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Niente di nuovo nella Scena #13

Leggiamo una letterina di una nostra ascoltatrice, Cassandra.
"Caro Piter, ma perché...?"
Cara Cassandra, non posso far altro che risponderti: e io che cazzo ne so?

- si chiama Trust In Rec, ma si legge "trast in rec." (buona questa, la rivendo per un film di Boldi/De Sica) (come? Non fanno più coppia? Forse un Dio, in fondo, c'è...). Trattasi di un'etichetta attiva da qualche anno ma che si era messa in pausa per un po'. E quale miglior ritorno in pista se non quello contornato da coproduzioni/produzioni di gruppi hardcore? Avete robe? Mandategliele! I contatti li trovate su www.myspace.com/trustinrec, oppure qui, fresca fresca, c'ho la loro mail.

- ma ve l'avevo detto che ho scoperto che i Suburban Noise (che si scrive Suburban Noise ma si legge su per giù "sbrban nois") avevano ristampato tutto il materiale su CD per un'etichetta giapponese? Ah, ve l'avevo detto? Devo decidermi a spostare le vecchie mail nel cestino...

- un mese fa mi hanno detto che gli Arturo (che si scrive Arturo, ma si pronuncia "arturo") sono tornati e che avrebbero fatto una serie di date, tra cui Torino (sabato scorso) e Milano (questo sabato), a cui potrebbe/dovrebbe seguire un CD. Ma mi sa che ormai lo sa tutta Europa.

- i Nettezza Umana (che si scrive Nettezza Umana, ma si pronuncia "operatore ecologico") sono entrati e usciti per la registrazione del quarto disco, "Fin qui tutto bene", che uscirà il 19 febbraio per Indie Box, nei negozi di dischi. Nei negozi di dischi? Boh... Non so manco perché mi arrivino 'ste mail. Poi probabilmente più in là parlerò di un altro gruppo che esce lo stesso nei negozi ma che, per l'inconfondibile mafia e ipocrisia che grazie a Dio (quello che ha smembrato l'essere mitologico Boldidesica) è italianissima, e dunque nessuno potrà dire "Radio Riot!" perché Radio Riot è coerentemente italiana, dicevo, quell'altro gruppo uscirà lo stesso nei negozi di dischi, ma io me ne fotterò e ve ne parlerò comunque. Come ho fatto con questo, d'altronde, ma senza tutto lo spuppone che vi siete appena letti e che termina qui.

- abbiate pazienza, oggi mi sto mettendo in pari e quindi vi propongo questa sfilza di news, delle quali molte arretrate. Ma tanto voi le leggete perché vi faccio ridere, no? Sono simpatico, no? Cliccatemi il culo su Facebook.

- allora, c'è questa storia di "10 anni di mucchi selvaggi e ossa rotte in Italia", che oltre a essere la zine col nome più lungo della storia d'Europa, è anche una zine fica. Volete che vi dica di cosa si tratta? Perché, mamma non vi ha fatto le ditine per leggere e gli occhietti per cliccare? Andate a informarvi su www.lovehate80.it e lasciatemi fare il mio lavoro. Che è quello di dirvi che la zine è completamente gratuita, come sapete, e che però, cosa non altrettanto scontata, i curatori non cagano euri. Perciò hanno pensato di prendere il vostro gruppo, la vostra etichetta, la vostra distro, quello che vi pare e schiaffarlo sulla zine. A pagamento, ovviamente. Così si possono pagare le spese e continuare a fare tanti numeri di questa bella zine, che vanta già una tiratura di 10 milioni di copie a uscita. Se siete interessati mandate una mail.

- i PAY hanno fatto un nuovo disco. Il tormentone c'è già e fa: "Sono inutile, sono inutile". Buon ascolto.

- e diamo finalmente una notizia che interessa e fa piacere anche al sottoscritto: i Le Tormenta sono tornati ad essere in cinque. Entra Davide, già nei Memories Of Apocalypse ed Ederalaneve. Pare che la cosa vada da paura e tra poco torneranno a suonare dal vivo! Bella lì, tsii!

CopyRiot Caserta

Avendolo copiato qui, non posso non trovarmi d'accordo con il Manifesto del punk attivista. Soprattutto mi trovo d'accordo quando si parla di proporre delle alternative alle logiche abituali, e quando si dice che il punk non può essere un semplice "Prendo la chitarra e suono".

Quindi, nell'ottica di fare e di proporre alternative, presento qui il progetto CopyRiot, un fantastico modo di concepire l'autoproduzione e l'autodistribuzione. Abbiamo già avuto modo di collaborare con loro e ci siamo trovati non benissimo: di più. Ed è proprio la logica che sottostà a questo... Ma forse è meglio che vi lasci leggere il loro comunicato.

