Mallory Knox
Ancora una volta nella capitale, ancora una volta a intervistare un gruppo, ma questa volta con una piccola particolarità: le Mallory Knox sono tutte donne, per certi versi vicine al movimento delle riot grrls. Ecco un'ottima occasione di appronfondimento per chi non conosce questa hardcore band e per chi vuole avvicinarsi alle idee di questo movimento.
Gianluca: So che suonate da circa due anni ma ammetto di avervi conosciuto solo ultimamente (mea culpa!). Forse perché si è portati a pensare alla scena punk/hc come composta essenzialmente da ragazzi (tranne qualche raro esempio), e invece di gruppi femminili ce ne sono. Avete mai riscontrato una sorta di "ostracismo" per il fatto di essere ragazze? O, viceversa, una maggiore curiosità negli ascoltatori nel vedere una band interamente composta da ragazze?
Marianna: L'essere delle ragazze che perlomeno tentano di fare del sano e personale rock'n'roll, cioè del genere propriamente maschile, si è rivelata, almeno nel nostro caso, un po' un'arma a doppio taglio: abbiamo vissuto un po' tutti e due gli effetti da te citati. Se da una parte la situazione richiede che delle ragazze - soprattutto della nostra età - facciano uno sforzo maggiore per essere prese sul serio, dall'altra - e questo va detto - c'è senza dubbio anche una maggiore curiosità. Scetticismo e interesse vanno di pari passo… noi continuiamo a suonare cercando di prendere il meglio da ogni situazione e poi a dire il vero sono proprio i più critici e i meno predisposti ad ascoltare musica al femminile che ci danno una marcia in più.
Olga: Sì, è vero. Forse le persone non si rendono conto che continuando a denigrare un gruppo composto da donne (parlo in modo strettamente personale) giungono al risultato completamente opposto. Siamo donne è vero ma abbiamo un approccio ai suoni e alla musica sorprendentemente maschile che ci porta ad una rivalutazione sia di noi stesse che del background - purtroppo ancora molto limitato - femminile/femminista.
Suoniamo insieme da circa due anni ma siamo emerse soltanto la scorsa estate, frequentando i palchi dei Castelli Romani.
L'"ostracismo" è frequente nei confronti di un gruppo di sole ragazze; molto spesso siamo etichettate come un gruppo che vuole rapportarsi all'uomo per dimostrare di essere all'altezza dello stesso, ma per noi non è assolutamente così: noi suoniamo solo per interesse personale e forte sensibilità alle più piccole vibrazioni che possono uscire da un accordo fluttuante nell'aria.
G: Al proposito ho anche un'altra domanda da farvi. In passato m'è capitato di partecipare più di una volta ad eventi - musicali e non - dedicati al femminismo e/o movimenti ad esso collegati. La cosa che mi colpì molto fu il clima ostile nei confronti del genere maschile in generale. Quasi fosse la causa di tutte le disgrazie del vostro sesso era indegno di prendere parte a tali manifestazioni. Questa cosa poi si riflette spesso anche nell'attività di gruppi musicali come il vostro. Di cosa si tratta davvero? Di un tentativo di affermare una propria identità, dell'atteggiamento di alcune tra voi che però non rispecchia l'intero movimento, o di altro?
M: Sinceramente mi sfugge un po' il senso della tua domanda. Fin dai primi giorni di vita del gruppo abbiamo sentito la necessità di non chiuderci da sole in questo cliché del gruppo femminista perché femminile e viceversa. Mi risulta difficile associare il femminismo al rock'n'roll, la musica all'attivismo politico. Devi essere guidato da una grande consapevolezza di come effettivamente vanno le cose nel mondo per piegare la materia musicale a temi così grandi come i diritti umani, la guerra e la politica in generale. Ovvero: anche il suonare in un gruppo è un gesto politico ma sono pochissimi i gruppi che fanno della musica politica intelligente, che riescono a conciliare bene le due cose, senza cadere nel limbo dei gruppi che si politicizzano esclusivamente per essere cool. Il nostro suonare è politico perché ha cambiato le nostre vite e magari potrebbe anche invogliare altre ragazze a farlo, a far sentire la propria voce. Può sembrare anche una banalità ma ti assicuro che, soprattutto in provincia, c'è molta inibizione e l'istinto ad esserci e a dare una forma al proprio pensiero viene totalmente castrato dalla mancanza di possibilità e di prospettive di crescita.
