PHP
I PHP sono una delle hardcore band italiane che hanno raggiunto i 10 anni di attività. Non sono moltissime, ma neanche così poche come si possa pensare. Tuttavia c'è chi in 10 anni ha lasciato segni indelebili grazie a concerti e dischi capaci di dare veramente qualcosa e, senza voler fare una "top list", i PHP sono decisamente una di queste band. Lo split del '99 coi Mach 5 è stato apprezzato e conosciuto in tutta la Penisola e questo loro primo full lenght, "Delirio Urbano Collettivo", merita la stessa attenzione.
Piter: Allora, abbiamo aspettato 10 anni (anno più, anno meno) e finalmente abbiamo in mano il primo full length dei PHP. Com'è la vostra situazione attuale, come ci siete arrivati a questo disco e cosa provate/sentite ora che l'avete sfornato?
Nadir: Dunque... Il parto è stato lungo e doloroso. Come ben sai abbiamo avuto diversi cambi di formazione dall'uscita del "4 Way Split" e diversi lutti in famiglia. Questo tuttavia non ci ha scoraggiato. Qualcuno una volta mi disse "cazzo un gruppo normale a 'sto punto si sarebbe già sciolto", e forse ha colto il segno: noi non siamo normali eheh.
Per quanto riguarda la seconda domanda, il secondo quesito, ci sentiamo appagati. Siamo contenti delle critiche positive che stanno arrivando e siamo pronti per andare in giro a suonare. Senza contare che questi pezzi noi li suoniamo già da anni, quindi non vediamo l'ora di scrivere dei pezzi nuovi (tralaltro a un paio stiamo già lavorando).
P: Le critiche positive di cui parli sono di sicuro motivate. Le mie le hai lette e sai bene cosa penso. Certo è facile per un coproduttore difendere una propria uscita, ma non è una cosa che noi siamo soliti fare. Il merito è sempre e solo del disco, e del gruppo per quanto riguarda ciò che rappresenta.
"Delirio Urbano Collettivo" ha tirato a galla una band che se n'è stata sotto troppo a lungo. In acque con troppo terreno emerso i PHP sono quelle Atlantidi che sembravano sprofondate e destinate a morire lì sotto. E invece...
Cosa pensi se ti dico che, senza volervi dare la corona né il merito assoluto di tutto ciò, un disco simile riporta a galla l'italianità del punk e dell'hardcore?
N: Che mi sembra un po' esagerata come affermazione. Voglio dire, è quello che vorremmo, i PHP vorrebbero che l'hardcore italiano tornasse ai fasti di un tempo, quando gli Indigesti e i Negazione erano famosi nel Mondo proprio perché diversi dagli altri e non perchè scimmiottavano gli Americani. Tuttavia non ci aspettiamo questo. Il carattere del punk è cambiato. Non dico che sia meglio o peggio... Ricordo la discussione nell'intervista che mi feci un po' di mesi (forse anni) fa. Dicevamo questo no?
P: Sì, era un discorso molto simile. Non fraintendermi però: non penso che un gruppo da solo possa fare la differenza, per questo parlavo di non dare corone ai PHP. Non c'è un "Re", ci sono piuttosto una serie di nomi che in questo momento, a mio parere, stanno tirando fuori il meglio dell'Italia (penso a Tsnunami, penso ad Affranti, Kalashnikov, Santantonio, Hobophobic... e molti me ne dimenticherei se continuassi). E tra questi i PHP...
Tornando al disco, ma rimanendo in argomento, noto che non c'è stata una critica esplicita a questo argomento, mentre devo dire che un po' me l'aspettavo. Qualche testo simile a quelli dei Mach 5 nello split con voi.
Eppure... mi è sembrato comunque di cogliere qualcosa. Qui e lì delle critche velate ci sono o sono io che le ho volute trovare a forza?
N: In che senso? Cioè una critica alla scena? O a questo tipo di tendenza?
P: Non alla tendenza di ritornare all'italianità, all'opposto semmai.
N: Ma... attenzione qui c'è da fare una precisazione. Noi non è che cerchiamo l'italianità nel nostro sound. E' più corretto partire da un concetto ampio, ossia che come in tutti i generi di musica (e nelle arti in generale, se proprio vogliamo sparare una miccetta nell'Universo) le influenze sono fondamentali. Ossia nessuno inventa niente, si prendono dei riferimenti e li si mischia, stravolge, trasforma, eccetera, a proprio piacimento.
