Mach5
Portavoce dell'Italicus Hardcore, i Mach5 rappresentano un'importante costola dell'hardcore nostrano. Dimostrando una grande capacità e il coraggio di tentare qualcosa di personale, di sentito, di fortemente vissuto, il gruppo ha scalato passo dopo passo i gradini di una realtà sempre più nuova, sempre più individuale, anche se ben ancorata a certe aspettative del significato "hardcore".
Il loro ultimo CD è considerato tra i migliori lavori del 2001-2002 e Radio Riot ha voluto subito aggiudicarsene delle copie da distribuire, per dare una mano a questa straordinaria band.
A distanza di un anno ci siamo chiesti cos'avevano da dirci i Mach5 e così ecco un'intervista al chitarrista Francesco, intervista che cercherà di uscire dai soliti canoni stereotipati.
Gianluca: Mach5 "Italicus Hardcore"… e perché non Oi!, Street Punk o magari ska? Insomma quando intervisto un gruppo mi chiedo sempre cos'è che lo ha spinto a suonare uno specifico genere anziché un altro. Nel vostro caso poi sono ancora più incuriosito: quell'Italicus denota una particolare attitudine, una presa di posizione?Esiste davvero un hardcore di stampo italiano?
Francesco: Certo, esiste. Come purtroppo esiste un'esterofilia che ci ha sempre limitati. Quando riusciremo davvero a renderci conto che non abbiamo nulla da invidiare ai gruppi "americheni", potremo davvero esprimerci al massimo e creare qualcosa di nuovo, senza dover sempre scimmiottare quello che viene da fuori.. soprattutto nell'HC, dove le tematiche dei testi sono al primo posto è importante prendere coscienza di dove si è nati e della realtà quotidiana che viviamo, per poterla raccontare. E' molto più efficace e diretto farlo nella nostra lingua. Perché dobbiamo necessariamente accettare una lingua non nostra per esprimere le nostre sensazioni? Valorizziamoci di più.
G: Se esiste un hardcore italiano allora posso dire che Torino ne è la capitale. Inevitabilmente qualunque gruppo abbia deciso di cimentarsi nel genere ha dovuto fare i conti con i Frammenti, punta di diamante di questo genere. Ascoltando le vostre canzoni, assaporandone, se così si può dire, le sensazioni, mi sembra evidente il tributo a questa grande band torinese. Siete d'accordo? Quanto c'è di nuovo in voi rispetto a loro?
F: I Frammenti li conosco molto bene di fama. Non ho mai ascoltato nulla di loro purtroppo... io non credo che si debba fare un confronto tra gruppi o dire se uno ha qualcosa in più o in meno di un altro, piuttosto bisogna saper cogliere ciò che un gruppo vuole comunicare (come musica o come testi/messaggio) e valutarne la veridicità, la sincerità.
G: Eppure Torino si contrappone a Milano, vera fucina di voci al di fuori del coro negli ultimi anni. Il Virus, i primi punk e poi il movimento skin/mod, la Riot Records, ma anche la fiera di Senigallia con tutti i punkettini preconfezionati in stile Fat Wreck e i grandi locali dell'hinterland. I concerti ogni sabato e le fabbriche. Quanto c'è di questo nella vostra musica?
A volte basta anche il clima per influenzare una scena, una realtà. E l'essere umano interpreta la realtà che lo circonda in modo diverso. Sarebbero potuti nascere i M5 fuori da Milano? Avrebbero avuto lo stesso stile, la stessa carica?
F: Non lo so, è difficile da dire. Probabilmente saremmo stati diversi, né meglio né peggio: diversi. Tutto quello che siamo è anche frutto dell'ambiente in cui siamo cresciuti, filtrato da noi stessi. Milano sicuramente, in quanto metropoli, grossa città, è l'habitat naturale in cui la "strada" grida... ciò non significa che la rabbia non nasca in un'altra qualsiasi realtà, anzi...
G: Siete attualmente fermi per la mancanza del cantante, cos'è successo? Se è vero che l'attività di un gruppo punk dovrebbe andare oltre rispetto alla sola musica c'è da aspettarsi che voi non siate da meno. Perseguite iniziative personali e di gruppo? Quali?
