Suburban Base

Il primo disco è sempre un biglietto da visita: presenta il gruppo e può decretarne la facilità o la difficoltà nella futura scalata verso la notorietà (notorietà, non necessariamente fama, sia chiara la differenza).
I Suburban Base escono con un EP di 5 pezzi fuori dopo pochi mesi di attività, lo mandano a Radio Riot e ricevono una recensione non proprio positiva. Ma prendono molto bene la cosa e decidono di chiederci un'intervista per far vedere cos'altro c'è dietro quel disco: chi sono, cosa pensano, cosa vogliono.
Impossibile rifiutare la richiesta.

Pit: A cosa dobbiamo il vostro nome?

Suburban Base: Come ogni cosa che scriviamo, anche il nostro nome ha un senso. La Base è la casa di Gigamesh (un nostro chitarrista) ed è il nostro punto d’incontro, il luogo dove è nata e cresciuta la nostra amicizia. Siccome questo appartamento è in periferia abbiamo aggiunto Suburban... ed eccoci qui, i Suburban Base! Se ne volete sapere di più, sul nostro sito (www.suburbanbase.it) c’è una biografia dettagliata.

P: Questo EP è il vostro primo disco?

SB: Sì, è il nostro primo lavoro e lo abbiamo registrato dopo soli 5 mesi dalla formazione del gruppo. Qualcuno potrebbe dire che siamo stati frettolosi, ma la realtà è che questa band vuole fare tutto sul serio e quindi se c’è tanto impegno i tempi si riducono. Noi volevamo avere subito un prodotto con cui presentarci e siamo piuttosto soddisfatti del risultato, contando appunto che lo abbiamo tirato fuori dopo così poco tempo.

P: La registrazione sembra essere piuttosto curata e in una canzone (New Last Day) vi siete dotati anche di musicisti “supplementari”. Mi fa pensare che diate una certa importanza al lavoro fatto in studio…

SB: Noi diamo importanza a tutto perché amiamo quello che facciamo e vogliamo farlo al meglio. Abbiamo registrato al Noise Factory di Milano, che è un ottimo studio, e con un fonico che stimiamo e ringraziamo molto (Giovanni Spinotti). Abbiamo curato molto gli arrangiamenti e se avessimo avuto più tempo li avremmo curati ancora di più! New Last Day è il miglior esempio: siccome Jesus, uno dei nostri chitarristi, è anche violinista abbiamo deciso di aggiungere alla canzone una parte per un quartetto d’archi e per il pianoforte. Pensiamo che questo arrangiamento renda il pezzo ulteriormente suggestivo. I musicisti supplementari sono nostri amici che suonano alla grande e approfitto dell’occasione per salutarli e ringraziarli di nuovo.

P: Ma cosa conta maggiormente, secondo voi, la registrazione in studio o il live?

SB: Come ho già detto, per noi è tutto molto importante. Ad ogni modo, anche se in studio vogliamo essere accurati, credo che la sede live sia quella che preferiamo. Qualcuno dice che dal vivo siamo diversi, in effetti siamo molto più energici. Pensiamo che i migliori concerti siano quelli dove la band sul palco suda e trasmette tanta energia. Infatti è su questi presupposti che si basano i nostri live: il palco deve tremare, dobbiamo scendere dal palco sudati e col fiatone e il giorno dopo dobbiamo avere mal di schiena!

P: Ad ogni modo, il disco è fuori. Quali sono le vostre aspettative, i vostri desideri e i primi confronti con la realtà?

SB: Come dicevo prima, con questo EP\demo volevamo farci conoscere e grazie anche alla Kick Promotion Agency, la nostra fidata agenzia di promozione, il nostro nome e il nostro materiale stanno girando. I responsi che abbiamo avuto sono per la maggior parte positivi. Il pubblico che ci vede dal vivo e compra il CD generalmente lo apprezza. Infatti qui da noi a Milano si sta creando un gruppo di persone che viene ai nostri concerti e canta le canzoni, è bellissimo! Per quanto riguarda la critica, sono uscite una trentina di recensioni tra siti e riviste e quasi tutte sono positive. Un esempio di recensione negativa è quella… del vostro sito! Ma io sono convinto che quelle più o meno negative ci servano parecchio perché, anche se al momento non fanno ovviamente piacere, ci spronano a migliorare. Quindi grazie!

P: Cosa spinge una band a scegliere di cantare in inglese? Non potrebbe essere un problema per chi, qui in Italia, non è particolarmente bravo in materia?

