Le Tormenta

Le Tormenta sono una realtà giovane composta da vecchie guardie. Un gruppo relativamente recente, che però ha nei suoi membri tutta l'esperienza di anni di militanza nel punk d.i.y. Ed è proprio il punk d.i.y. di oggi, con i suoi contenuti e le sue prospettive, il fulcro di questa chiacchierata. Con gli occhi di Enrico, già noto a molti per la sua Equal Rights Forlì, abbiamo dato uno sguardo al panorama punk d.i.y. italiano; ne è scaturita una ricca fonte di informazioni e, soprattutto, di riflessioni, che ha fatto sì che in alcuni casi l'intervistato prendesse il mio posto di intervistatore, e dando ad entrambi la possibilità di riflettere a partire dai pensieri dell'altro.
Un'intervista molto ricca, che ci permette in ultima analisi di osservare come Le Tormenta vedono e si inseriscono nel punk d.i.y. italiano all'alba del 2010.

Pit: Sul #8 di "Maxima Tortura" ho letto una vostra interessante intervista. Le Tormenta non hanno alle spalle moltissimi anni di vita come gruppo ma ne possono vantare abbastanza (quasi tutti) in altre esperienze. L'impressione che ho avuto concorda molto con queste informazioni: già da "L'Unico Elemento" è chiaro che c'è una notevole maturità nel vostro gruppo. Ora, non so se questa sia frutto di tutte le teste o principalmente di alcune di esse, ma tanto nel modo di suonare (capace, definito, personale), quanto nel modo di presentarsi (come band, attraverso importanti dettagli nell'elaborazione non musicale del disco; come persone, nei messaggi che portate avanti durante i concerti - visti, ahimé, finora solo in video -; come gruppo punk d.i.y., nella scelta delle situazioni musicali a cui prendere parte), l'idea è che Le Tormenta siano un gruppo ampiamente rodato e con le idee molto chiare.
Molti sono invece i gruppi che soprattutto oggi accettano con troppa facilità una superficialità che svilisce e impoverisce il punk d.i.y. italiano...

Enrico: Fin dall'inizio sapevamo quel che volevamo: sviluppare e approfondire il lato ideologico. Provenivamo tutti da esperienze punk/hc più o meno "impegnate", con alle spalle anni di concerti, prove e quant'altro, il tutto con la predominante del semplice suonare. Con LeTormenta volevamo spingerci un po' oltre, porre davanti a tutto le idee, le riflessioni, il pensiero. Considero la musica il semplice contorno, il vettore con cui ci poniamo. In definitva la musica non mi interessa tanto, è più per divertimento nostro (oserei dire un piccolo egoismo), ed in effetti la musica è il lato selvaggio del gruppo: non ci sono limiti e non ce ne poniamo. Effettivamente si potrebbe parlare di una bilancia con i piatti in perfetto equilibrio: da una parte la calcolata e netta chiarezza delle nostre idee, dall'altra l'imprevedibilità e la furia della musica. La superficilità della maggioranza dei gruppi punk odierni secondo me è da attribuire al fatto che le persone non sanno quel che vogliono, a parte quello del suonare fine a sé stesso. Avere un gruppo punk è diventato solamente un divertirsi, avere un qualcosa di diverso da fare qualche sera a settimana. Non c'è la volontà di porre sé stessi in quel che si fa, la dimostrazione di questo la si può trovare nelle parole... sempre meno trovo nei testi di canzoni punk moderne quella scintilla particolare, quella volontà di mettersi in gioco, quel bisogno impellente di comunicare un proprio stato d'animo o semplicemente raccontare una propria idea, senza cadere in slogan o retorica.

P: Strano che l'aspetto musicale sia solo "secondario": l'impressione, perlomeno la mia, è al contrario quella di un'ampia ricercatezza nella forma.
Sull'impoverimento di contenuti nel punk italiano ho un'opinione un po' differente. Mi sembra che molti ragazzi sappiano bene cosa vogliono: guadagno (economico, di notorietà, ecc). Un concetto abbastanza lontano da ciò che ha mosso il punk del Bel Paese alle origini, e un pezzo importante (e per lungo tempo principale) della sua anima. Poi, certo, le cose cambiano... Su un'altra zine ("C-Menace" #0) c'era questa bella metafora del punk come un uovo: dentro c'è il tuorno (la musica) e l'albume (l'attitudine); se si separa l'una dall'altra non potrà mai nascere il pulcino, non si potrà mai parlare veramente di punk.
Quindi fino a che punto si può parlare di cambiamento e dove, invece, ci troviamo di fronte a qualcosa di completamente estraneo?
Oggi parliamo di tante scene punk e di tanti sottogeneri del punk: ma si tratta veramente di qualcosa legato al punk? Faccende (musicali e di pensiero) come l'emo, tanto per prendere l'esempio che sarà venuto in mente a chiunque, che cosa hanno a che vedere oggi con il punk?

