Fumbles In Life
Intervista a cura di Bepi con la collaborazione di Simo.
Bepi: Ciao Dario, il tuo nome in Italia è ormai abbastanza conosciuto dopo i tuoi lunghi anni di attività inerenti l'hardcore-punk: hai suonato negli Half My Time, nei One Truth e ora nei Fumbles In Life; hai un'etichetta, hai fatto uscire delle fanzine... Ci sapresti raccontare brevemente com'è nata la tua passione per l'hardcore, le tappe fondamentali e quanto questa attitudine ha influenzato la tua vita lungo tutto questo tempo?
Dario: Il mio primo contatto con l'hardcore l'ho avuto quasi precocemente, a metà degli anni '80. Ascoltavo, senza esserne consapevole, gruppi come Black Flag, Negative Approach, Indigesti, Bad Brains, G.B.H., Misfits... Queste erano le band più gettonate da mio fratello, più grande di me di otto anni. Adesso, che ho più di trent'anni, se ripenso a quanto siano stati determinanti quegli ascolti passivi quasi non ci credo. E' da tutto questo tempo che non mi stacco più da questa passione così prepotente. Io dico sempre che l'hardcore o ce l'hai dentro o non puoi comprenderlo a fondo. E mi riferisco al lato attitudinale, sociale e culturale. Musicalmente son rimasto legato alle vecchie tradizioni, specie quelle del 1988, ovvero alla seconda e più importante ondata straight edge, ma non voglio più esprimermi su ciò che è o meno hardcore. Aver ascoltato sin da adolescente un certo tipo di sonorità mi ha aiutato, poi, a sviluppare sempre più interesse e curiosità verso questo universo così variegato e sconfinato come quello punk e hardcore. Dopodichè ho fatto le mie scelte: diventare fedele allo straight edge, farne un modello di vita e cercare di divulgare questo messaggio.
La scelta di comporre fanzines ("First Time", la prima, risale al 1992) o di mettere in piedi una band son state logiche conseguenze.
Mi ha aiutato molto anche l'esperienza fatta nella redazione di "Blast!"-"Dynamo!", ho cercato di ampliare gli orizzonti musicali e all'epoca, 1993-1994, non disdegnavo gruppi quali Burn, Quicksand o Iceburn, ma quando rimettevo sul piatto Unity, Insted, Chain Of Strength, Youth Of Today o Cro-Mags era tutta un'altra storia... Son cresciuto con quel suono e ce l'ho appiccicato addosso!
La parentesi con One Truth è stata breve ma intensa, specie perché ho instaurato buone amicizie con Marco "The Disgrazia Legend" e Pier, col quale in seguito ho formato i Fumbles In Life. Poi son venuti gli Half My Time, coi quali abbiamo realizzato due 7" EP fortunatissimi e un buon album, in piena era Product, Last Man Standing, Redemption, Strength Approach...
L'etichetta, invece, non mi porta via più tanto tempo, nel senso che quando mi arrivano promozionali interessanti di band "old school" li ascolto e li valuto, ma senza esserne assillato come in passato. La tengo viva, c'è, esiste e son contento di questo. Tra una cosa e l'altra si è raggiunta la nona produzione. Ricordo con particolare affetto e piacere la collaborazione con i We'll Face, giovanissimi all'epoca, con gli amici No More Fear e con i Thoughts To Share del buon Freddy Tricarico, prima con I Deny, Think Twice ed Ageing... Vivo l'hardcore naturalmente, mi accompagna nella vita ed è costantemente uno dei veicoli di crescita.
B: Parlaci della Youth Crew records: è stata la tua prima esperienza come etichetta? Da cosa nasce il desiderio di metterne su una?
D: La necessità di creare un'etichetta dai forti connotati "old school" - anche se io li definisco più semplicemente hardcore - e straight edge, è stata dovuta in gran parte al sogno di poter realizzare dischi curandone tutti i particolari. Ed inoltre poter realizzare personalmente i prodotti delle band che ho formato e nelle quali ho suonato.
B: Oramai sempre più gente si ritrova a sentirsi parte uno "scenario" hardcore piuttosto che di una vera e propria scena, supportando solo eventi di grosso calibro dove spesso le band nostrane non sono coinvolte.
Cosa avresti da dire a queste persone? Qual è la tua idea di supporto nella scena?
