Grégoire - movimenti studenteschi in Francia
I movimenti studenteschi sono da sempre stati una delle tradizionali forme di protesta dei giovani contro l’establishment politico e sociale organizzato, contro le regole e la struttura conservatrice della società. Per loro natura, questi movimenti sono spesso una delle prime (e poche) autentiche occasioni che i giovani hanno per far sentire la loro voce, per esprimere la loro critica contro i meccanismi della società, per organizzarsi e tentare di compiere da soli le scelte che riguardano la loro vita, senza lasciare che le istituzioni tradizionali decidano per loro. Dal momento che la scuola è anche un posto in cui si vive insieme, essa può anche diventare un luogo di pratiche politica (discussione, dibattito, occupazione, autogestione) che spesso si rivelano una stimolante occasione di crescita per la consapevolezza politica dei giovani.
Nel corso degli ultimi quarant'anni, i movimenti nelle scuole superiori e nelle università sono stati attivi in molti paesi, dagli Stati Uniti all’Europa occidentale e a quella orientale, fino alla Cina: essi hanno agito con obiettivi e metodi differenti a seconda dei casi, ma la mia impressione è che condividano alcune caratteristiche comuni. Essi rappresentano uno strumento con cui i giovani tentano di agire sulle strutture politiche della società che - spesso - risultano essere in ritardo rispetto ai rapidi cambiamenti della società stessa; siccome i movimenti studenteschi coinvolgono persone giovani, essi sono spesso un concentrato di idealismo giovanile e di speranza; nella maggior parte dei casi, non riescono a raggiungere obiettivi concreti sul breve termine, anche se spesso lasciano segni molto profondi nella società stessa, e riescono ad indurre enormi cambiamenti nella cultura in cui nascono.
Il diritto all'istruzione gratuita, uno dei diritti fondamentali che sono stati conquistati dopo secoli di lotte per il Progresso, viene sovente minacciato; questo succede ovunque. In questo caso, parliamo della situazione attuale in Francia: un Paese che, da questo punto di vista, presenta parecchie analogie con l'Italia. Grégoire è un attivista dell'organizzazione anarchica francese "Alternative Libertaire", ed è coinvolto in un movimento di studenti delle scuole superiori ispirato ad ideali libertari; alla luce di alcuni gravi episodi successi recentemente, ho deciso di contattarlo per chiedergli della situazione attuale dei movimenti studenteschi nelle scuole e nelle università in Francia. Ne è nata questa intervista.
Marco: La Francia è tradizionalmente un paese dove i movimenti studenteschi sono forti e molto attivi; in questi ultimi mesi, gli studenti delle scuole superiori hanno organizzato molte proteste contro la legge presentata dal ministro dell'Istruzione Fillon, che intendeva "diversificare" l'esame finale della scuola, introducendo così una distinzione tra scuole e studenti di serie A e di serie B; per giunta, se ho ben capito, il progetto di riforma avrebbe anche implicato una riduzione nel numero degli insegnanti. E' così?
Grégoire: Questo è ciò che è nascosto sotto la legge. La legge definisce una "conoscenza di base" che tutti dovrebbero acquisire prima di iscriversi alla scuola superiore. Parecchie materie vengono considerate "inutili" (tra cui la seconda lingua, la Storia, le attività sportive, la Musica, l'Arte...) e facoltative: gli "studenti di serie B" saranno scoraggiati a seguire questi corsi, al fine di concentrarsi sulla "conoscenza di base". Il problema è che quei corsi sono necessari per iscriversi alle scuole superiori o all'Università. A 12 anni, gli "studenti di serie B" saranno già orientati ad un corso di studi breve, con molti stages non pagati in aziende locali. In pratica, l'idea è quella di iniziare la segregazione scolastica sempre più presto. Gli studenti delle scuole superiori sono molto preoccupati per quanto riguarda la riforma dell'esame finale. Al momento, è un titolo a livello nazionale, che ha lo stesso valore ovunque uno lo abbia conseguito, e le prove d'esame sono in forma anonima. Il progetto di legge prevedeva di includere nella valutazione una parte del curriculum scolastico dello studente. Questo avrebbe chiaramente diversificato la qualità del diploma (quelli ottenuti in istituti "di serie A" sarebbero stati considerati migliori degli altri), e l'esame non sarebbe più stato anonimo (sarebbero stati inclusi i voti dati dai tuoi insegnanti). Infine, la proposta di legge era molto nazionalista e reazionaria: il legame tra scuola superiore e forze dell'ordine sarebbe stato rafforzato, "La Marseillaise", l'inno nazionale, sarebbe stato considerato una parte della "conoscenza di base", si sarebbe considerato un voto di condotta nell'esame finale, ecc.
