Testext
Sono stati lontani dalla scena romana per 2 anni. Inizialmente li credevamo sciolti, seguendone i movimenti individuali in diversi progetti paralleli (Bandar Log, Remove...), ma poi l'"acquisto" di un nuovo componente (Marco, alla batteria) ed il ritorno in sala prove hanno fatto spargere voci su una riunione dei Testext. Fino all'inizio delle registrazioni de "I Padroni Di Babele", nuovo disco che non ha più lasciato dubbi sul sicuro ritorno del gruppo hc melodico, mostratosi nuovamente sul palco lo scorso 4 dicembre.
Cambiano i componenti, passano gli anni e la musica ne viene irrimediabilmente influenzata. Dopo una recensione che ne mette in luce le nuove doti particolari non poteva mancare l'intervista fatta a Franz, da sempre frontman della band.
Gianluca: Siete attivi da tanto tempo, ed ovviamente nel corso di questi anni siete cambiati moltissimo. Mi ricordo di voi ai tempi del Coetus, quando suonavate un punk rock misto a ska molto allegro... quanto tempo è passato! Cosa ha influito maggiormente sul vostro cambiamento? Credete di aver raggiunto una stabilità definitiva o pensate che ci saranno ancora delle evoluzioni nelle vostre canzoni e nel vostro stile?
Franz: E' veramente passato un sacco di tempo! In realtà credo che il periodo in cui suonavamo ska-core sia stato una particolare parentesi della nostra storia musicale, evidentemente motivato da diverse scelte compositive che hanno influito per un annetto scarso… per fare un esempio significativo la prima canzone in assoluto che i Testext hanno scritto è stata Angel's Darkside, che guarda caso fa parte delle canzoni del nostro neonato album. E' comunque inevitabile che anni di esperienze, musicali e non, abbiano cambiato profondamente la nostra sensibilità e il nostro modo di scrivere.
L'ultima volta che ci siamo esibiti è stato più di due anni fa, con la vecchia formazione, e comunque già si avvertiva la metamorfosi che ci avrebbe poi portato al nostro attuale genere. In quest'ultimo periodo è riaffiorato in me l'impulso creativo influenzato dal genere che ho ascoltato per la maggior parte della mia vita, come le sonorità metal melodiche, o comunque diciamo "minori", e probabilmente anche se il resto del gruppo ha avuto una diversa evoluzione musicale siamo comunque cresciuti tutti insieme e ogni singola esperienza è confluita in maniera armonica e omogenea in quello che ora è il nostro genere. Inoltre devo dire che l'elemento fondamentale che ci ha cambiato, musica a parte, sia una maggiore presa di coscienza relativa a ciò che di malsano ed alienante succede su questo pianeta e conseguentemente nel nostro inconscio. Le nuove canzoni hanno testi sicuramente più sofferti e più impegnati, e credo che sia questo lo spirito dell'hardcore, fare musica per comunicare in maniera propositiva le problematiche della nostra società sotto tutti gli aspetti, anche psicologici, ed è per questo che noi ci troviamo in comune disaccordo con la filosofia "punk for fun".
La musica deve riuscire a cambiare qualcosa, e non solamente nel mondo, ma soprattutto dentro ognuno di noi, e non rischiare di diventare una vuota e ludica manifestazione artistica.
Questo crediamo sia l'obiettivo che ci poniamo per gli anni futuri, e se i cambiamenti che ci riguarderanno saranno in linea con questo nuovo spirito… ci andrà bene così.
G: Sono sicuro che nel corso degli anni è cambiato anche il modo di porsi di fronte ai problemi, di affrontarli e risolverli. Quanto ha influito tutto ciò sulla vostra musica? Oppure si tratta di due sfere separate (quella personale e quella musicale intendo)?