O: Questa domanda non ci riguarda nella totalità proprio perché, come ha già detto lei, non ci siamo barricate nel mondo del rosa tenue e della aggressività femminista nei confronti dell'uomo come essere inconsapevole della sensibilità uterina. Anzi, piuttosto preferiamo essere ascoltate da un pubblico eterogeneo, promiscuo, o dir si voglia.
G: Allora cos'è effettivamente il movimento riot girls? Vi sentite di farne parte? In che modo?
M: Personalmente non conosco molto a fondo il fenomeno e non credo che le Mallory Knox ne facciano parte, perlomeno non in maniera così attiva e diretta. Ci siamo avvicinate a gruppi riot prima di tutto da un punto di vista musicale e solo dopo abbiamo cominciato a scavare nel loro messaggio, a scoprirne i contenuti forti, anche se non sempre condivisibili. In questo le sperimentazioni elettro-trash de Le Tigre sono state fondamentali. Sono coraggiose. Non indorano la pillola. Non è da tutti.
O: Dice così perché effettivamente abbiamo esperienze diverse: un bagaglio culturale portato sulle spalle per così tanto tempo e solo ora aperto per un'intesa comune; la differenza che c'è all'interno del nostro gruppo (caratteri, opinioni, stili di vita, pulsioni…) è stata la strategia che abbiamo adottato per creare qualcosa di veramente personale, che potesse appartenere a me, come a lei e alle altre due.
Sempre personalmente posso sostenere di essere quella che, nel gruppo, è più vicina al movimento riot, sia perché ho un rapporto molto stretto con la musica "all female", sia perché condivido molte idee ed ideali che ne fanno parte. Sono iscritta ad un'associazione per la lotta all'infibulazione femminile e alle altre pratiche arcaiche, per non dire "ancestrali", compiute in molti paesi africani e del Medio Oriente.
Mi ci sono avvicinata, oltre per l'orrore che mi ha suscitato, anche per fronteggiare un tipo di mentalità ottusa che mi porto come un fagotto troppo pesante sulle spalle e che vede l'uomo come detentore del potere della famiglia (e non solo), del potere sulla donna, ecc. ecc. e il figlio maschio primogenito come il "baluardo della stirpe". Cose di altri tempi, è vero. Ma ancora presenti e da non sottovalutare.
Ed è proprio da qui che il primo vagito femminista, di rivalsa, è emerso, per quanto riguarda me.
G: Il movimento punk femminile ha raggiunto il suo apice qualche anno fa negli Stati Uniti. Inutile citare i soliti gruppi perché penso che tutti li abbiano ben presenti. L'ondata di quel movimento arrivò presto anche in Europa, dove però, secondo me, trovò un terreno diverso sul quale germogliare, per certi versi molto più fertile e culturalmente intereressante. Del resto l'Europa, a partire dalla metà del secolo scorso con le "suffragette", ha sempre visto un forte attivismo da parte delle donne nell'affermazione dei propri diritti. Inevitabile dunque che diversi siano i connotati di questa realtà nel vecchio continente rispetto al nuovo. Voi che ne pensate? Avete riscontrato anche voi delle differenze? Sentite di essere "debitrici" (nel senso lato della parola) verso i gruppi di oltreoceano o no?
M: I gruppi di oltreoceano hanno fatto molto… come Mallory Knox siamo debitrici ai gruppi a cui ti riferisci non tanto da un punto di vista propriamente musicale quanto per il fatto che hanno operato - come ti dicevo prima - in maniera drasticamente politica: hanno urlato in faccia una realtà, sono riuscite ad aprire una strada, ad incoraggiare altra gente ad essere scomoda, a dare la forza ad altre ragazze di non pensare affatto di non essere all'altezza. In questo Kathleen Hanna è oltre che una musicista di ampie vedute sonore con un'ampia consapevolezza del passato, anche una capace agitatrice culturale.
