blog di Piter

Porca puttana ho sbagliato di nuovo ad encodare gli mp3!

Fa caldo, ho già sonno, ho l'ultimo numero di "DMZ" che mi attende e... ho già detto che fa caldo?
La cosa più punk che ho ascoltato in questi gironi è HC degli Assalti Frontali. La cosa più punk che ho visto è Giovanni rotolarsi per terra urlando "L'utero è tuooooooo". E in tutto questo, non so per quale freudiana associazione libera, mi sembra giusto darei dei chiarimenti. Ma roba veloce, che come ho detto su fa caldo e ho già sonno.

Cambia il sito, cambia Radio Riot. Abbiamo già spiegato che si torna alle origini: solo radio, niente zine. Ma allora, esattamente, cosa state leggendo?
... ho fatto un calcolo di quanto mi ci vorrebbe per spiegarlo è m'è preso un colpo!
Mettiamola così: qui si comunica ciò che si ha voglia di comunicare.

Perché dico ciò? Perché giustamente Topper degli Spleen Flipper, da poco fuori con il nuovo CD, si chiede se mandarci un disco possa corrispondere o meno ad una recensione. Qui è punk d.i.y., mica si possono smazzare CD come mentine!
L'antipatica risposta è: a nostra discrezione. Che poi Lamette lo fa da sempre, e di sbagliato non c'è nulla. Mi sembra però giusto che tutti lo sappiano. Questa non è più una webzine. Questo spazio è un blog.
"Ma sopra c'è scritto 'articoli', 'interviste'...". Avrò pure il diritto di scrivere un articolo e di intervistare chi mi pare nel mio blog, no? E questo vale tanto per me, quanto per i miei soci, H-BES e Juny.
Non volete rischiare? Mandateci il CD masterizzato: io sono anche più contento, perché se non dovesse piacermi non mi sentirei in colpa di avervi fatto sprecare un disco.

E ora: "DMZ".

Quando le Signorine bolognesi imbracciano gli strumenti

Bologna è sempre stata foriera di bei gruppi, soprattutto di gruppi che mostrano carattere. Ho sempre preferito chi osa mettendo del proprio in ciò che fa, a chi dietro una tecnica impeccabile nasconde una povertà di idee abissale. Sarà per questo che amo la Torino Hardcore degli anni '90 (ma, a conti fatti, di sempre).
Ma dicevo di Bologna.

Bologna è stata un centro di idee vulcaniche e ne è chiaro esempio l'uno e trino Laghetto-DonnaBavosa-AntiMTvDay. Era da un po', però, che non mi stupiva con qualcosa di nuovo, e questo dischetto delle Signorine Taytituc (mai sentite prima d'ora) è stata una bella sorpresa. Peraltro non è hardcore, è punk rock, un genere che si è assopito (forse nascosto) da un po' di anni, qui in Italia. E per fortuna, aggiungerei. Se il meglio del punk rock continuassero ad essere Moravagine, Peter Punk e Pornoriviste (due dei tre sciolti e l'ultimo che attende la terza possibilità) tanto vale rimanere un po' in sordina finché non si fanno avanti proposte se non migliori quanto meno svecchiate.

Signorine Taytituc, un trio interamente femminile, e questo è già qualcosa d'interessante. Punk rock, come detto, ma con sfumature indie. Che a mio parere come definizione non vuol dire un cazzo, quindi la traduco in: canzoni semplici, ruvide e melodiche, divertenti e ballabili, che non scadono nella monotonia, che non vengono skippate, e che probabilmente pogheresti sotto al palco con quell'innocente e mai troppo deleterio spirito adolescenziale con cui siamo stati iniziati alla faccenda.

Buona cosa, le Signorine. Non me le lascio certo sfuggire: tra un po' invaderanno la nostra distro (e spero non solo la nostra). Intanto: myspace.com/signorinetaytituc

Il Mucchio riporta un articolo del Guardian sul G8

L'articolo tradotto lo trovate a questo indirizzo, sul sito del Mucchio (ringrazio Mirko per la segnalazione).

Non voglio fare considerazioni sull'accaduto: sono passati 7 anni abbondanti e si è detto pure troppo. I fatti li conosciamo, gli umori anche.
Voglio solo dire che questa non è la mia Nazione. Se questa è l'Italia, io non sono italiano.

