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Less talk
I open my hardcore dictionary, I know it all:
the concepts, the phrases, the rules... or there's no rules at all?
I hear them everyday from the mouth of my best friends
starts to seem some kind of religion
You follow it straight 'cos you don't want to betray
the faith your friends have in you, still you're afraid
of misinterpretation if you lived your life by heart
so you stick to this book and you follow line by line
Hardcore is my life
I open that book again; there's lots of wisdom inside
so many positive and clever things, integrity aside,
but we are six billion people in this world
it simply cannot be written for us all
It's not a prayer and it should never be
a set of rule 'cos personality's the key
individual interpretation - a choice of my own;
a natural progression of my personal philosophy
Hardcore is my life
noy by your rules
This Side Up - My Life
"Caught By Surprise" (Dirty Old Town, Get Off, Goodwill, Remedy Records, Riot Records)

My Life è stata rifatta dai Threat Of Riot in "Seasons" (2002). Il chitarrista, Pierluigi Garibaldi (che in "Seasons" canta la canzone), era anche il chitarrista dei This Side Up; oggi suona negli Anti-You.
A che serve il punk #3
Voi ve n'eravate dimenticati? Noi non ce ne siamo dimenticati. E così ecco la terza parte dell'articolo, con altre dieci risposte (stavolta più movimentate, devo dire) alla domanda del mese: ma a che serve il punk?
"Riprendendo il discorso di sergio (Kina, vedi A che serve il punk #2, ndPit): il punk come attitudine, così su due piedi, mi vien da dire che è (o dovrebbe essere) consapevolezza nel fare le cose.
Se non si capisce abbiate pietà ma è sabato mattina e lavoro."
Montezuma (PU)
"A nostro avviso è la domanda ad essere malposta.
Tutte le cose devono necessariamente servire a qualcosa?"
Kalashnikov (MI)
"'sta nuova funzione de maispeis catena de santantonio fa cacà. Ma che è sta merda? Mo uno pure qui se ritrova la casella intasata de cazzate come sulle mail? Non me le mandate che non ve rispondo (l'ho appena fatto!)"
Marco, Think About (RM)
"Oi! ...che ognuno faccia come cazzo crede, che faccia il punk o lo skin o il rudeboy, basta che dentro ci sia animo, rabbia e coerenza con la propria attitudine di vita e con le proprie idee. L'importante è non infangare in nessun modo il punk/HC con le nuove cacate del 2009 e quelle porcate di sottodivisioni tipo fra street-punk e crust punx... 'na volta si diceva 'If the kids are united, they will never be divided'!"
Punk Virus (CZ)
"Un po' come la domanda; a rompere il cazzo, pura provocazione, niente di più. O, più semplicemente, per noi incapaci virtuosi degli strumenti musicali: a sputare un po' di fuoco!!!"
Atarassia Grop (CO)
"Non so se è utile ma non riesco a pensare a niente di meglio: 'Siamo i figli di mezzo della storia, non abbiamo ne uno scopo ne un posto. Non abbiamo la grande guerra, né la grande depressione; la nostra grande guerra è quella spirituale, la nostra depressione è la nostra vita... Siamo cresciuti con la televisione che ci ha convinti che un giorno saremmo diventati miliardari, miti del cinema, rock star, ma non è così e lentamente lo stiamo imparando e ne abbiamo veramente le palle piene!'"
Marconarco (CZ)
"A cantare tutti in coro che vogliamo l'anarchia nel Regno Unito.
Semplice, no?"
Il Teatro Delle Ombre (UD)
"Non è che serva. Semplicemente è."
Roma Hardcore Siamo N'Oi! (RM)
"I punk non servono. Nessuno. Quelli veri.
O almeno ci provano."
Francesco, Settevolteronin (MI)
"Spacca e fa pogare."
Radio Vudù (MI)
Degna conclusione, direi.
Alla settimana prossima con le ultime cinque risposte.
Niente di nuovo nella Scena #8
Vediamo di grattare il fondo e ravanare un po' di arretrati, per scoprire cosa non è successo ultimamente nella Scena.
- le Cose Perse non hanno un nuovo sito. Ci hanno messo dei mesi (forse degli anni), ma finalmente www.coseperse.it non è di nuovo aperto. Bravi! Peraltro, se non lo sapete, il sito l'ha fatto il Buon Bessone. Bella lì!