F: Assolutamente no… come ho detto poc'anzi le esperienze personali e una nuova presa di coscienza mutano inevitabilmente il modo di scrivere! E se prima affrontavamo problemi meno impegnati col sorriso sulle labbra, ora con una consapevolezza più matura li affrontiamo con maggiore veemenza e serietà, senza mai arrenderci e cercando di comunicare attraverso sonorità più dure quanto sia profondo il dissenso che proviamo verso questa società e questa civiltà, analizzando in essa le sue diverse espressioni.
G: Avete la fortuna, o la "croce", a seconda dei punti di vista, di suonare a Roma. Fortuna perché sicuramente la scena è attiva, le occasioni per suonare non mancano, né mancano le persone con cui suonare. "Croce" perché ci sono tanti gruppi validi, alcuni davvero bravi, ed è quindi difficile, a volte, ad emergere e far girare il proprio nome. Quali sono le bands che apprezzate maggiormente di questa città? Perché?
F: In effetti la scena HC a Roma è da anni molto attiva e vanta nomi di un certo calibro… il problema principale è che mancano posti dove suonare, a mio avviso, se si escludono quei due o tre posti dove per fortuna siamo soliti organizzare concerti e che dovremmo ringraziare quotidianamente per la preziosa opportunità che ci offrono (vedi Sonica, vedi Sandro del Sonica), e anche se Roma in teoria offrirebbe molti altri posti questi non sono utilizzabili dalla scena diciamo "underground", e favoriscono gruppi solo di un certo livello, anche se sarebbero perfetti per le esigenze di tutti noi. Per quanto riguarda i gruppi credo che anche se a Roma ce ne siano di molto validi, siamo graziati da una decente collaborazione tra di noi (eccetto rari casi) e quindi non trovo ci siano tante difficoltà ad emergere, specialmente se si calcola che i gruppi "melodici" davvero validi si contano sulle dita di una mano secondo me, e quindi questo, per quanto ci riguarda, in qualche modo riduce la "concorrenza"per usare un termine un po' sgradevole.
Per quanto riguarda i gruppi che personalmente preferisco sono i Face The Fact e i The Difference per quanto riguarda il "non melodico" e i 9mm per quanto riguarda il "melodico"… anche se devo aggiungere che uno dei gruppi che stimo di più, anche se non propriamente romani (ormai lo sono di adozione) sono i Duff. Perché questi gruppi? Semplicemente perché sono i pochi gruppi che mi suscitano forti emozioni ed hanno testi veramente difficili da eguagliare
G: C'è un po' la tendenza a suonare solamente tra gruppi dello stesso genere (un po' dappertutto, non solo a Roma) mentre a me sono sempre piaciuti quei concerti in cui è possibile ascoltare diverse sfumature del punk/hardcore. Ad ogni modo, quali concerti ricordate con più piacere? Per quale ragione? Quali, invece, i gruppi più significativi con cui avete diviso il palco?
F: Sono d'accordo con te! Invece per quanto riguarda i concerti che ricordo con più piacere sono stati la maggior parte dei concerti organizzati al Sonica. Sono sempre un po' come un appuntamento per tutta la scena, in cui rivedi tutti gli amici insieme, e in più puoi ascoltare ottima musica dal vivo (il più delle volte)…inoltre non ricordo un solo concerto al quale abbiamo suonato in cui non abbiamo condiviso il palco con gruppi fantastici e disponibili… dagli ex Turturros alle ex Brigate Rozze (Threat Of Riot)... dai Duff (molto poco tempo fa) ai Face The Fact.
G: Da pochi giorni è uscito il vostro nuovissimo lavoro. So che è un disco nel quale avete speso tantissime energie, tempo, passione e denaro. Mi piacerebbe conoscere qualche retroscena della lavorazione, qualche episodio particolare.
F: E' stata un'esperienza fantastica… erano anni che non ci chiudevamo in sala registrazione e avevo scordato quest'emozione.
