Threat Of Riot
Ciò che mi fa sentire particolarmente legato a questo gruppo è probabilmente il fatto che ne ho seguito l'evolversi nel corso degli anni fin dalla sua nascita. In quel periodo (l'autunno del '98) conobbi Gianluca e le neonate Brigate Rozze proprio quando il mio vecchio gruppo aveva ricominciato quasi da zero; questo legò le due band, che condivisero diverse situazioni sopra e sotto il palco.
Le Brigate Rozze ora non esistono più e i Threat Of Riot sono lontani da quei giorni sia musicalmente, sia come persone (dei componenti originali restano solo Gianluca e Alex). Sono cambiati loro così come sono cambiato io, perché gli anni passano per tutti e tutti imbocchiamo diverse strade. Però una cosa non è cambiata: l'amicizia, la passione per la musica, per l'espressione, per gli ideali. E così, soprattutto per amicizia, è nata anche la collaborazione con il disco dei TOR.
Subito dopo l'uscita del CD ho chiesto a Gianluca e agli altri di rilasciarmi un'intervista: per come li conosco io so che i TOR hanno molto altro da dire, cose che in un disco non possono entrare e che un'intervista può comunicare molto meglio.
Un gruppo non è fatto solo di musica e belle parole. Un gruppo è fatto prima di tutto di persone.
Pit: Cominciamo dalla fine, cioè dai TOR: cambia il nome, cambia il genere, cambiano alcuni componenti. Cos'è rimasto di quei quattro ragazzi che, nell'autunno del '98, hanno dato luce ad un gruppo destinato ad avere da una parte un successo notevole, e dall'altra una continua ricerca di una propria identità?
Alex: Allora, la prima cosa che è rimasta è la birra, e questo ti pregherei di scriverlo (risata generale). Eheh no, volevo scherzare. Parla tu (riferito a Gianluca) che sei più pratico di queste cose.
Gianluca: Beh sicuramente è vero che c'è sempre stata una continua evoluzione nelle Brigate Rozze. Siamo stati fin dall'inizio un gruppo molto eterogeneo, con Alex che inizialmente ascoltava prettamente hardcore, io che preferivo roba più '77 e poi i vari componenti successivi che portavano all'interno del gruppo le proprie influenze. Questo ha cambiato ovviamente il nostro modo di suonare, ma sinceramente non c'è mai stato un momento in cui abbiamo detto "Ora facciamo questo". Ad esempio quando è venuto Pierluigi (il chitarrista, ndPit) non è che si è detto "Ok, da adesso facciamo hardcore"... piano piano abbiamo iniziato a comporre canzoni diverse a seconda delle nostre esigente
P: Quindi non c'è stato un vostro rinnegare le origini?
G: No assolutamente. Non è che da un momento all'altro abbiamo detto "Basta Oi!, facciamo hardcore". Se senti già il nostro 7", "Here We Are", è differente dal primo CD, non è più Oi! ma tende già verso ad un hardcore più grezzo.
A: E' una ricerca, una ricerca che deve continuare e andare verso nuovi lidi.
Pierluigi: Nessuno di noi rinnega niente, però è sostanzialmente diverso quello che erano le Brigate Rozze da ciò che siamo ora.
A: Dopotutto avevamo 16 anni: ora ne abbiamo più di 21!
P: Rimaniamo in tema BR-TOR: le BR suonavano un punk molto più vicino alle orecchie di tutti, forse perché più melodico e con una rilevante dose di originalità. Passare dalle BR ai TOR ha anche significato la perdita di diversi fan: spesso mi capita di sentire gente che, parlando di voi, afferma che preferiva il sound delle BR che quello attuale. Vi ha mai fatto pensare questo particolare? Vi è mai pesato ciò che pensa la gente? il fatto di dover dire "Stiamo cambiando non solo noi stessi, ma anche chi troveremo sotto il palco"?
A: Ho molto rispetto per il pubblico adolescenziale, più giovane, però come abbiamo detto prima siamo cambiati molto: quando eravamo all'inizio magari ci rapportavamo più facilmente a gente della nostra età, con certi discorsi adatti per noi e per loro. Non dico che adesso non abbiamo più nulla da dire a certe persone, anzi, spererei che anche loro ascoltassero ciò che pensiamo ora, però credo che sia scorretto andare unicamente nella direzione in cui puoi avere un riscontro favorevole del pubblico: tu devi fare quello che senti, indipendentemente da chi lo ascolterà.