D: Questa situazione non la scopriamo certo oggi. Quest'abitudine a supportare solo eventi di un certo tipo e sfavorirne altri è sempre esistita. I gruppi italiani odierni hanno molto da dire e da far sentire. Certo, le situazioni rispetto a dieci o quindici anni fa son profondamente cambiate, le band hanno più budget a disposizione, sono più fornite di buone strumentazioni, hanno più possibilità di partire ed andare a fare tour fuori dai confini nazionali. Ma tutto ciò dovrebbero investirlo per far crescere di più la scena locale, almeno quella a cui mi riferisco e sento di appartenere: hardcore straight edge.
I NoFx, i Pennywise o i No Use For A Name, arrivano ad ogni cambo di stagione e attirano un certo tipo di pubblico, magari anche persone come me. Ma insisto nel dire che dovremmo sostenere di più la nostra realtà ed essere più propositivi e meno disfattisti. Si potrebbe e si dovrebbe fare di più, magari partendo anche da noi stessi (gruppi, etichette, semplici kids), straparlare meno, criticare nel senso buono ed evitando, magari, di offendere o parlare male di altre persone. So che per alcuni questo è uno sforzo incredibile, ma son convinto che con questi ingredienti ci si divertirebbe in maniera più genuina e vera.
B: Come vanno le cose con i Fumbles in Life? Abbiamo avuto modo di notare che in "The Gift Of Forever" le sonorità calcano gruppi come In My Eyes o Ten Yard Fight, restando comunque su sonorità anni '90, mentre nell'ultimo lavoro, "Communication Wins", siete indubbiamente più vicini a Better Than A Thousand o Youth Of Today. Pensi che in questo cambiamento abbia giocato molto la radicale mutazione di line up? Solitamente le new entry nei gruppi tendono a rimanere fedeli allo stile iniziale del gruppo: il vostro è stato un cambiamento volontario o una conseguenza automatica, data dall'impossibilità di continuare a rimanere sullo stile precedente con i nuovi membri?
D: I Fumbles In Life mi hanno regalato molte emozioni sin da quando son stati formati, nel 2002.
Con Stizzo, ora batterista dei The Miracle, siamo legati da un'amicizia di vecchia data e siamo stati sempre in sintonia anche nella musica. Il primo CD è stato davvero una grande soddisfazione. E' stato ben distribuito, ben recensito, numerose interviste e richieste di brani da mettere nelle compilations. Questo merito è in gran parte della Still Life Records, a mio parere la label più in auge e più organizzata in Italia da tre anni a questa parte.
L'impatto, per via della voce di Pier, è senza dubbio alla Chain Of Strength, ma con l'innesto del nuovo batterista e, soprattutto, del nuovo cantante ci siamo più orientati verso sonorità alla Better Than A Thousand o Ignite. I pezzi del nuovo lavoro son sempre molto diretti, ma con più ottave e con la voce di Ivan che rende il tutto più particolare. Siamo soddisfatti del risultato finale: "Communication Wins" suona bene e piace a chi lo ha già acquistato, e questo è davvero importante.
La linea dei Fumbles In Life è questa: pezzi veloci, stacchi, ottave, voce in stile Orange County, testi totalmente in linea e alcuni nuovi pezzi più mid tempo, per rifiatare, ma sempre pieni di energia.
B: La scena old school italiana dopo un periodo stagnante sta avendo una rinascita. Nuovi nomi come The Miracle, Values Intact, Last Cares, Nothing To Hide, The Difference si affiancano ai già più stagionati No More Fear, Summer League e Strenght Approach.
Come vedi questo fenomeno dalla tua pluridecennale esperienza (avendo anche visto vari cambi generazionali)? E come consideri i gruppi che ora vivono la scena? E' così netto il divario tra i gruppi odierni e quelli di un tempo come Product, Reality, Think Twice, Growing Concern, Open Season ecc.?
D: Sono mutate parecchie situazioni dal 1991 ad oggi. In quel periodo, dopo che Youth Of Today e Gorilla Biscuits vennero in Europa, ci fu un'entusiasmo contagioso. Ricordo l'uscita di compilations come "It's Poundin'in" o "Between The Clouds", veri e propri manifesti della neonata scena hardcore XXX positiva italiana. Think Twice, Creepshow, Hide Out, Growing Concern, Open Season, Maze, Rabid Duck, Permanent Scar erano i pionieri di questa nuova realtà italiana che seguì a ruota quanto negli States accadeva da qualche anno. Ci si sentiva tutti partecipi, tutti molto più uniti, tutti più disposti ad adopersrsi per far crescere il tutto. I primi singoli, le fanzines, i concerti padovani o bolognesi... Ho bellissimi ricordi. Era tutto più spontaneo e vero, anche se i mezzi erano non sempre all'altezza e, comunque, non eravamo in tantissimi. C'era un senso d'appartenenza davvero unico. Poi è giunta la seconda stagione, quella di Product, Last Man Standing, Half My Time, Redemption ecc. ecc., per certi versi simile alla prima.
