Cose Perse

Dalla recente uscita del loro primo album "Introspezione", preceduto dal singolo autoprodotto "Vita" e coprodotto da Radio Riot, le Cose Perse, trio proveniente da Roma con ampi orizzonti davanti, iniziano a mettersi in mostra nella scena italiana con il loro genere tutto originale. Per conoscere qualcosa di più su di loro gli porgiamo qualche domanda.

Gomma: Vorrei iniziare togliendomi una curiosità personale: come mai avete scelto come nome "Cose Perse"? Ha un significato particolare?

Andrea: ...ehm... sì, allora: innanzitutto il significato del nome del gruppo è diverso per ognuno di noi. Per me le "cose perse" sono tutto ciò che noi avremmo potuto fare ma che per qualche motivo non abbiamo fatto. Con "noi" intendo ogni singolo individuo.

Flavio: Il nome iniziale doveva essere un altro (mi vergogno di dire quale), ma è durato un concerto e poi abbiamo scelto questo perché... "suonava meglio". Col tempo, come ha detto Andrea, ha iniziato ad acquistare un significato particolare per ognuno di noi, e per me rappresenta qualcosa che c'era e che ora non c'è più. Una parte della vita, sicuramente l'adolescenza, ma non solo...

G: Parliamo del vostro album, "Introspezione". Dalla sua uscita mi pare stiate raccogliendo molti consensi e recensioni positive: penso ne siate molto fieri. Come sono nati i suoi pezzi? Il sound originale e caratteristico dell'album è nato spontaneamente o è frutto di un accurato studio e di riflessioni?

A: Sì, in studio abbiamo lavorato molto con dei professionisti del genere...

F: ...come scusa?!

A: ...ehm...

F: Effettivamente chi si è occupato di registrazione e missaggio (Giorgio e Vincenzo, che ringraziamo ancora tantissimo) lavora in teatro, ma questo non ha avuto nessuna influenza sulla creazione dei pezzi. Questi sono maturati in 2 anni di prove e concerti, ma non ci siamo messi a pensare ad un sound specifico: quello che ci piaceva lo suonavamo alle prove, e pian piano sono venute fuori le 11 tracce del CD. Nulla di eccesivamente zelante quindi.

G: Un altro particolare molto rilevante di "Introspezione" sono i testi tutti in italiano e che puntano soprattutto su argomenti personali, effettuando, proprio come anticipa il titolo, un'introspezione delle vostre emozioni. Da cosa è nata quest'idea? Come mai avete scelto di utilizzare questo tipo di testi che, soprattutto tra gruppi italiani punk rock, è poco usato? Chi di voi si occupa della scrittura dei pezzi?

A: I testi nascono dalla voglia che abbiamo di esprimerci. Non stiamo lì a ricercare le parole giuste per comunicare delle sensazioni, sono cose che ci vengono da dentro, dirette, come quando si scrive un diario: scrivi quello che senti, lo scrivi per te, tiri fuori te stesso. Sta agli altri poi interpretare.

F: In "Introspezione" i testi sono scritti da me o da Andrea. Come ha detto lui cerchiamo di essere diretti, e scrivere in italiano è probabilmente il modo più logico ed immediato di esserlo. In più, personalmente, ritengo che chi usa una lingua diversa dalla sua sia enormemente limitato: la pronuncia, l'espressione, ma soprattutto l'uso delle parole più adatte al contesto di cui si parla non saranno MAI come quelle usate da un madrelingua, e chi studia le lingue o frequenta l'istituto per interpreti e traduttori lo sa bene. Inoltre l'italiano è una delle lingue più ricche di vocaboli ed espressioni (molto ma molto più dell'inglese). Ho sentito gente dire "cantare in italiano è un problema per via di tutte quelle vocali che rompono le palle": a parte che l'inglese ha più suoni vocalici dell'italiano, ma poi scusa, non sono proprio le vocali la parte più "bella" e melodica delle parole?

A:
...mai sentito un acuto fatto con una consonante.

