Havoc

Intervistiamo Luca e Claudio degli Havoc, combo proveniente da Torino che si è fatto notare con l'omonimo album d'esordio (El Paso, Zas, Spaghetti Records; 2003, recensito da Radio Riot) per un suono cupo e aggressivo -seppur non esasperato nelle ritmiche- che trae ispirazione da alcuni gruppi che pestavano le scene della "motorcity italiana" tra la fine degli anni '80 e la prima metà dei '90 (Nerorgasmo in primis, insieme a Kollettivo e Up-to-Date, cui i nostri tributano cover sul CD). A partire da queste influenze, il gruppo sviluppa un discorso musicale originale decisamente a tinte scure, su cui si drappeggiano testi introspettivi e di interpretazione non immediata.

Marco: Avete accumulato un'esperienza quasi decennale prima di registrare l'album d'esordio: è stata una scelta voluta oppure dettata dalle circostanze? E che tipo di evoluzione c'è stata nel gruppo, dai tempi dei Loto Nero ad oggi?

Luca: Direi dettata più che altro da circostanze visto che il vecchio gruppo dopo solo 2 anni di vita si sciolse per poi riformarsi solo 3 anni fa con il nome di Havoc. Quindi sono 5 anni di vita, però separatati nettamente da almeno 5 anni di inattività, anche se per quanto mi riguarda qualcosa dentro continuava a muoversi. Si parlò insieme parecchie volte di riformarsi ed alcuni pezzi sono stati buttati giù proprio durante questo periodo di inattività. Quindi sicuramente c'è stata un evoluzione costante sia dal punto di vista musicale che da quello concettuale anche se legata profondamente all'idea iniziale. Ora il modo di far le cose è sicuramente più riflessivo e curato lasciando ad esse il tempo giusto per essere liberate senza più premere sull'accelleratore, cosa che sicuramente un tempo facevamo.

Claudio: Semplicemente è da 10 e passa anni che si cerca di concludere qualcosa e con gli Havoc ci siamo riusciti. Per quanto riguarda l'evoluzione direi che si può parlare più che altro di cambi di stile: abbiamo suonato hardcore, punk, dark rock, neo folk, industrial, dark ambient e poi, per qualche strana ragione siamo tornati al punk... e ha funzionato.

M: La vostra concezione di "punk" è molto diversa dalle varie interpretazioni che solitamente si danno di questo termine, sia dal punto di vista musicale (per un tipo di suono che non si può facilmente ingabbiare in uno dei vari sottogeneri), che per le tematiche trattate (co un'attitudine maligna e nichilista, ma mai scontata o superficiale). Quale significato ha, per voi, esperimervi attraverso questi vostri pezzi?

L: Bhe, bisognerebbe parlare di ogni singolo pezzo per esprimere il giusto significato, ma per quanto riguarda le tematiche e la malignità di cui tu parli penso che sia poi l'inevitabile riflesso della vita vissuta e dello sguardo sul mondo di ieri e di oggi, del marcio che risiede nelle più grandi e nelle piu piccole realtà. Penso che l'espressione degli Havoc si possa riassumere con la voglia di dire quello che nessuno vorrebbe mai sentirsi dire, rivolgendoci a tutti, nessuno escluso.
C: Dubito che qualsiasi gruppo punk/hc odierno possa definirsi originale e neppure noi lo siamo. I nostri pezzi sono musicalmente diversi da quelli degli altri gruppi italiani semplicemente perché i nostri ascolti sono diversi.)

M: Ad un anno dalla pubblicazione come giudicate la risposta che avete avuto a seguito dell'uscita del CD?

C: Superiore alle aspettative.

M: Le vostre radici musicali affondano direttamente in un panorama old-school. Tra i gruppi contemporanei (italiani o esteri) quali sono quelli con cui avvertite delle particolari affinitò a livello musicale o di tempatiche?

L: L'unico gruppo che mi viene in mente sono i Plastination.

C: Nel punk e, ancor più in generale, in tutti i vari sottogeneri del rock non c'è nessun gruppo odierno che mi piaccia a tal punto da influenzarmi.

M: Luca, alcuni dei tuoi testi -per esempio Confessione- mi sembrano molto ricchi di spunti "filosofici" e di contetti non banali, diversi dai cliché dell'hardcore. Hai qualche fonte di ispirazione particolare (ad esempio letture o simili)?

L: No, penso che nella Letteratura non ci sia niente che abbia ispirato in maniera sostanziale le tematiche del gruppo, piuttosto penso che abbia più influito il Cinema. In particolare potrei citare il cinema di Rainer Werner Fassbinder e quello di Ingmar Bergman, tra l'altro citati nel nostro CD, e poi sicuramente l'influenza musicale di gruppi come Nerorgasmo, Joy Division e Germs credo ci abbia segnato anche sotto l'aspetto concettuale.

M: Che cosa ci potete dire della vostra esperienza live? In che misura vi sembra di riuscire a comunicare e a far capire il tipo di sensazioni che affiorano dai vostri pezzi quando siete davanti al pubblico?

L: Non saprei, non sono mai totalmente soddisfatto del live perché vorrei ricreare qualcosa in più del solito gruppo che suona e che già puoi ascoltare in disco. Purtroppo molte delle nostre idee si spengono alla nascita per mancanza di mezzi. Spero in futuro di curare sempre più questo punto di vista sotto tanti aspetti.
C: Dipende da concerto a concerto. Purtroppo ci manca un po' di esperienza a riguardo.

M: Parlando della "Torino Hardcore", che cosa pensate delle trasformazioni in atto nella vostrà città in questi ultimi quindici anni, cioè il progressivo smantellamento delle attività industriali e la riconversione di Torino in una città che tenta di reinventarsi come polo di attrazione turistica per cultura/enogastronomia/sport? Vi sembra che esista ancora quella città industriale cupa e deprimente ma fervida di attività nate dal basso in ambito controculturale? Oppure oggi è ancora più profonda la demarcazione fra un centro sempre più "vetrina" (in cui per esempio il popolare mercato del Balon viene trasformato in un'area commerciale che mira ad una clientela ben più facoltosa) ed una periferia sempre più amorfa, in cui televisione e omologazione culturale avanzano inesorabilmente?

C: Per me Torino è ancora più tetra di prima, anche perché dietro una facciata falsamente benestante, c'è una grande insoddisfazione nell'aria. In ambito TOHC, invece, penso che la situazione, rispetto agli anni '90 sia migliorata, però c'è ancora troppa dipendenza dalle mode americane e troppa poca cultura musicale. Questo giudizio si può estendere un po' a tutta la scena italiana.

L: Per quanto riguarda il grigiore di cui tu parli per me non è cambiato nulla ma forse bisognerebbe riuscire ad uscirne per un po' per notare dei cambiamenti.

M: Quali sono i progetti del gruppo per il futuro? Avete nuovo materiale in cantiere? Qualche anticipazione?

C: Attualmente stiamo passando un periodo difficile, ma la voglia è ancora tanta e sono convinto che ci riprenderemo in frettissima. I pezzi nuovi li stiamo scrivendo con calma: ci stiamo concentrando sull'attività live più che altro. Molti concerti e un nuovo disco che cominceremo a proporlo passo per passo live.

Visitate il sito degli Havoc:
www.havoc.it