M: Come è andata la protesta studentesca? Hanno partecipato in molti? Ha avuto successo? Alla fine il progetto di legge è stato ritirato?
G: Il 5 febbraio, centomila studenti delle scuole superiori hanno dimostrato in tutta la Francia. Poi è iniziato il periodo delle vacanze invernali che dura quattro settimane. Ogni martedì ci sono state dimostrazioni e manifestazioni. L'8 marzo, 165.000 studenti hanno manifestato. A quel punto, i mass-media e le associazioni studentesche del partito socialista hanno dichiarato che il movimento si era concluso, ma in realtà esso è andato avanti. E' stato creato il Coordinamento nazionale degli studenti delle scuole superiori, che ha riunito tutti i comitati locali di mobilitazione. La parola d'ordine era: occupare e bloccare tutti gli istituti superiori. Era assolutamente un casino! Ogni giorno almeno una dozzina di scuole erano bloccate. La manifestazione è andata avanti, anche se molta meno gente partecipava. Il 7 aprile, 840 istituti erano bloccati. Alla fine, la parte della riforma riguardante l'esame finale è stata ritirata. Alcune altre parti sono state separate dal testo-base della legge e dovrenno essere votate una per una l'anno prossimo. Questo potrà dar luogo ad altre proteste.
M: Cosa ne pensi della consapevolezza politica dei giovani in Francia? Ti sembra che siano interessati alle decisioni che i politici prendono riguardo al loro futuro?
G: Questo movimento ha mostrato che ci sono ancora dei giovani politicizzati. Non credo che sia molto diverso rispetto ad altre categorie di età: sempre più persone sono stufe di questo sistema e vogliono cambiarlo, ma la scelta tra i partiti tradizionali non sembra essere una buona alternativa, perché essi applicano lo stesso programma. Quindi molta gente diventa estremista. Tuttavia, questa non è la maggioranza della popolazione: molti non si preoccupano, non pensano che possiamo cambiare la società, o si limitano alla loro situazione personale.
M: Qual è l'opinione che le persone esterne hanno dei movimenti studenteschi? E qual è il modo in cui i mass-media li descrivono? Pensi che la loro prospettiva sia "distorta" rispetto alla realtà?
G: I mass-media hanno dapprima cercato di presentare il movimento come una grande festa giovanile in cui nessuno sapeva quel che stava facendo lì. Quando gli studenti delle scuole superiori hanno iniziato ad occupare e bloccare i loro istituti, i mass-media non potevano più negare il loro impegno politico... così hanno accusato gli anarchici di aver manipolato il movimento. Il resto della gente si è fidata di quel che dicevano i mass-media, ma quando sono arrivate le prime immagini di studenti picchiati sulla testa dai poliziotti, hanno capito che c'era qualcosa che non andava. Uno degli atteggiamenti più deludenti è stato quello degli insegnanti. Si sono rifiutati di parlare agli studenti come a degli adulti. Anche la maggioranza dei sindacalisti hanno rifiutato di aderire al movimento.
M: Ho letto che alcuni mesi fa in occasione di alcune proteste studentesche a Parigi e a Lille ci sono stati dei violenti attacchi da parte della polizia: è vero? Puoi dirci qualcosa di più riguardo a questi fatti?