- non è assolutamente vero che la Shove (e la Wallace, e Bloody Sound Fucktory, e The Fucking Clinica) ha fatto uscire il terzo lavoro dei Gerda (che, appunto, si intitolerebbe "III", se solo fosse uscito). Un bel vinile + CD, dato che voi, ingrati del cazzo, scaricate anche i dischi che stanno a 5 euro e fate fallire i gruppi che non hanno neanche un capitale per poter fallire. Comunque, se il disco fosse uscito, qui ci sarebbe un assaggio, ma ovviamente non è così...
- il riso è pronto.
- i P38 Punk avevano messo un mp3 (il loro nuovo singolo) qui, ma non so se c'è ancora...
- dicevo: voi siete degli ingrati del cazzo; noi continuiamo a darvi fiducia. Come nel caso dei Sinclear, che hanno messo sul loro sito il disco "Eat At Chef Sinclear" completamente scaricabile. Vedete voi...
Recensione: God Save The Punk
Noi lo sappiamo com'è il punk: lo viviamo ogni giorno, da anni, lustri, decenni. E lo sappiamo com'era: abbiamo ascoltato i dischi, letto i libri, visto i film.
Ma siamo mai andati a vederlo in teatro?
Meno di 120 minuti; 3 attori; un'unica coreografia. Come un live su doppio vinile, "God Save The Punk" rievoca le persone (Lou Reed, Iggy Pop, Patty Smith, Dee Dee Ramone, Malcolm McClaren, Cheetah Chrome...), i gruppi (Velvet Underground, The Stooges, New York Dolls, Ramones, Dead Boys, Sex Pistols...), le citazioni ("Muori per la musica. Non moriresti volentieri per qualcosa di carino?", "Gesù è morto per i peccati di qualcuno, ma non per i miei"...), le canzoni (I Wanna Be Your Dog, Gloria, 53rd & 3rd, White Riot, Anarchy in the UK...) e soprattutto il contesto storico (così com'è stato vissuto dai suoi protagonisti) dal periodo immediatamente prima al punk a quello immediatamente dopo.
Il punk è morto? Sì [sic!] è trasformato.
Con interpretazioni sentite, vissute, sporcate dalla passione, riviviamo i sentimenti di un decennio dominato dalla rabbia: la rabbia per un pacifismo (pensi agli hippie) che non ha cambiato il mondo; per dei Governi (pensi alla Thatcher) che hanno regnato con il manganello in mano; per delle società (pensi agli U.S.A.) in cui "ti rincorrevano in strada per picchiarti solo perché portavi i capelli lunghi"; e per una musica fino ad allora incapace di esprimere la rabbia, appunto, prodotta da tutto questo.
Così nasce il punk e "GSTP" lo rappresenta con distacco documentaristico (reso possibile dai trent'anni trascorsi) e vissuta realtà: non dimentichiamo, dopotutto, che chi siede in regia oggi aveva 15/20 anni allora. Nessun tradimento, nessuna distorsione, nessuna libera interpretazione: da vedere senza troppe esitazioni.
Postilla: la postilla va per "Rotten Video", dall'idea degli autori di trasmettere, prima d'ogni spettacolo, 3 video di gruppi punk italiani (leggi qui). Come a dire: il passo avanti prima dei due indietro.
"God Save The Punk"
dal 12 al 24 maggio 2009
Teatro Vascello (v. G. Carini 72/78, Roma)
dal martedì al sabato h. 21; domenica h. 17
Ingresso: 15 €; ridotto 12 €.