"CopyRiot è una nuovo modo di concepire l'autoproduzione ma soprattutto l'autodistribuzione. Partendo dall'esigenza di creare nuove autoproduzioni [musicali, editoriali o artigianali che siano] per sostenere i nostri desideri e le nostre vite, ci siamo resi conto che il passo in avanti che bisognava compiere era quello dell'autodistribuzione. Chi autoproduce, sceglie tale forma per essere libero e indipendente da quei legami che lo vorrebbero inserito in un circuito consumistico/capitalistico dove il solo obiettivo è la vendita. Ma per essere totalmente libero ed indipendente il lavoro autoprodotto deve essere a sua volta libero di circolare e diffondersi senza l'obbligo di bollini e di catene.

Ripensare la distribuzione. Riprendersi anche quest'ultimo tassello. Portare l'autodistribuzione ad essere concepita, così come l'autoproduzione, dal basso. Autoprodurre, tramite l'utilizzo delle tecnologie morderne, è diventato [per nostra fortuna] molto semplice. L'autodistribuzione, anche se da molti praticata da tempo, è un nuovo concetto. E' per questo motivo che siamo conviti che solo creando delle reti autogestite di distribuzione sia possibile riprenderci questa pratica. Costruire una rete dal basso, che faccia del no-business il suo punto centrale, che metta in piedi un meccanismo di scambio reciproco senza passare per la vendita. La nostra breve esperienza di collettivo ci sta facendo rendere conto che tale pratica è possibile! Distribuire lavori autoprodotti senza alcuna finalità di lucro o di guadagno è possibile! Internet, in questo caso, è un mezzo davvero essenziale. Esistono già decine di Net Label che praticano questa esperienza. Le Net Label non sono nient'altro che delle piattaforme web nelle quali vari artisti rilasciano sotto licenza Creative Commons un loro lavoro autoprodotto [in questo caso album musicali]; tramite il download libero è possibile quindi avere tra le mani un lavoro autoprodotto e autodistribuito, di ottima qualità, comprensivo di copertina a colori, bypassando completamente la SIAE, un venditore e qualsiasi altro meccanismo lucroso. Stiamo cercando di diffondere un'attitudine, una pratica. E' per questo che ci siamo costruiti un piccolo banchetto facilmente trasportabile, in modo attraversare le piazze con questo nuovo concetto di autodistribuzione. Autoproducendo spillette, adesivi, cd, bambole di pezza, fanzine e qualsiasi altra cosa ci venga in mente, cerchiamo di sostenere questa esperienza.

Portiamo avanti un'idea, un modo di creare un'alternativa valida e concreta alla distribuzione classica delle varie multinazionali. Portiamo avanti non solo materiali autoprodotti ma anche un'esperienza di condivisione di saperi e di nuove pratiche. Autodistribuire per essere totalmente indipendenti e soggetti a nessuno. Una distribuzione liberata dagli angusti vincoli della proprietà e del mercato, per liberare le idee, per creare reti di scambio, che siano reti di scambio anche umano. La nostra è una battaglia politica e culturale contro il copyright e tutte quelle leggi che suppongono di difendere il diritto d'autore. CopyRiot non persegue alcun fine commerciale; intende solo diffondere autoproduzioni libere!"

Concetti a tutti noti, no? Ma spenti, negli ultimi anni; e mi pare che un contributo estero, da qualcuno che non è strettamente legato al nostro genere e alle sue implicazioni, possa essere un elemento esterno che smuova queste acque torbide.
Come Radio Riot abbiamo mandato un po' di materiale da smazzare, in contovendita (con in mente tre obiettivi: rientrarci delle spese, dare qualcosa a i ragazzi di Copyriot e tenere i dischi a prezzi decenti). Idem col mio gruppo, le Cose Perse. In tutti e due i casi, il risultato è stato ottimo e i dischi hanno potuto circolare anche per corsi non canonici.

Fatevi una chiacchierata, che è sempre un bene. I contatti di CopyRiot Caserta sono: www.laboratoriomillepiani.org o l'email.

COPYRIOT.png

Non lasciamoci ingannare

L'altro giorno il Manifesto del punk attivista.
Oggi la presentazione del doppio DVD "The Last Show" (coprodotto anche da RR).
Da domani (in realtà da ieri, ma la realtà è come noi la costruiamo) un pacco di nuove canzoni nella nostra radio.

Se la gente dice che la musica sui vinili era migliore, è perché la musica era migliore.

PHP the last show - proiezione dvd

Attenzione.
Vi sto offrendo l'alternativa a una domenica vuota e dal vago sapore invernale.
Vi sto dando l'opportunità di impiegare il vostro tempo e investirlo in HC e benessere.
Vi avverto: questa domenica (22 Novembre 2009) avete l'occasione di vedere in anteprima il DVD dell'ultimo concerto dei piacca, in uscita a dicembre per Deny Everyting e DIY Conspiracy.

A partire dalle 15.00, proiezione del dvd contenente live e interviste di:

PHP
Daphne
RFT
Minnie’s
Grizzly Motor Oil
Audrey
Out of Reach
Happy Noise
Ouzo
Something Burns

qui il trailer.

saluti.

