Brigate Rozze
Ormai attive dall'autunno del 1998, le Brigate Rozze stanno diventando molto velocemente un punto di riferimento della scena punk italiana. Dopo aver prodotto una demo e un 7" il gruppo di Roma sembra infatti deciso a non fermarsi, pronto a uscire con dei nuovi pezzi che potete già assaporare andando ad un loro concerto o ascoltando Radio Riot. E proprio tra un concerto e l'altro il cantante Gianluca Sgueo si è fermato per rispondere alle nostre domande.
Pit: Ciao Gianluca. Allora, parlaci brevemente della storia delle Brigate Rozze, dall'autunno del '98 ad oggi.
Gianluca: Beh, come hai detto tu stesso ci siamo formati nell'autunno del '98. Credo che il punto di forza del gruppo, che ci ha permesso di non scioglierci e durare pochi mesi, è stata la perseveranza e l'impegno che abbiamo sempre avuto. Sicché, nonostante i numerosi (troppi!) cambi di formazione siamo rimasti sempre in attività. Dopo pochi mesi che si suonava è uscito un demo, dopodiché la svolta della Mad Butcher, ed ora eccoci qua, sempre in attività costante!
P: In "Non basterà…" troviamo un suono grezzo e rozzo, che ricorda gli Exploited. "Here we are" porta uno stile decisamente più street, molto vicino ai Klaxon; e adesso Radio Riot sta trasmettendo dei nuovi pezzi decisamente più hardcore: le BR hanno finalmente trovato una stabilità o cambieranno ancora stile?
G: Quando qualcuno mi chiede del perché abbiamo cambiato stile do generalmente due spiegazioni. Anzitutto perché i mezzi tecnici a nostra disposizione sono cambiati, in meglio ovviamente. Se ai tempi del demo sapevamo a malapena impugnare uno strumento in mano, attualmente abbiamo una padronanza decisamente superiore dei nostri mezzi, il che ci permette ovviamente di cimentarci in qualcosa di più "difficile". Ma il motivo principale è un altro: noi siamo qui per dire delle cose in cui crediamo, per parlare agli altri dei nostri valori e delle nostre idee, per confrontarle ovviamente, e per migliorarci. Potrei scrivere poesie o dipingere, ma suonare è la cosa che riesce meglio a tutti noi, quindi non importa in che modo suoni, che genere fai, per noi la musica è solo un veicolo di espressione di idee. In quanto tale non ci facciamo problemi a suonare quello che più ci piace in un dato momento, senza però mai perdere di vista i contenuti. Attualmente posso dirti che non pensiamo di cambiare ancora genere, ma se pensassimo in futuro di volerci esprimere con un altro stile non credo che esiteremmo a cambiare.
P: Parlaci ancora un po' del vostro futuro: dischi, split, tour, concerti, etichette…
G: E' un periodo di grande attività, non c'è di che lamentarsi. A breve, brevissimo tempo, usciranno due split contenenti pezzi assolutamente inediti (che tu stai già trasmettendo via radio): uno con gli i italiani Los Activos (un gruppo punk rock, a dimostrazione del nostro pieno rispetto per ogni tipo di punk), e uno che sarà prodotto dalla Mad Butcher e che divideremo con gli americani The Boils (non ti nascondo che siamo molto emozionati all'idea di splittare con un gruppo d'oltreoceano). Sta uscendo anche una compilation formata da tutti gruppi romani a cui partecipiamo anche noi, e dovremmo comparire anche su un altro paio di compilation, ma nulla di sicuro per ora.
P: Tornando al tema "Brigate Hardcore", molti ascoltatori criticano spesso i cambiamenti e c'è chi vi vorrebbe sentire suonare sempre pezzi come Laurentina e Non Finirà. Qual è il tuo pensiero in proposito e cosa rispondi?
G: Mi sembra normale e giusto che non tutti gradiscano cambiamenti così radicali. Ma d'altro canto siamo consapevoli che siamo un gruppo minuscolo e non abbiamo milioni di fan con cui fare i conti (per fortuna!). Quindi continuiamo a suonare quello che ci piace, e non c'è etichetta discografica o produttore che può indirizzare i nostri gusti. Per gli inguaribili nostalgici posso assicurare che eseguiamo sempre dal vivo i vecchi pezzi, anche perché ovviamente siamo noi i primi ad esserci affezionati.
P: Trust In Freedom, Trust In Fight e A Choice sono le prime canzoni con dei testi in inglese delle Brigate (e siamo convinti che non saranno le ultime): come mai avete preso la scelta di abbandonare la monolingua? Potremo sperare anche in un testo duramente tedesco?
G: Stiamo preparando un testo in cirillico antico, con influenze arabe… No a parte gli scherzi, la scelta di scrivere in inglese dei testi non è stata frutto di chissà quali pensieri nascosti. Semplicemente il testo in inglese si prestava bene in entrambi i casi, si prestava decisamente meglio di un testo italiano. Probabilmente ne scriverò altri in inglese, come ne scriverò altri in italiano ovviamente: cerco di non farmi condizionare dalla lingua e di badare piuttosto al binomio contenuto-musicalità.
