Summer League

Più di una volta Gianluca ci ha dato la possibilità di conoscere a fondo i gruppi attraverso le sue interviste, molto profonde e intelligenti, che esulano dalle solite quattro domande per scavare all'interno dei pensieri più profondi del gruppo.
Ancora una volta il nostro collaboratore ci regala delle righe ricche di domande interessanti, seguite da risposte ancor più brillanti e degne di un gruppo hardcore sxe della vecchia scuola: i Summer League.
Non c'è mezzo migliore di un'intervista per completare i pensieri che un gruppo racchiude in forma diversa (ma con la medesima sostanza) attraverso chitarra, basso, batteria e voce.

Gianluca: Solitamente la prima domanda di ogni intervista si sofferma sulla storia del gruppo. E la maggior parte delle persone salta direttamente (o legge a malapena) la relativa risposta.
Premesso questo (fermo restando che per chi volesse saperne qualcosa di più c è la possibilità di visitare il vostro sito) vi chiedo di descrivere brevemente chi/cosa sono i SL a chi non vi conosce. Prescindendo da date o eventi cronologici e soffermandovi di più sulle persone.

Giangiacomo: Siamo Giangiacomo, Giovanni, Davide e Andrea. Abbiamo formato questo gruppo qualche anno fa perché dopo un po' di anni di stasi volevamo tornare a suonare hardcore, a conosce gente e non ultimo a poter esprimere le nostre idee sia dal punto di vista musicale, che da quello concettuale. I SL sono un gruppo straight edge e antifascista. E per fascismo intendiamo tutti ciò che rappresenta lo sfruttamento e l'intolleranza in genere. I gruppi che più si avvicinano a ciò che suoniamo e che non sono per forza i preferiti in assoluto, sono i primi Shelter, Turning Point, Verbal Assault, Dag Nasty, e più di recente Supersleuth, By The Grace Of God e As Friend Rust.

G: Restiamo in tema. Ho visto che avete tutti abbondantemente superato i venti anni e alcuni di voi hanno raggiunto i 30. Non è una convenzione, ma più probabilmente un dato di fatto: il movimento punk/hardcore è sempre stato un movimento giovanile. Giovanile negli ascoltatori ma soprattutto in chi lo ha suonato ed interpretato. Tant'è che ci sembrano quasi dei dinosauri quei gruppi che, superati i 40, continuano a calcare le scene. Le cause sono tantissime e anche molto diverse tra di loro e non credo sia il caso di soffermarci su di esse. Quello che però mi interessa moltissimo è sapere come voi affrontiate questo genere musicale/di pensiero/di vita alla vostra età. Cosa c è di diverso dai 20 anni? Disillusione? O una maggiore convinzione nei vostri mezzi? Ho visto che peraltro dedicate un testo all'argomento sul vostro ultimo CD.

GG: E' vero che l'hardcore è un qualcosa di legato alla gioventù in genere, ma è anche vero che nel bene o nel male esiste una scena da più di venti anni. Io conosco un sacco di persone che sono quasi sui 40 e che comunque sono più vitali di qualunque ventenne....a mio parere l'unica cosa che crea una vera e propria cesura è come si arriva ad ascoltare determinati gruppi. Purtroppo in molti oggi vengono in contatto con il punk attraverso MTv, che certo non ne comunica la sua parte più significativa. Personalmente mi capita di accorgermi delle differenze, anche perché i sopravissuti della vecchia scena sono sempre meno, ma penso anche che bisogna stroncare un certo revivalismo, cosa che purtroppo non accade ad esempio per l'Oi!. Nonostante tutto vedo però sempre un sacco di gente pronta a sbattersi e a fare 'zine, gruppi, e organizzare concerti... per noi l'importante è sentirsi motivati, cercando magari di rinnovare gli argomenti che si portano avanti.