Ideazione e Regia Carmen Giardina
Elaborazione drammaturgica M. Odino, C. Giardina, A. Vinci
Videomaking e Digital-Scene Sergio Gazzo
Costumi Eva Coen
Musiche a cura di Pivio&Aldo De Scalzi
Collaborazione alla regia e organizzazione generale Aldo Vinci
Aiuto regia e organizzazione Anna Contieri
Less talk
Ragazzo che scendi per la strada
continui la tua marcia vada come vada
con la testa bassa e con la faccia scura sai
che la tua via non è sicura mai
Ogni ora, ogni minuto di questi strani giorni
non puoi dire a chi ti vuole bene quando torni
troppi i lupi neri che escono col buio
troppi gli avvoltoi, troppe lame, troppo cuoio
Militante di te stesso è la regola prima
in questi giorni nostri, questa è la tua stima:
aria troppo pesante per un non allineato
non puoi non saperlo
quando un branco ti ha accerchiato
Sempre in troppi, sempre a caccia del diverso
odio chiuso che ti attacca al minimo pretesto
gerarchia da branco, violenza e propaganda
o con o contro: io non mi unisco a questa banda
Questa pioggia sporca fa crescere alterazioni
e più passa il tempo più si vendono revisioni
per (il) ragazzo che conosce tutta questa storia
diventare uomo è conservare la memoria
Mach 5 - Giorni nostri
"Fantasia passiva di spazi non riempiti" (2001: Riot Records, Positive Crew)

Dal booklet: "Fantasia di spazi non riempiti. Questo è il nome che lo scrittore austriaco Robert Musil (1880 - 1942) dà alla capacità tipicamente umana di avere sogni utopici: nel caso, sogni di un unità restaurata, di una riconquistata interezza del sé.
L'uomo di oggi ha una personalità sempre più spezzata.
Tra le cause: moltiplicarsi delle realtà sociali e dei ruoli da ri-coprire; caduta o secolarizzazione di grandi ideologie una volta capaci di legare le masse; distacco sempre maggiore dalla natura e dalle proprie radici; rapida variazione delle condizioni materiali e di conseguenza dell'idea di realtà, esistenza e mondo; crescente dipendenza da terzi; forte pressione sociale; atomizzazione.
La subdola incertezza, che da questi fattori trae forza, lavora affinché nella vita quotidiana una persona si senta inadatta, fuori posto, con un passato oscuro o da dimenticare, un presente incomprensibile e un futuro limitato al domani.
Chiunque abbia volontà di conoscenza e opinione critica, chiunque a una domanda voglia far seguire una risposta, e abbia già attinto alla fonte del relativismo moderno, non può non sentire in modo ancora più personale e traumatico questo sopravvivere odierno.
Il titolo scelto simboleggia e riassume quindi ciò che i testi - e noi in loro - vogliamo comunicare: un richiamo alla vita, ad un'esistenza più completa, ad un domani migliore.
Per usare le parole di Musil, il nostro vuole essere uno slancio volontario chiamato 'utopia della vita motivata'.
Il periodo d'oro ha ancora da venire."
God Save The Punk!
Finalmente tra le mie mani una notizia che aspettavo con gioia di dare.
Cos'è successo? E' successo che un gruppo di ragazzi e ragazze che nel '77 stavano sui fine 20 si sono ritrovati e, birra in mano, si son detti "Perché non rappresentiamo quei bei tempi in qualche modo?", "Sì, perché non in teatro?!".
Così nasce "God Save The Punk", rappresentazione teatrale che racconta una fetta di quel periodo (dai preludi alla morte di Vicious) inserendoci musica, storie, viaggi...
Questo succedeva un anno fa, a Roma, al Teatro Vascello. La cosa ha avuto un ottimo successo e, così, quest'anno verrà replicata.
Solo che i ragazzi e le ragazze di cui sopra hanno detto "Ma oggi com'è il punk? Come funziona la faccenda in Italia?" e così, mettendosi in giro a cercare, hanno deciso di fare questa storia: dall'inizio della rappresentazione, ogni sera, vogliono trasmettere video di gruppi punk italiani. Nessun businness, nessun contest, nessuno vince un cazzo di niente: semplicemente si manda il video e loro lo trasmettono subito prima che inizi lo spettacolo.
Come dire? Io la cosa la apprezzo assai e vi rimando al sito per saperne di più: www.godsavethepunk.com
La rappresentazione si terrà dal 12 al 24 maggio al Teatro Vascello di Roma, quindi in caso dovete affrettarvi a contattarli per mandare i video (o via posta, o caricandoli su uno spazio messo a disposizione da loro).
Ho avuto modo di farmi qualche chiacchiera e i ragazzi ci tengono a far sapere che, nel più puro spirito diy, il video non deve essere per forza tecnicamente eccelso; anzi, il contenuto, la capacità di dire qualcosa, è preferito alla tecnica! Musicalmente sono aperti a tutto, dal punk rock all'hardcore, dall'Oi! a...