La cosa che ricordo con più piacere è stato il fantastico tempo che abbiamo condiviso tra noi 4, compreso il nostro grande amico Ermy che da un po' non suona più con noi e con Mirko del Temple Of Noise. E' una delle persone più professionali e allo stesso tempo più divertenti con cui abbia lavorato, ha fatto un ottimo lavoro e allo stesso tempo ci ha reso quelle interminabili 10 ore un vero spasso con le sue continue battutine infami. L'episodio più divertente che ricordi è stato quando al termine del giorno per incidere il basso, a Simone (basso) è venuta la febbre a 38 per lo stress. Ovviamente il giorno dopo era sano come un pesce, ma questa cosa è diventata un po' una legenda metropolitana e un classico della risata Testext!
G: Ad ogni modo, presentateci in poche parole il disco. Quali obiettivi vi ponete ora che è finalmente disponibile? Dove, come e da chi sarà distribuito? Pensate di farne girare qualche copia anche al di fuori dell'Italia?
F: Il disco si chiama "I Padroni Di Babele", è composto di 9 tracce abbastanza eterogenee tra loro musicalmente parlando. È autoprodotto e autodistribuito per ora, anche se il CD e stato concepito fondamentalmente come demo per trovare qualche etichetta che lo produca o lo distribuisca. È un CD di cui siamo molto soddisfatti, molto ben registrato e che unisce in se tutta la nuova filosofia del gruppo maturata fino a questo momento, e in realtà è un po' come un album a tema, che analizza gli aspetti del declino della nostra società, da tutti i punti di vista… sociale, religioso, psicologico, storico che vengono riassunti quasi tutti insieme nella canzone "I Padroni Di Babele", che infatti dà il titolo all'album.
G: Ovviamente l'uscita di un disco richiede un notevole lavoro promozionale. Ho visitato il vostro sito ed è sicuramente ben fatto. Pensate di organizzare un tour o alcune date in giro per l'Italia?
F: Questo è il primo obiettivo che ci porremo!!!
G: Stiamo parlando di tour e promozione, ma va sempre considerato che la musica che suonate (anzi, suoniamo) non consente quasi mai a chi la suona di viverci. Come affrontate questo problema? Mi spiego meglio: cercate di avere un approccio professionale oppure mantenete chiaro in testa il fatto che si tratta di una passione, e che nella vita farete altro?
F: Io credo che sia il sogno di ognuno di noi riuscire a vivere di musica, ma come giustamente hai fatto notare è un sogno il più delle volte impossibile da raggiungere visto il genere.
Ciò non toglie che il nostro approccio al problema sia affrontato con la massima professionalità e dedizione, il che comporterà sicuramente una serie interminabile di sacrifici e delusioni, ma penso che rincorrere e raggiungere un sogno così ambizioso implichi indubbiamente questo tipo di difficoltà. Tuttavia credo che, per quanto siamo coscienti che potrebbe finire tutto da un momento all'altro, ci sbatteremo fino alla fine perché l'unico modo per tentare di riuscire in un progetto sia provarci con tutte le forze! E forse qualcosa potrebbe cambiare…
G: C'è, secondo voi, sotto questo punto di vista, qualche differenza tra il nostro paese e l'estero? Alcuni paesi ad esempio finanziano i gruppi locali quando sono in tour all'estero...
F: Sono sempre stato dell'idea che l'Italia sia un paese pessimo per chi voglia suonare il nostro genere. La maggior parte della gente non è pronta, o troppo carica di pregiudizi per poter apprezzare questo genere, e i pochi casi di esplosione di gruppi cosiddetti punk non interessano certo il nostro Paese.
Anche perché devo aggiungere che quasi tutti i gruppi che in Italia vanno per la maggiore sono secondo me i peggiori gruppi del mondo, se escludiamo gruppi come ad esempio gli Shandon, che se non altro hanno una loro dignità e preparazione musicale (e testi ascoltabili)… i gruppi migliori del nostro genere sono underground purtroppo.
G: Quali sono le tematiche che affrontate quando scrivete una canzone? Chi propone i testi? Chi scrive le musiche? Preferite parlare di aspetti sociali/politici o di situazioni differenti?