Andrea: Guarda, più che un movimento giovanile io l'HC l'ho sempre visto come movimento di rottura e antagonista. Il problema è che per molti è solo un movimento giovanile punto e basta; per cui dopo qualche anno di "militanza" molti spariscono presi da altri impegni oppure a volte, il peggiore dei casi, per cambiamento totale di "valori". La cosa più dura da digerire nel non avere più 20 anni è proprio questa, voltarsi alle spalle e non vedere più molti dei vecchi amici o compagni di concerti persi chissà dove. Ed è una scena che si va continuamente ripetendo. Poi, nel raffronto di una decade HC, mi sembra si vada sempre più a marcare la divisione tra "generi" e relative scene. Una volta ai concerti si mischiavano più le carte, forse perché c'erano meno gruppi, fatto sta che chi ascoltava metallone ascoltava anche old school ed emo. Ora sembrano esserci delle divisioni a tenuta stagna. Poi in diversi gruppi noto un atteggiamento molto "professionale", quasi da rockstar, che proprio non c'entra un cazzo con l'hardcore. Fortunatamente tra di noi abbiamo trovato un mix di passione, valori, divertimento abbastanza raro per chi ha già una trentina di anni, un lavoro e una famiglia.

G: Parliamo un po' di questo movimento hardcore italiano Mi piacerebbe sapere l'opinione di chi ci ha vissuto e vive tuttora dentro, che immagino avrà visto lo sparire di vecchie leve e l'arrivo delle nuove.
Spesso sento dire che non esiste una scena vera e propria, né, tanto meno, un movimento su scala nazionale. Considerazioni di questo tipo sembrano fare a pugni con la realtà concreta dei fatti (e mi riferisco ai molti concerti, alle fanzines, ai posti in cui si può suonare ecc ecc), ma sono purtroppo, allo stesso tempo, avvalorate da un'altra serie di considerazioni. Intendo soprattutto, ma non solo, la difficile -direi impossibile- coesione tra stili musicali/di vita così diversi eppure paradossalmente parte di uno stesso grande movimento: quello punk/hardcore.

GG: In parte è vero che ci sono problemi tra le varie scene, ma per quanto ci riguarda essendo noi un gruppo un pò fuori dagli standard vigenti, tipo il vegan metalloso, l'old school più classico, oppure l'emo urlato, riusciamo ad andare d'accordo un po' con tutte le realtà stilistiche, dalla Sicilia a Trento!!!

A: Numericamente le persone coinvolte in qualche maniera nell'HC mi sembrano sempre di più, ma come ti dicevo prima mi sembrano sempre più divise in tante scene. Una volta si era di meno ma più uniti.

G: Vorrei continuare ad approfondire, entrando nello specifico, la considerazione che si faceva nella precedente domanda. In particolare sotto un aspetto che credo stia a cuore ad alcuni (se non tutti) tra voi. Lo straight edge. Lasciamo da parte quello che per ognuno questa scelta significa, credo che questo rientri nelle considerazioni strettamente personali. Parliamo piuttosto di come questo movimento tenda ad essere profondamente (e, secondo me, erroneamente) elitario. Più volte ho avuto l impressione di trovarmi di fronte a persone che pensavano di avere acquisito una verità profonda, e che nessun altro oltre a loro ne fosse degno. Cosa ne pensate?

GG: E' vero c'è gente che pensa che smettendo di bere e fumare si è dei mezzi rivoluzionari... specialmente se si è molto giovani e un po' ingenui si viene a pensare questo. Lo SXE è per me un modo di sentire le cose, sono anche conscio che questo crea barriere. Io sinceramente non ho poi tanti problemi con chi beve o fuma, ma al contempo sono convinto che questi rendono se stessi dipendenti da sostanze che ne determinano i comportamenti. Il discorso non vale solo per il fumo (sono per la legalizzazione di tutte le cosiddette droghe), per l'alcool o se vuoi per il mangiare carne, ma può essere allargato al caffè, al cibo, alla televisione, alle distrazioni in genere e forse anche alla stessa musica. Ripeto essere straight edge è un modo di sentire le cose, una sorta di punto di partenza e forse chi non c'è dentro non può capire fino in fondo di cosa si tratti. Ciò non toglie che poi io sia estremamente critico nei confronti di qualche pseudo-militante americanoide, che confonde la linea diritta per la linea che porta a destra!!!