O: E' sorprendente constatare quanto siano numerosi i gruppi femminili in Europa, quanto impegno numerose ragazze stiano mettendo per organizzare ladytour e ladyparty in diverse nazioni europee, prime fra tutte l'Olanda, il Belgio, la Svezia.
E' un fenomeno che ultimamente, a mio avviso, si sta diffondendo e allargando anche nel Sud del Continente, soprattutto ora che la realtà è sempre più "cibernetica".
Spesso si sente in giro che le novità arrivano tutte dal Nuovo Continente e per conseguenza non si può non essere riconoscenti verso ciò che d nuovo è riuscito a giungere fino a noi. Ma non sempre è così. Anzi noi non ci sentiamo "debitrici" verso nessuno, piuttosto cerchiamo di creare il nostro "personale" senza collegarci per questo al movimento riot, alle Bikini Kill, ecc. ecc. Certo apprezziamo molto quello che sono riuscite a fare, ma vogliamo costruire qualcosa di diverso, nonostante le opinioni frequenti della gente che ci collegano al filone femminista.
Siamo stufe di ciò. Siamo un gruppo femminile, non femminista.
Personalmente poi non ce l'abbiamo con gli uomini, ma con un tipo di mentalità che riguarda anche il sesso femminile. Potremmo essere un gruppo misantropo, un gruppo chiuso in uno stretto involucro che ha avuto bisogno di un anno per conoscersi per bene per poi fuoriuscire e vedere i primi bagliori di luce. Ma questa è solo la mia di considerazione. Ci troviamo bene tra di noi perché sappiamo dove vogliamo arrivare. Di Kathleen Hanna ne basta una. I messaggi cambiano a seconda dell'evoluzione della storia e del corso degli eventi. Se l'emancipazione femminile ha avuto i suoi effetti senza dubbio positivi ponendo le fondamenta su cui sono stati eretti solidi pilastri, ora si tratterà di continuare nella costruzione del tutto, magari aggiungendo da più parti un ritocco innovativo per non scomparire sotto il grigiore urbano.
A buon intenditor…
G: Nello specifico, come si delinea la situazione italiana attualmente? Soprattutto mi interessa sapere quali argomenti stanno più a cuore a gruppi come il vostro, se c'è una sorta di sentimento tendente all'affermazione di una propria identità o se si tratta piuttosto di tante piccole scene separate o addirittura in conflitto tra loro. Ma esiste veramente una scena punk-hc (ma direi anche più in generale: rock) femminile?
M: In Italia sembra esserci una scena molto frammentata. Non farei distinzione tra gruppi maschili e gruppi femminili in questo. Conosciamo pochissimi gruppi al femminile. Ho come l'impressione che il suonare venga ancora sentita come un'attività creativa esclusivamente maschile. È una questione di stabilire delle priorità. Per un maschio adolescente suonare può costituire solo un punto a proprio favore, a qualsiasi livello lo si faccia sembra essere un'arma da usare a proprio vantaggio, quasi fosse una tappa da percorrere per crescere ed essere accettati; per una ragazza quella di iniziare a suonare può essere una decisione impegnativa, se lo si inizia a fare è difficile che ci si stanchi, e lo si continua a fare con molta dedizione. Non penso poi che le Mallory Knox possano facilmente essere inserite in una scena: esser parte di un movimento alla lunga penso che possa svilire la tua musica. Ogni gruppo dovrebbe essere preso per sé stesso, come risultato di diversissime influenze. Non vogliamo essere né garage, né punk, né rock'n'roll, né blues. O perlomeno, non esclusivamente solo e soltanto una di queste cose.
Non so se ho risposto alla tua domanda...