F: L'elemento di maggior cambiamento che ci ha caratterizzato riguarda appunto i testi. Da ormai qualche anno ho cominciato ad interessarmi (come autore di quasi tutti i testi) a tematiche molto più profonde rispetto al passato, o comunque ad affrontarle in maniera più seria e sofferta. Il genere che facciamo, che comunque io definisco genericamente hardcore, dovrebbe essere caratterizzato maggiormente dall'attitudine e dai messaggi che dalla musica in se per se.
I temi che prediligo come ho già detto sono temi che riguardano la nostra interiorità, ultimamente minata da una società assurda ed aberrante, e soprattutto gli aspetti psicologici di questo disagio, anche se sono molto interessato a tematiche sociali e filosofiche, anche se sviluppate in maniera molto personale e diciamo "metaforico-epiche"… e probabilmente la canzone "I Padroni Di Babele" è un po' una summa del nostro pensiero.
Per quanto riguarda la musica solitamente sono io che porto l'idea generale, che viene poi sviluppata ed arrangiata insieme con gli altri componenti del gruppo, e ognuno ci mette di suo, favoriti anche dai diversi gusti di ciascuno, il che rende probabilmente la canzone più originale.
G: Questa è una domanda che faccio spesso ai gruppi che suonano generi simili al vostro. Capita che un certo tipo di punk/hardcore (quello più melodico) sia associato a tematiche socialmente meno impegnate. Quanto c'è di vero in tutto ciò? Si può, secondo voi, parlare di sociale anche suonando un punk orecchiabile e melodico?
F: Questo purtroppo è verissimo, specialmente in Italia. Tolti pochissimi gruppi l'HC melodico ha la spiacevole caratteristica di avere testi molto poco impegnati ed in alcuni casi addirittura molto superficiali. Il nostro intento è quello di redimere questo genere poiché penso che anche usando delle belle melodie sia possibile comunicare qualcosa di impegnato e di profondo, e anche se nel nostro disco ci sono melodie un po' più sobrie sono comunque accompagnate da testi molto impegnati. L'HC anche se melodico è sempre HC, ed il suo significato principale dovrebbe essere quello di parlare di ciò di cui purtroppo pochi parlano. È come uno sfogo, e da che mondo è mondo qualsiasi manifestazione artistica è motivata da un intento di sublimare ed esprimere la nostra interiorità, e secondo me quando questo non accade o non viene recepito il risultato non è arte!
Ed è per questo che siamo contrari alla dilagante filosofia quasi tutta nostrana del "punk for fun", propinata da ormai moltissimi gruppi purtroppo…è una visione totalmente personale ovviamente.
G: Da gennaio sarà in edicola "Punkster", una rivista che si occuperà di punk/hardcore, dando voce non solo alle realtà più conosciute, ma anche ai gruppi meno noti. Ma che - questa è la cosa importante - è curata principalmente da persone che vivono la "scena" da anni. Lo si potrebbe interpretare come un segnale positivo e di risveglio, che consentirà a chi ha i mezzi di farsi strada, oppure come un ulteriore segnale della crescente commercializzazione di questo genere, oramai sdoganato anche sui grandi network...
F: Non credo che questo possa essere male. Io ho una concezione abbastanza aperta per quanto riguarda il problema di "commerciale", e credo personalmente che se gruppi HC non perdano con questo la loro vera natura sia un'ottima alternativa uscire dall'underground e far arrivare il loro messaggio a più gente possibile e non relegare necessariamente la loro musica nel quasi completo anonimato. Per questo credo che l'attitudine molto hardcore di ricercare a tutti i costi di rimanere nella propria piccola nicchia sia un atteggiamento sbagliato, perché se le cose che dici credi siano giuste dovresti renderne partecipe più pubblico possibile… purché questo non significhi arrivare a denaturanti compromessi commerciali. Ma com'è noto ormai stanno uscendo fuori dall'underground gruppi come Boy Sets Fire, Thrice, Strike Anywhere e simili che non credo abbiano mutato molto il loro messaggio addirittura firmando per major, e questo per me è un buonissimo segno!
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