 

"Risponde, ma mente. Perché chi ha fatto le domande ha scritto anche le risposte. Non sappiamo chi è l'autore - appigli - ma sappiamo com'è, il gioco. Applicare filtri alle frontiere. Tagliare le radici a chi di solito risponde al fuoco. Impersonare invece chi il fuoco lo dirige indietro. Fomentare con coscienza il clima di terrore. A chi era in strada per la prima volta, i colpi più violenti, per far si che la paura bloccasse i loro intenti. Torture e umiliazioni per cancellare autodeterminazioni. E per far sì che l'indomani non siano più un fastidio. E poi hai dato uno spiraglio, una speranza di vendetta, ma era solo un altro gioco. Era un pretesto per dimostrare che chi accenna una reazione si prende un colpo di pistola in faccia. Li abbiamo visti tutti là dietro. eravate lì a guardare il gioco. Laà dietro. Sulla forca uno, per graziare te, e gli altri cinquemila. Eravate lì a guardare il gioco, là dietro. A scrivere quello che dopo avrebbe fatto, e ciò che in futuro dirà."

PHP - Il gioco
"Delirio Urbano Collettivo" (2006)

Radio Riot

22 e 19 anni, tanti ne avevamo nel 2000 quando H-BES ed io abbiamo dato vita a Radio Riot. Perché? Ci piaceva il punk. Volevamo trasmettere i gruppi che ascoltavamo a casa o che ci consigliavano gli amici. Eravamo convinti, poi, che avremmo potuto dare il nostro contributo. Nasce la radio, poi la webzine, arrivano i primi dischi, poi diamo vita all'etichetta... Non sembrano passati 8 anni.

Ma sono passati.
L'elenco di ciò che è successo ve lo risparmio.
Nel 2008, a 30 e 27 anni, ha ancora senso continuare? "Ormai c'è tanta gente che fa queste cose meglio di noi", ho pensato, e per un attimo mi sono detto che non c'era motivo per andare avanti. Abbiamo riaperto 2 anni fa con tante idee, ma intorno ai trent'anni non è come intorno ai venti: una passione non può dominare la tua vita; non alle condizioni di Radio Riot. Che sono: fai questa cosa per divertirti e falla rispettando il concetto di do it yourself.

Non mi sono mai piaciute le cose fatte male. Il nostro contributo l'abbiamo dato e qualcuno ci ha anche ringraziato. Ma è un fatto che la Radio Riot di ieri non serve più: c'è chi è più efficiente in queste cose. Largo ai giovani, allora, o ai vecchi più in gamba di noi.

Già, e noi?
Riccardo, Valeria e Flavio (o se preferite H-BES, Juny e Piter) ascoltano ancora il punk e hanno ancora idee sul punk e vogliono ancora dire ciò che pensano del punk e credono ancora che ci siano aspetti nel punk che vale la pena spingere.

Questa radio-zine-label torna al pensiero che l'ha originata. Torna la radio come elemento essenziale, per farvi sentire cosa ci piace e riteniamo valido. La zine se ne va, lasciando al suo posto un blog più personale, più intimista se vogliamo, che parlerà di ciò che vuole parlare, quando ne vuole parlare. L'etichetta è sempre lì, sperando che tornino ad aumentare concerti decenti in cui smazzare dischi.
Voi, che siete sempre stati la parte essenziale di tutto questo, se volete ci troverete ancora qui.

C'è altro?
Le conclusioni non sono mai state il mio forte.
A domani.

Red Blood Hands: coproduttori cercasi

Red Blood Hands, hardcore new school dall'alta Italia. Niente male, soprattutto perché si sforzano di dare un tocco di personalità al genere; per capire cosa intendo, se non li avete ancora ascoltati, fatevi un giro d'ascolti sul loro myspace.
Perché parliamo di loro? Perché il gruppo è pronto per far uscire un nuovo disco, registrato al MyRocketStudio e masterizzato al BlastingRomStudio di Bill Stevenson (Descendents). Manca però qualche etichetta, dato che un paio hanno dovuto mollare, così la band è alla ricerca di nuovi interessati.
Se siete tra loro contattateli, potrete anche sentire i nuovi pezzi.

Beautiful Freaks #31

Parliamo di 'zine, troppo trascurate in questo periodo del punk nostrano. Potreste pure approfittare del sole, della spiaggia e dell'ombrellone per concedervi qualche lettura alternativa e autoprodotta, no?
Ad esempio è ormai fuori da qualche settimana il numero 31 (trentuno, cazzo!) di Beatutiful Freaks. Avete ascoltato Grand Theft Auto, Duffy Punk, Hic Niger Est, Airway, Mojomatics? Loro sì, e ve ne parlano insieme ad una marea di altri gruppi.

In più ricche domande a Giulia Villari, Effetti Collaterali, XCoast, Jason Hill, Chewingum, altresì note come interviste, e rubriche e articoli e libri e racconti.