P: Punk Fashion condanna quei punk (e non solo loro) che tendono più ad apparire che ad essere. A Choice parla della dura scelta di essere vegetariani, e Stadio mostra il lato negativo (e violento) dei tifosi. Chi, cosa e perché influenza i testi delle Brigate Rozze?
G: Direi le nostre esperienze quotidiane. Di solito sono io a scegliere gli argomenti da trattare nei testi, ma è anche vero che ogni testo che ho scritto è stato sempre "rivisto" assieme a tutti gli altri membri del gruppo, di modo che fosse modellato il più possibile sul punto di vista non del singolo ma del gruppo intero. Cerchiamo comunque di evitare argomenti banali o scontati, parliamo di noi e di quello che ci circonda o di come affrontiamo i nostri problemi, e di argomenti da trattare ce ne sono fin troppi.
P: Entriamo un po' negli altarini del gruppo: com'è la giornata tipo delle prove delle Brigate?
G: Vorrei poterti dire che passiamo due ore seriamente impegnati sui nostri strumenti a suonare, ma non è così, decisamente per nulla. Quando proviamo (una o due volte a settimana) è anche un'occasione per stare tutti assieme, sicchè un po' si parla, un po' ci si confronta, e un po' si suona ovviamente. Credo che l'impressione che potresti avere da fuori è più quella di un gruppo di amici che si vedono per fare 4 chiacchiere che di un gruppo seriamente impegnato.
P: E i gruppi che invece vi influenzano di più?
G: Ci conosci personalmente e ti rendi conto tu stesso che rispondere ad una domanda del genere vorrebbe dire elencare duecentomila gruppi di stile diversissimo tra loro. Diciamo che siamo influenzati da un po' tutte le sfaccettature del punk, dai suoi aspetti più brutali a quelli più melodici, e credo che questo sia anche evidente ascoltando le nostre canzoni.
P: Un batterista, quattro chitarristi ed un bassista: avete avuto un bel po' di ricambio di componenti in poco più di due anni. E' così difficile trovare la gente giusta? Inoltre questi cambiamenti possono essere sinonimo di ulteriori rallentamenti.
G: Di sicuro rallentamenti, questa è la cosa che più ci ha penalizzato (del resto sfido chiunque a reinsegnare da capo ogni volta tutte le canzoni, perdendo ore e ore a riprovare gli stessi pezzi). Posso dire comunque che è veramente difficile trovare persone giuste, che rispettino le esigenze che abbiamo. Finora abbiamo incontrato o gente a cui non fotteva un cazzo di suonare seriamente o gente senza un minimo di impegno (uno dei nostri chitarristi insisteva per iscriverci alla SIAE!! Arghhh!), ma sono convinto che l'attuale formazione sia quella giusta… o almeno spero.
P: Personalmente ti ringrazio perché sei un ottimo fornitore di dischi, soprattutto di gruppi italiani; immagino che oltre a distribuirli li ascolti anche: perché non ci dai il tuo parere personale sulla scena punk italiana?
G: A volte leggo articoli di gente che parla di una scena inesistente, e mi chiedo cosa queste persone credono sia una scena "attiva", probabilmente idealizzeranno la scena estera, pensando a chissà quali fantomatiche realtà. Ma la verità è che secondo me la scena italiana sta vivendo un grande momento. C'è fermento, tanto fermento. Ci sono talmente tante bands (non parlo di qualità, parlo di quantità) che seguirle tutte è veramente difficile, pure per me che vado continuamente alla ricerca di nuovi gruppi. Aumentano i concerti, le etichette discografiche (a proposito, ne ho fondata una anche io, si chiama September of '76 e sto cercando un valido gruppo hardcore da produrre), la gente che si sbatte. Non ci si può aspettare ovviamente che ci siano solo persone giuste e cose buone, ma credo che finalmente qualcosa stia cambiando, in positivo ovviamente.
P: Una domanda totalmente disinteressata: cosa ne pensa sinceramente di Radio Riot il cantante delle Brigate Rozze?
G: Sarò onesto: quando iniziasti l'iniziativa pensavo fosse una cosa destinata a morire presto, ma mi sbagliavo. Vedo che il sito procede alla grande, e da finalmente spazio a tutti i punti di vista e non sempre alle stesse cazzate. Inoltre mi fa piacere vedere che ti dai da fare per restare aggiornato sulla scena italiana e straniera. Per questo sono felice di darti tutto il mio appoggio in proposito.
P: Beh, credo che sia tutto. Vuoi aggiungere altro?
G: Fare i soliti saluti di rito mi pare inutile, così come fare proclami da profeta. Ti ringrazio per questa intervista, e per lo sbattimento che fai quotidianamente. Grazie a nome mio e del gruppo, ciao a tutti.