G: E' assolutamente vero. Il 6 aprile Fillon aveva dichiarato che "ad ogni azione avrebbe fatto seguito un intervento di polizia". Ed è stato di parola. Gli interventi della polizia sono stati molto violenti e in parecchie occasioni ci sono state persone che hanno dovuto essere ricoverate in ospedale.
Il 20 aprile, durante l'occupazione di un edificio pubblico del ministero dell'Istruzione a Parigi, 160 studenti sono stati arrestati. Ad oggi, circa 40 persone sono state denunciate dalla polizia e da alcuni presidi. Uno dei nostri compagni ha avuto una condanna a 5 mesi con la condizionale per aver sputato addosso ad un poliziotto (in realtà aveva sputato per terra). E' pazzesco!
M: Ho anche letto che, nella stessa circostanza, ci sono stati violenti scontri tra studenti ed alcuni casseurs ("teppisti", "provocatori") venuti dalle banlieues (le periferie delle grandi città francesi): e la polizia non ha fatto niente per impedirlo. E' vero?
G: Sì: è successo solo l'8 marzo a Parigi, ma non erano esattamente degli scontri: dozzine di casseurs hanno trascinato delle persone fuori dal corteo, e le hanno picchiate, un po' per rubare loro i soldi, un po' per divertimento. Alcuni dicono che erano manipolati dalla polizia, io non lo credo, ma il fatto che la polizia li abbia lasciati fare li ha incoraggiati.
M: Chi sono esattamente questi casseurs? Credi che la loro violenza sia semplicemente qualcosa di sbagliato, o che - in qualche modo - essi rappresentino anche i problemi di una società che non riesce a garantire gli stessi diritti e lo stesso benessere per tutti?
G: Può darsi che vengono da un situazione di disagio, ma sta di fatto che la soluzione che essi usano per esprimere la loro rabbia contro la società non fa altro che riprodurre la violenza della società su una scale individuale. Ci sono molti esempi nella Storia, in cui alcune persone in condizione di disagio aderirono ad ideali reazionari invece di quelli progressisti. Dobbiamo impedire questo tipo di attacchi reazionari, ma dobbiamo anche evitare di diventare noi stessi reazionari. Molte scuole delle periferie hanno aderito al movimento, e questo è importante.
M: Cosa ne pensi del modo in cui questi fatti sono stati descritti dai mass-media? E che cosa ne pensi del modo in cui sono stati descritti dai partiti e dalle organizzazioni della sinistra istituzionale? Credi che i partiti tradizionali della sinistra cerchino di avere l'egemonia ed il controllo strumentale delle proteste giovanili?
G: C'è una foto molto famosa della protesta dell'8 marzo, in cui parecchi neri stanno picchiando due giovani arabi. I mass-media hanno detto che erano dei casseurs che stavano aggredendo dei dimostranti. In realtà, quelli erano dei membri di una agenzia privata di sicurezza, pagata dal Partito Socialista, che stavano picchiando dei presunti casseurs. Queste agenzie hanno una enorme responsabilità in questi fatti.
Il Partito Socialista ha parlato di "razzismo contro i bianchi". Hanno cercato di distinguere tra "buoni" e "cattivi" immigrati. Discorsi di questo tipo sono molto pericolosi. In qualche modo, rischiano di legittimare la discriminazione.
Hanno provato a controllare il movimento tramite le loro associazioni studentesche, che criticavano solo la riforma dell'esame finale. Avevano finanziamenti, e sono stati coccolati dai mass-media, ma non avevano un seguito di base. Quando hanno cercato di fermare il movimento all'inizio di marzo, molti studenti volevano farlo andare avanti, e hanno continuato le attività. Allora i partiti e i mass-media hanno detto che quelli che stavano proseguendo la protesta erano manipolati dagli anarchici. Il Partito Socialista voleva che gli studenti arrestati fossero processati e puniti: hanno semplicemente offerto il bastone a chi voleva punirli.
