Generacion Rebelde

"Quale destino per l'Oi! ?". Questo il titolo di un concerto svoltosi poco tempo fa nella Capitale. Che fine sta facendo l'Oi!, ora che il metalcore e l'emo hanno catalizzato l'attenzione di chi ascolta punk? Quanto spazio c'è ancora per parlare di certi argomenti, per proporre una musica ormai ben consolidata e, forse, con poche speranze di evoluzione?
Marco, collaboratore di Radio Riot, intervista un gruppo ska-oi! dalla Sardegna, attivo sin dal 1997 ma con in mano un paio di demo e diverse partecipazioni a compilation e split di etichette dedite all'Oi! per eccellenza (Anfibio Records, KOB Records). I Generaciòn Rebelde parlano di se, del loro modo di fare Oi! nel 2000, degli argomenti di cui amano parlare ai giorni nostri. Qualche battuta, qualche riflessione, e uno spirito vecchio 30 anni...

Marco: Vi presentate come un gruppo decisamente politicizzato e dichiaratamente antifascista: quanto è importante questo aspetto per voi? E quanto influisce su questo il fatto di provenire da una terra, la Sardegna, in cui da sempre sono vive forti rivendicazioni politiche?

Generacion Rebelde: Certamente il fatto di essere sardi può accentuare un certo tipo di tematiche legate ai problemi dell’isola come l’isolamento, la disoccupazione, ecc. e decisamente influisce su alcuni testi del gruppo, come ad esempio Storie Di Miniera, Quattro Mori Aspettano o Un Giorno Ancora. Ad ogni buon conto la Sardegna ha dei problemi che non hanno a che vedere con quelli continentali e vi si differenziano notevolmente, come quelli che ho già citato, ed ovviamente una serie ad essi collegata, tra cui quello che è un’isola che ha subito secoli e secoli di dominazioni straniere e che ha una lingua propria, oppure il fatto che in certe zone, sulla nostra isola, veniamo trattati noi da stranieri.
Quanto è importante essere politicizzati?…beh, il gruppo è nato come gruppo combat, per cui avere un certo tipo di tematiche nei testi è certamente una cosa fondamentale. Diversamente non saremmo stati i Generaciòn Rebelde ma, che so, gli “scallonati”(= scoglionati)???

M: Tra i gruppi che citate come ispirazione al momento in cui nacque il gruppo ci sono i Nabat, Erode, Banda Bassotti. Quali i vostri riferimenti tra i gruppi stranieri?

GR: Ovviamente i riferimenti stranieri non possono essere che a gruppi Oi! come i Business, gli Oppressed, i Blitz, o a bands ska come i Madness o gli Specials, ma questi ultimi lo possono essere solo parzialmente, visto che non facciamo ska ma ska-punk. Ovviamente, cantando il gruppo in italiano, i riferimenti che diamo in genere sono quelli a bands italiane poiché rendono un’idea più immediata.

M: In che cosa credete di essere un gruppo “originale”? Quali sono, secondo voi, i caratteri che vi contraddistinguono dal punto di vista musicale o dell’attitudine?

GR: Mah, non abbiamo certo la pretesa di essere originali, dato che siamo inquadrati in un genere musicale ben preciso ed usiamo dei riferimenti ben precisi. Però io credo che col passare del tempo e con la nascita di nuove bands, ognuna di queste apporti una ventata d’aria al genere musicale, che non vedo come statico in una formula ma dinamico e in evoluzione. Per esempio Ale, il nostro batterista, proviene dall’heavy metal e in qualche canzone inserisce delle sue idee che la arricchiscono; io, prima di ascoltare Oi!, ascoltavo rock, metal, ecc. e magari riesco a buttare giù qualche stacchetto. Lo stesso vale per Bizio, che ha suonato prima death, poi grind ed infine Oi!.
Per quanto riguarda l’attitudine, è quella skin/punk, essendo io e Bizio legati al movimento skinhead. E dato che siamo anche politicizzati puoi vedere ciò che ne viene fuori nei nostri brani.

M: L’Oi!, e il movimento skinhead come sottocultura giovanile, nacquero in un preciso contesto sociale (la Working Class multietnica nella Londra degli anni ’70), che spiega le influenze di musica di origine Giamaicana e che mostra chiaramente come le origini del movimento skinhead siano di chiaro stampo antinazista. Che senso ha oggi, per voi, riproporre questa forma musicale, in un contesto completamente diverso?