Voi siete degli scettici, io lo so. Allora andate su www.beautifulfreaks.org e scaricatevi i precedenti numeri, ma poi compratevi questo, che l'autoproduzione i soldi non li caga ancora.


Obiezione bollino SIAE

La ditta Polonord - Adeste srl stampa dischi senza il bollino SIAE!
In vista di una serie di recenti di obiezioni di cittadini privati, con addirittura l'intervento della Commissione Europea (leggi anche qui), la ditta sembra essere tra le prime a fare il gran passo. Tanto di cappello!
Questa è di sicuro una vincita per tutti noi!

Qui trovate il link su YouTube dove la ditta spiega pubblicamente il suo intervento.
Faccio una proposta: tenete questo link tra i preferiti e, nel momento in cui contatterete altre ditte per stampare i vostri dischi, mostrateglielo e chiedete lo stesso trattamento. Potrebbe essere un incentivo per tutte le ditte a liberarci dall'obbligo dei bollini SIAE.

Riflessioni sullo sgombero del Kasotto

Nella precedente news abbiamo parlato del recente sgombero del casotto. Di seguito incolliamo una riflessione tratta dal blog dei Kalashnikov, post-atomic-punk da Milano.
Buona lettura.

"KASOTTO: R.I.P.
[Puj] Anche l'epopea dell'Approdo Caronte (Kasotto per gli amici) è amaramente giunta al termine. Lunedì 4 agosto, dopo sette anni di vita, è stato prima sigillato dagli sbirri, poi abbattuto. Dopo anni di stallo, l'amministrazione comunale ha dato una scossa al processo di riqualifica della Darsena in vista dell'Expo 2015. Lo stesso giorno sono comparsi a Milano i soldati dell'esercito a piantonare le piazze e le strade, nell'ambito del Pacchetto Sicurezza varato dal Governo. La solita, ennesima farsa all'italiana.

E' stata un'epopea epica quella del Kasotto, per tanti motivi. Era un deposito per barche abbandonato, adagiato sulla riva inaridita e puzzolente della Darsena, proprio sotto al cuore della vita notturna milanese, quella animata dalla gioventù di polistirolo che ciondola da un aperitivo all'altro, le teste vuote della Milano rampante, all'ultimo grido. Quelli a cui piace far casino, a patto che sia casino collaudato, vacuo e preferibilmente griffato. Il Kasotto è stato, in questo contesto, un'entità sfuggente. Una parentesi di caos nel regno della più assoluta prevedibilità.
A molti del giro, gente che frequenta i c.s.o.a., il Kasotto non piaceva perché, si diceva, lurido e pieno di gentaglia. Cose più o meno vere. Ma non piaceva forse anche perché le persone, d'istinto, tendono alle cose chiare, univoche, appianate, già viste e già sentite. E quindi rassicuranti. Il Kasotto era il contrario di tutto questo: incasellabile, caotico, spigoloso, contraddittorio, sempre in bilico.

Al Kasotto potevi incontrare di tutto: marocchini all'ultima birra, sudamericani chiacchieroni, senegalesi incazzati, artisti sconclusionati, vecchi saggi ubriachi, squattrinati di ogni genere, gente normale capitata lì per caso, punks, poeti, drogati persi, disadattati, rapper di periferia... solo al Kasotto potevi vedere santoni voodoo in tunica bianca fare le capriole e pogare con i punkabbestia, solo al Kasotto potevi discorrere con alcuni mitologici saggi di strada, figure leggendarie che si aggirano per gli angoli bui della città. Potevi scambiare dischi, ascoltare musica sempre diversa, imbatterti in vecchie conoscenze, incrociare band in tour da tutto il mondo e bere Fink Brau fino all'ottenebramento. Al Kasotto l'atmosfera era sempre frizzante: quasi ogni serata poteva finire a pizze in faccia, in risse del tutto gratuite, in schiaffonate vorticose che si spegnevano solo alle prime luci dell'alba. Al Kasotto ci si divertiva!

L'Approdo Caronte era un'entità antagonista per molti versi inedita. Innanzitutto, la sua ostinata esistenza in un luogo insospettabile, il suo aspetto mostruoso e trasandato, il suo carattere inospitale, il fatto di sorgere ai bordi di una fogna a cielo aperto, erano i segni di un pessimo carattere, di un'estraneità totale e disperata ai valori del milanese medio. Il Kasotto non era un luogo chiuso e non nascondeva alcunché: era uno spazio aperto, un polo d'attrazione, attorno al quale si costruivano situazioni. Chiunque passasse da Viale Gorizia, guardando giù sulla spiaggia della Darsena, poteva dare un'occhiata a quello che succedeva, ascoltare il concerto, scendere e farsi una birra a un euro e cinquanta. Al Kasotto non sono mai esistiti biglietti d'ingresso, orari di apertura e di chiusura e le serate finivano sempre in rosso. Era l'unico squat dove facevi prima ad entrarci dalla botola sul tetto che dalla porta principale. Ed era aperto a tutti (e veramente a tutti!).