A: Per esperienza passata le persone "toccate" dalla verità sono state quelle che hanno abbandonato lo SXE per prime o in maniera più indegna, per cui nutro una certa diffidenza di fronte a questi atteggiamenti, anche se in tempi recenti non mi sembra di notare questo comportamento in maniera diffusa… forse non va più di moda…

G: Una domanda un po' particolare, per cambiare argomento. Considero l'asse Milano-Torino-Roma lo specchio della scena hardcore di questi ultimi anni. Non me ne vogliano gli esclusi perché anche tante altre parti d Italia hanno scene bellissime, ma ritengo quelle di queste tre città le più rappresentative. Eppure, anche così profondamente diverse tra loro, non trovate? È sorprendente vedere come una città come Torino (mi limito a citare i Frammenti e gli Arturo, ma ci sarebbero altri mille esempi) abbia interpretato l'hardcore in modo così diverso ad esempio da Roma, o da Milano stessa. A voi chiedo un opinione in merito e anche un riferimento personale: a quale di queste vi sentite più vicini? O a nessuna delle 3?

GG: Dal punto di vista numerico è vero che queste tre città hanno, negli ultimi anni, rappresentato le scene più numerose, ma allo stesso tempo queste non sono state un reale punto di convergenza. Intendo dire che queste tre città sono tra quelle dove i gruppi di altre scene riescono a suonare meno facilmente, a differenza di altri centri minori, dove nel bene o nel male si riesce più facilmente ad organizzare qualcosa. L'asse Bologna nord est è stata negli ultimi 12 - 13 anni molto più influente e anche se magari non ha espresso grandi gruppi, è stata un termometro della situazione della scena. Dal punto di vista musicale non discuto assolutamente i gruppi espressi da Milano, Roma e Torino, ma non credo che nel complesso rappresentino qualcosa di molto superiore ad altre scene.
Tra le tre scene quella che secondo me negli anni novanta è stata la più grande è sicuramente Roma, a partire da Growing Concern, Equality, Open Season, passando per Time Bomb, This Side Up, Concrete, Purification, arrivando a cose più recenti come Receipt e Face The Fact. Torino ha espresso poi i Frammenti che anche se dal vivo mi hanno fatto una pessima impressione, su disco sono stati assolutamente inarrivabili.

A: Senza nulla togliere alle realtà da te citate, il mio cuore è altrove, per me gli anni d'oro sono stati sull'asse Emilia-Veneto.
Nel Veneto c'era il cuore pulsante della scena con la Green, gli It's Pounding In e i Two Days Of Struggle che sono stati dei veri propri eventi di aggregazione della scena nazionale. In Emilia c'(è)era La Scintilla, c'è stato l'Experience (che è stato una sorta di canto del cigno della scena di allora). In mezzo i vari gruppi e le persone che in quei posti vivevano. Poi c'era anche Roma, ma nonostante er Petralia, le distanze, e non solo geografiche, sono sempre esistite.

G: Mi piace conoscere le tendenze politiche dei gruppi musicali, quando ci sono e sono influenti nell'attività del gruppo medesimo ovviamente. Alcuni fanno dell'impegno politico il loro obiettivo primario, e considerano dunque l'attività musicale legata ad esso. Altri sono invece categorici nell'esclusione dell'uno dal campo dell'altro. I SL come si pongono in questo senso?

GG: Chi dice di non essere legato alla politica, fa già di per se un discorso politico... noi quattro abbiamo ognuno una opinione diversa dall'altro, anche se siamo uniti dalla comune intenzione antifascista e antiautoritaria. Se poi ti interessa, io mi considero comunista così come Andrea, mentre Giovanni è una sorta di marxista-pacifista e Davide è un convinto anarchico. Per noi l'aspetto politico è fondamentale, sia all'interno del gruppo che nella vita di tutti i giorni. Sta poi al singolo cercare la propria direzione dal punto di vista dell'azione. Scrivere, recitare, suonare, compiere azioni dimostrative, manifestare, militare in gruppi politici, possono essere forme diverse di uno stesso impegno.

G: Un certo tipo di hardcore ha assimilato da altri ambiti ad esso vicini comportamenti ed espressioni comunicative. Penso ad un certo tipo di tatuaggi, ma anche ad un determinato modo di vestire. A prescindere dai gusti personali la mia impressione è che molto spesso tutto si riduca ad un tentativo di imitazione dei gruppi d'oltreoceano, una forma di tributo che in tanti si sentono di dover pagare a chi, si dice, l'hardcore lo abbia inventato.
Cosa ne pensate? Se è vero che, da una parte, ogni movimento ha bisogno di trovare dei propri punti di riferimento, anche estetici, non è esagerato ridursi a dare più importanza a quelli piuttosto che al messaggio, soprattutto quando questi schemi estetici si creano in una realtà profondamente diversa dalla nostra?