Vogliamo fare un esempio? Tipo prendi i Santantonio che hai citato prima, tanto per prendere un gruppo che per me spacca il culo. Hanno preso un po' di death metal svedese, l'hanno punkizzato e mischiato con l'hardcore torinese degli anni '90. Ovviamente poi allarga un attimo il cerchio: non è che uno deve fare le cose alla lettera, però diciamo che loro partono dal concetto di rivisitare a proprio piacimento questo tipo di riferimenti.
Ecco i PHP fanno la stessa cosa però mischiando altri gruppi, che sono italiani, americani, svedesi, inglesi e bla bla bla. Diciamo che la nostra tendenza è quella di prendere tutto e mischiarlo e vedere cosa viene fuori, anche a costo di cagare fuori dal vaso e sembrare incoerenti.
Per quanto riguarda l'utilizzo della lingua italiana invece ti posso dire che a me piace scrivere in italiano più per una questione personale, nel senso che ogni testo lo prendo come una sfida personale. E' molto più difficile l'italiano dell'inglese perché le parole hanno molte più sillabe e gli accenti devono essere rispettati molto più che in inglese. E poi la nostra lingua ha delle sfumature che, proprio perché è mia, sono in grado di riportare in maniera precisa, cosa che non riuscirei a fare altrettanto in inglese. Tant'è che tradurre i nostri testi in inglese per il booklet è stato molto difficile.
Per smontare tutto questo discorso ti dirò che nel prossimo lavoro saranno presenti anche dei testi in inglese perché siamo dei paraculi.
No a parte gli scherzi ci saranno delle canzoni in inglese semplicemente perchè trovo il sound delle parole inglesi più adatto ad alcune parti musicali, e quello delle parole in italiano per altri. E siccome non mi voglio porre limiti, e anzi vorrei allargare la "sfida" che dicevo prima anche alle canzoni in inglese senza snaturare la nostra attitudine ovviamente.
P: Restiamo un attimo fuori dall'argomento testi, che già sai condivido appieno.
L'italianità, a mio parere, è come qualunque altra "nazionalità". La riferivo al fatto di essere in grado di proporre qualcosa di personale (cioè una personalità-italiana) a quel collage di altri generi di cui parlavi anche tu. Come giustamente hai detto nessuno si inventa niente. Il problema nel punk italiano è che oggi nessuno SI VUOLE inventare niente: meglio cose che già funzionano e che sembrano attirare i più.
Proprio tu mi hai fatto notare tempo fa come alcuni gruppi nostrani hanno più seguito all'estero che qui da noi, o comunque cercando di proporsi sul "mercato" estero. Come vi rapportate voi di fronte al tentativo di aprirsi all'estero, magari anche con qualche "sacrificio"?
N: Guarda, noi avevamo un paio di tour all'estero organizzati che abbiamo dovuto far saltare per via delle sopracitate sfighe. So che all'estero siamo un po' conosciuti, nonostante non abbiamo mai varcato il confine oltre a quello svizzero - e prossimamente lo faremo. Per quanto riguarda i nostri dischi, cercheremo di farli girare con i nostri concerti.
Tant'è che come puoi vedere per la prima volta abbiamo messo le traduzioni dei testi, proprio perché vogliamo far capire anche agli stranieri che non parlano italiano cosa sbraito nelle canzoni. Quelli in italiano sono per quelli che sanno l'italiano ma che comunque non capirebbero cosa dico, dato che molto spesso invece di cantare farfuglio
- si aggiunge Guido alla chiacchierata -
P: Dunque, per questo disco vi siete affidati ancora una volta alle coproduzioni - anche se, ahimé, poche etichette. Per il prossimo? Mi pare che una volta, Nadir, citasti il fatto di pensare ad un'etichetta unica che producesse il tutto. C'è effettivamente questa idea?
N: Beh l'idea c'è sempre, è l'etichetta che manca. Noi ci speriamo sempre.
Guido: Ma sì, tanto mò pure c'è la Roadrunner che ci fa la corte... prossimo disco fioccano i quattrini, GARANTITO!
N: Ahahahah sì la Roadrunner ci ha offerto 100 euro per 50 copie, ma poi hanno scoperto che nella cooproduzione c'eravate anche voi di Radio Riot e han cambiato idea.
P: Si sarà intimorita di fronte al nostro fascino magnetico!
Tornando a noi... Non credete che pensare ad un'etichetta unica sia una scelta che in qualche modo svaluti l'autoproduzione? La coproduzione come mezzo mi sembra essere più vicino a rappresentare i perché dell'autoproduzione. Ovviamente so per certo che non si tratterebbe di una major né di un'etichetta alla Mescal o simili. Immagino che sarebbe più qualcosa a livello di Hurry Up, Riot, Circle Pit...