E: Il lato musicale è per nostro puro diletto, impieghiamo molto tempo a fare la struttura di una canzone (dal mese al mese e mezzo di media... ma a volte anche di più!) e infiliamo dentro qualsiasi cosa ci piaccia, però non è assolutamente il nostro bilgietto da visita. Prima di tutto veniamo noi con le nostre idee. Il punk può essere molto pericoloso. Se usato nel modo corretto può stravolgere la vita di una persona (io mi reputo un esempio lampante). Non so dire con precisione chi o cosa possa essere davvero punk, ormai non mi interessa nemmeno più: mi rendo conto all'istante se una persona mi è affine e di conseguenza se è in grado di creare e intraprendere un percorso di crescita utile ad entrambi... Mi sembra che oggigiorno di cose che c'entrano poco o nulla con il punk ce ne siano un po' troppe... sopratutto nell'ambiente punk. Ma se devo essere sincero me ne sbatto abbastanza! Mi tengo ben stretto i miei amici e i miei luoghi: il resto può continuare a vivere bene anche senza me!

P: Non ci deresponzabilizziamo un po', così? Oggi, quando vado a concerti di gruppi con non più di 5/6 anni di attività (il che accade sempre più di rado, ma questa è un'altra storia), vedo facce nuove e sempre più giovani della mia. Non abbiamo qualche "dovere" nei loro confronti? Più in generale: il punk d.i.y. come si deve porre in un processo di autoalimentazione? Deve lasciare che le cose "vadano come vanno", o secondo te deve impegnarsi di più a "spiegarsi" ai nuovi arrivati?

E: Beh sì, un input lo si può sicuramente dare. Si può raccontare delle esperienze vissute e si può spiegare come sia percorrere certi sentieri. Poi la decisione se intraprenderli o meno spetta alle persone, se il percorso risulta simile si può costruire qualcosa insieme, in caso contrario le strade si dividono e ognuno va dove vuole. Non amo troppo l'eccessivo paternalismo, si rischia di creare tanti piccoli cloni di sé stessi (si sa quanto certi modelli siano idolatrati e quanto sia facile plasmare le persone più giovani), preferisco che ognuno si crei da solo, con le sue mani e con la sua testa; poi se c'è bisogno o se mi viene chiesto aiuto sono il primo a mettermi in gioco. È un po' come per i bambini piccoli: si rendono conto del fuoco solo quando lo toccano, non quandoi genitori dicono di non toccarlo.
A propostio di età media dei gruppi: si sta drasticamente abbassando! Sempre meno sono i gruppi che “vivono” più di 5/6 anni, con un conseguente impoverimento culturale del punk. Secondo te a cosa è attribuibile questo? Potrebbe essere una denaturalizzazione dei rapporti sociali, una desensibilazzione nei confronti di certi legami? E in questo, la tecnologia (in senso lato) quanto è influente? Se questa degenerazione è in uno stato così avanzato da aver iniziato a corrodere i legami tra i punk, per antonomasia i meno incluni ad essere manipolati, nel resto della società a che livelli siamo arrivati?