GG: D'accordissimo, anche se per me il problema non è l'imitazione dei modelli stelle e strisce, ma piuttosto la spersonalizzazione. Se uno ritiene il proprio modo di vestire importante a livello comunicativo, credo che questo non sia di per se sbagliato, ma se poi questa comunicazione è univoca, qualcosa non quadra... adesso sono tutti travestiti alla Rocket From The Cript, Misfits o Social Distortion con tante belle cinture borchiate... da parte mia pur amando questi gruppi, preferisco dal punto del cosiddetto "look", l'asciuttezza degli Ac/Dc: maglietta improbabile e jeans stretti!!! Ahaha!!!

A: Un aspetto modaiolo e imitativo di quanto succedeva oltreoceano nella scena HC è sempre esistito. Parlare però di "tributi" mi sembra veramente ridicolo, così come mi sembra ridicolo e amorale spendere delle mezze (o intere) milionate per essere cool.
Ai miei occhi altrettanto risibile è vedere quelle persone che ogni 6 mesi cambiano look e stile di vita in maniera drastica. Finché dietro ci sono dei valori la cosa fa sorridere e basta, il problema grosso è che in alcuni casi è proprio una sola faccenda di stile. E basta.

G: Ho visto che siete tutti sportivi, amanti, in particolare, del basket. Anzi il vostro nome ha un esplicito riferimento al tema o sbaglio? Quello che volevo sapere era questo: Secondo voi c'è un legame tra sport e hardcore?

GG: Il riferimento noi lo troviamo, così come hanno fatto i Ten Yard Fight, ma se pensi che i 7 Seconds cantavano "I hate sports", credo che sia come per la politica o la letteratura: se vuoi parlarne in un testo o fare dei riferimenti nel tuo disco la cosa non crea certo problemi. Se poi pensi a quanti gruppi religiosi ci sono in giro, ti accorgi di come le strade che il punk ha intrapreso siano numerose e molto spesso in contraddizione tra loro.

G: Alla realizzazione del vostro ultimo disco ha collaborato Mr. Issa, il cantante dei Good Clean Fun occupandosi della fase di masterizzazione, che è avvenuta negli stati uniti. Da cos è nato questo aiuto? E credete sia stato valido? Avete altri contatti con gruppi d oltreoceano?

GG: Veramente volevamo far masterizzare il disco da Ken Olden (Battery, Better Than A 1000, Damnation), ma visto che Mr. Issa lavora con lui e si è offerto di masterizzarlo, abbiamo scelto così. Del resto contatti ne abbiamo anche di molto stretti, dato che tra qualche settimana uscirà un 7" split con i Sidetracked, per un'etichetta di Seattle chiamata Pave The Way...

G: In quanto musicisti immagino che i vostri gusti musicali spazino al di là del solo ambito dell'hardcore. Sarebbe interessante sapere quali altri generi ascoltate e se questi hanno un'influenza su ciò che fate, sia dal punto di vista strettamente musicale, sia anche dal punto di vista ideologico.
Ma mi interessa anche sapere come vi ponete verso i generi musicali più "nuovi", in particolar modo la musica elettronica e il rap. Entrambi, per quanto notevolmente diversi rispetto all'hardcore da un punto di vista tecnico, sono però a questo vicini per quanto riguarda il messaggio sociale. In particolar modo il rap/hip-hop è comunque una musica di protesta (ma anche la musica techno, se riferita ad una certa scena inglese soprattutto è latrice di uno specifico messaggio che non significa solo divertimento o consumo di droga). Quali punti di unione vedete tra questi generi con quello che voi suonate, e quali invece le differenze?

GG: L'hardcore è unico, forse non più un'avanguardia, ma è ancora valido in molte sue parti. Io ascolto anche altri generi musicali, ma sono convinto che l'hardcore c'enti poco con la musica. Anche se qualcuno mi ha detto che la musica elettronica (techno) più underground, procede per certi versi con lo stesso spirito d.i.y. del punk, trovo poco in comune. Il giudizio non è estetico, ma astrattamente etico. Non ricordo chi, paragonando punk e metal, diceva che il punk tende a far pensare, mentre il metal con l'headbanging, annulla il pensiero. Io ascolto anche tanto metal anni '80, rap, musica elettronica, ma l'hardcore per me può cambiare radicalmente il tuo modo di vivere... c'è un aspetto morale molto forte che fa trascendere l'aspetto più propriamente musicale.