G: Beh, chiaramente... Ti dirò, non penso che sia tanto un discorso di "svalutazione" nei confronti dell'autoproduzione. Il fatto che una band, specialmente se emergente, trovi un'etichetta specializzata nell'ambito musicale a cui essa appartiene è una buona cosa... E' indice di interesse da parte di chi vuole produrli, poiché ciò sottintende l'intenzione da parte dell'etichetta di promuovere i gruppi appartenenti al proprio "rooster". Quindi cercare date, sbattersi per promozione anche al di fuori del nostro Paese, e tutto ciò che ne consegue...
N: Si semplicemente per quanto sia bello come concetto la "coproduzione" ha i suoi lati negativi. Ad esempio il fatto che comunque tu che sei già impegnato nel lato musicale e organizzativo del gruppo (e anche della tua vita e del tua lavoro, ahimé), devi farti tutti gli sbattimenti extra per curare l'uscita del disco. Le grafiche, le pratiche SIAE, la promozione, raccogliere i soldi dei cooproduttori, consegnare le copie una volta stampato il disco ecc ecc
Un'etichetta sola farebbe questo lavoro da sé senza che il gruppo si debba sobbarcare di ulteriori impegni.
P: Quindi cercare un'etichetta per avvantaggiarsi sul discorso promozione/distribuzione/concerti?
G: Secondo me sì. Io sono un fermo sostenitore del "farsi gli sbattimenti in prima persona", quindi essere io ad alzare il telefono e/o mandare mail per cercare date, contatti con band con cui magari ho avuto modo di suonare, o andare al locale o centro sociale per chiedere se è possibile organizzare date... e il fatto di avere anche qualcun altro che 'sta cosa la fa di mestiere penso sia un ottimo incentivo.
P: Ma il fatto di farlo "per mestiere" non si allontana da alcuni concetti del d.i.y.? Ovviamente c'è modo e modo di concepire l'autoproduzione, ma delegare altri che fanno queste cose per mestiere sembra quasi contraddittorio.
N: Beh la Dischord e i Fugazi sono l'esempio di d.i.y. per eccellenza, eppure lo fanno di mestiere. Il d.i.y. non prescinde il fatto di guadagnarci e viverci, semplicemente esce dalle logiche del mercato tradizionale e resta nell'underground.
G: Giusto.
P: Torniamo a voi più da vicino. Quali dischi consigliereste a chi volesse approfondire il vostro approccio?
N: Allora, Guido fai silenzio...
G: ...SLAYER...
N: Ahahah, dunque... noi siamo il risultato della fusione di codesti dischi (più svariate cose nostre personali): Indigesti "Osservati Dall'Inganno", Battery "Whatever It Takes", Gorilla Biscuits "Start Today", Chain Of Strength "The One Thing That Still Holds True", Good Riddance "Operation Phoenix", Pennywise "About Time", Slayer "Reign In Blood", Marduk "Marduk Panzer Division", Joy Division "Closer", Bad Religion "Stranger Than Fiction", Shai Hulud "Hearts Once Nourished With Hope And Compassion", Frammenti "Corrono Ginocchia Sbucciate", Negazione "Lo Spirito Continua", Thrice "Identity Crisis", Catharsis/Newborn "split", Marco Masini "Malinconoia", Ignite "Call On My Brothers", Boysetsfire "After The Eulogy", Death By Stereo "Day Of The Death", Grade "Under The Radar", Strife "In This Defiance", Arturo "Ar-Cor", Earth Crisis "Slither", e una spruzzata dei primi di Vasco.
G: I Marduk?! Ma dove?!
N: I Marduk per i testi, Guido!
G: Ahhhhh... questa mi era sfuggita... Ma non parlavano di come impalare i conigli nei boschi, di face-painting e di birra scaduta? Anche se d'ora in poi i Piaccappì si daranno all'emo-grind e si parlerà solo di frangette inamidate, calzette a righe e della frustrazione dei 18enni innamorati delle tipe che conoscono su MySpace.
N: No, a parte gli scherzi, ai Marduk mi sono ispirato per alcuni riff, come il finale di Ottimista Sul Niente e quello di Delirio Urbano Collettivo.
P: Ahahah capito... C'è altro che fate o vorreste fare oltre a suonare, rimanendo nel contesto punk hardcore? Mi riferisco a eventuali collaborazioni/creazioni di fanzine, webzine, etichette...
G: Nell'ambito credo sia importante essere presenti non solo dal punto di vista musicale, quindi suonare con la propria band... Per esempio di recente ho intenzione di creare una sorta di piccola "agenzia di booking" insieme a due amici che suonano in altre band hardcore, con i quali vogliamo iniziare a sbatterci per tirare in mezzo gruppi da tutta Italia per organizzare concerti, partendo chiaramente da Milano.
