Incoming Cerebral Overdrive

Intervistiamo gli Incoming Cerebral Overdrive, di cui abbiamo recentemente recensito il promo (stampato già nel 2003, e scaricabile gratuitamente dal sito www.incomingcerebraloverdrive.com): il gruppo toscano è artefice di un tipo di sonorità in cui elementi metal e post-hardcore si fondono con soluzioni ritmiche piuttosto ricercate, a tratti dal sapore quasi jazz. Anche se il quadro complessivo è equilibrato e personale, sono numerose le influenze che emergono dalla musica di ICO. Vediamo di approfondire il discorso con loro: rispondono Maurizio e Stefano.

Marco: Ascoltando i pezzi del vostro promo, si trovano parecchie ispirazioni differenti, non solo in ambito metal e hardcore… Oltre al jazz, mi pare di aver avvertito anche riferimenti a certo rock anni ‘70. Citatemi qualche vostro ascolto che potrebbe sembrare "inaspettato" in una band hardcore o metal.

Maurizio: Diciamo che cerchiamo di ascoltare la musica a 360° proprio perché crediamo che, se fatta bene, sia bella tutta e pensiamo inoltre che l'ascolto di un solo genere sia riduttivo proprio a livello di accrescimento personale. Qualche ascolto inaspettato potrebbero essere i Depeche Mode per non dimenticare i King Crimson, PFM ed i Goblin.

Stefano: Anche io penso che, specialmente per comporre, l'ascolto di vari generi musicali sia di aiuto nel riuscire a trovare un sound originale e a non limitare la fantasia del musicista… Nel mio caso qualche gruppo fuori dal genere potrebbero essere i Cypress Hill e atri gruppi hip-hop, o anche musica elettronica drum'n'bass.

M: Qual è la risposta che avete avuto al vostro lavoro? Siete soddisfatti? E qual è la direzione compositiva su cui sono orientati i pezzi nuovi che state scrivendo?

M: La risposta è stata tutto sommato soddisfacente anche se a livello personale riteniamo che con un po' più di tempo e di esperienza a disposizione sarebbe stata ancora migliore.

S: Per quanto riguarda le nuove canzoni posso dirti che sono sicuramente più mature sia da un punto di vista tecnico che da un punto di vista compositivo e credo anche che stiamo riuscendo ad avere un sound molto più personale.

M: Mi pare che uno dei vostri obiettivi sia quello di cercare un contratto (magari con una casa discografica di una certa visibilità internazionale – avevo letto da qualche parte di un interessamento da parte della Century Media): ci sono novità da questo punto di vista?

S: Con la Century Media abbiamo avuto un contatto abbastanza informale con il quale ci fecero i complimenti per il demo e nulla di più... quindi siamo ancora in cerca di un'etichetta, non per forza una major, ma cerchiamo qualcuno che creda in noi e magari ci dia una mano per l'uscita del debut LP.

M: Premesso che è difficile tracciare una distinzione sul piano strettamente musicale, a livello di attitudine e di sensibilità personale vi sentite più affini al metal o all'hardcore? Qual è, secondo il vostro parere, la linea di distinzione tra questi due modi di intendere la musica estrema? E che rilevanza credete si possa attribuire, oggi, a concetti come ad esempio quello dell'autoproduzione in ambito musicale?

M: Probabilmente tendiamo più al metal, ma solo perché siamo cresciuti con questo movimento. Come hai appena detto è difficile e forse, ora come ora, inopportuno tracciare una linea di confine, specialmente dal punto di vista musicale tra questi generi. Il concetto di autoproduzione è forse una delle basi più importanti di quesi movimenti perché rappresenta la voglia, il sacrificio e la speranza di gruppi come noi, che non sono nati in America e che, nonstante tutto, vanno avanti con tanta fatica e pochissimi benefici.

M: Immagino che, come la maggior parte dei gruppi che provengono dalla provincia, anche voi patiate un po' per la scarsità di posti in cui esibirvi. Potendo scegliere, in quale di queste città vorreste vivere, per avere le migliori possibilità in termini di locali adatti in cui suonare: Berlino, Stoccolma, New York o Tokyo?

S: Non credo di sorprendere nessuno dicendo New York, in quanto penso che gli spazi in cui esibirsi siano veramente tanti ed il movimento underground veramente vasto.

M: In termini strettamente funzionali sicuramente New York, ma per piacere personale e per curiosità direi Tokyo, così lontana e diversa dal nostro concetto di vita quotidiana.

M: Per finire raccontateci qualcosa in merito ai vostri testi, al processo compositivo con cui nascono e ai loro contenuti. E inoltre, come giudicate la vostra esperienza con l'uso della lingua inglese? "Ricca ed espressiva" per il messaggio che volete comunicare, "semplice e funzionale", o "scelta obbligata"?

M: I testi nascono in solitudine e sono solamente sensazioni scritte e nulla di più; per la scelta dell’Inglese direi "semplice e funzionale" ma anche "scelta obbligata", sicuramente non "ricca ed espressiva" in quanto nessuna lingua meglio della nostra rappresenta queste definizioni.

Visitate il sito degli Incoming Cerebral Overdrive:
www.incomingcerebraloverdrive.com

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