Product Of Progress

Dalle ceneri degli Sberla nascono i Product Of Progress, hardcore romano che cerca di porsi pochi limiti e di dar sfogo a tante intenzioni.
Con queste righe cerchiamo di scrutare a fondo nell'evoluzione del gruppo, nel significato di questo cambiamento, di questo progresso, dando ancora una volta la giusta importanza alle parole, elemento essenziale per interpretare ancora meglio l'espressione del gruppo...

Gianluca: Allora ragazzi eccovi di nuovo attivi con un nuovo gruppo, e pare che le intenzioni di fare le cose per bene ci siano tutte. Ho apprezzato il CD e anche il vostro sito. Cos'è cambiato dia vecchi tempi degli Sberla? Avete motivazioni diverse?

R: Con gli Sberla / SHC è iniziato tutto per gioco, infatti c' erano delle palesi incongruenze al livello di formazione, per esempio Adriano si era trovato a dover suonare il basso anche se studiava da batterista.
Le motivazioni sono pressoché le stesse di un paio d'anni fa, ma ora riusciamo ad esprimerci con più convinzione e consapevolezza. Ovviamente lo stile è cambiato, siamo diventati più estremi ed è sopraggiunta molta voglia di provare, sperimentare…

G: Il CD è stato registrato da poco, e so che è sempre un esperienza bellissima registrare la propria musica. Come vi siete trovati? siete soddisfatti del risultato o pensate che avreste potuto far meglio?

R: Come prima registrazione possiamo dire di esserci trovati complessivamente bene. Sicuramente è stata un' esperienza molto utile perché ci ha fatto capire che la fase di registrazione è profondamente diversa dall'approccio live, in alcuni momenti ci siamo trovati spaesati a causa della nostra inesperienza e della stanchezza accumulata in più di 20 ore di registrazione in soli 2 giorni. Il lavoro è stato sicuramente gratificante anche se la voglia di migliorare non manca.

G: Quali sono i vostri interessi al di fuori della musica? vi interessate di sport, letture, o altro? e quanto questi elementi finiscono poi per incidere sulla musica stessa?

R: Principalmente quello che ci lega è una profonda amicizia, che trascende anche l'interesse musicale stesso, ma come gruppo di amici siamo abbastanza eterogenei, anche se ci sono altri interessi comuni come ad esempio la passione per il cinema, per le arti in genere (pittura, disegno, fotografia…) e per il calcio, ma più osservato che praticato.

G: L'hardcore, come ogni genere musicale del resto, è legato ad alcuni stereotipi ben definiti. Tra questi la tendenza a parlare di temi specifici. Solitamente di rottura e protesta. Leggendo i vostri di testi ho visto che più o meno gli argomenti sono quelli. Eppure in alcuni di questi c'è un tono introspettivo, quasi poetico, che mi ha colpito positivamente. Come nascono i vostri testi? Come li unite alla musica?

R: Riconoscendo la nostra diversità come individui che compongono il gruppo, ognuno porta diverse prospettive di quello che è la realtà, ed è normale che questa diversità risalti. Non abbiamo particolari criteri di scelta se non la spontaneità e non crediamo di doverci necessariamente attenere a certi stereotipi imposti dal genere. Crediamo che l'introspezione non sia una tematica come può essere la protesta, ma solamente un modo molto personale per dare voce alla protesta stessa.

G: Dovendo scegliere un punto di riferimento musicale, un gruppo in cui potervi specchiare, chi indichereste?

R: Crediamo che l'unico punto di contatto tra i nostri modi di intendere la musica è, e non potrebbe non esserlo, quello che suoniamo. Diciamo che cerchiamo di mischiare old e new school e contaminare un po' il tutto. Nonostante gli sforzi non riusciamo proprio a fare nomi. Abbiamo tutti una solida base hardcore, ma nessuno disdegna l'ascolto di musiche assai diverse che possono andare dall'indie rock alla musica elettronica, alle colonne sonore e, perché no, anche ad alcuni aspetti della musica italiana.

G: E' raro che i gruppi decidano di esprimersi attraverso dei video (tranne che a certi livelli ovviamente). Eppure oramai i costi per la realizzazioni di questi non sono elevatissimi e si possono ottenere anche buoni risultati con mezzi propri. Ci avete mai pensato a realizzarne uno? Oppure lo ritenete un mezzo di comunicazione che, al momento, non vi interessa?

R: Sinceramente non ci avevamo mai pensato, crediamo comunque che sia prematuro porci il problema. Al livello più generale pensiamo che rappresentare un messaggio anche a livello visivo può essere sicuramente interessante, interpretandolo come associazione suono - immagini,comunque lontano dall'ottica prevalente della commercializzazione che ha assunto il mezzo ai nostri giorni;più che un video clip ci interesserebbe un lavoro che si avvicinasse all'idea di cortometraggio.

G: Tornando al vostro sito ho apprezzato l'idea di una mailing list, anche questo è un ottimo modo di diffondere e supportare la propria musica e le proprie idee. Quanta importanza date a questo mezzo? Vi trovate d'accordo con quei gruppi che invece preferiscono concentrare il loro pensiero/azione nell'attività live, lasciando che il resto occupi solo uno spazio minimo?