Epica è stata la lista delle bands e degli artisti che sono stati ospitati tra le sue mura, sia in estate (un forno crematorio) che in pieno inverno (un frigorifero). In una settimana potevano esserci tre, quattro serate, una dietro l'altra, senza soluzione di continuità. Sappiamo che "tutti potevano suonare al Kasotto"; certo, un fatto eccezionale che va sottolineato. Ma non bisogna dimenticare che ciò era possibile solo grazie all'eroica dedizione dei ragazzi e delle ragazze che hanno gestito lo spazio e si sono sbattuti in tutti questi anni. A tutti e tutte loro va il nostro saluto fraterno e la nostra solidarietà.

Il Kasotto era un equilibrio instabile sull'orlo franoso dell'Utopia. Talmente instabile che sono bastati pochi minuti per cancellarlo dalle mappe!

Il Kasotto non c'è più, ma ha lasciato un insegnamento decisivo, che detta i tempi del futuro; ha tracciato, forse involontariamente, le prospettive lungo le quali potrà muoversi l'occupazione degli spazi nella nostra lurida città, all'insegna di una tattica di scomparsa, di fuga. Non più luoghi, ma situazioni che facciano della propria precarietà un punto di forza, sfruttando le potenzialità creative e politiche che la condizione nomade e temporanea offre. A partire dallo stato di cose attuale, pare proprio che il futuro stia nei gruppi di affinità e nelle zone temporaneamente autonome. Nell'essere agili e sfuggenti, nell'occupare, ma anche nello sgomberare prima che qualcun'altro lo faccia, lasciandosi le rovine alle spalle, e il deserto all'arrivo di sbirri e ruspe.

In tal senso, sarebbe stata una potente dichiarazione d'intenti abbatterlo noi stessi il kasotto, prima che fossero gli sbirri a farlo. Al momento dello sgombero, si sarebbero trovati di fronte ad un cumulo di macerie: il lavoro già fatto. Una minaccia, in fondo: "Tanto lo possiamo ricostruire ovunque!". Perché di fatto il Kasotto era una catapecchia con un generatore attaccato che dava corrente e poco altro. Il Kasotto era un c.s.o.a. "portatile", replicabile in ogni luogo. In qualsiasi angolo buio e dimenticato della nostra città potrà sorgere un Approdo di Caronte ove sbarcare noi anime dannate. Quindi: il kasotto è morto. Lunga vita al Kasotto!"

Festival: AntiFa (5-6 settembre, CR)

Si terrà a Casalmaggiore, in provincia di Cremona, l'"AntiFa Festival" di quest'anno. La prodiga Anfibio Records raduna gruppi ska, Oi! e punk per due giorni di buona musica, presso la zona Lido Po.
Per cominciare il 5 settembre suoneranno i Cantiniero e i Joker Face, entrambi ska, rispettivamente da Lecce e dal Sud Tirolo: ska del Nord e del Sud, insomma! Bella storia!
La conclusione, il giorno dopo, sarà all'insegna dell'Oi!, con i nonc'èbisognodipresentarli Nabat, dello street punk, con i anchelorosiconoscono Los Fastidios, e dell punk '77 con, ciscommettocheconoscetepurequesti, The Stab.

L'ingresso è gratutito per tutte e due le serate e ci sarà da bere e da mangiare. Se volete info potete mandare una mail qui.

Unhip!

E mentre voi andate in vacanza Bes ed io ci siamo incontri a Torino per sviluppare la radio faccia a faccia. Ok, diciamola tutta: ci siamo incontrati a Torino E, tra le altre cose, abbiamo sviluppato la radio faccia a faccia.
Ma non siamo gli unici instancabili lavoratori!

La Unhip Records, ad esempio, annuncia che The Death Of Anna Karina stanno terminando i nuovi pezzi e che verranno registrati il prossimo autunno: evvai! Un bel piatto di buona musica per l'inizio del nuovo anno, da aggiungere a lenticchie e panettone.

E dato che voi siete degli ascoltatori completi, al contrario di me che ascolto solo grind e musiche sacre, sul sito www.unhiprecords.com potrete cibarvi di news riguardanti Disco Drive, Settlefish e tanta bella gente.