O: Non apparteniamo a nessun movimento (è qui che volevo arrivare prima) o almeno non ci sentiamo di farne parte.
Siamo nate quasi per caso, solo per il semplice gusto di suonare e far sentire la nostra voce, ma non in quanto donne, ma in quanto persone sofisticate, problematiche, con problemi sulle spalle (come tanti del resto), condizionate dagli eventi, spesso fraintese. Tutto ciò l'abbiamo voluto mettere in musica. Il gruppo è il nostro involucro, ripeto. Dentro siamo inattaccabili, poco ci scalfisce. La vita quotidiana, i problemi del mondo, i problemi dell'essere donna sembrano soggiogati anche se per pochi istanti. Noi ne teniamo le redini.
Abbiamo conosciuto parecchie ragazze ultimamente, anche grazie al ladyparty. La mia opinione è stata che ognuna aveva e ha qualcosa da dire. Fa sempre bene confrontarsi tra di noi ma non c'è assolutamente alcun tipo di conflitto, anzi è stato un modo per sentirsi unite in una serata speciale di amicizia e musica.
Il punk-hc, come ho potuto constatare, è più spesso appannaggio di gruppi maschili, ma penso sia per una questione, come dire, "fisica"; piuttosto la stragrande maggioranza di gruppi femminili che conosco resta nell'ambito del punk-rock più melodico, del rockabilly, del garage, indie-rock oppure di atmosfere più glam, dark-gothic (vedi il gruppo femminile romano "La Menade"), al massimo del crossover alla Guano Apes.
G: Dirò qualcosa di impopolare forse, ma prendetela come un opinione del tutto personale. Credo che lo sviluppo del movimento femminista Italiano, in tutte le sue contraddizioni ed estremismi, abbia senz'altro giovato alla donna. Siamo ben lontani dal dire che si è raggiunta una totale ugualianza tra i sessi, ma di certo le cose sono cambaite profondamente rispetto anche a solo 10/20 anni fa. Tuttavia penso anche che siano cambiate, come sempre, più a nostro favore (intendo di noi uomini) che vostro. Mi spiego. Se 20 anni fa la donna era sostanzialmente relegata al ruolo di "materfamilias", quindi, nella maggior parte dei casi, si sposava intorno ai 20 anni, faceva figli e badava alla casa (mentre al marito era destinato il compito di lavorare e portare i soldi), oggi la situazione è diversa. La donna nella stragrande maggioranza dei casi lavora ma, e qui c'è il paradosso, è tuttora la principale responsabile della famiglia! Quindi i compiti si sono raddoppiati, forse perché è morta la concezione che voleva la donna legata al focolare domestico, ma non è affatto morta quella che vuole l'uomo lontano e inadatto a svolgere lavori domestici, quasi fosse svilente. Il risultato quindi è quello di una doppia fatica. Arrivo alla domanda: siete d'accordo con questa mia constatazione? Non pensate che nei proclami originari ci fosse sostanzialmente un ideale diverso, molto diverso dalla attuale situazione dei fatti?
O: Sì sono d'accordo con quello che dici, ma se dovessi elencare quante ingiustizie ci stanno di fondo (su questo argomento intendo) non terminerei mai le mie risposte. Poi comunque dipende anche da come una donna riesce a gestire il tutto: credo fortemente nella forza psicologico/morale della donna; penso che una situazione del genere non poteva che capitare a lei, essendo la reale detentrice del potere sulla sua vita.
E' ovvio poi, è una questione di carattere ma penso che un comune accordo tra moglie e marito sia la soluzione migliore.
