Vanilla Sky

L'abbiamo pubblicata un po' in ritardo questa intervista, è vero, ma il tempo scarseggia e il lavoro è molto. In ogni caso non mi sarei mai potuto esimere dal dovere di riportare su questo sito quella che, secondo me, è finora una delle più belle interviste che abbia mai condotto. Sincera, spontanea, immediata...
Pur parlando dei VSky l'intervista si centra sul Vinx, chitarrista e seconda voce. Vinx ed io abbiamo "scelto" come luogo di discussione la chat, abbattendo la freddezza delle interviste via mail. Metto tra virgolette la parola "scelto" perché in realtà l'intervista è nata senza preavviso. Avevo in mente da qualche giorno di fare un'intervista unicamente a Vinx e, non appena se n'è presentata l'occasione, gli ho proposto l'idea. Gli è piaciuta. Ed abbiamo incominciato subito...

Pit: Visto che questa vuole essere un'intervista su i Vanilla Sky, ma basata su di te, voglio iniziare con una domanda "classica" ma nel contempo particolare: i VSky come li hai visti tu finora, come li vedi e... come li vedrai.

Vinx: Dunque, per quanto riguarda come li ho visti finora posso dirti che le mie opinioni sono cambiate prova per prova, concerto per concerto, giorno per giorno. All'inizio, come alcuni già sanno, si trattava di un progetto per divertirsi a fare qualcosa di più pop, poi le intenzioni sono cambiate, le amicizie si sono strette e gli obiettivi si sono fatti più seri, fino ad oggi.
Per me Vanilla Sky non è solo un gruppo di amici o un progetto dai seri propositi, è una seconda famiglia, nella quale getto i miei pensieri e le mie perplessità scrivendo (ovviamente) canzoni.
Per quanto riguarda come li vedrò non so che dirti, perché non so prevedere il futuro. Quello che so è che abbiamo intenzione di dare il massimo per arrivare il più lontano possibile: è il nostro sogno, ed il nostro obiettivo.

P: Vorresti vivere della musica che fai, quindi?

V: Sì... non mi interessa diventare ricco, mi accontenterei di poter pagare la bolletta e l'affitto e di poter suonare il più possibile.

P: Eheh dai sono propositi modesti... e hai mai pensato di conciliarli con altro, sempre relativo alla musica? Che so, un'etichetta tua, o aprire un locale, o un'agenzia di booking... le possibilità sono apparentemente infinite...

V: Sì, sì! Ci penso sempre più spesso, ma finché non avrò un minimo di "capitale" da investire non posso iniziare. Mi piacerebbe molto aprire una mia etichetta e possibilmente un'agenzia di tour booking per l'Italia. Diciamo che non è irrealizzabile, viste le amicizie e i contatti che sono riuscito ad ottenere durante gli ultimi due tour in Europa, però attualmente voglio dedicarmi in tutto e per tutto ai Vanilla Sky.

P: Ecco, hai fatto un intreccio curioso nelle tue risposte, e cioè quello tra i VSky come amici e i VSky come "lavoro" (lo virgoletto perché come parola mi suona un po' pesante). Allora mi/ti chiedo due cose: da un lato che fetta occupa il gruppo nella tua vita, non solo quantitativamente ma anche qualitativamente, e dall'altro che cosa vuol dire avere vent'anni (quanti ne hai di preciso a proposito?) e fare concerti, stare sotto un'etichetta, andare in tour all'estero, avere delle responsabilità tutte particolari e di certo non comuni...

V: Risponderò innanzitutto alla prima parte delle domanda. A livello qualitativo, posso dirti che è bello vedere dopo due anni di "convivenza" dentro e fuori dalla saletta, che non finisci mai di conoscere le persone che ti stanno accanto; non si smette mai di imparare, sia a livello musicale che a livello umano: si cambia, si cresce, e lo si fa insieme. Quando dico "lo si fa insieme" non intendo dire che andiamo tutti nella stessa direzione. Il nostro gruppo è ricco di sfumature e diversità, ciononostante siamo tutti uniti sotto il nome Vanilla Sky e condividiamo esperienze di vario genere.
A livello quantitativo ovviamente il gruppo porta via molto tempo, e posso assicurarti che è più il tempo che passo con loro che quello che passo con il resto dei miei amici e/o familiari, soprattutto negli ultimi 2 mesi.
Per quanto riguarda la mia età e le mie responsabilità, ho 23 anni (compiuti lo scorso 19 gennaio in tour, quando eravamo in Flensburg) e ammetto che "lavorare" in una band che ha le possibilità per girare all'estero, avere un disco distribuito in diversi paesi ecc, è esilarante quanto spaventoso. Ne parlavo spesso con i Maxeen quando eravamo in tour. Sapere che ciò che stai facendo è diverso, raro, privo di sicurezze, ti spiazza... Io sto investendo il mio tempo in qualcosa che amo, ma è qualcosa che non mi dà garanzie, promesse... Tutti i miei amici (anche le persone con cui suonavo prima del progetto VS) al contrario di me hanno scelto negli anni la certezza di uno studio serio quale quello universitario, o di un lavoro "salvo" che ti dia la possibilità di poter tornare a casa alla fine del mese e spendere i soldi che ti sei guadagnato. Tanti, prima di partire, mi dicevano "Ma dai! sei fortunato vai in tour ti diverti io invece sto qui a studiare": suonare non è una perenne vacanza, questo la gente non lo capisce; ci sono, come hai accennato, molte responsabilità, impegni da rispettare, soldi (purtroppo) da spendere e investire con l'incertezza (anzi probabilmente la certezza) che non li rivedrai mai più. Nonostante ciò lo faccio e continuo a farlo perché è la cosa che amo di più.