G: Proprio per l'originalità del vostro genere, che sminuendolo molto si potrebbe definire "punk melodico con molte influenze", è difficile risalire ad un gruppo da cui potete ispirarvi o prendere spunto. C'è effettivamente una o più band a cui vi siete riferiti mentre scrivevate i pezzi? E quali sono le vostre preferenze musicali individuali? Potete provare a classificare il vostro genere puntigliosamente, o magari inventandovi un'etichetta che vi rappresenti?

A: No, non possiamo e non vogliamo proprio etichettarci. Mentre scriviamo i pezzi non pensiamo a nessun gruppo: le loro influenze le abbiamo assimilate (e continuiamo ad assimilarle). Per il resto ascoltiamo davvero tanta roba che è difficile dire quali siano le nostre preferenze.

F: Idem: cerco di ascoltare tutto quello che penso potrebbe piacermi. Ultimamente sto ascoltando a ruota "Verità Supposte" di Caparezza e in questi giorni ho tirato fuori "Verba Manent" di Frankie Hi-NRG. Ad ogni modo io personalmente penso di essere stato molto influenzato dalla scena hc torinese di metà '90...

G: Un'altra prova importante per una band sono certamente i concerti, soprattutto per un gruppo punk rock e simili. Molti gruppi italiani ed esteri devono tutta la loro notorietà ai live perché capaci di regalare show decisamente coinvolgenti riuscendo così ad accattivarsi molto pubblico: voi in particolare pensate di essere più una band da palco, che dà il meglio di se nei live, o più una band da studio che punta tutto sulla riuscita degli album e sulle loro produzioni?

F: Siamo decisamente una live band, anche perché l'esperienza in studio non è poi molta. Questo non vuol dire che durante i concerti ci mettiamo lì a fare qualcosa di iperarchitettato: suoniamo come ci viene, niente di più.

G: Parlando ancora dell'attività live vorrei sapere che rapporto avete con essa, da quanto tempo siete attivi e anche se pensate di aver incrementato di molto il vostro livello di notorietà grazie ai concerti. In più come ha reagito finora il pubblico ai vostri show?

A: Suonare dal vivo ci piace (e fin qui... ndFlavio). Siamo attivi da 3 anni con le Cose Perse, ma abbiamo cominciato a suonare insieme nel '97. Sì, abbiamo incrementato il nostro livello di notorietà grazie ai concerti e... bisognerebbe chiederlo alla gente stessa come ha reagito.

F:
...uhm, io avrei paura a farlo.

A: Ma sì, ha reagito bene: se ci avessero detto tutti che facciamo schifo ci avremmo pensato prima di fare un disco.

G: Nei vostri live usate fare altri pezzi oltre agli 11 già presenti nell'album? Per esempio canzoni scartate ma che avete intenzione di inserire in un'altra produzione, o pezzi appena scritti, cover ecc.?

F: Prima facevamo qualche cover, ora un po' di meno, ma proponiamo sempre due pezzi nuovi, Inverno e Realtà Piacevole. Pezzi scartati no, mai: altrimenti non sarebbero stati scartati!

G: Con che gruppi usate dividere il palco? C'è n'è uno in particolare con cui avete un rapporto forte di amicizia e con cui siete felici di suonare? Vi basta che le band con cui suonate siano dedite ad un particolare genere o siete contenti di fare esperienze con qualunque gruppo, dato che ogni esperienza può rivelarsi interessante? Che concerto secondo voi è stato il migliore che abbiate mai fatto e con chi avevate condiviso il palco?

A: Ommiodio! o fai una domanda alla volta o smetto di rispondere! Eheh no, scherzo. Sicuramente abbiamo un ottimo rapporto con i Bonnie Parkers, con i quali abbiamo diviso più volte il palco. Non so quale concerto sia stato migliore...ma infondo a chi interessa?

F: Non importa il genere del gruppo con cui suoniamo: come ha detto Andrea prima, ci piace suonare.

G: So che voi siete un gruppo molto impegnato nel campo del d.i.y. e dell'autoproduzione, nonostante il vostro album sia stato coprodotto da diverse etichette, tra cui anche Radio Riot; tra l'altro il vostro disco si trova in diverse distro al prezzo di soli 7 euro o anche meno, cosa che apprezzo moltissimo. Secondo il vostro punto di vista la scena o cospirazione d.i.y., che si basa soprattutto sull'ideologia no-profit e si muove contro il grande business nella musica, gode di buona salute in Italia e all'estero o è un momento difficile e tanti gruppi preferiscono fregarsene e magari aumentare il prezzo dei loro dischi?