Da una parte c'è anche dispiaciuto: infondo come BR, dopo 3 anni di menate e inculate varie, eravamo riusciti ad andare oltre i soliti concerti con 4 affezionati. Fortunatamente un pò di gente che ci seguiva dall'inizio ha continuato a sostenerci e a seguirti tutt'ora.
P: Effettivamente quando parlo delle Brigate Rozze, è molto difficile che qualcuno mi dica "Ma chi sono?!"
G: Eheh probabilmente era dovuto anche al nome.
A: Bisogna avere il coraggio di rimettersi continuamente in discussione.
G: Comunque sia penso che, pur avendo perso in quantità, abbiamo guadagnato in qualità: trovare qualcuno a cui piace ciò che facciamo adesso è una grande soddisfazione.
A: Ad ogni modo non intendiamo mancare di rispetto a chi preferisce gruppi come le vecchie BR o i Punkreas: non vogliamo che sembri una presa per il culo da parte nostra nei loro confronti solo perché ascoltano altra musica, come per dire "Di voi non ce ne frega un cazzo". Come dice spesso Gianluca, citando gli Youth Of Today, "il punk rock è la porta attraverso la quale in seguito si accede a discorsi più seri". Anche noi dopotutto siamo arrivati ad ascoltare gruppi con ideali e opinioni di un certo livello, passando prima per gruppi più semplici, più orecchiabili e meno impegnati. Gruppi simili servono alla scena, anche se in seguito bisogna anche "crescere": non puoi fermarti ai Ramones per vent'anni, non so se mi spiego.
P: Sì, capisco benissimo. Continuando sul vostro cambiamento: della vecchia formazione restano solo Alex e Gianluca, comunque sembra che l'attuale line-up sia destinata a durare. Cos'è che i nuovi componenti hanno trovato in questo gruppo, e cos'è che invece si aspettavano entrambi, nuovi e vecchi, gli uni dagli altri? Come detto sopra le BR erano qualcosa (musicalmente parlando), i TOR sono tutt'altro.
P: Parlo personalmente, anche se ormai sono due anni abbondanti che suono in questo gruppo. Comunque quando Gianluca mi diede il 7" per entrare a suonare con loro ovviamente mi aspettavo di fare quelle canzoni, che peraltro mi piacevano. Però quasi immediatamente vidi che all'interno del gruppo stavano sorgendo diversi cambiamenti: loro volevano fare qualcosa di diverso e sinceramente... anch'io! Perciò ci siamo adattati piuttosto facilmente.
Marco: Per me il tutto è stato ancora più facile: suono nel gruppo da due mesi quindi ho cominciato subito con lo stile dei TOR! (risata generale)
Yuri: ... (riuscire a strappare un commento al bassista dei TOR è un'impresa ardua, ndPit)
A: Comunque siamo arrivati a questo genere di comune accordo. Quando vogliamo cambiare qualcosa cerchiamo di trovare un accordo che vada bene a tutti. Non è che di punto in bianco ci alziamo e decidiamo di cambiare genere!
G: A proposito, il nostro prossimo genere sarà Guccini-core. (risata generale)
A: Sì è vero, gli sta venendo fuori la voce come Guccini!
P: Ahahah e come vi chiamerete? I Guccini Di Campagna? (risate)
M: Ahahahah non è possibile, questa te la sei scritta prima vero? Alex questa è meglio delle tue battute eheheh
A: Ahahah sì cazzo, questa è molto meglio!
P: Cosa mi dite invece dei vostri, scusate l'etichetta, "ideali"? Parlo del vegetarianesimo, dell'animalismo, di stili di vita legati fortemente alla musica o a quello delle riot grrrls. Nel gruppo c'è un mix di pensieri e idee di diverso genere: è difficile conciliarle per dar luce a qualcosa di non frammentario? Oppure vi è utile per poter dare più colore al tutto?