G: Parliamo anche di legislazione attuale in tema di rapporti coniugali, e quindi di rapporti uomo-donna. Non so se ne siete al corrente ma l'attuale diritto di famiglia è frutto di una modifica apportata al codice proprio intorno alla fine degli anni '70, che fu il risultato proprio delle spinte riformistiche dettate da certi movimenti e dalla situazione "calda" di quegli anni. I risultati ottenuti furono notevoli. La legalizzazione del divorzio, il riconoscimento di un'ugualianza giuridica ai figli leggittimi ed illeggittimi, la separazione dei beni, ecc ecc…
Tuttavia quella stessa legislazione è oggi obsoleta, in particolare in tema di separazione. Parte dal presupposto (appunto superato) che la donna sia quella che ha un reddito inferiore e quindi costringe il marito, che chieda la separazione, ad assicurare alla moglie lo stesso tenore di vita che aveva quando erano sposati (attraverso i famosi "assegni familiari"), prevede l'assegnazione -nella stragrande maggioranza dei casi- della casa coniugale e dell'affidamento dei figli alla moglie (nell'ulteriormente errata convinzione che sia più idonea al loro allevamento). Situazione ridicola perché ingenera una serie di scappatoie assolutamente squallide. Alla donna, in sostanza, basta non sposarsi mai nuovamente (pur potendo però convivere e quindi usufruire di un altro reddito, quello del convivente) per avere assicurato tutta la vita un assegno di mantenimento!
Anche questo è retaggio di una situazione storica e sociale non più esistente, eppure non mi pare che tra i punti delle conferenze e dibattiti in tema di femminismo se ne parli. Perché? Non è una contraddizione?
M: Dovresti fare domande più brevi a gente come me che ha una bassa soglia della concentrazione.
O: Stai andando oltre con le tue domande :)
Questo non ci riguarda da vicino, proprio per le cose che ti abbiamo già scritto in precedenza (e poi quante cose non si dicono...)
G: Al pari, l'omosessualità, i diritti ad una tale situazione connessi, il riconoscimento di una famiglia di fatto (che riconoscerebbe finalmente la possibilità per eterosessuali e omosessuali di creare un nucleo familiare legalmente riconosciuto, e quindi protetto), pur essendo in parte ammessi dalla giurisprudenza, a livello legislativo non trovano alcuna tutela. Qual è la vostra opinione in merito?
M: Sono situazioni delicate ma se il compito di uno Stato è quello di venir contro nei limiti della legalità ai desideri della gente e di non chiudere gli occhi di fronte a come questa vive, davvero non vedo perché si debba negare agli omosessuali il diritto di creare una famiglia, di vederla riconosciuta dallo Stato stesso, e soprattutto di essere tutelati. Trovo che ci sia dell'ipocrisia dura a morire su tutto questo e non sono poi così ottimista in merito…
O: Io non la vedo poi così tanto fosca, anche perché ho imparato, mio malgrado, a tenere le distanze, pur con tante difficoltà, da ciò che mi impedisce di esprimere la mia libertà di pensiero.
La domanda non poteva che essere azzeccata soprattutto nei miei confronti (sai come la penso su questo argomento): e se facessimo riferimento anche ad una rigida educazione stra-cattolica? Sarebbe un paradosso, però sono proprio questi i momenti della vita in cui è possibile sconvolgere le cose. Se "loro" conoscessero il mio modo di vivere la sessualità sarei già condannata nel limbo più profondo dell'inferno…
E allora ecco che il "riot" riaffiora: è proprio questo il senso più sottile di questa parola, quello in cui mi riconosco. La rivolta è, in primis, "rivolta di sensi".
G: So che in passato avete avuto problemi con alcuni sxe nostrani. Non voglio alimentare nessuna polemica, ma sono anche curioso di sapere i motivi di quel dissenso, e se ora può considerarsi risolto. In generale che opinione avete di questo movimento e di questa ideologia? A Roma in particolare è sempre stata molto forte e quindi, nel bene o nel male, chi suona punk-hc ha sempre avuto stretti contatti con rappresentanti del movimento…
O: Sono entrata in quest'ambiente da poco tempo e non so ancora se ho intenzione di rimanerci per molto; l'unica cosa che vogliamo è continuare a suonare (parlo per me, Marianna e Cecilia: le "mallory" di sempre).
La gente può pensare quello che gli pare di noi, siamo tolleranti e accettiamo critiche costruttive. Il resto, come già detto prima, ci passa sopra e non ci scalfisce.