Oggi tutto è diverso, ci sono riviste da edicola che ti intervistano e ti mettono il pezzo nel CD sampler; ci sono studi di registrazione all'avanguardia; si parte e si và in tour... ma di collaborazione se ne vede poca. Ognuno và per conto proprio, ma per fortuna ci sono situazioni nelle quali è possibile ancora far qualcosa di buono. I Fumbles In Life sono molto vicini, non solo geograficamente, a band come No More Fear e The Miracle, siamo uniti da sana amicizia e desiderio di suonare. Rispettiamo e apprezziamo molte altre band sparse per la penisola.
B: In questi anni sei sicuramente diventato un punto di riferimento e una bandiera per i ragazzi che nell'hardcore si interessano a Krishna: com'è nato il tuo amore? Quali e quanti punti in comune pensi che abbia con l'hardcore?
D: Se sia diventato o no un punto di riferimento per quei ragazzi che attraverso la musica si son avvicinati alla fede in Krishna questo non lo so, e francamente ha poca importanza. Da parte mia, come più volte detto in altre interviste, ho sempre cercato di portare avanti la mia spiritualità in modo aperto, ma molte volte son stato criticato e frainteso.
Non ho mai detto a qualcuno di pensarla o di diventare come me. Conoscevo i devoti e la Coscienza di Krishna ancor prima di giungere nell'hardcore; quando in seguito vidi band che ascoltavo, come Cause For Alarm e Cro-Mags, essere fortemente attratte dal messaggio dei testi vedici e da Krishna, rimasi profondamente colpito e cominciai ad interessarmi sul serio. Avevo in casa, regalati da una parente, alcuni libri di filosofia vedica e cominciai a leggerli e studiarli. Nel '92 mi recai con un amico nel centro Hare Krishna di Milano e scoprii un mondo nuovo e diverso, affascinante e speciale. Fu proprio in quell'anno che mi legai con un'amicizia profonda a Raghunath das (Ray, Youth Of Today e Shelter) e a Paramananda das (Porcell). Un legame che ci unisce ancora oggi, davvero bello e sentito.
Diventai quasi subito totalmente vegetariano (niente carne, pesce e uova) e rimasi esterrefatto per tutte le analogie con lo stile di vita straight edge. Adesso, dopo anni, mi ritrovo ad essere più maturo e a coltivare la mia vita spirituale come la priorità della vita. Seguire gli insegnamenti di Srila Prabhupada, il fondatore acarya del Movimento, e di conseguenza seguire gli insegnamenti dei Suoi discepoli, può davvero cambiarti la prospettiva della vita, del fenomeno della morte, delle leggi naturali, della necessità di avere una vita interiore da curare al meglio. Krishna è un nome di Dio, significa Colui Che Affascina. Studio e pratico il bhakti-Yoga, il servizio di devozione.
Per chi fosse interessato, lo scorso anno io e Golokananda das (aka Giuly, chitarrista dei Fumbles In Life, e anche lui devoto di Krishna) abbiamo inciso un mCD col nome Safe: quattro songs molto rockish e con testi spirituali usciti per una piccola etichetta. E' stato il nostro side project, portiamo i mCD in giro per distribuirli e parliamo moltissimo con chi ci fà domande ed è interessato alla Coscienza di Krishna, Dio, la Persona Suprema.
B: Ok, è veramente tutto! Usa pure questo spazio per dire quello che vuoi ai ragazzi e ragazze che leggeranno questa intervista. Grazie!
D: Ringrazio innanzitutto voi, e naturalmente chi sta leggendo, per avermi dato questa bella opportunità di poter esprimere il mio pensiero riguardo alla musica che da sempre mi accompagna, che ascolto e che suono. Non vorrei risultare scontato o retorico, ma invito quanta più gente a formare band, a salire su un palco e a dire la loro, a diventare rispettosi della propria vita e di quella degli altri, di non pensare all'essere straight edge come ad un fenomeno adolescenziale e basta, a scrivere fanzine e, più in generale, a comunicare sempre e comunque. Spero di conoscere quante più persone e di potervi vedere partecipi ad uno show dei Fumbles In Life!
Visitate il sito dei Fumbles In Life:
www.fumblesinlife.com



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