Remove

Gianluca Sgueo ha collaborato con Radio Riot fin dai primi mesi seguenti alla sua nascita. Ne ha visto l'evolversi e ha dato un suo contributo fornendoci costantemente ottime recensioni di dischi e libri nonché diversi articoli informativi.
Con questa intervista fatta ai Remove (storica band romana che da qualche anno ha rivisto la propria formazione nonché il modo di idealizzare ed esprimere l'hardcore) Gianluca mette in luce una profonda capacità di analisi unita ad un occhio critico molto attento a porre domande interessanti e sensibili, capaci di delineare sia il corpo che i pensieri di questo gruppo.

Gianluca: Le prove, i dischi, i concerti. In cosa consiste davvero l'attività di un gruppo hardcore? Quanto tempo della vostra vita occupa e quanto importante lo considerate? È un hobby o qualcosa di più?

Kikko: Ti rispondo con un'altra domanda: a te è mai capitato di pensare solo un attimo di smettere di suonare Hardcore dopo l'ennesimo concerto andato male (parlo di rimborsi e cose varie)? Io sono convinto che il progetto Remove non è mai stato solo un passatempo fin dal primo momento in cui è nato, questo è dimostrato anche dal fatto che molti di noi fanno salti mortali per conciliare impegni quali lavoro e studio pur di suonare costantemente.

G: Cosa significa "hardcore" a Roma, nel 2002? A parte le solite banalità sulla scena e sul come viverla, c'è davvero uno spirito hardcore? A volte ho l'impressione che tutto si riduca ad un tentativo - malriuscito - di copiare i gruppi d'oltreoceano, una specie di gara a chi ha la maglietta più fica o il disco più raro. Mi sbaglio?

K: Quando mi vengono fatte certe domande non so mai come rispondere, a volte trarre conclusioni sulla "scena" è come fare una passeggiata in un campo minato. Ci sono persone e persone, non me la sento di parlare di altri, noi siamo sempre stati umili; a parte tutto i gruppi romani stanno riscuotendo un notevole successo (vedi i Face The Fact che hanno recentemente suonato all'Hellfest negli USA con gruppi tipo Stretch Arm Strong, Shai Hulud, ecc.) e la gente ai concerti ha iniziato a supportare realmente chi suona. Dopo i tempi del fomento della Legion ed il successivo buio, Roma sta conoscendo un periodo stupendo per quanto riguarda i concerti, grazie anche a chi spende soldi e si sbatte per questo.

G: Rispetto. Datemi una definizione di questa parola. C'è rispetto quando il punk schifa il tipo che suona il bongo al centro sociale, o quando l'sxe di turno se la prende con chi sta fumando una canna?

K: Ognuno ha le sue convinzioni, estremiste o meno.

G: Ho avuto modo di sentirvi suonare in più di un'occasione. Ho assistito a concerti davvero molto coinvolgenti ma anche ad esibizioni mediocri, poco incisive perché - a mio giudizio - poco sentite da chi suonava, ossia da voi. È stata solamente una mia impressione oppure è vero che lo avete percepito pure voi? Da cosa pensate che dipenda? Personalmente attribuisco un concerto malriuscito a diversi fattori, ma tra questi c'è senz'altro lo scarso impegno di chi suona. E con questo approfitto anche per chiedervi un'altra cosa. Io ritengo che l'hardcore, o il punk in generale, richiedano più di ogni altro genere una passione fortissima da parte di chi suona. Non basta la tecnica… siete d'accordo?

K: Sono convinto che capitino a tutti le giornate "no", purtroppo di limiti ne abbiamo ancora molti e tra questi c'è il non sapersi adattare alle situazioni che ci si presentano. Diciamo che soffriamo l'atmosfera del posto in cui suoniamo. Se la gente è coinvolta, canta i pezzi e si diverte allora anche noi ci divertiamo perché la passione non manca. A noi piace molto anche inserire nei nostri live cover classiche per così dire "rilette" in chiave hardcore (ad esempio Fear Of The Dark dei Maiden) per far divertire la gente, e sembra che funzioni.

G: Facciamo un'ipotesi. Immaginate di realizzare un disco che piaccia moltissimo e che vi porti grande notorietà. Ovviamente questo comporterebbe la necessità di confrontarsi con problemi che ora non avete. Intendo ad esempio il vedersi gestite le date da agenzie apposite (che ovviamente guadagnano su di voi), avere minore possibilità di scelta sui contenuti, dovendo accontentare un numero di persone meno ristretto intendo, e soprattutto la perdita del controllo totale sul vostro prodotto. Credete che sia un prezzo giusto da pagare per poter diffondere il vostro messaggio oppure preferite restare pienamente padroni del vostro operato?

K: Sono convinto che il nostro modo di scrivere canzoni rimarrebbe immutato anche perchè i primi a dover essere soddisfatti del prodotto siamo noi. Ognuno ha le proprie idee e le proprie influenze all'interno del gruppo, prima che un pezzo venga arrangiato definitivamente ce ne vuole, e spesso questo ci ha portato anche a brevi ma intense discussioni (ride, ndr). Non saprei risponderti così su due piedi però posso dirti che vantiamo membri incorruttibili tra di noi sotto questo punto di vista (rido di nuovo).