Un po' di link? Un po' di link:
YouTube
MySpace
Facebook
Per qualunque info potete mandargli una mail; i ragazzi, per la cronaca, sono anche apertissimi a scambi banner e simili.
E per chiudere vi faccio vedere il video promo dell'evento.
A che serve il punk #2
Voi non ci credevate, ma io l'ho fatto davvero: ho chiesto a un tot di persone, tra gruppi, zine e individui, a che cosa serve il punk. Una semplice domanda: ma a che serve il punk? Niente di più, niente di meno. Ovviamente non ho dato altre spiegazioni sul perché di questa domanda: dove sarebbe finita, altrimenti, la spontaneità? Dopotutto non c'è nessuna ragione per rispondere in modo non autentico. Giustamente qualcuno potrebbe voler aggiungere qualcosa: la possibilità di lasciare un commento a questo articolo è aperta a tutti! Anche a chi non ha avuto l'opportunità di rispondere a questa domanda.
Ma bando alle ciance e vediamo le prime dieci risposte.
Quando è stato inserito ho specificato il nome/nick, altrimenti ho lasciato il nome del gruppo; per il luogo di provenienza ho riportato quello del MySpace.
Ma a che serve il punk?
"A fatte discorre!"
Nowise (Fabriano, AN)
"Userò una nostra canzone e sarò breve: il punk è un grido di rabbia!"
Camillo, Ass-Hole (FR)
"...non serve."
Recidiva (RM)
"A nulla."
Quarto Potere (CA, provincia)
"Essere punk è un pretesto per sbronzarsi ;)"
Duff (CS)
"...niente."
Gargantha (Spresiano, TV)
"A niente, come tutte le avanguardie. Tolto l'aspetto estetico-ideologico, il punk non serve assolutamente a niente. Ecco perché ogni tentativo di venderlo si rivela (fortunatamente) fallimentare."
Il Poverello (Italia)
"Secondo me il punk può essere servito in passato... adesso non serve sicuro più a niente e a nessuno. E' la forma d'espressione musicale che è finita peggio rispetto ai vari generi che esistono adesso. E' nata in un certo modo e si è sviluppata seguendo determinate forme. Adesso se chiedi a un 16enne qualunque ti dice che il punk è Avril Lavigne... che tristezza!"
Spat, I Cani Di Sara (RM; Lamezia, CZ; Benevento)
"Come semplice 'stile musicale' oggi serve a qualcuno per farsi i soldi; per cui, per quanto mi riguarda, non serve a un cazzo. Come attitudine, invece, mi ha salvato la vita."
Sergio, Kina (AO)
"Basta con 'ste menate, che ognuno faccia quello che si sente di fare. Se inizio a rapportarmi con tutta la merda che sta la fuori allora non ne esco piú; ognuno con i propri mezzi e metodi diritto al proprio obiettivo. Se la gente pensa che punk sia suonare bene, farsi un nome (anche nella scena cosiddetta diy) o a guadagnare qualcosa, sta a chi invece crede che queste cose siano del tutto fuori da un contesto denominato punk prendere iniziativa e agire di conseguenza.
Punk oggi punk domani punk ieri punk è morto punk è vivo: avete rotto il cazzo.
Non credo sia questo il punto. Mi soffermerei di più, forse, su tutti quelli che in passato facevano punk, poi sono scomparsi dall'inizio degli anni '90 per ricomparire ora dicendo che 'ora ha di nuovo senso, vista la situazione mondiale'. Come se le guerre nei '90 e 2000 non ci siano mai state, come se in galera non ci fosse mai finito nessuno, come se i posti d'aggregazione non fossero più stati chiusi, come se tante altre cose fossero sparite in quella parentesi di tempo. Poi ecco il voler riformarsi e chiedere delle belle parcelle a chi gli organizza una data (e si può fare una bella lista di persone e gruppi che se ne approfittano, probabilmente fomentati dall'idolatria per gli anni '80).
Fatevi due conti e non state a menarvi il cazzo su cosa è vivo, chi è punk e chi non lo è.
I fatti si vedono quando qualcuno li compie."
Andrea, N.S.A/AnxTv (SP)
Ironia della sorte: questa è stata proprio la decima risposta. Direi che è il modo migliore per concludere questa prima parte.