R: Bene, crediamo che questo aspetto sia sicuramente secondario rispetto alla musica vera e propria per cui non possiamo biasimare chi non dedica molta attenzione alla costruzione di siti web o all'informazione tramite mailing list e si concentra sull'attività live. Detto questo però c'è da ricordare che internet come mezzo di comunicazione offre delle possibilità e delle libertà che nessun altro media può permettere ai più, per cui ci sembra comunque importante usufruire di queste possibilità per cercare di farci conoscere e di tenere informata la gente quanto più possibile. Aggiungiamo poi che trovandoci in periferia i contatti sono veramente pochi e soprattutto sarebbe difficile mantenerli di persona, quindi internet ci può facilitare anche al livello organizzativo.

G: Non mi pare abbiate mai suonato fuori dalla vostra regione, ma siete attivi da poco e sicuramente ci sarà occasione di farlo. In merito vorrei chiedervi se avete progetti di questo tipo, e se sì di parlarmene.

R: Inizialmente avevamo pensato di concentrarci unicamente sulla demo, ed ora che questa è stata ultimata ci troviamo ad affrontare i nostri primi live che per ora si svolgono unicamente in ambito locale.
Pensiamo comunque che il live come evento sia molto importante e ci piacerebbe molto viverlo anche fuori dalla nostra regione, ma al momento non abbiamo ancora avuto l'occasione. Pianificare ed organizzare serate è già molto difficile nell'ambito cittadino e le difficoltà aumentano in maniera esponenziale se si parla di "trasferte", quindi se capiterà sarà sicuramente accolto con grande entusiasmo, ma per ora non abbiamo i mezzi per organizzarli in prima persona.


G: Parlatemi delle differenze politiche ed ideologiche che ci sono nel vostro gruppo, e di come queste scelte individuali influenzino l'attività di gruppo.

R: L'interesse politico è senza dubbio una caratteristica che ci accomuna. Anche qui però ci sono delle tendenze differenti, ossia parte del gruppo è più orientata verso un discorso di auto-organizzazione, che si esprime attraverso la partecipazione attiva a dibattiti, collettivi, ed azioni di protesta, mentre c'è chi predilige una propria riflessione ideologica che può variare dal "drug free lifestyle" all' ecologia, che reputiamo comunque un interessante aspetto della politica. Ovviamente, come si può dedurre dai testi, tutto questo diviene parte integrante della nostra produzione che non è altro che il mezzo che noi usiamo per esprimere le nostre idee.

G: Credo sia facile essere giovani e mostrare il proprio dissenso, è quasi come se si fosse giustificati in ciò, e ci si fa forti del fatto che comunque c'è una sorta di "benevola comprensione" da parte di chi è più grande e vede il tuo modo di essere come una prerogativa dell'età. Eppure c'è chi la gioventù l'ha passata da un pezzo e continua ad esprimere le proprie opinioni. In quest'ottica come vedete l'attività del gruppo, ma soprattutto le vostre vite? tra 20 anni avrete ancora voglia di fare quello che fate ora?

R: Sinceramente provare dissenso è qualcosa che va al di là dell'età, della musica, del lavoro che qualcuno svolge, è uno "status" profondamente personale, che poi può essere legato a svariate attività, per cui non crediamo che sia strettamente collegato alla nostra musica, magari tra 20 anni, come dici tu, suoneremo un altro genere, ma di fondo la voglia di proporre un'alternativa ci sarà. Le nostre vite sicuramente subiranno dei grandi cambiamenti, come del resto è naturale, ma gli ideali che stanno alla base di noi stessi rimarranno intatti, anche se nessuno può leggere il futuro ed esserne completamente certo. Tuttavia non è così universalmente valido il leitmotiv secondo il quale ai giovani si perdona tutto, anzi di questi tempi sembra essere il contrario, l'opinione pubblica non vede di buon occhio i movimenti antagonisti ne sono una dimostrazione i commenti del dopo Genova e le preoccupazione che ogni manifestazione desta nella gente comune.

G: "Product Of Progress", perché?

R: Dopo 8/9 mesi ci è venuto il sospetto che fosse necessario avere un nome e tra le varie proposte siamo riusciti a trovarne uno che riuscisse a fondere due diversi modi di vedere la musica ed il gruppo: uno che focalizzasse nel nome il concetto del gruppo come continua evoluzione e quindi progresso, ed un altro che sottolineasse la moderna tendenza a considerare le singole persone come semplici prodotti di un sistema seriale.

G: Credo sia tutto. Cerco di limitare ogni intervista all'essenziale ma lascio libero il gruppo di dire quello che vuole, se crede di farlo. Lo stesso vale per voi, aggiungete quello che volete. Vi saluto e vi ringrazio.

R: Grazie per questa occasione. E' sempre bello avere uno spazio in cui poter esprimere le proprie opinioni ed è sicuramente positivo poter contare su strumenti come fanzine e webzine, l'unico tramite tra pubblico e gruppi i quali, altrimenti, non avrebbero modo di farsi conoscere.