Io mi sento libera di agire come ho sempre fatto; se mi ritengono lesbica è perché magari posso avere avuto atteggiamenti compromettenti, ma non vado mai contro le mie attitudini e i miei impulsi. Per cui, la cosa non mi preoccupa minimamente.
G: Da poco avete inciso dei pezzi nuovi. Dove compariranno? State progettando un nuovo disco o partecipazioni sparse? Avete altri dischi all'attivo?
M: Come ben sai suoniamo da poco tutte e quattro insieme. Attualmente abbiamo nove pezzi originali ma stiamo ancora lavorando al perfezionamento di alcuni di questi che all'inizio proponevamo anche dal vivo ma che poi abbiamo rimesso in cantiere. Abbiamo da un po' in testa di registrare un demo semi-serio, magari registrato affidandoci a qualcuno con cui poter parlare la stessa "lingua musicale", qualcuno che conosca le nostre influenze e che ci dia una mano magari a definire quello che vorremmo fosse il nostro suono. Ci piacerebbe anche aprire il gruppo ad altre persone: ci affascina la collaborazione, anche non troppo programmata, l'idea che esterni al gruppo possano portare la tua musica verso strade inaspettate. Probabile che per il nostro primo pezzo strumentale collaboreremo con una mia ex-compagna di liceo che è bravissima al piano e forse cominceremo a fare anche delle cose più soft con chitarre acustiche e batteria jazzata. Per ora sono solo idee. Vogliamo crescere e stiamo studiando per questo.
G: Sentirsi "osservati dall'inganno", è un espressione nella quale sento di potermi identificare appieno. L'avere cioè a volte la sensazione di fare tanto ma di essere, nei miei risultati, sempre e comuqnue controllato. L'avere cioè in concessione il cosiddeto "contentino" per far sì che la situazione non degeneri. Questo, rapportato alla massa, significa concessione di manifestazioni imponenti, che portano però a mediocri risultati pratici, interprellanze parlamentari su temi legati al disagio sociale, che però raramente sfociano in provvedimenti concreti. Quando poi si rende necessaria la repressione non c'è alcun problema a realizzarla, e gli esempi di Genova sono ancora vivi in tutti noi. Avete questa stessa sensazione? Come gruppo musicale e come persone, credete in quello che fate al di là del risultato concreto raggiunto?
M: La sensazione di essere "osservati dall'inganno" da te citata si ha anche in situazioni più quotidiane e "normali" e beh, siì anche nella vita all'interno di un gruppo: crediamo ciecamente in quello che facciamo. Sarebbe distruttivo nel farlo ma è sufficientemente frustrante starsi a chiedere se la disponibilità che incontri sia o meno un semplice contentino…
O: Io mi sento costantemente osservata dall'inganno, costantemente sotto controllo, quasi presa di mira.
Non confidiamo molto nei risultati concreti anche perché siamo state spesso prese in giro: questo ci ha fatto aprire gli occhi e ora stiamo vivendo tutto con maggiore consapevolezza, con minore affidamento verso chi ci promette gloria. Un risultato concreto ci sarà forse quando inizieremo a stancarci di quello che facciamo (probabilmente mai), e allora saremo arrivate davvero ad un punto lontanissimo nel tempo e nello spazio…utopia?
G: Che opinione avete del consumo-legalizzazione-abolizione delle droghe? Io personalmente le vedo quasi come un elemento naturale e talora necessario all'essere umano. Ognuno può farne l'uso che preferisce, abusarne o astenersene, tuttavia è innegabile che sin dall'antichità l'uomo ha cercato di ricavare un proprio piacere personale dal consumo di determinate sostanze. E non c'è dubbio che l'unico mercato in vera e forte espansione, ignaro di qualsiasi forma di recessione, è senz'altro quello delle droghe. Perché secondo voi? Vi è mai capitato di palarne ai testi?
O: Ho visto ragazze cantare la loro ribellione quasi per scherzo; erano attonite, con gli occhi sbarrati.