Non ho parole... Restless Wresterls + Si Non Sedes Is + Marnero + Afraid! in concerto
Ieri sono andato al Sinister Noise di Roma e c'erano i Restless Wrestlers e... cioè, io... uhm, li ho visti e... e poi... mmm... c'erano i Si Non Sedes Is che... cioè, insomma... ecco, è che... loro... è difficile e... uhm... c'erano loro e... e... e poi c'erano i Marnero, cioè... e... è stato... ehm, come dire... insomma, capite... alla fine c'erano gli Afraid! che... ... ecco... ... non mi sono messo a piangere dall'emozione solo perché è poco hardcore.

*gli Afraid!, ahimè, non li ho potuti vedere ma so già come sono stati. Nessuna parola ragazzi. Nessun live report. Andateci e basta quando vi capiterà. Andateci e basta.
Recensioni #5: demo e Belli Cosi
Ve lo giuro, lo so che non ci crederete dopo aver letto quanto segue, ma io oggi sono felice. Un po' stanco, ma felice. Anzi, è proprio un periodo felice, questo. Davvero!
Prima demo (perché oggi recensisco quasi tutte demo; non capisco le webzine sul punk che dicono "Non inviateci demo": e come fanno quei poveri cristi a farsi conoscere? Noi siamo assolutamente pro-demo! Sarà per questo che non ci definiamo più una webzine...). Dicevo: prima demo, i Crop Circles. Hardcore caustico che gira e gira su quelle ossature e le violenta e qua e là concede qualche apprezzabile riff chitarristico e a forti accellerazioni alterna pause di riflessioni e... è già finito! Very good. Tra DIE! e Anti-You.
Stato Asociale. A parte che questo demo ha una copertina orribile, dove nemmeno riuscivo a trovare il nome (credevo si chiamassero A Social Enel dato che sul retro c'è scritto myspace.com/asocialenelcore). A parte che la prima traccia salta. A parte che è registrato malino (gracchia).
A parte tutto ciò, è un bel lavoro, che inizia con la storica chiacchierata tra Travis e il Mago di Taxi Driver! HC sporco, cupo, grezzo, dalle ben calibrate doppie voci e che addirittura riesce a inserire tempi in levare in una canzone! Scuola italiana della più becera, quella con un dito di sporcizia degli anni '80. Oggi diremmo tra Spleen Flipper e Rancore.
Bravi!
Without Mercy. Boh. Non mi dicono nulla di che. Ci sono cori da stadio e... staticità. La voglia di ascoltarli una seconda volta non è un granché. Comunque classico hardcore con una vaga ispirazione trash.
"Pozzarello City Rockers" è un demo split con 3 gruppi. Un demo-split! Figata! Vediamo un po' come suona.
I primi sono i Progetto Odio. Cos'è? Uno scherzo che non ho capito? Andiamo avanti.
I secondi sono gli Strangedz. Street-core d'attacco, dinamico trio con un po' di punti da migliorare sul lato degli arrangiamenti e della registrazione, ma con buoni propositi. Li terremo d'occhio.
Il terzo è un duo hip hop, Rasimetto & Picierre, che prendono il microfono del computer e registrano una tale merda che... ah, aspettate, era solo la prima traccia. La seconda è registrata un pelo meglio, il flow (quando c'è) già migliora e il contenuto è costruito da cazzo, sborra, culo, troia, scopate e da tutte le parole che fanno rima con queste. Le canzoni successive ve le risparmio.
Insomma, a me piacciono i Sangue Misto, Kaos One e Colle Der Fomento, che ci posso fare...
E chiudiamo col DVD della reunion dei Belli Cosi, live benefit per Radio Black Out al csa Murazzi.
Io amo i Belli Cosi. Lo giuro: io amo i Belli Cosi. Ma questo DVD fa schifo e chi ha detto che è bello non l'ha visto davvero. Perché, sul serio, fa proprio schifo. O meglio, fa schifo per essere un DVD venduto a 8 euro. Perché io Radio Black Out l'apprezzo parecchio: come non si può apprezzarla? Ma preferisco darle 10 euro tramite postepay che finanziarla comprando questo disco; perché chi me lo sta vendendo lo sta facendo consapevole che lo comprerò unicamente per il nome dei Belli Cosi, dato che non ha nessun valore qualitativo.