P: Beh, questo poi è l'importante. Nonostante io abbia una visione delle cose e un rapporto con la musica diversi dai tuoi, mi fa felice sapere che anteponi l'amore per quest'ultima a tutto il resto che la riguarda.

V: Sì... non vorrei scadere nel qualunquismo, però sono dell'idea che se non ami qualcosa non riuscirai a dare tutto te stesso in essa, e non sarai quindi diverso dalla maggior parte delle persone che si "adatta" a delle regole, o a degli schemi, delle eventualità, delle casualità, diventando vittima della tua stessa vita. Ho tanti amici che fanno solo ciò che i loro genitori gli "impongono" di fare, o meglio, scelgono ciò che gli impongono di scegliere. Il discorso è molto complesso e potrei perdermi facilmente fuorviando il tema di cui stiamo discutendo. Comunque: "musica fino alla morte!".

P: Tu invece hai avuto qualche problema sotto questo punto di vista? Intendo con i genitori, ma anche con certi schemi che fanno parte di questo sistema (scuola, lavoro, istituzione, relazioni, famiglia...).

V: Sì e ne ho tutt'ora. Non voglio entrare troppo nei particolari, ma nella mia famiglia non sono osteggiato da tutti. E' dura sapere che ciò che stai facendo delude chi ti è stato vicino per 20 anni: ma è una mia scelta. Non potrei essere diverso da quello che sono. Al liceo andavo benissimo, studiavo molto, sono uscito con il massimo dei voti. L'università invece è risultata molto più penosa, non per un'improvvisa malattia cerebrale che mi impediva di studiare, ma perché ciò che amavo fare, ovvero suonare, prendeva la maggior parte del mio tempo. Se diventeremo qualcuno non lo so, però al momento sto togliendo molto tempo allo studio e non sono in pari con il corso. Per questo sto pensando di abbandonare gli studi per un po', non voglio far spendere soldi ai miei genitori sapendo che non sto dando il 100%.
Ho scritto anche una canzone su questa mia scelta e sulle difficoltà affrontate in famiglia a riguardo... E' nel disco ma non dirò il titolo: molte persone fraintendono questa canzone con una storia d'amore, perciò non voglio condizionare la visuale che qualcuno può ottenere dal pezzo.

P: Leggendo recensioni, interviste e qualche articolo ho potuto constatare che i VSky sono considerati una delle punte di diamante dell'emo pop punk europeo. Ora, a prescindere dalla realtà più concreta, che è sempre difficile da raggiungere, nessuno può negare che la vostra "presenza" sia enorme. Il disco è uscito da un giorno quindi non abbiamo "dati di mercato" alla mano, ma il vostro nome è conosciuto ovunque nel giro, e avere all'attivo moltissime date in Europa e un imminente tour italiano con gli Ataris sono soltanto alcuni degli elementi che corroborano quanto detto sopra. Questo per te cosa vuol dire? Non tanto il fatto di avere una certa fama, quanto ciò che questa notorietà significa per, o meglio, SU i ragazzi. La musica è un elemento d'influenza a dir poco enorme, le canzoni non sono palle di neve che si sciolgono al sole, possono avere una carica davvero importante. Come lo vivi questo? Come lo consideri?