F: Beh innanzitutto vorrei sottolineare che i concetti di autoproduzione e coproduzione, seppur diversi, sono molto simili e che il nostro CD, se volete comprarlo, dovreste cercare di non pagarlo più di 5-6 € (più eventuali spese postali). Passando al resto: il mio parere è che il music businnes stia dilagando sempre di più e lo si vede anche attraverso i prezzi di molti gruppi che si definiscono "indipendenti". Ammettiamo di essere legati ad un'idea piuttosto ortodossa (ed italiana) di "punk rock" e, parafrasando una frase che ho letto su un'intervista a Greg Cartwright degli Oblivians, noi vogliamo essere "musicisti" per il nostro piacere, vogliamo essere degli "artisti" liberi e pagarci da vivere con altro. Non diciamo che sputiamo in faccia ai soldi: se un giorno un nostro disco dovesse vendere un milione di copie... ben venga! Ma in ogni caso il prezzo di quel disco non sarà fine al lucro personale.
Ho virgolettato "musicisti" e "artisti" perché credo siano due concetti che necessitano una lunga e approfondita discussione, ma non mi sembra questo il luogo né il momento...

G: Ampliando ancora di più la veduta, cosa pensate della scena punk italiana in generale? E di quella mondiale? Ditemi un nome di un gruppo che apprezzate molto e poi uno che disprezzate molto, sempre della scena internazionale, e motivatene la risposta.

F: Sinceramente sono più orientato ad ascolti nostrani, ma se devo dire un nome (buono) sparerei gli At The Drive-In: da quello che ho ascoltato hanno saputo dare all'hc qualcosa di molto originale (che non vuol dire necessariamente inventare di sana pianta, ma anche semplicemente proporre in una nuova veste e con nuove idee qualcosa di già sperimentato). Nonostante non mi piacciano per nulla tantissimi gruppi, non farò nomi e accuse: è inutile tirarsi merda addosso dicendo "tu sei brutto, tu sei incapace", a che serve? Queste cose le tengo per i miei discorsi da pub tra amici. La scena punk italiana... ci sono tanti nomi validi, peccato che molti siano sottopelle. Il resto è quasi tutto scimmiottare e clonare altri gruppi. Secondo me, ovviamente.

A: ...sse. (concorda)

G: Che progetti hanno le Cose Perse per il futuro? State già lavorando per prossime produzioni? Avete magari qualche progetto parallelo al gruppo, o qualche collaborazione interessante, o adesso vi volete dedicare ai concerti e alla promozione dell'album, o infine ad un meritato riposo?

A: Anche durante la produzione di "Introspezione" non abbiamo mai smesso di lavorare a nuove canzoni. Ora ci stiamo dedicando molto alla promozione del disco e all'attività live: ad aprile dovremmo fare tre date tra Torino, Milano e Bologna.

G: Nei vostri prossimi album o prossime produzioni, avete intenzione di fare particolari cambiamenti, cercando magari di avvicinarvi ad un altro genere, come per esempio hanno fatto le Brigate Rozze diventando i Threat Of Riot? Continuerete sempre a scrivere i testi introspettivi che hanno caratterizzato "Introspezione"? O vi dedicherete ad altri argomenti?

F: Boh. Come dicevamo sopra, quello che scriviamo è immediato e poco riflettuto, quindi non sappiamo proprio cosa faremo in futuro. Secondo me già le nuove canzoni (a partire da Pappagalli Verdi, l'ultima canzone del disco che abbiamo scritto) risentono di un sound particolare, diverso dalla struttura generale del disco ma sempre riconducibile a noi. Probabilmente è tutto frutto dell'esperienza accumulata.

G: Adesso per concludere una richiesta alla Gigi Marzullo, giusto per dare un tocco di stupidità all'intervista: fatevi una domanda e rispondetevi da soli.

F: Ehi Andrea, hai impegni per stasera?

A: Ehh, veramente devo andare in televisione a fare un provino come fotomodella...

F: Grazie per l'intervista!