P: Ovviamente è un'opinione personale, ma sono convinto che siano due le cause principali della durata media di 5/6 anni per molti gruppi: l'accessibilità degli strumenti di diffusione e la disillusione delle aspettative.
Nella prima causa rientrano tutta una serie di fattori che hanno abbattuto notevolmente le difficoltà legate alla possibilità di mettere su un gruppo e, soprattutto, di farlo conoscere in giro. Fare un CD costa relativamente poco e le etichette disposte a produrti (spesso chiedendoti la quota maggiore delle spese) non sono poche (anche se il boom c'è stato poco più di un lustro fa), idem per le varie agenzie di booking, promoting e design. E' diventato anche più facile contattare produttori esteri associati a grandi nomi che dovrebbero dare chissà che tocco di qualità al prodotto (perché spesso finisce per diventare questo: un prodotto), per non parlare poi dell'enorme facilità con cui si può far ascoltare la propria musica pressocché a chiunque (internet).
Questa possibilità si lega alla seconda causa: la disillusione delle aspettative. Dato che è più facile fare un disco e farsi sentire, i gruppi VOGLIONO fare un disco e farsi sentire, pensando che questo gli spianerà la strada verso un ideale di successo, basato su aspettative create con tutta probabilità dalla superficialità con cui viene vista e decantata la vita contemporanea; salvo poi accorgersi che la realtà è, come sempre, ben più dura e che non basta fare un disco e avere migliaia di ascolti su MySpace per raggiungere quel successo ideale, ma ci vogliono reali capacità (e spesso grandi compromessi), anche solo per strappare un contrattino alla Universal (valore ideale da raggiungere per molti della nuova - e vecchia - guardia che si son fatti inculare da quest'ottica, senza mezzi termini).
Ecco che allora metti su la tua band, fai il tuo disco, ma poi t'accorgi che il successo tanto agognato tarda arrivare. Aspetti un anno dall'uscita, due, nella migliore delle ipotesi fai un secondo disco, e poi te ne vai a casa e appendi la chitarra al muro. O magari ci riprovi con un'altra band. E poi con un'altra. E poi con un'altra ancora.
Nel punk più che in altri generi il fenomeno è più sentito adesso perché il punk (e l'"alternative" in generale) in questi anni sta tirando, quindi l'occhio sauronico delle major è ancora puntato su di esso. Presto la palla passerà a qualcun'altro e torneremo ad avere meno band, anche se qualcosa sarà sicuramente e definitivamente cambiato in Italia (e nel mondo).
Ma allora com'è il punk d.i.y. "true & pure"?

E: Sinceramente non ti so dire come sia il vero punk, o dove lo si possa trovare. A volte è incredibile come certi gruppi o certe persone che dovrebbero far parte del mondo punk si comportino da benemeriti stronzi, con comportamenti degni dei peggiori menefreghisti ed egoisti. Paradossalmente certi gruppi o personaggi da major a volte hanno comportamenti molto più punk dei “veri” punk! (vedi per esempio Moby nel primo album, quando scrive del perchè egli è vegano). Quel che io reputo punk è un qualcuno o un qualcosa in linea con le mie idee, che mi porta ad una riflessione o ad un arricchimento personale od emotivo. Di consegenza lo spettro di quel che reputo punk è molto vasto e spazia dal concerto in una cantina umida e ammuffita ad una protesta in piazza sotto ad un grande magazzino che vende pellicce; da una poesia scritta in un cacere o in un manicomio ad un libro di una grossa casa editrice ma con all'interno importanti prese di posizione antispeciste. Il bello in tutto questo è che la maggior parte delle persone che creano queste cose non si reputano punk! Alla fine la mia è solo una ricerca di affinità, per cui il termine è solamente un affibiare per forza un nome...

P: Arrischiamoci ad essere un po' semplicisti: dai punti di vista di attività, contenuti e composizione musicale il gruppo "punk" ideale quali caratteristiche dovrebbe avere, per te?

E: Ho sempre associato il punk all'anarchismo. Sono nato con il punk-hc di matrice anarchica, per cui per essere di mio gradimento un gruppo punk deve avere una certa componente libertaria. Però non quelle buffonate bonarie da televisione alternativa, o la patinatura di certe leggere prese di posizione pseudo-libertarie. In un gruppo punk voglio sentire i sentimenti, che essi siano di amore, odio, rabbia, felicità o qualsiasi altra emozione! Voglio in prevalenza la sincerità. Poi se suonano con un mandolino e un triangolo, o con una chitarra a venti corde collegata a dieci amplificatori megadistorti non mi interessa. Non è la forma che cerco, ma la sostanza!

P: Esiste qualche nome di ieri, oggi e potenzialmente domani che, secondo te, in Italia si avvicina a questa descrizione?

E: Certamente! Di ieri ti dico solo un nome, ovvero il gruppo che più di tutti ha cambiato la mia vita: i Negazione. La cosa strana è che la prima volta che li ho ascoltati non mi piacevano; presi "Lo Spirito Continua" e lo misi in un angolino. Ogni tanto lo rispolveravo ma non mi diceva più di tanto, complice sicuramente l'età: poco più che adolescente. Poi con il crescere e con la mia maturazione cominciai a capire le parole di quel disco... ed ora si trovano tutte nel mio cuore, responsabili, insieme ad altri fattori, di quel che sono ora. Ciò che hanno fatto per me i Negazione è stato grande e nessun altro ha mai sconvolto il sottoscritto così tanto.
Di realtà contemporanee che meritano ce ne sono un bel po', tipo Contrasto, Ludd, Nagasaki Nightmare, Hobophobic, Memento Mori, ¼ Morto... tutti gruppi con i quali sono ideologicamente in sintonia.
Per il futuro direi che i gruppi contemporanei stanno spianando un' ottima strada! Dipenderà dalle generazioni future saperne cogliere i frutti! E qui sta il problema: chi saprà farlo?