SB: Per me i motivi che spingono una band a cantare in inglese possono essere tanti, mi limito a dire perché noi abbiamo scelto questa lingua: pensiamo che il nostro genere si sposi molto meglio con l’inglese. Io personalmente, che scrivo quasi tutti i testi, ascolto da quando sono nato praticamente solo musica americana e quindi mi viene spontaneo cantare in english. Assolutamente non voglio scimmiottare gli americani, ma bisogna ammettere che il rock è una materia in cui sono sicuramente superiori a noi.
Non capisco perché dovrebbe essere un problema. Se uno non capisce l’inglese e vuole sapere che cosa sto dicendo in una canzone, venga sul nostro sito e troverà le traduzioni dei nostri testi. Ma innanzitutto a chi ascolta deve piacere la musica perché è di musica che si tratta, non di poesia o letteratura! Con questo non intendo assolutamente dire che i testi non siano importanti, anzi i miei sono sempre molto pensati e personali.

P: C’è qualche gruppo, qui in Italia, a cui fate riferimento? Nel senso di "ispirazione" (più o meno diretta, o magari anche solo casuale) o anche di semplice stima.

SB: Apprezziamo molto e forse ci influenzano un pochino i Seed'N'Feed di Viareggio. Mentre ci ispiriamo poco, ma stimiamo tantissimo i Matmata di Brescia. Anche qui approfitto per salutare Gianmario e compagni.

P: Non abbiamo modo di sapere se l’intervista uscirà in tempo, ma ad ogni modo volevo chiedervi la vostra opinione al riguardo del vicinissimo referendum sulla procreazione assistita.

SB: Rispondo a titolo personale. Io voterò sì a tutti e 4 i quesiti perché ritengo l’attuale legge restrittiva e reazionaria. Vorrei anche dire ad alta voce a gente come il cardinal Ruini che i tempi della santa inquisizione sono finiti. Per me un embrione non è un uomo. Oltretutto, se vince il sì, verranno anche aperte nuove strade alla ricerca scientifica, il che mi sembra molto importante.

P: In generale pensate che un gruppo musicale debba dire la sua su situazioni politiche e sociali? Faccio riferimento anche al fatto che da un po’ di tempo ho assistito a discussioni in cui si sosteneva che l’hardcore dev’essere slegato dalla politica e deve parlare d’altro. Voi non suonate hardcore, ma ad ogni modo quella non è di certo una prerogativa di quel genere. Come vi ponete di fronte a questa discussione?

SB: Bella domanda, grazie! C’è chi dice che il rock non debba parlare di politica. Io ritengo fermamente che chi scrive musica possa trattare gli argomenti che più gli piacciano! Se qualcuno è molto sensibile ai problemi sociali e ne vuole parlare, perché impedirglielo? Se uno vuole parlare SOLO di ragazze, droga e sbronze (non è il mio caso), perché impedirglielo? E se uno vuole trattare tutti gli argomenti che gli passano per la testa, perché magari le canzoni che scrive sono diverse tra loro quindi passa da tematiche sentimentali, ad altre esistenziali, ad altre sociali, fino a quelle goliardiche, PERCHE’ IMPEDIRGLIELO?… Veniamo all’hardcore, di cui io sono un grande appassionato. Questa fantastica musica è un ramo del punk ma, diversamente da questo, porta avanti un messaggio più positivo e sicuramente non autodistruttivo. E’ una musica rabbiosa, che grida di santa ragione e quindi mi sembra che le tematiche politiche-sociali siano perfette per un testo HC. Certo io apprezzo tanto i Propagandhi, che sono ultrapoliticizzati, ma anche i Madball che di politica non mi sembra ne facciano. In conclusione dico anche che un gruppo che raggiunge ampi livelli di fama e visibilità faccia proprio bene a lanciare messaggi con intento di sensibilizzare. Perché tutti quanti ci dobbiamo svegliare, ogni giorno nel mondo succedono cose incredibilmente disumane e pochi lo sanno!

P: Tornando più direttamente ai progetti del gruppo… Cinque canzoni non sono moltissime, ne avete altre in cantiere per un nuovo disco?

SB: Ne abbiamo scritte parecchie altre, infatti in agosto entreremo in studio per registrare il nostro primo vero album. Siamo veramente contenti dei nostri nuovi pezzi, ci sentiamo maturati e crediamo di aver acquisito un'identità più personale. Faremo un bel lavoro che rispecchi di più la potenza che dimostriamo nei live.

P: E altri progetti che coinvolgono la band quali sono?

SB: Abbiamo appena firmato con un'agenzia di booking che ci farà suonare in giro per l’Italia, quindi i nostri altri progetti sono: suonare, suonare, suonare! Supportateci! Venite ai nostri concerti, non ve ne pentirete!

P: Grazie della disponibilità e in bocca al lupo per il futuro!

SB: Grazie mille a voi per lo spazio! E crepi il lupo! Yeah! Shalla!

Visitate il sito dei Suburban Base:
www.suburbanbase.it

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