Urlavano "Fuck you!" quasi come se fosse un dovere pronunciare quella frase, ma con la sensazione di collassare da un momento all'altro sopra il palco.
Ognuno può fare l'uso che preferisce delle droghe, come della propria vita; ma, in questo caso, se entri nel mondo della musica o dell'arte in sé, non riesci a godere del potere assoluto delle armonie, dei suoni, delle vibrazioni, degli sconvolgimenti che una minima nota ti può indurre, perché i sensi sono già alterati.
E risulteresti anche poco credibile non soltanto verso chi ti guarda e/o ascolta ma anche verso te stesso, che anni prima avevi fatto tanti sacrifici e avresti venduto l'anima al diavolo per entrare a far parte del mondo del ritmo e della melodia.
E' una domanda a cui ultimamente non avrei voluto rispondere ma penso che l'animo umano sia debole e arrivi ad un punto in cui ha bisogno di sperimentare dell'"altro", ha bisogno di conoscere il piacere allo stato totale, puro (o almeno crede che sia così prima di conoscere la vera dipendenza), intraprendendo la strada della dimenticanza dagli affanni quotidiani verso il regno dell'altrove. Quale mezzo migliore per questo scopo delle droghe?
G: Mi interessa conoscere i vostri gusti musicali, e quanto questi influenzano poi la musica che fate. Se cercate di evitare eccessive contaminazioni o, piuttosto, fate in modo che queste siano frequenti ed abbondanti.
M: Siamo in quattro e tutte e quattro abbiamo gusti quasi completamente diversi e un approccio alla musica abbastanza eterogeneo. Giulia, la bassista, ama soprattutto il cantautorato italiano e ha una passione totale per Max Gazzè; Cecilia, la batterista, seleziona molto i suoi ascolti, ascolta musica classica e jazz, passa dai Placebo ai Morphine; io sono un po' la feticista del gruppo, il mio più grande amore rimane Pj Harvey, ma sono stati fondamentali alla mia crescita i Radiohead, i Joy Division, i Nirvana, Tori Amos, la Blues Explosion, i Royal Trux.
Ora ascolto molto post-rock e cose elettroniche e strumentali tipo Dj Shadow o l'ultimo di Goldfrapp che ho comprato giusto ieri. Molto sexy.
O: Preferisco parlare da sola dei miei gusti musicali, anche perché non ho un genere ben definito che mi interessa in particolar modo. Sono cresciuta con l'heavy metal e l'hard rock di mio fratello più grande, conseguentemente ho passato l'adolescenza con il "metallo pesante" come compagno di strada, poi mi sono innamorata dei gruppetti molto allegri, quelli con tutte quelle atmosfere lugubri, goticheggianti, intrisi di malinconia a più non posso (vedi Tristania, Anathema, My Dying Bride, Theatre of Tragedy).
Da circa due anni sono aperta ad ogni melodia che riesca a scatenarmi i sensi: che sia punk-rock, grunge, post-rock, blues, r'n'r, doom metal, musica etnico/tribale ecc. ecc. (ma anche lo stesso hc)
Non ho un gruppo preferito cmq, credo nel potere della musica. Cerchiamo di evitare eccessive contaminazioni, tant'è che le nostre canzoni risultano una diversa dall'altra.
Una volta abbiamo definito il nostro genere "analphabetic-nowave" :)
G: La ricerca di canali comunicativi efficaci e diretti è alla base del messaggio che la musica vuole dare. La si può interpretare in molti modi diversi, ma di certo non può negarsi che in molti casi ha costituito un veicolo assolutamente efficace contro o a favore di determinati ideali. Tuttora assolve questa funzione. Questa perlomeno è la mia concezione di musica. E invece per quanto riguarda le Mallory Knox? Cercate di parlare di sensazioni vissute a livello personale, oppure di temi sociali, o di entrambi? Chi scrive i testi? A cosa si ispira?