P: La domanda è comprensibile, soprattutto in un periodo in cui grandi nomi vengono meno. Quando iniziano a sciogliersi gruppi che facevano da ponte tra due generazioni di "punk" (considerando che in 10 anni c'è un grande ricambio di gente), peraltro gruppi che negli anni erano rimasti validi, che avevano detto molto e che - questa la percezione - avevano ancora molto da dire, gruppi che c'erano da ben oltre quei 5 anni di cui sopra, come i Kafka o più recentemente i Laghetto o i PHP (mi fermo qui, ma la lista potrebbe essere tanto lunga quanto diversa: ho preso semplicemente 3 gruppi che per me hanno significato molto), allora se sei qui da un po' cominci a guardarti attorno un po' spaesato e a confrontarti con una realtà che tutt'a un tratto ti sembra in qualche modo nuova rispetto a prima e ti senti per qualche ragione più solitario, se non solo.
Chi saprà cogliere questi frutti, dici tu? Per fortuna non tutti i gruppi "anziani" si sciolgono e molti nuovi "punk" possono contare sulla memoria storica di chi continua a portare avanti la propria comunicazione.
Però, e qui sposto l'argomento pur lasciando una certa continuità, non cambiano solo i gruppi, cambia anche il contesto. L'urgenza di questa domanda mi è data dall'ennesimo sgombero (imminente) di un centro sociale, di cui ho avuto notizia solo oggi (peraltro anche tramite una tua e-mail). Parlo del cs Al Confino, ma potrei parlare del Garibaldi, dell'Infermeria Occupata, del Malamanera, del Gramigna, dell'Atlantide... nemmeno riesco a ricordarmi tutti i centri sociali chiusi negli ultimi 5 anni! Si pensava che col cambio di governo ci sarebbe stato un arresto dell'escalation di chiusure avute durante il Governo Berlusconi, ma a dire la verità mi sembra che non ci sia stato nemmeno un rallentamento!
Il tuo pensiero?

E: Sintomatico che il cambiamento dei vertici governativi non ha portato nessun miglioramento, ma ha peggiorato clamorosamente la situazione, è Bologna: un sindaco e una giunta di sinistra che non si fanno scupoli nello sgomberare case occupate, accampamenti rom, che si fanno baluardo e apripista di una nuova sicurezza che altro non è che maggior controllo e repressione per tutte quelle realtà che pensano fuori norma. L'ulteriore dimostrazione che sia sinistre che destre non hanno differenze politiche di fondo, entrambe si autoalimentano su basi ideologiche di massa e di conseguenza entrambe creano disagio e sfruttamento. Il bello è che Bologna è una sorta di esperimento: molto presto le pratiche che ora sono in fase di "test" verrano allargate a tutta l'Italia. In questo momento la questione sta arrivando anche dalle nostre parti, a Cesena, Al Confino. La decontestualizzazione del punk dai luoghi che da sempre sono stati del punk, quali posti occupati o situazioni autogestite, secondo me deve avvenire ed è auspicabile per una sempre maggiore leva su ogni sfaccettatura del sociale; ovviamente sempre usando la testa, e con l'idea che il compromesso non è sempre un chinarsi e piegare la testa, ma a volte dà una migliore visuale su dove assestare il coltello.

P: Il punk nei circoli, nei locali e nei pub?

E: Non ci vedo nulla di male, a patto ovviamente che si mantenga una certa peculiartà, ovvero che di punk si tratti! Quindi idee e comunicazione prima di tutto, scambio di opinioni, crescita. Bisogna solamente trovare il giusto equilibrio. Il punk non potrà sempre restare nei soliti posti ed essere "sentito" sempre dalle stesse persone. Così come ha positivamente influenzato persone come me e te può fare lo stesso con altre; bisogna prima di tutto credere nel suo potenziele e dargli visibilità. Il che può benissimo equivalere a qualche piccolo compormesso, senza dimenticare che compromettersi equivale ad una messa totale in gioco di sé stessi... di conseguenza ci vuole coraggio.

P: Sterziamo, e torniamo più strettamente alla musica de Le Tormenta: ti va di dirci qualcosa sullo split con i Gargantha, in uscita tra poco?

