Converge
I Converge sono uno dei nomi di punta del post-hardcore a livello mondiale: nell’ultimo decennio hanno saputo portare l’hardcore estremo oltre i confini stessi del genere, lungo un percorso di innovazione che ha dato nuova linfa ad uno stile musicale che – dopo i fasti degli anni ’80 - pareva destinato ad insabbiarsi in forme oramai divenute canoniche. Assieme a pochi altri gruppi, il combo americano ha invece dimostrato a tutti che anche in un filone apparentemente già ampiamente sfruttato era possibile trovare nuove vie, e ha dato un impulso fondamentale al progresso di questo genere negli ultimi anni. In occasione del tour mondiale per promuovere il recente nuovo album "You Fail Me", ho assistito alla loro data di Dublino, e – approfittando della loro disponibilità sul piano umano – ho colto l’occasione per proporre loro un’intervista per il sito di Radio Riot; hanno accettato, e ne è nata questa conversazione. Per il gruppo, risponde Nate Newton, il bassista.
Marco: Nate, il vostro nuovo album è stato salutato da ottimi commenti e da recensioni molto positive; siete soddisfatti della risposta del pubblico che partecipa ai concerti del tour per promuoverlo?
Nate: Sì è un riscontro positivo, ma in realtà la nostra soddisfazione non dipende da quante persone vengano a sentire i concerti del tour promozionale, se ce ne sono poche decine oppure 2000: noi siamo soddisfatti del disco perché questo è l’album che volevamo fare, ed è quello che abbiamo fatto.
M: A differenza di altri gruppi hardcore che hanno spesso liriche politicizzate oppure orientate al divertimento, i testi delle vostre canzoni riguardano prevalentemente esperienze personali, emozioni e sensazioni individuali; come nasce una canzone dei Converge?
N: Innanzi tutto nasce la parte musicale, su cui poi vengono composti i testi; questi ultimi li scrive Jacob (Bannon, il cantante, ndr) ed effettivamente traggono ispirazione da esperienze personali. Tuttavia con i nostri pezzi non vogliamo fermarci a raccontare solamente lo specifico di una particolare esperienza individuale, ma cerchiamo di fare in modo che il significato delle liriche possa abbracciare un significato più ampio, condivisibile anche da altre persone, e quindi più universale.
M: Da un punto di vista strettamente musicale, nella vostra produzione discografica si avvertono parecchie influenze diverse: e in questo ultimo album si colgono, tra gli altri, anche alcuni riferimenti a sonorità di tipo grindcore (ad esempio i Napalm Death). Quali sono i gruppi del passato che secondo te possono aver avuto le maggiori influenze sulla band?
N: Beh, direi ad esempio Black Flag, Entombed, Godflesh, Rorschach, Born Against, eccetera… e, sì, anche i Napalm Death che citavi tu
M: Voi venite da Boston: che cosa ci puoi dire delle nuove band della scena underground della vostra città? C’è molto movimento?
N: Oh, sì: c’è un grande fermento di gruppi nella scena di Boston. Ci sono davvero molte realtà valide, tra cui, solo per farti qualche esempio citando quelle che mi vengono in mente sul momento: Disappear, Big Bear, Doomriders, Get Killed, e poi anche i Bloodstains.
M: Come vedete, voi, l’evoluzione dell’hardcore? Quali credete saranno gli sviluppi di questo genere nei prossimi anni?
N: Non saprei… Ci sono così tanti gruppi, tante persone che prendono strade in direzioni diverse – alcuni anche in direzione commerciale, purtroppo, e questo avviene anche all’interno della scena cosiddetta “estrema”. Noi cerchiamo comunque di seguire solo la nostra ispirazione, tentando di andare sempre avanti con quello che vogliamo esprimere noi, senza fissarci su un cliché.
M: Per concludere, vuoi aggiungere ancora qualche commento?
N: Beh, grazie a tutti voi per l’attenzione e il supporto che ci date; ora andate là fuori e date vita al vostro gruppo. Noi non abbiamo nulla in più rispetto a nessuno, e chiunque può fare questo che stiamo facendo noi. Ci tengo ad insistere su questo punto, perché vedo che oggi purtroppo si avverte sempre più distinzione tra gruppi e pubblico: ma questa è una percezione sbagliata, perché questa distinzione non dovrebbe esistere all’interno della scena punk! Purtroppo, però sembra che lo spirito del do it yourself stia progressivamente indebolendosi...
M: Credi che questo sia dovuto alla televisione, e al modo in cui presenta la musica ai giovani?
N: Assolutamente sì. Ed è anche un problema legato al denaro. Nella televisione e nel mondo dello spettacolo, ci sono tante persone, tanti gruppi, che vogliono solamente arricchirsi, e che non hanno veramente alcuna passione per la musica che fanno.
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