M: Nella scelta dei temi da affrontare nei pezzi non c'è mai nulla di premeditato perché sono i pezzi stessi a nascere per caso, da lunge jam in sala prove. I testi che fino ad ora abbiamo utilizzato li ho scritti io. Non so a cosa mi ispiro né di cosa effettivamente parlano. Penso di avere una scrittura femminile ma mi piace pensare che al di là di quella ciclicità che puoi ritrovare anche in altre musiciste la nostra possa essere interpretata come una musica androgina attraverso cui cioè l'inconscio possa mettere in mostra anche i nostri lati maschili. La maggior parte dei testi, come accade a molti che si cimentano in questo, sono stati scritti di getto, il più delle volte per esorcizzare demoni personali, esperienze che ci hanno insegnato qualcosa; sono testi che possono anche essere fraintesi ma è importante che vengono ascoltati. Per alcuni gruppi i testi sono un pretesto, sottostanno alla musica e alle sue leggi. A noi è capitato giusto in un paio di pezzi. Tra l'altro vorremmo cominciare a scrivere brani in italiano. La poesia della nostra lingua non ha eguali e ho l'impressione che l'inglese sia poco duttile per tradurre la poesia di un pensiero.
O: I testi che ho scritto io erano forse troppo improntati su certi temi sociali e troppo "arrabbiati"; insomma, non li ritenevo adatti per costruirci sopra delle canzoni che rispecchiassero tutte noi.
Una cosa comunque è sicura: ogni sensazione pervenutaci in un istante diventa facilmente motivo di ispirazione e ci fa vibrare i nervi lungo la schiena quando da testo scritto diventa farfalla che vola nell'aria.
G: In ogni caso l'interesse per la musica punk-hc in generale mi pare sia notevolmente aumentato in questi anni, non trovate anche voi? Non è difficile veder girare dei videoclip, e il livello medio delle produzioni è aumentato, qualitativamente e quantitativamente. Questo comporta notevoli vantaggi ma anche degli aspetti nbegativi. Tra cui senz'altro la nascita di una marea di gruppi sostanzialmente inutili se non dannosi, forse perché composti da persone con mentalità non adatta. Tant'è che a parlare con chi questa scena la vive da qualche anno è tutto un dire "si stava meglio quando si stava peggio". A parte gli inevitabili (e secondo me inutili) luoghi comuni, voi da quanto vivete questa realtà? Come ci siete entrate in contatto? Avete notato delle differenze da quando avete iniziato ad oggi?
M: Trovo che da un po' di tempo a questa parte ci sia una tangibile necessità di musica autentica, almeno un minimo disancorata dalle leggi del mercato e questo è provato soprattutto dalla grande affluenza negli appuntamenti dal vivo. Anche la stampa si sta accorgendo che la gente vuole musica di qualità.
Sono d'accordo con te però quando dici che ci sono anche un sacco di gruppi che suonano solo per il gusto di esserci, magari inutili è una parola un po' grossa, ma prevedibili e che non aggiungono nulla a quanto detto fin ora questo si. Non so sinceramente se esista una mentalità adatta o meno, so solo che molti miei coetanei, non so per quale motivo, sono convinti che basti aver tecnica per essere considerati degli artisti.
Beh lasciamelo dire, sono straconvinta che se hai qualcosa da esprimere la tecnica può solo aiutarti a farlo meglio e in maniera più efficace, altrimenti, se non hai nulla da dire può essere deleteria. Questa è la mia convinzione.
O: Persone "dannose" esistono dappertutto: ma è proprio grazie a loro che si riesce a fare la differenza di qualità, no? Io, come sempre, non mi sto molto a preoccupare..
Amo quello che faccio e faccio quello che amo (per dirla con parole mie e per essere breve).
G: Ok chiudo qui, potete dire quello che volete. Io vi rinrazio per la disponibilità e vi saluto.
M: Potremmo collaborare con i Threat Of Riot... mi sa che però la mia voce non è molto Hardcore…
O: beh sì non è male come idea, io farò la ballerina danzante sul palco, che ne dite? Ci sto tutta... Alla proxima! ;)