G: Fino a che punto la musica che suonate è importante? Mi spiego meglio. Leggendo i vostri testi ho notato molti riferimenti introspettivi, che ho gradito moltissimo. Mi chiedevo appunto se e quanto la musica con la quale accompagnate questi pensieri sia importante. Se cioè cercate di vivere quello che cantate/suonate anche nella vita di tutti i giorni - oltre l'aspetto musicale dunque - o se invece credete che si tratti di due elementi inscindibili.

K: Questa è una cosa alla quale tengo moltissimo, canzoni come January 1 o Can't Stop Time o addirittura Shining Star parlano di esperienze vissute da noi in prima persona; io personalmente mi sfogo moltissimo nello scrivere i testi, mi aiuta veramente tanto poter condividere con altre persone il mio stato d'animo. Abbiamo modificato notevolmente il nostro stile e questo è facilmente recepibile nel nostro demo che potrebbe quasi essere diviso in due promo uno totalmente diverso dall'altro: i "vecchi" Remove erano un gruppo fortemente influenzato dall'old school e i testi erano fondamentalmente critici e dissenzienti, i Remove di adesso sono un gruppo più "d'atmosfera" se vogliamo, i testi sono quasi totalmente spezzoni delle nostre vite, mentre per quanto riguarda la musica non disdegnamo riff melodici e pezzi a bassa velocità.

G: Suonando in un gruppo ho avuto modo di togliermi moltissime soddisfazioni. Ma anche di ingoiare tanti bocconi amari: concerti saltati all'ultimo momento, oppure progetti rimandati per mancanza di soldi o tempo. E voi? Raccontatemi l'episodio più bello che v'è capitato come gruppo e quello che invece dimentichereste più in fretta.

K: Sicuramente le soddisfazioni più grandi le abbiamo avute grazie al pubblico: quando la gente si diverte e canta i nostri pezzi non possiamo che essere contentissimi di ciò, in particolare mi ricordo di un concerto a Ravenna che, seppur essendo uno dei nostri primi live, la gente ha partecipato attivamente. Viceversa è facile che concerti organizzati all'ultimo momento e con una strumentazione inadeguata dove gran parte degli spettatori sono gli altri gruppi che suonano siano difficili da digerire.

G: Lo chiedo a voi come gruppo anche se so che non tutti seguite lo stesso tipo di idee. Cosa significa essere straight edge? Intendo da un punto di vista concreto, al di là di alcune rinunce. Soprattutto, quanto è influenzata l'attività del gruppo dalle vostre idee personali?

K: Come hai detto tu stesso i Remove non sono un gruppo straight edge; nonostante lo siano stato in passato adesso c'è comunque rispetto tra di noi. Non ci avventuriamo nella scrittura di testi che magari non sentiamo tutti allo stesso modo. Nel nostro sito è presente una sezione dedicata all'animalismo, fortemente voluta da quelli che tra noi credono molto in quello che dicono di essere.

G: Una domanda per Kikko (il cantante). Ti conosco dai tempi delle Brigate Rozze, quando suonavamo assieme. Se penso a quel periodo sembra sia passata un eternità, eppure sono solamente due anni o poco più. Quante cose sono cambiate da allora nella tua vita e nel tuo modo di pensare? Hai dei rimpianti?

K: Non ho assolutamente nessun rimpianto, tutto quello che ho fatto mi è servito moltissimo per essere quello che sono ora. Molte delle mie convinzioni sono cambiate, o per meglio dire maturate, come i miei gusti musicali tra l'altro... Con le Brigate Rozze mi sono avvicinato al Punk Rock, genere al quale sono tutt'ora legatissimo, ho imparato molte cose, ho conosciuto molta gente, mi sono creato una base sulla quale sviluppare questo progetto come sono convinto che sia per te con i Threat Of Riot.

G: Credete che suonare hardcore/punk sia una cosa necessariamente legata ad una specifica fascia d'età? È raro vedere persone oltre i 30 anni che vivono questa realtà, e viene da chiedersi se - passato un certo punto - non si abbandonino certe cose perché non ci si crede più o se faccia più semplicemente parte del corso della vita. Voi che ne pensate? Siete d'accordo con cose tipo "true till death"? (al proposito mi viene in mente una bellissima canzone dei Good Clean Fun in merito a questa cosa: Forget Your Playtude)

K: Io sono il più "giovane" del gruppo ma alcuni di noi che hanno superato abbondantemente i 25 e sono legati al gruppo come all'inizio, conosco gente - anche per fama - che non abbandona l'Hardcore perchè è convinta ancora può dargli qualcosa. Tieni anche conto che il movimento per come lo conosciamo noi in Italia è relativamente giovane... Sono convinto che più passerà il tempo e più la gente si accorgerà che una famiglia o un lavoro da "adulti" può convivere benissimo con tutto ciò che l'Hardcore comporta. Qualcuno ha mai parlato di una età specifica?

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www.removehc.com