A: Penso che una caratteristica che ci distingue è il fatto di essere un gruppo molto eterogeneo, nel senso che abbiamo idee e stili di vita molto diversi l'uno dall'altro. Però l'importante è essere larghi di vedute nel gruppo, in modo da mettere assieme tutte le varie idee. Poi all'interno del gruppo c'è comunque un dibattito. Costruttivo ovviamente. Considera inoltre che noi stessi cambiamo individualmente: io non sono più vegetariamo da tre mesi, ma non rinnego ciò che ho scritto e suonato precedentemente. Tempo fa, su dei volantini distribuiti durante un'occupazione, scrissi: "Ci piace pensare a noi come qualcosa di fluido e sfuggente, un magma in continua evoluzione. Siamo una palla di fuoco che non ha ancora preso la forma della roccia".
G: ...oddio hai detto veramente questa cosa?
P: Per quanto mi riguarda posso dire di non essere vegetariano o quant'altro, ma ad ogni modo rispetto molto le loro idee.
G: Comunque, dato che la maggior parte dei testi li scrivo io, devo dire che cerco sempre di trovare dei punti in comune. Siamo delle persone con idee e gusti spesso diversi, perciò non mi metterei mai a scrivere cose che ad altri non vanno bene.
P: Passiamo al vostro CD che a me piace definire il vostro primo/ultimo disco: primo come TOR ed ultimo della vostra non esigua discografia. Prima di tutto vorrei chiedervi della scelta inerente il titolo, "Seasons" (Stagioni), che se non erro è stata un'idea di Alex.
A: Quando ci siamo trovati di fronte alla scelta del titolo abbiamo cercato qualcosa che racchiudesse con meno parole possibili più concetti diversi. Season può essere interpretata in mille modi diversi e in sostanza il suo significato racchiude un pò ciò che abbiamo detto fin'ora: abbiamo passato diverse "stagioni", diversi momenti, crescendo e percorrendo diverse strade, senza però rinnegare quel che abbiamo fatto precedentemente. Nel senso che in questo disco c'è tutto ciò che abbiamo vissuto...
G: All'inizio avevamo diversi titoli in mente, c'erano diverse idee. Alla fine però Alex ha proposto questa che è piaciuta subito e a tutti. Penso che sia una parola che possa andar bene per noi in questo momento, sia come gruppo che come persone.
A: E' una parola che lascia al lettore molte interpretazioni.
G: Non a caso sulla copertina c'è il cartello con scritto "Take Your Time"...
P: I suoni, come detto, assumono un carattere più tagliente, deciso, violento, incisivo. Ciò che più mi stupisce però sono i testi, i quali prendono diverse direzioni: questo penso che sia un bene, poiché troppo spesso i gruppi si focalizzano su un unico argomento. Vorrei analizzarli un attimo con voi, iniziando con My Generation e Catch The Sense, che in un certo senso vedo simili. Perché la nostra generazione, per voi, ha fallito? E' una critica dura quella che fate (sebbene sono d'accordo: troppo spesso si attacano dei fantomatici Stato e Società senza guardare prima noi stessi), critica che abbraccia anche il concetto di "rispetto".
G: Come hai detto tu nell'ambito della musica (parliamo ovviamente di punk e affini) ci sono degli stereotipi per quanto riguarda i testi. Così i gruppi Oi! parlano spesso della birra e i gruppi punk cantano di quando son stati lasciati dalla tipa. Nell'hardcore un argomento ricorrente è quello del rispetto: il fatto è che si dice che c'è tanto rispetto quando alla fine, e lo sai anche tu, non è assolutamente vero. Allora con Catch The Sense è entrato in gioco il discorso di "io ti rispetto se tu rispetti me".
My Generation a sua volta è una critica, sotto il mio punto di vista, all'inattività della nostra generazione: ci troviamo alle spalle due decenni (i '60 e i '70) di gente che ha portato avanti molte lotte...
A: ...mentre noi saremo ricordati per la PlayStation...
G: Credo sostanzialmente che il prodotto della "società" è opera nostra, magari anche del nostro non-fare. Mi viene da pensare che questa generazione forse s'è meritata situazioni quali i governi di destra in mezza Europa e robe così. E' una critica che riguarda anche me stesso, perché ne faccio parte e non ho saputo dare il giusto contributo.