F: Sì, purtroppo siamo in cerca di nuovo cantante. Kanz, dopo molti indimenticabili anni di Mach5 abbandona il microfono, per motivi a cui preferisco risponda direttamente lui holakanz@katamail.com Sicuramente rimarrà sempre dei Mach5, nel nostro cuore. Le iniziative "personali" sono molte, Francesco (il secondo Francesco, l'altro chitarrista, io sono "FraM5") suona anche nei For I Am Blind e Teo suona la batteria anche nei Sex Willer. Per quanto mi riguarda i miei progetti di cui mi piace parlare, cito la raccolta CD Milano Hardcore Vol.II, uscito a fine dicembre 2002. A dir la verità sono molte altre le piccole "cazzate" che si fanno extra musica, ma preferire considerale routine, anche perché avvengono naturalmente, e questo è un bene...
G: Un gruppo musicale è l'espressione di una idea comune, sia anche soltanto quella di volersi divertire, o fare soldi, o scopare il più possibile. Ma è ovvio che una comunanza di idee deve esserci alla base. Chiedo quindi ai Mach5 come gruppo cosa pensano di un tema delicato come l'aborto. A parte le solite banalità in merito (che vi chiedo di risparmiarmi/ci) vorrei conoscere la vostra specifica presa di posizione in merito.
F: Probabilmente ogni elemento del gruppo esprimerebbe un punto di vista diverso. Essendo io quello incaricato di rispondere a questa intervista, ti espongo il mio. Credo che l'aborto debba essere l'ulitma scelta in assoluto che una donna (insieme al padre della creatura che starebbe per nascere) possa scegliere.
Sinceramente non so prendere una presa di posizione.. è troppo delicato come argomento, soggettivo. Ciò che posso dire è che troppa gente parla a sproposito e dovrebbe trovarsi dentro per capire davvero che cazzo vuol dire... (non lo auguro a nessuno). Il fatto è che questo può piuttosto insegnarci a prevenire i problemi, piuttosto che stare a discutere su come risolverli, tanto per cominciare, alla faccia della chiesa, usiamo preservativi e cosine simili...
G: Restiamo in tema di opinioni di un gruppo, che sono quelle che mi fanno capire se ho a che fare con persone motivate o meno. Esiste una polemica piuttosto accesa in tema di espianto/trapianto di organi. Spero siate a conoscenza del fatto che esiste una apposita lega che si batte contro l'espianto a cuore battente (www.antipredazine.org) argomentando con temi di natura scientifica ma anche etica. Lasciamo da parte i primi, mi interessano i secondi. Credete sia giusto ritenere consenziente l'eventuale individuo di cui sia dichiarata la morte celebrale (ma non quella cardiaca) qualora quest'ultimo non avesse, in vita, fatto espressa opposizione a ciò? D'altro canto non è altrettanto giusto cercare di favorire il trapianto di organi per chi ne ha bisogno e potrebbe in tal modo salvare la propria vita?
F: Io credo che sia una violenza e una presa per il culo inventarsi questi trucchetti per fottere la gente. E' scandaloso tutto ciò. Fino a prova contraria dev'esserci esplicita volontà dichiarata dell'individuo in questione, nel corso della sua vita, che autorizza l'espianto, non ci sono scuse.
G: Sono di Roma e una certa rivalità, a volte latente, altre volte meno, è sempre esistita con la vostra città. Motivi calcistici si mischiano a ragioni di tipo sociale, ad una rivalità da sempre basata sul binomio economia/Milano e governo/Roma. Sono certo che un po' di questa rivalità la si ritrova anche nella nostra musica, e ammetto che -entro certi limiti- non è che uno stimolo in più per chi suona. Non siete d'accordo? Quali sono le vostre esperienze/contatti con la nostra città?