GR: Forse non ha nessun senso e nessuna logica! Come ti ho già detto, siamo molto legati a quel genere musicale. Ma la politicizzazione di questo è venuta negli anni ’80. E quindi è già successiva all’origine del movimento.
Con gli anni i contesti sociali cambiano, cambiano le tendenze ecc., ma anche se la musica che facciamo può in certi casi risultare “datata”, perché lo ska e l’Oi! hanno origini distanti cronologicamente, i testi no, perché sono solitamente riferiti ad avvenimenti recenti o a nostre impressioni rispetto a quello che ci circonda, oppure ancora a nostre esperienze dirette. I GR sono nati 7 anni fa, quello che scrivevamo allora è diverso da quello che scriviamo oggi; il tempo passa, le cose cambiano e cambiamo anche noi e quindi scriviamo cose riferite a fatti recenti…o a cose che ci pesano particolarmente. E perché no, se capita qualche riferimento alla storia dell’Italia, della Sardegna, o di paesi dove sono accaduti avvenimenti che ci stanno a cuore e ci piace raccontare.

M: Che peso date al fattore “estetico”? E’ solo per una questione di “essere riconosciuti” all’interno della scena? Vi fareste crescere i capelli lunghi?

GR: No, il fatto è che siamo legati in particolar modo alla sottocultura skinhead. Ci piace quel look in modo particolare, semplicemente questo. Ma se vai a vedere, Ale, che non ha molto a che vedere con l’Oi!, ha i capelli un po’ più lunghetti: per quanto me ne frega potrebbe averli anche lunghi fino al buco del culo. Io i capelli lunghi li avevo quindici anni fa, e anche Bizio molto tempo fà li portava lunghi: se vuoi ti mando la foto.

M: Che cosa potete raccontarci della vostra esperienza live?

GR: Che quando suoni te ne capitano di tutti i colori!!!
Dal punto di vista tecnico abbiamo suonato nelle condizioni più assurde, del tipo che nessuno sentiva l’altro, chi stava davanti sentiva solo la batteria e il batterista non sentiva nessuno!!! Oppure amplificatori mezzo fusi il cui suono và e viene, con i problemi che ne puoi dedurre.
Dal punto di vista umano idem!! Ovvero può capitare che qualcuno di noi salga sul palco che ha bevuto qualche birretta di troppo e allora inizia a sputare merda al mondo dal microfono o a far rullare i tamburi a velocità smodata!!
Poi, di tanto in tanto, abbiamo anche i ballerini, rigorosamente sbronzi marci, sul palco. O ci divertiamo a far salire sul palco qualche amico a cantare qualche cover o a fare i cori.
Riassumendo ci divertiamo parecchio quando suoniamo.

M: Che cosa pensate del fatto che i media abbiano sempre presentato un’immagine distorta della realtà skinhead, focalizzando l’attenzione sui naziskin (o bonehead), che invece rappresentano una forma “deviante” rispetto alle radici multietniche del movimento?

GR: Sai una cosa? 20 nazi che picchiano un extracomunitario fanno notizia, uno skin che picchia un nazi no.
Purtroppo i media hanno etichettato come skinhead chi non lo è e si rasa perché fa più “militarista”, o perché non sanno che i Rude Boys (le origini degli skinheads) erano immigrati giamaicani a Londra. Oppure chi si mette la F. Perry perché fa molto skin duro e cattivo, ma non sa che il sig. Perry era ebreo!!

M: I vostri testi affrontano spesso temi “impegnati” dal punto di vista sociale e anche dal punto di vista storico: qual è la vostra opinione in merito alla diffusa ignoranza che regna nel nostro paese?

GR: Che l’ignoranza, per chi ha cultura e denaro, è un bene. Che è comodo tenere nell’ignoranza la popolazione.
Credo poi che i mezzi audiovisivi e la musica possano fare molto per combattere questa ignoranza ed aiutare la gente a pensare un po’ più con la propria testa. Soprattutto la musica, che ha un appiglio più immediato. A volte un ritornello è più utile, ad esempio, del costringere uno studente o un figlio a leggere un libro. E’un mezzo più veloce, diretto ed utile alla circolazione delle idee.

M: Quali sono i vostri progetti per il futuro? E come vedete le prospettive della scena skinhead/s.h.a.r.p. all’interno del generico universo “controculturale” e dei movimenti antagonisti? Che cosa credete di avere “da dire”?

GR: Progetti per il futuro? Tantissimi. Attualmente ci piacerebbe riuscire a far uscire il famigerato album d’esordio.
Per quanto riguarda il resto mi sa che r.a.s.h. e s.h.a.r.p. siano già presenti nei centri sociali. Che dire? Speriamo che continuino ad esserlo e che si espandano ancora di più. Insomma le prospettive mi sembrano buone!
Che abbiamo da dire? Chi, noi? Ciao mamma, mi leggi?!