A: C'è da dire poi che noi abbiamo molti mezzi in più, rispetto alle generazioni precedenti. Abbiamo internet, solo per fare un esempio. Solo che troppo spesso la nostra generazione non si rende conto della situazione che sta vivendo, non si rende conto di ciò che gli capita sotto il naso... forse non gliene frega niente. C'è un'altra nostra canzone che si chiama Their Power: il titolo completo sarebbe Your Ignorance Is Their Power, la tua ignoranza è il loro potere, perché è così, perché questi ragazzi prendono troppe cose alla leggera, credono ancora a ciò che gli viene propinato dai mass media. E i risultati fanno prevedere che più si andrà avanti peggio sarà...
P: Purtroppo sembra così... continuiamo con l'intervista: un'altra parte dei testi è legata invece ad ideali profondi quali il veganesimo è il rispetto per gli animali, o la necessità di avere la forza di opporsi a certe istituzioni. Sotto questo aspetto avete ricevuto l'appoggio di associazioni quali la Global Hunger Alliance, Food Not Bombs e PETA. Come sono nati questi accordi e quanto è sentita, da voi, la necessità di esprimere certi concetti?
Eugenia: Eeeh... ehm... (imbarazzo)
A: (indicando Eugenia) Adesso hai capito perché la nostra generazione ha fallito? (risata generale)
E: Ahahah ma piantala, avevo bisogno di tempo! (ride) Dunque, innanzitutto, come detto sopra, non tutti i TOR sono vegetariani o animalisti. Comunque sia la nostra intenzione è stata anche quella di far conoscere certi argomenti nel modo più diffuso, nel senso che non crediamo che la PETA (che abbiamo inserito nel booklet di nostra iniziativa, senza contattarla) sia una delle migliori associazioni, però è una delle più note. Speriamo che, in questo modo, la gente possa poi arrivare ad associazioni e fanzine più impegnate.
A: Il fatto è che c'è la necessità di esprimersi anche attraverso altri mezzi di comunicazione oltre la musica, per poter così esprimere concetti molto più complicati. Appoggiare (e farsi appoggiare) da queste associazioni è stato un buon risultato.
E: Ad esempio crediamo che l'ALF (Animal Liberation Front) sia meglio della PETA, solo che è meno nota, meno raggiungibile. Abbiamo cercato qualcosa alla portata di tutti, rinunciando a un minimo di qualità per ottere più quantità. Vogliamo allargare certi interessi a chi non si è mai trovato in questo campo, sperando di semplificargli un pò il percorso.
G: Ad ogni modo iI contributo econimco per il CD che queste associazioni ci hanno dato resta qualcosa di molto simbolico: avremmo messo quegli articoli anche senza contributi.
P: Passiamo ad una parte più personale e a volte introspettiva dei testi: mi ha colpito molto Ink For Blood, una canzone sull'arte espressiva dei tatuaggi: probabilmente ce ne saranno altre, ma io almeno non ho mai sentito un testo simile. Comunque anche My Own Hell e My Life sono molto rappresentative. Come mai questo distacco (a mio avviso positivo) da testi meramente critici verso qualcosa di più interno e personale?
G: Quando scrivo un testo sicuramente tiro fuori qualcosa che nasce da me. Oddio, Ink For Blood non è poi tanto introspettivo dato che parla di tatuaggi eheheh (risate) ...inoltre è anche il nome di un negozio di tatuaggi qui a Roma. Comunque sì, è qualcosa che resta legato all'hardcore quindi a qualcosa che vivo... My Own Hell invece è molto personale:è la descrizione di un periodo che ho vissuto. E' raro che scriva testi simili, ma può succedere.
P: Io sono convito che sia un bene: è un modo per uscire fuori dal solito concetto di gruppo hardcore che DEVE scrivere solo un certo tipo di testi. Invece My Life di cosa parla?
P: My Life non è prettamente personale, anche se comunque rispecchia un pensiero preciso, una critica/presa per il culo verso determinate persone, verso quelle persone della scena eccessivamente estremiste, un po' così...
P: Ecco, questo ci riconduce alla domanda successiva inerente l'ultima parte dei testi, quali Hardcore Brotherhood e Reclaim The Street, cioè alla scena hardcore. Con queste due canzoni cercate ancora una volta di ribadire il concetto di unione, di fratellanza. La necessità di unire le forze sembra sempre più scavalcata da chi da un lato suona solo a scopo di lucro e da chi dall'altro si chiude nella propria ristretta cerchia. Già i Duff hanno detto in una loro canzone "tu dividi i gruppi in amici e nemici". Qual è il vostro parere?
