G.B.H.
I G.B.H. sono un gruppo che non ha bisogno di presentazioni: lo storico combo di Birmingham è a buon diritto considerato tra i fondatori dell'hardcore punk, un filone – nato agli albori degli anni ’80, quindi immediatamente dopo la prima "fiammata" del punk '77 – i cui canoni stilistici furono per la prima volta delineati in album come "City Baby Attacked By Rats" (il loro primo full-length). L'influenza che da lì in poi i G.B.H. hanno avuto è enorme, al punto di farne uno dei punti di riferimento più citati da tutti i gruppi che si ispirano ad una concezione della musica estrema basata su potenza e velocità – non solo nell'ambito del punk (ricordiamo, ad esempio, la cover di Sick Boy che gli Slayer inclusero in "Undisputed Attitude").
In questi mesi stanno suonando in giro per l'Europa – in un tour che toccherà anche l'Italia: il 14 ottobre saranno infatti a Palermo – per cui ho approfittato della loro data irlandese per una intervista nel dopo-concerto. Per il gruppo, risponde Colin, il cantante.
Marco: Avete cominciato a suonare nel 1979: quanto è cambiata la scena punk, nel corso di quasi tre decenni?
Colin: A volte penso che sia cambiata molto… altre volte però mi rendo conto che in fondo c'è ancora lo stesso spirito che c'era una volta, che sopravvive. Quel che è certo, però, è che oggi ci sono molti più filoni e sottogeneri, e c'è anche il “punk di MTv”, etc…
M: E che cosa credi che cambierà nel futuro, nei prossimi anni?
C: Nulla. Sinceramente credo che lo spirito continuerà ad andare avanti: la vera attitudine del punk rock continuerà a vivere sempre. Anche se magari gli stili cambieranno, credo che lo spirito della vera scena underground continuerà a rimanere lo stesso.
M: Ho sentito dire che avete in preparazione un nuovo album, che probabilmente vedrà la luce l'anno prossimo: è vero?
C: Oh, sì, stiamo preparando questo nuovo disco. Siamo già a buon punto – per tre quarti, il materiale è già pronto – per cui quando finiremo le date che stiamo facendo in questo periodo andremo in studio per completare il lavoro e probabilmente il disco uscirà nei primi mesi del 2006.
M: Ci puoi dare qualche anticipazione? Immagino che musicalmente sia nel vostro solito stile, vero?
C: Sì, certo, lo stile sarà quello solito. Per il resto al momento non abbiamo ancora deciso con che etichetta uscirà, e non abbiamo ancora deciso un possibile titolo… Comunque, quello che ti posso dire è che l'impressione che ne stiamo avendo, durante queste fasi di preparazione, è che sarà un bell'album.
M: Tornando alla vostra attività live in tutti questi anni: quali sono l'esperienza migliore e quella peggiore che vi sono capitate?
C: Personalmente, l'esperienza peggiore è stata una volta che mi spararono addosso durante un concerto. Avvenne in Canada, nell'86: a un certo punto stavo cantando, e un istante dopo ho sentito una botta tremenda alla fronte, sono caduto e ho pensato che mi avessero tirato addosso una lattina di birra. Poi mi sono accorto che avevo un buco, vicino alla tempia… (indica il punto dove era stato colpito, ndr) e c'erano i segni di un proiettile… mi avevano sparato con un'arma ad aria compressa.
M: Terribile… ma com'è successo?
C: Questo tizio che mi ha sparato voleva entrare a far parte di una gang e per essere ammesso doveva compiere una "prova di coraggio", qualcosa di eclatante: così lui ha pensato di venire a sparare a un cantante durante un concerto.
M: Beh, sicuramente è riuscito ad entrare nella gang degli stupidi…
C: Ahahah! Quello sicuramente…
M: E per quanto riguarda l'esperienza migliore, invece?
C: Quella in genere si ripete ogni sera che suoniamo: vedere la risposta del pubblico alla nostra musica, ai nostri pezzi… vedere la gente che apprezza quello che facciamo, il modo in cui noi ci esprimiamo… è esaltante! Alla fine sei completamente sudato, esausto, ma felice.
M: Ti capisco perfettamente e credo che questa sia una cosa che condivida chiunque abbia l'occasione di suonare in un gruppo punk, anche grazie al fatto che è un genere in cui il contatto tra chi suona e il pubblico è veramente molto stretto e c'è una comunicazione molto diretta. Rimanendo in tema della vostra esperienza live, raccontaci qualcosa di com'è vivere quasi trent'anni su un palco, continuando ad incontrare gente nuova, a conoscere ragazzi molto più giovani di voi (e soprattutto ragazze molto più giovani…), e com'è invece la vostra vita quotidiana al di fuori della musica.
C: L'esperienza di aver continuato a suonare tutti questi anni è fantastica: girare e conoscere sempre gente nuova è bellissimo. Per quanto riguarda le ragazze, beh in realtà io ho una moglie e due figlie, per cui faccio una vita abbastanza regolare. Nessuno di noi fa “la rockstar” e anche al di fuori della musica, quando siamo a casa, facciamo una vita perfettamente normale, con le passioni che hanno tutti. Per esempio il calcio: io sono tifoso dell'Aston Villa.
M: Quali sono dei gruppi di oggi che ti piacciono?
C: Tra i gruppi che sono più conosciuti potrei dirti i Rancid e The Killers. A livello di gruppi meno conosciuti, invece, direi senz'altro i Drongoes, che sono di Birmingham, i Gold Blade, anche loro inglesi, e gli americani The God Awfuls, con cui abbiamo anche suonato in tour.
M: Voi siete un gruppo che ha avuto una grande influenza anche su moltissime band metal – anche se non mi sembra che il vostro stile abbia mai avuto svolte in tale direzione. Che cosa ci puoi dire al riguardo?
C: Sì, è vero: noi non siamo un gruppo metal, ma ci sono molti gruppi metal che dicono di essere stati influenzati da noi. Credo che questo sia avvenuto soprattutto nel periodo in cui il thrash metal era molto popolare, allora c'erano molti di quei gruppi che ci citavano tra le loro influenze.
M: Per concludere, vuoi dire qualcosa ai visitatori del sito di Radio Riot che leggeranno questa intervista?
C: Sì, certo: saremo in Italia in ottobre, in Sicilia: venite a sentirci e “we’ll have a drink, a smoke, and a good time!”
Visitate il sito dei G.B.H.:
www.njhindl1.demon.co.uk/gbh
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