E: ...e per fortuna aggiungerei! Fin dalla prima volta che abbiamo incontrato i Gargantha ci siamo subito resi conto che poteva nascere qualcosa: c'era e c'è tutt'ora un'intesa particolare, per cui la naturale evoluzione di questo bellissimo legame non poteva che essere un disco insieme!
Sul nostro lato sono presenti due canzoni, legate da un tema di fondo unico. La prima si chiama Il Carnevale Dei Patetici, ed è una dedica particolare al sistema burocratico della giustizia. Solo l'uomo poteva inventarsi una cosa tanto assurda: una macchina fatta di leggi, carte, gergo e numeri per giustificare un agglomerato di uomini che incolpano/condannano i loro stessi simili su presupposti che loro stessi definiscono inviolabili. Un'inviolabilità che non può esistere quando le vite e i bisogni vengono schiacciati dalla volontà globale del guadagno e della sicurezza economica. E nessuno vede la realtà dei fatti: la maggior parte delle leggi che esistono e che vengono fatte servono solo per difendere soldi, non persone. La seconda canzone si chiama Favola Di Topi ed è nata dopo un'esperienza particolare, dopo un'azione di solidarietà con i reclusi di un carcere. Uno scambio di grida, ulra e felicità per la gioia che si era creata tra chi stava fuori e chi dentro... In quel momento il muro è stato abbattuto ed eravamo tutti insieme, tutti uniti da un unico grande ideale di libertà. Per me è una canzone estremamente commovente, mi ricorda le emozioni e i brividi che ho provato; è stato uno dei momenti più indimenticabili di tutta la mia vita fino ad ora.
Il lato Gargantha presenta quattro canzoni: tre loro e una cover. Che dire: sono spettacolari! Melodia e potenza come non mai! Alla grafica sta lavorando il bassista dei Gargantha, Enrico ...e sarà una sorpresa!

P: Quindi pensate che le leggi, in generale, siano un cancro della società umana, inutili e di cui possiamo fare a meno, oppure che servono ma vengono applicate male, per lo più per guadagno personale, a scapito di altri?

E: Le leggi sono fatte per uomini che vivono in una società umana come la nostra, per cui non potranno mai essere egulitarie. Le uniche leggi che riconosco sono quelle della natura, ma non amo chiamarle leggi, preferisco cicli, o armonie. Certamente si può vivere senza leggi umane: basta ritornare ad essere parte integrante della natura; l'uomo si sta sempre allontando dalle sue radici, si sta sempre più tecnologizzando e burocratizzando... e più si allontana, più ha bisogno di leggi per garantirsi lo status di animale a sé stante.

P: E cosa pensi riguardo al sistema carcerario?

E: Penso che sia totalmente inutile. Per come è strutturato e per come è gestito non svolge alcun compito rieducativo. Fino a quando la collettività avrà bisogno di incolpare qualcuno per crimini che tutti commettiamo (per inteso, gli stupri, gli assassasini, le violenze e tutte quelle cose unanimamente riconosciute atroci sono il prodotto di una società alla quale tutti apparteniamo... ribadisco il fatto che se se esistono cose del genere è anche per colpa nostra) la cecità renderà lecita l'esistenza del carcere. I problemi non si risolvono debellando solo dei sintomi, è a ritroso che si dovrebbe gettare uno sguardo, rendersi conto che un mondo incentrato sul lavoro e sul vampirismo economico sta creando sempre più disagi e di conseguenza sempre più persone che cercano ogni via possibile per risolvere questi problemi. Giusto per puntualizzare quello che penso a riugardo: quando si ha fame, non solo rubare è lecito, ma è un dovere.

P: Mentre leggevo la tua risposta è arrivata la notizia che il Governo Prodi è caduto. Prima avevamo detto che da quello precedente a questo non era cambiata di molto la situazione per i centri sociali. Ora, in un discorso più generalizzato e sintetico, che prospettive ti vengono in mente?

E: Quasi sicuramente il governo tornerà verso il centro destra, o addirittura totalemente a destra ma di questo non mi importa: la politica di istituzione non ha alcuna importanza nella mia vita e non ha alcun peso sulla mia gestione. In vita mia non ho mai votato e al momento sono abbastanza sicuro di poter affermare che mai lo farò. Per quel che mi riguarda non cambia nulla, dovrò combattere sempre contro le stesse cose. Il fatto che vengano modificati dei cognomi non modifica la mentalità.

P: Caro Enrico, è stato un piacere fare questa lunga intervista con te. Ti saluto qui, lasciandoti lo spazio per qualunque cosa tu voglia aggiungere...

E: Piter il piacere non è stato solo tuo! Te lo posso garantire! Grazie a te per le belle domande e lo scambio di opinioni! Con tutti i difetti che ha internet almeno il pregio di poter comunicare quasi in tempo reale rende la discussione molto più stimolante! Ovviamente solo come assaggio a quando potremo incontrarci e parlare direttamente di persona! Un abbraccio!

 

Visita il sito de Le Tormenta:
www.letormenta.com

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