F: Io credo che tutte queste rivalità, come quelle tra nord e sud, sono frutto (ignoranza a parte) di cattivi esempi e cattive gestioni di centri di potere. Per farla breve: persone come Sensi fomentano la violenza, andrebbero legalmente punite per il clima di tensione e tutto quello che ne consegue... ma anche personaggi come Bossi ovviamente, ecc. ecc. Io credo che non ci debba mai essere rivalità, piuttosto collaborazione. A meno che non si parli di competizione costruttiva, ma sempre fatta nel rispetto e nella conoscenza (intesa come contrapposizione all'ignoranza) di altre culture. Io amo Roma per molte cose, per lo spirito, la parlata ed altre mille cose, come d'altra parte non ne apprezzo altre! (eheh). In ogni contesto bisogna sempre saper cogliere tutti i 360 gradi, aspetti negativi e positivi. Tornando al discorso prettamente musicale a Roma sono legate alcune tra le più belle esperienze che abbiamo vissuto come Mach5. Il calore di Roma (per non parlare di quello del sud Italia) spesso da 'ste parti ce lo sogniamo.
G: Vorrei parlare di compromessi. È una parola scomoda, che suscita fastidio, nel nostro ambiente più che in altri. Eppure non credo di sbagliarmi se dico che ogni essere umano quotidianamente si confronta con essi. Credo sia una prerogativa del vivere in società, legata anche al rispetto che si ha - o che non si ha - per le opinioni altrui. Partendo da queste considerazioni vi chiedo quali sono i vostri compromessi personali, e quanto questi si riflettono, se si riflettono, nelle scelte del gruppo.
Può costituire compromesso anche solamente il suonare in un posto anziché in un altro, o sostenere una causa anziché un'altra, a voi non capita?
F: Purtroppo è vero, quotidianamente dobbiamo scegliere compromessi. Ma spesso questo ci permette di conoscere e sorprenderci che in realtà si aprono nuove porte/possibilità e vie per raggiungere quello che dapprima ci prefissavamo di ottenere, e a volte si ottengono più risultati! A volte la guerra è meglio farla da dentro il sistema, per colpire al cuore. Certo l'importante è mantenere sempre coscienza di chi si è e del perché facciamo qualsiasi cosa... mantenersi puri dentro, sapendo mascherarsi per sopravvivere e valutare sempre se qualsiasi compromesso ci può snaturare o meno. Una cosa è certa, fascisti MAI.
G: Facendo un bilancio dell'attività dei M5 fino a questo momento cos'è che vi è mancato? Al di là cioè dei successi, e delle delusioni, c'è qualcosa che avreste voluto fare e che non avete potuto?
F: No, non rimpiango mai quello che ho fatto. Tutto quello che si è fatto è perché in quel momento ci credevi. Se hai sbagliato, ci hai provato... se hai goduto, è perché l'hai cercato fino in fondo. E' la vita. Altrettanto sono i Mach5. Piuttosto guardiamo al futuro ora...
G: Cerco di applicare il concetto di positività nella mia vita, giorno dopo giorno. Eppure ho scoperto che anche questo è un concetto che si presta moltissimo alle diverse interpretazioni dei singoli. Può essere visto come un obiettivo da seguire nella propria vita quotidiana oppure come qualcosa di meno concreto, o, ancora, limitato a determinate situazioni. Trovo banale l'interpretazione che , ad esempio, ne danno i Good Clean Fun, eppure ammiro chi riesce davvero a trovare una forza positiva in ogni sua azione. Cos'è per voi la positività allora? Al pari di ogni concetto astratto può davvero trovare una applicazione pratica?
F: Credo siano tutti concetti e filosofie che devono (e lo sono…) essere innate, essendo sensazioni, quindi "incontrollabili". Stiamo parlando di come reagisce il nostro istinto agli avvenimenti;è tutto dettato dal nostro istinto, o comunque dall'inconscio. Tuttavia credo che un certo grado di "positivismo" sia insito a ognuno di noi, è la forza vitale che ci spinge a sperare e credere che ogni nostra azione voluta possa migliorare le situazioni attuali. E', se vuoi, il senso della vita; l'istinto di sopravvivenza. Il mio positivismo consiste nell'avere sempre chiaro un obiettivo, insomma, focalizzare sempre ciò che si vuole. Il problema è sempre creare il giusto ponte tra concetti astratti e applicazione pratica…
G: Apertura mentale, in ambito musicale, significa solamente ascoltare generi diversi o cercare di confrontarsi direttamente con questi, ponendoli come elemento di paragone? Mi spiego: assistiamo in questi ultimi anni ad una fusione tra vari generi prima considerati inavvicinabili. Ad esempio il crossover cos'è se non hardcore fuso con il metal e l'hip hop? Viceversa trovo la vostra musica molto poco contaminata. Anche questo fa riflettere. Voi che ne pensate?