Diamo tutti i perché.
L'audio è pessimo, non si capisce niente. Credo sia stato preso direttamente dalle videocamere; di sicuro non c'è stato neanche un minimo di mixaggio. Ora: se sai che devi fare un DVD (e venderlo a 8 euro), lavoralo un po' l'audio, no? No. Quaranta minuti di inascoltabile concerto, di cui non solo non si capisce neanche cosa dice Sabino all'inizio, quando grida da solo, senza musica - figuriamoci quando canta; non solo il basso è un costante wooooooooooooom di sottofondo e la batteria un continuo e indefinibile grump-chh grump-chh; non solo la chitarra si distingue dal resto giusto perché, fisicamente, viaggia su frequenze diverse; ma c'è persino un costante fruscio di sottofondo!
La parte video è composta da riprese di media qualità in color seppia (???) fatte con due telecamere, una a campo lungo e l'altra dall'angolo destro del palco. Due telecamere, sì, ma un montaggio del tutto casuale e anonimo.
I contenuti speciali... beh, quelli semplicemente non esistono.
Non ditemi: "Quanto sei polemico, cazzo: è punk!". C'è gente (di cui io ho e ho visto i lavori, quindi non "gente" tanto per dire) che in via del tutto amatoriale, con i pochi spiccioli delle sue tasche, ha fatto video live decisamente più curati. E non è che ci voglia molto. Da un concerto con qualche centinaio di paganti mi aspettavo qualcosa di più.
A che serve il punk #1
Una stretta di mano al csa Pirateria (RM), agli Olim Palus, ai Quarto Potere e ai Tetano. Il 14 maggio faranno un concerto benefit per i Disforia, colpiti dal terremoto.
Allora punk significa ancora qualcosa?
Ho mandato un messaggio ad un po' di gente chiedendo "Ma a che serve il punk?". Sarà curioso leggerne le risposte, anzi, sarà divertente. Dieci anni fa chiedevamo: "Il d.i.y. è una scelta o una necessità?". Tutti pronti a difendere la scelta del fare le cose da sé per proporre un'alternativa. E oggi? Cos'è che dicono le stesse persone?
Bravi i Tetano, i Quarto Potere, gli Olim Palus e il Pirateria. Triste, però, vedere che certe iniziative sorgano quasi esclusivamente in determinati ambienti, o dai soliti pochi elementi.
Una decina d'anni fa ero a Nottingham e sfogliavo una rivista locale. Salta fuori un articolo di uno stilista che, in passerella, aveva fatto sfilare modelle vestite da punk. Pensai: "Ecco qui, siamo fottuti". D'altronde se dev'essere un fenomeno di costume, un prodotto di mercato, che senso ha il punk? Può essere semplicemente un genere dove, qui e lì, qualcuno si sveglia con un'iniziativa più o meno sensata? Era (è?) una proposta di alternative. Poi ci siamo accorti che l'alternativa è un po' faticosa, e allora è meglio dirottarla verso la normalità.
Ieri parlavo con un diciannovenne che suona in un gruppo punk.
Lui: "Non so che fare, se continuare gli studi o meno".
Io: "Sei all'ultimo anno, finisci e via".
Lui: "E' che non so che fare dopo della mia vita".
Io: "?"
Lui: "Ma sì, lo sai. La vita è una merda [testuali parole; credevo fosse una cosa che si sente solo su internet e nelle canzoni, un po' come il tizio che scivola sulla buccia di banana, prerogativa di cartoni e fumetti, ndPit], dobbiamo andare tutti nella stessa direzione e questo fa schifo".
Io: "'Dobbiamo'?".
Lui: "Certo, altrimenti cosa fai?".
Io: "Oh, ma tu sei un punk, suoni in un gruppo punk, non dovresti andare controcorrente o robe del genere?!"
Lui: "Eh...".
Ottima prospettiva.
Chissà qual è stato il processo di identificazione di chi ha appena letto. Chissà quanti andranno al concerto del 14 maggio. Chissà quanti non potranno andarci ma, nonostante tutto, diranno "Ok, faccio qualcosa di mia iniziativa". Chissà. Chissà.