M: Secondo te, quali sono stati i principali cambiamenti nei movimenti studenteschi in Francia, durante gli ultimi decenni? Come sono cambiati i loro ideali, i loro metodi, e le loro prospettive? Qual è l'eredità dei movimenti studenteschi del passato su quello di oggi, e sulla società francese?
G: Oggi, la rivoluzione sembra molto più lontana dai giovani, rispetto agli anni '70. Quindi molte persone non si organizzano in associazioni politiche, bensì in reti e movimenti alternativi. Secondo me hanno ragione: il dibattito tra anarchici e trotzkisti è spesso sterile, e dovremmo piuttosto unirci per essere più efficaci. Questo fenomeno ha portato alla creazione di organizzazioni studentesche alternative nelle università (S.U.D., C.N.T.) alla fine degli anni '90. Sempre più studenti universitari devono lavorare per pagarsi gli studi. Quindi sono per metà studenti e per metà lavoratori senza sicurezza sociale. Questo ha ridotto il distacco tra le università e i lavoratori. I nostri genitori, che ora sono lavoratori, fanno parte di quella generazione del "Mai '68" ("Maggio '68"), anche se non vi hanno preso parte attivamente; la loro mentalità è evoluta e il "gap generazionale" c'è ancora, ma è meno profondo che in passato. Questa è un'altra enorme differenza rispetto agli anni '70.
M: Qual è il ruolo delle tue idee libertarie nel tuo impegno nel movimento studentesco? Credi di aver aderito al movimento perché sei libertario, o viveversa, o entrambe le cose si influenzano a vicenda?
G: Quando il movimento è nato, tutti noi studenti militanti abbiamo fondato dei comitati locali di mobilitazione con le altre organizzazioni radicali. Questi comitati hanno riunito molte persone, anche se pochi studenti politicizzati. Noi abbiamo cercato di promuovere delle idee tipicamente libertarie: autogestione, autonomia politica, decisioni chiare prese in assemblee generali, scioperlo generale, conovergenza con le lotte di altri lavoratori e studenti.
Penso che un attivista rivoluzionario, libertario o meno, dovrebbe impegnarsi in tutte le lotte sociali in cui può. Questo è il motivo per cui ho aderito al movimento. Ma alcuni studenti hanno aderito ad idee libertarie perché hanno visto che questo tipo di organizzazione funzionava bene nel movimento, o perché volevano allargare la loro rivolta a tutta la società e non solo alla scuola, e il comunismo libertario sembra il mezzo migliore per farlo.
M: Mi hanno detto che tu suoni anche in un gruppo punk; questa è una intervista per una radio punk, quindi: credi che la musica punk sia ancora un mezzo valido per i giovani, per comunicare, esprimersi, ecc.? Che cosa pensi dei gruppi punk commerciali o orientati solo al divertimento? Vuoi dire qualcosa per chi leggerà questa intervista sul sito web di Radio Riot?
G: Penso che il punk rock e tutte le culture underground siano mezzi molto sovversivi per combattere il pensiero a senso unico. Questo è in qualche modo politico. Tuttavia non credo che i gruppi debbano per forza avere una identità politicizzata, per essere sovversivi. La cultura underground ha fatto evolvere le mentalità in campi come la sessualità, le droghe, il femminismo, la società del consumo, ecc. Tutto ciò all'epoca non era considerato come azione politica, ma lo era. Essere famosi significa che il tuo punto di vista viene ascoltato da molta gente, non è necessariamente un difetto, tranne quando tu hai "ammorbidito" il tuo messaggio. Questo è il caso di molti gruppi famosi, ma i Clash o gli MC5, per esempio, erano famosi e radicali. Puoi immaginare che cosa pensi dei gruppi commerciali. Una volta i gruppi francesi erano gli specialisti nel punk rock orientato al divertimento; i Berurier Noir e i Ludwig von 88 sono in gamba.
Keep on rocking and kick over the statues!




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