A: Non so bene da dove cominciare…mmm…vediamo…tanto per cominciare non mi considero certo un musicista, né per capacità tecniche né tanto meno per atteggiamento. Effettivamente, quando ho bisogno di musica di sottofondo, ascolto non solo HC. Al lavoro mi rilassano i grandi classici jazz. In macchina posso alternare HipHop e R&B, ma se devo proprio essere sincero non mi preoccupo affatto del messaggio che lanciano, anzi… sono spesso deliri sessisti… sembra che a 'sti qua nella vita importi solo della 'topa' e del denaro… è chiaro poi che tra i gruppi rap ci sono anche quelli militanti con un messaggio di protesta ben chiaro, ma sono in un sottosuolo che non ho mai scavato più di tanto.

G: Una domanda che ho avuto modo di pormi anche io nell'attività con il mio gruppo. Partiamo dal presupposto che si suona sapendo di non avere grandi guadagni, anzi il più delle volte senza avere nessun tipo di introito monetario (ben diverso è il discorso sulle soddisfazioni personali, ma parleremo anche di quelle). Anche questo è un punto di differenza notevole rispetto ad altri generi. Nel movimento punk/hardcore anche i gruppi di "punta" sono spesso composti da persone che non vivono della loro musica ma lavorano normalmente per mantenersi e suonano per passione, fatte salve le dovute eccezioni ovviamente. Credo comunque che giunga il momento per qualsiasi gruppo gravitante in quest'area di confrontarsi seriamente con problemi inerenti lo sviluppo della propria immagine e la diffusione del proprio pensiero. E allora mi chiedo (e vi chiedo) fin dove è lecito spingersi senza sacrificare il proprio modo di pensare (riferendomi in particolare a concetti quale autoproduzione, selezione specifica dei posti in cui suonare ecc ecc)? fino a che punto l'interesse a diffondere un messaggio tra un numero meno ristretto di persone giustifica scelte che con i principi del "no profit", così cari a questo movimento, fanno parte?

GG: Non lo so perché non mi capiterà mai di pormi questa domanda per davvero... i Fugazi sono un esempio di successo senza compromessi con il music bussiness... ma loro sono i Fugazi... ripeto credo che sia una cosa veramente lontana dalla mia realtà.

G: Parliamo delle vostre soddisfazioni/delusioni come gruppo. Vedo che avete suonato molto, e non solo in Italia. Per chi non suona è difficile spiegarlo ma ogni concerto, soprattutto se in un ambiente diverso da quello della propria città, è una piccola "avventura". Può succedere, e spesso succede, di tutto. In proposito, quali sono i vostri ricordi più piacevoli, e quelli meno piacevoli (cercando al proposito di non essere troppo diplomatici)?

GG: I più spiacevoli... boh... non ricordo, anche perché quando sei in giro a suonare con degli amici, tendi a vivere tutto in allegria e dimentichi le sfighe... Le cose piacevoli sono comunque scendere dal palco e ricevere i complimenti di qualcuno... questa cosa mi mette in imbarazzo, ma al contempo ti gratifica e rende quegli spostamenti lunghissimi tra la nebbia invernale, piacevoli... c'è da dire che di solito i viaggi di ritorno da un concerto, specialmente se notturni, io me li dormo tutti!!!

G: Mi piacerebbe parlare e chiedervi ancora molte cose, ma ho la convinzione che anche un'intervista debba avere una durata limitata, per evitare di diventare noiosa. C è quindi tempo per un ultima domanda e, ovviamente, per qualsiasi cosa vi sentiate di dire o aggiungere. La domanda è questa: Come vi vedete tra altri 10 anni? Immaginate voi stessi proiettati in un futuro prossimo come gruppo? E la nostra "scena"?

GG: Come gruppo credo che per un po' continueremo, sfighe permettendo, anche perchè abbiamo tantissimi pezzi nuovi e ci diverte suonare in giro. Tra dieci anni se qualche guerra idiota o qualche disgrazia non mi avranno tolto di mezzo, penso di poter esserci ancora . A me piace il punk!!!!

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