M: (continuando la canzone dei Duff) "...ma allora quel che pensi non è quel che dici..."
G: Prima di tutto vorrei precisare che Reclaim The Streets è il testo di un volantino di una street parade e quindi non è propriamente legato all'hardcore. Però era bella l'idea: in pratica avevano espropriato con una legge alcuni travellers con il loro sound, e fecero questa street parade dove richiamavano la gente a radunarsi ed unirsi per strada.
Passando al concetto di unione nella scena... devo dire che in questi anni ho notato più volte questa "selezione" tra i gruppi: magari è proprio intrinseco dell'uomo il fatto di provare invidia per gli altri o di prenderli per il culo se diversi, e così via dicendo. Hc Brotherhood sicuramente non ha un testo originalissimo:è una canzone come tante che cerca di ribadire il concetto più puro di unione e aiuto reciproco. Il fatto è che questo concetto viene espresso da sempre dai gruppi hc, quindi penso che sia un problema che è tutt'ora presente. E non solo nell'hardcore.
P: Seguendo questa linea vorrei aggiungere che, per me, meritereste un encomio per la vostra apertura verso gli altri generi. Avete infatti condiviso palchi e dischi anche con gruppi ben lontani dal vostro sound. C'è un motivo preciso per questa vostra larghezza di vedute?
A: Guarda, parlerò personalmente ma credo di rispecchiare il parere di tutti. Uno dei motivi del nostro cambiamento (più una causa che una conseguenza) è stato il fatto che ci siamo trovati a dare troppa importanza ai tratti caratteristici di una persona, i quali troppe volte mentono: ad esempio come si veste, o che musica ascolta. Personalmente ho iniziato a rendermi conto che delle persone che normalmente scartavo, o dalle quali mi sentivo scartato per la musica che ascoltavo e per come mi vestivo, se abbattevo questa barriera estetica/musicale avevano molto in comune con me. Tutto ciò si rispecchia con quanto facciamo coi TOR: abbiamo scoperto di avere molti punti in comune con una persona in quanto tale, pur non avendone con la stessa persona in quanto "cantante di un gruppo punk rock"; allo stesso modo potremmo condividere molto meno con un cantante di un gruppo hardcore perché come persona magari non ci troviamo.
G: Io ho sempre diviso il palco con tutti, senza problemi. Mi piace suonare e quindi cerco di farlo con chiunque. Certo preferisco un concerto hardcore ad uno punk rock, ma se si tratta di suonare con qualcuno lo faccio più che volentieri (vedi stasera che suoniamo con gruppi che non rientrano nel mio genere preferito). Ovviamente può capitare che non ci troviamo d'accordo con certe persone e quindi preferiamo non suonare con loro.
P: Penso le stesse cose anch'io. Non vedo il motivo di fare differenze tra i gruppi con i quali suonare, siano essi grind, emo, punk rock, ska e così via..
A: Probabilmente avremmo dovuto chiamarla Brotherhood, senza Hardcore davanti.
P: Passiamo un'ultima volta al disco, anzi suo prezzo, che avete deciso di mettere tra i 6 e gli 8 € (a scelta dell'etichetta). Non è cosa da poco, dato il grande lavoro fatto e considerando anche che ultimamente il mercato indipendente non va benissimo. Come mai avete fatto questa scelta? Cosa pensate di concetti quali no-profit. masterizzazione, pirateria ecc.?
G: Non è stata proprio una scelta, nel senso che noi non abbiamo il passaggio di produttori o distributori: abbiamo pensato ad un minimo guadagno, che comunque servirà per il gruppo, anche se così, beh... forse ci rimetteremo. Ma metterlo di più sarebbe un furto. Non li vale più di quegli 8 €, così come non suonerei mai ad un concerto di 10 €. Certo se proponi un qualcosa di incredibile, di perfetto allora puoi anche fare un ragionamento qualità/prezzo, ma nel nostro caso 6-8 euro sono più che sufficienti. Per il resto sentitevi liberi di masterizzarlo e distribuirlo come meglio credete.
P: Benissimo, io ho terminato qui. Avete qualcos'altro da dire?
G: Beh ti ringraziamo per l'intervista e per il resto...penso sia tutto.
A: Per quanto riguarda la Roma: risorgeremo!!!
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