F: Io credo sia evoluzione, nel bene e nel male. E' bello e stimolante quando culture (musicali e non) si incontrano, si influenzano, generando nuove creazioni. Non saprei cos'altro dire… è tuttavia tutto molto soggettivo, si entra nel gusto personale poi… c'è chi ama i clichet e il "già sentito" e chi invece adora nuove sonorità, nuove combinazioni..
L'importante è conoscere sempre, non con superficialità, le altre forme di espressione (musicale in questo caso) e saperne valutare aspetti positivi e negativi: spesso si può imparare molto…
G: Chiedo a chi di voi non è vegetariano (o vegano) di spiegare perché non lo è. Io credo - ma è una mia personalissima opinione e in quanto tale so che può risultare ostica - che suonare hardcore voglia dire prendere consapevolezza di cose che altrimenti sono difficilmente conosciute dalle persone. Tra queste senz'altro il rispetto per le altre forme di vita. Mi chiedo allora cosa spinge una persona che suona e consoce determinati discorsi a non intraprendere una scelta (fermo restando il pieno rispetto delle sue opinioni!).
F: 'azz'! stai facendo delle domande belle toste.. eheh! Scherzi a parte, tra noi solo Teo, il batterista è vegan. Gli altri del gruppo non lo sono, ognuno ha una sua personale visione (come è giusto) del rispetto verso altre forme di vita. Io per esempio mangio carne, vuoi per debolezza, incapacità forse di astenermi dal mangiarla, vuoi perché lo vedo come una cosa naturale… di certo stimo moltissimo chi riesce a prendere una scelta e portarla avanti con decisione. Non è cmq cosi naturale associare hardcore all'essere vegan, o sXe per esempio… dietro il termine hc ci sono mille visioni differenti e personali, e questo è ciò rende il tutto interessante, stimolante, altrimenti si tratterebbe di setta, o in ogni caso di dottrina con tanto di regole da seguire. Probabilmente, Teo (batterista), ti avrebbe dato una risposta molto differente rispetto alla mia..
G: Mi date una spiegazione personale della frase "Show must go on"?
Io la trovo l'emblema della spietatezza umana, ma anche della necessità di sopravvivere agli eventi, dominandoli ed evitando che ci sopraffacciano…probabilmente Darwin ne sarebbe stato un acceso sostenitore. E voi? C'è qualcosa per cui invece lo "show" merita di essere interrotto nella vita?
F: Show…? Dipende cosa si intende per "show", dipende dal contesto. Lo si può forse adattare al detto "..la vita va avanti". E' il senso della vita, è l'accettare una sconfitta, una perdita, o una naturale evoluzione che siamo costretti ad accettare e di cui, prendendone atto, possiamo alleviarne più in fretta il senso di vuoto e ripartire per nuove esperienze. Ma credo altresì che ci siano situazioni nella quali valga la pena interrompere lo show, ma si rischia di limitarsi, di fermare un qualcosa che in realtà ha ancora da dire.
G: Ok, è davvero tutto. Odio concludere le interviste perché limitano le mie curiosità e, spero, quelle di chi legge, ma ci sono dei limiti che mi impongo per non risultare eccessivo. Mi sembra giusto comunque lasciarvi la possibilità di dire quello che volete, e approfitto ovviamente per ringraziarvi (mi chiedo anche se riusciremo mai a suonare assieme visto che ogni volta che siamo sul punto di farlo qualcuno di voi si infortuna o va via!).
F: Ovviamente grazie davvero per l'intervista e lo spazio concessoci. Speriamo davvero di poter suonare un giorno, appena ci "ripigliamo" del tutto, visto che della vecchia formazione sono rimasto solo io ed ora stiamo cercando pure cantante. Lascio i nostri contatti per qualsiasi info sul gruppo: Fra 349 6489267.
move.to/mach5