P: Commentare tutti i testi mi sembra eccessivo, anche se sarebbe interessante avere il vostro punto di vista in merito (dico "il vostro punto di vista" perché penso che ogni persona interpreti un testo in modo personale). C'è un testo particolare a cui siete legati e che vorreste approfondire un attimo qui?
N: Qua entri in un sentiero tortuoso, potrei stare a scrivere delle ore! Dunque sicuramente i testi più significativi sono Nero Umano, Ottimista Sul Niente, e soprattutto Delirio Urbano Collettivo. Che è anche la canzone migliore a mio avviso, tant'è vero che da il titolo al disco. La peculiarità di questo pezzo è che racchiude veramente l'anima dei PHP, sia la parte strumentale che le liriche. Musicalmente, come hai potuto constatare, è davvero un misto di influenze. Tra old school e hardcore melodico, che sfocia in un post-core con delle sovraincisioni di violini e percussioni tribali, e un finale in crescendo dai toni black metal. Questi sono i PHP. Non ti spiegherò il testo, dato che dovrei riportarne dei brani, e chi non l'ha letto non potrebbe capire. E poi in fondo, le cose spiegate a volte risultano banali. Ti dico solo che parla del disagio, della demotivazione ma anche della perseveranza.
E' come se fosse una istantanea di un momento qualunque della routine di chi vive e lavora in una grande città, che però, filtrata attraverso i miei occhi di osservatore distaccato, diventa un lungo aneddoto dai tempi dilatati, e dai toni disillusi. Che in fondo sono i temi portanti dei testi dei piacca.
Non riesco a spiegartelo, posso solo citare un verso di Nero Umano: "Di fronte a un universo di disillusione, concedo alla mia anima di essere ragione, amore e rabbia. Di essere qualcuno, di essere qualcuno tutti insieme. Di essere la voce del cuore nero, bruciato dall'indole del mondo".
P: Nel booklet c'è una citazione a film, fumetti, libri, interviste, alla fine di ogni testo. Nonché una citazione ad un film, "Three Kings", alla fine di una traccia. Quale e quanta importanza ha il citazionismo nei PHP?
N: Beh, è basilare. Abbiamo deciso di inserire una citazione alla fine di ogni testo proprio per esplicare, per arricchire, o semplicemente per omaggiare altri autori. Come ti dicevo prima, il citazionismo secondo me è la base di ogni opera creativa, bisogna avere sempre una base da cui partire.
Io per i testi mi rifaccio a quello che vedo, a quello che sento, che vivo (questa era una citazione da La Torre di Babele, ndr). Quindi essendo un appassioanto di arte, cinema, fumetto, musica e letteratura, non vedo perché non debba usare questa mia passione per arricchire i miei testi.
Peraltro la formula delle citazioni può essere usata in svariate formule oltre che come ispirazione bella e buona. Ad esempio il brano di "Three Kings" è usato per esplicare meglio il significato della canzone La Torre di Babele che viene subito dopo, che parla appunto della mia visione del "dopo 11 settembre". Questa a sua volta è basata su un saggio che ho studiato quando ero all'università, di un sociologo che fa un parallelo tra la caduta della torre di Babele e la caduta delle Torri Gemelle, che a sua volta ovviamente trae le sue conclusioni basandosi sulla Bibbia e su svariati antichi testi come il Talmud, che è ripreso nel booklet del CD come citazione alla fine del testo, assieme ad alcuni brani tratti da dei libri massonici. La Torre Di Babele è poi ancora una citazione dalla canzone omonima di Edoardo Bennato. Tralaltro affronta più o meno lo stesso tipo di argomento. Di Edoardo Bennato c'è anche un altra citazione nel booklet (alla fine de Il Gioco)... e così via!
E' un gioco di rimandi ad altre opere. Ti dico la verità, non è facile da fare, nel senso che richiede un sacco di tempo per pensare, e non è assolutamente un procedimento istintivo, ma di ricerca e grandissimi pipponi mentali. Però alla fine trovo che sia divertente.
Ad esempio il grosso "cameo" (se cosi possiamo definirlo), quello fondamentale nel disco, è proprio il titolo dell'album: "Delirio Urbano Collettivo" che è il primo titolo dato da Marco (cantante dei PHP fino al 2001) a una canzone presente sul 7" "Incompletodisordine" prodotto da (Goodwill, 2001), che poi è' stata intitolata invece Ad Alta Tensione.
Questo è un nostro omaggio ai vecchi PHP, anche se poi alla fine, lo sappiamo solo noi. Beh adesso in realtà lo sapete anche voi...
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