang? Come la vivono e come vorrebbero che fosse? Ne siete soddisfatti o c'è qualcosa da cambiare?

J: Supportiamo da sempre l'autoproduzione il circuito D.I.Y. Abbiamo scelto di fare "pubblicità" a Radio Riot e Skin&Punk perché crediamo che darsi una mano l'un con l'altro sia sempre utile. Di quello che è la scena dell'autoproduzione adesso direi che ci sentiamo soddisfatti, ci sono molte persone che hanno voglia di fare e di sbattersi. Critiche da fare ce ne sarebbero, ma bisognerebbe dilungarsi troppo e poi sinceramente che ognuno prenda coscienza e faccia come crede.

P: Rimanendo un attimo nell'ambito del Do It Yourself: dopo due 7" avete deciso di passare al CD. Questa è una scelta che stanno prendendo (o hanno già preso) moltissimi gruppi. Il vinile fa un certo effetto ed ha un suo valore, sia simbolico sia materiale, eppure il CD sembra averlo schiacciato con la sua enorme diffusione. Nonostante tutto questa storia non è andata giù a molti gruppi che hanno dovuto arrendersi per forza di causa; e voi? Cosa ne pensate in proposito? Ancora una volta è colpa di "qualcuno", oppure siete dell'opinione che "non è sbagliato il mezzo ma l'uso che se ne fa"?

J: Sinceramente anche se è spiacevole dirlo, il problema, almeno per quanto riguarda noi è stato un problema di soldi. Fare un cd costa meno del vinile, ed anche se il vinile ci piaceva di più abbiamo optato poi per il CD. La diffusione del supporto digitale credo che sia ormai inevitabile e poi comunque non è che se fai un LP eviti di avere a che fare con le multinazionali: marchi e brevetti sono sempre loro.
Il mezzo alla fin fine è uno come tanti altri, l'importante è farne un uso "responsabile".

P: Torniamo un attimo agli Youngang come persone prima di tutto e in particolare agli Youngang come skinhead. So che il movimento skin ha avuto, nel corso degli anni, molteplici diramazioni. Sul vostro CD è possibile leggere "Love music, fight racism!". Quali sono allora gli ideali del gruppo e, anche se la domanda può risultare banale, quanto influiscono nella musica? Ci sono mai opinioni contrastanti quando viene presentato un testo?

J: Anche se non abbiamo tutti proprio le stesse idee ci consideriamo tutti libertari. Ed è quindi difficile che si creino contrasti riguardo ai testi. Bene o male la vediamo tutti allo stesso modo. In quanto agli Youngang come Skinheads, ma soprattutto come individui pensanti ci consideriamo antirazzisti e contro ogni forma di totalitarismo, supportiamo i movimenti di liberazione animale e di difesa della terra e cerchiamo di fare delle scelte coerenti.

P: Ci sono band, contemporanee e non, a cui dovete l'ispirazione, o magari proprio il contrario, band dalle quali vi siete prontamente voluti differenziare?

J: Non ci sono band da cui prendiamo ispirazione, ma ci sono molte band che ci piacciono e che sicuramente ci influenzato dal punto di vista musicale i Cock Sparrer ad esempio, oppure gli Oi! polloi o i Business e molti altri.

P: Benissimo, io concluderei qui l'intervista: voi avete altro da dire?

J: Prima di tutto grazie per l'intervista e la disponibilità.
Salutiamo tutti quelli che ci hanno supportato e che ancora lo fanno, chi prima di aprire bocca e sparare sentenze ci pensa due volte, chi si sbronza in allegria, eccetera, eccetera, eccetera.
RESTA LIBERO E BEVI BIRRA!!!!