V: Come dici tu le canzoni non sono palle di neve, e sicuramente se fai colpo musicalmente sull'ascoltatore, questo rimarrà necessariamente coinvolto dal testo e quindi dal messaggio che la canzone porta. Noi non abbiamo un particolare obiettivo come band. Quando eravamo in Germania ci chiedevano spesso nelle interviste se eravamo una band dichiaratamente politica e noi rispondevamo di no, nonostante nel disco ci siano canzone dalle venature decisamente attuali dal punto di vista socio-politico. Come Wait For The Sun, 6° traccia del disco mi pare, e anche unica canzone con tempo hardcore, scritta quando scoppiò la guerra in Iraq. Noi eravamo assolutamente contrari e scrivemmo questa canzone che comunque se letta attentamente può essere interpretata in molti altri campi che non la politica. A parte questo noi non abbiamo un particolare messaggio da trasmettere tipo "siate felici la vita è bella", o "piangete la vita è una merda", o "ribellatevi a questo o quello". Il nostro messaggio varia di disco in disco, di canzone in canzone... trattiamo per la maggior parte argomenti di vita quotidiana, episodi che ci sono capitati in prima persona o che ci hanno colpito e fatto riflettere su tematiche più o meno rilevanti: dall'amicizia, all'amore, alla famiglia, alla guerra... Insomma è una minestra abbastanza eterogenea. Ovviamente a livello personale c'è chi ha posizioni più estreme e chi più moderate all'interno del gruppo, ma come band, come insieme di 4 persone, ci atteniamo a questa linea, di seguire i nostri sentimenti, le nostre ispirazioni e le nostre riflessioni. Sappiamo che questo può avere influenze sul pubblico e ci assumiamo le nostre responsabilità come artisti come ogni altro compositore.
Per quanto riguarda la fama... ti dirò io non mi sento affatto famoso. Non sono una star, fare tour in Europa non ti rende speciale, ci sono gruppi hardcore "sconosciuti" alle masse che fanno tour da anni e si spaccano da tantissimo tempo, e che nonostante ciò rimangono fedeli a se stessi, senza sentirsi chissà chi. Non credo noi facciamo differenza. Non sono i gruppi a fare le rock star, sono gli altri a renderli tali: le riviste, i media, gli ascoltatori... Questo è il mio punto di vista. Chi si sente rock star non andrà da nessuna parte, o è destinato a morire. Questo è ciò che credo.
Quando suonavamo in Europa capitava il concerto dove vendevi 20 CD e firmavi autografi, e la data in cui vendevi 3 dischi e nessuno ti dava retta. Purtroppo la musica, come ogni altra cosa nel mondo, è avvelenata dal buisness, perciò se suoni perché vuoi i soldi, perché vuoi essere la star, non andrai lontano. Discutevamo molto anche di questo con i Maxeen...

P: Un'ultima domanda e ti lascio. Spesso nelle interviste si fanno domande del tipo "Cosa ne pensi della tale scena", "Quali sono i gruppi migliori secondo te", e via dicendo... Ancora una volta vorrei proporre una piccola variazione sul tema: perché (e non "come" o "quali"), secondo il tuo parere, l'emo pop punk (uso questo termine come punto di riferimento, ma credo che l'etichetta sia un termine molto limitativo) è così fertile adesso, sia di gruppi che di pubblico?

V: Se devo essere sincero al 100% non credo affatto che sia fertile... o meglio, credo che in America non sia più così fertile, si sta già creando una specie di new wave che a mio avviso tra poco sopprimerà quest'ondata di gruppi pop punk-emo, etc. Quando eravamo a Monaco abbiamo suonato all'ISPO, un party privato per gente di un certo riguardo, esponenti di grandi case discografiche, rappresentati di grandi compagnie di clothing (tipo Vans e Hurley), addirittura vip dello sport. Posso dirti che quella sera (mi pare proprio il rappresentate della Vans) ci disse che apprezzava le nostre canzoni ma che eravamo arrivati troppo in ritardo sulla "scena"... Questo per dirci che il mercato si sta muovendo in un'altra direzione, ed effettivamente se riusciremo a concludere qualcosa sarà perché avremo preso (a mio avviso) davvero l'ultimo vagone dell'ultimo treno.
In Italia le cose sembrano tuttavia diverse, a mio parere per alcune ragioni come ad esempio il fatto che non ci sono state in passato band "pop punk" di una certa rilevanza o comunque caratterizzate dal sound d'oltreoceano. Come al solito il nostro paese, fanalino di coda del mercato mondiale, ora si sta godendo il periodo del cosiddetto "pop punk", che però come ho già accennato precedentemente è prossimo all'estinzione. In ultimo, questo mercato all'estero raccoglie un pubblico abbastanza giovane (e per giovane intendo una media d'età under 21), il che ti fa riflettere anche sulle possibilità di riuscita di una band che suona tale genere. Con un ragazzo di 18 anni la concorrenza è spietata, viene bombardato da centinaia di inputs, e come il pop punk-emo è arrivato così secondo me se ne andrà.

P: Penso di aver capito... Beh, che dire: credo sia tutto e ti ringrazio di dovere per il tempo e l'occasione. Speriamo di vederci a qualche concerto (magari vostro... o nostro) e buona serata.

V: Certo! E grazie a te!

Visitate il sito dei Vanilla Sky
www.vanillaskyrock.com