Manifesto del punk attivista

Riceviamo, leggiamo, inoltriamo.
Radio Riot

"MANIFESTO DEL PUNK ATTIVISTA

Possiamo decidere che il punk sia solo espressione o che sia anche un mezzo. L'abbiamo già deciso, in realtà. Da sempre, dagli anni '70 ad oggi. Abbiamo deciso l'una o l'altra strada, quella che vede il punk come un genere musicale usato unicamente per espressione personale, scelto perché si adatta (o si adattava) meglio ad alcune nostre caratteristiche personali; e quella che vede il punk come un mezzo di azione sul mondo, scelto anche perché si vuole influenzare in qualche modo concreto la realtà.

Nella seconda scelta ognuno ha poi trovato i propri modi di agire. Il perché non interessa, il cosa è relativamente importante, il come è fondamentale.

Scrivere una canzone non ha nessun valore, per chi vede il punk come strumento di azione e influenza sul mondo. Non è la cosa in sé a fare la differenza, ma il modo in cui la si fa. Una canzone che critichi uno stato di cose non ha più influenza di una canzone d'amore, così come una canzone veloce e tecnicamente impeccabile non ha più valore di una canzone lenta e strutturalmente canonica. Ciò che conta è il tutto, qualità emergente rispetto alla singola somma delle parti. Sono i gruppi che compongono le canzoni, non le canzoni a comporre i gruppi. Le canzoni servono come sostegno al gruppo, ai suoi singoli componenti o, realtà più augurabile, a esso come unità attiva. Lo stesso vale per i dischi, i concerti e qualunque altra produzione del gruppo stesso. Devono servire a veicolare direttamente o indirettamente l'azione sul mondo, ma il gruppo punk attivista non può limitarsi a essi.

L'azione sul mondo si rispecchia nel suggerire e applicare modi diversi di fare le cose. Il gruppo punk che ha scelto di agire sul mondo si mette al servizio di questo intento. L'etica è personale. Il fine comune è illusorio. L'unico scopo è proporre costantemente alternative al Sistema di cose: un agire sempre in modo da aumentare il numero delle scelte. Fare sì che la logica dominante non incancrenisca l'impulso alla creatività originale insito in ognuno di noi.

Rispetto a tanti altri generi, il punk si è costituito in Italia come microsocietà, attiva e impegnata, almeno negli intenti, ad agire sul mondo. La percezione di una rottura (prima) e di un'assenza (poi) di una Scena, canale comune attraverso cui esporre le proprie alternative, è concreta e riflette una disgregazione non tanto di idee e intenti specifici (benché è innegabile che questi servano da collante), quanto dell'interesse generale a proporsi come attivisti del punk; è emersa, al suo posto, la parte unicamente espressionista, che ben poco pare interessata a una concreta ed esplicita azione-influenza sul Sistema di cose.

Seguendo questa prospettiva, il punk pare ormai condannato a genere musicale spoglio di qualunque caratteristica distintiva in grado di renderlo influente - come genere, prima che come singoli individui - sul mondo.

Questo testo è da considerarsi uno sprone a riappropriarsi del punk come strumento di azione. Questo testo è da considerarsi come autogeneratosi, poiché non c'è un individuo o un gruppo a cui appartengano queste idee. Per questo, il testo stesso può essere diffuso solo con l'azione del lettore."

Niente di nuovo nella Scena #12 e 1/2

"Un nuovo post!", forse commenterà qualcuno. Volevo battere il record di un mese senza postare, sperando in un premio o quantomeno in un prosciutto (di soia, o di maiale immolatosi volontariamente), ma non ce l'ho fatta. Immancabilmente, per ora, sono ancora qui.

Qui.
Dov'è qui? Ma perché nessuno risponde, poi?
Vediamo un po'. Francesco Gallone, al secolo Settevolteronin e Kalashnikov, ha appena fatto uscire il suo nuovo romanzo, "La metropoli stanca"; la Shove s'è aggiudicata il CD antologico degli Unquartomorto.
Poi cos'altro? Il nuovo dei Klaxon c'è da un bel po' e io devo ancora recensirlo; altre recensioni di dischi mediocri sono nel mio taccuino e aspettano d'essere trascritte su PC.
Solite cose prive di senso, insomma. Niente di nuovo nella scena, insomma.

Che succede? Io non lo so che succede, non mi raccapezzo più. Anzi, sapete, non mi interessa più. Non ascolto più, ma il guaio è che non sento più. Non ci sento più. Ma non ci sento più o è il mondo che improvvisamente si è fatto silenzioso?
Non vado a un concerto da mesi, ma a quale concerto sarei dovuto andare? Bene, mi sono perso Il Male perché ero a Padova, e oggi chi c'è? Ah sì, i Last Resort. I Last Resort? "La storia del punk Oi! inglese"? Uh, boh, sì... Che dici? Devo andare? A fare che? Non so, non capisco.

Sbaglio io.
No, dico davvero, sbaglio io. In due modi.
Il primo è che continuo qualcosa che non dovrebbe continuare. Insomma, quindici anni sono tanti, ci sta pure no? Uno invecchia, mette su le rughe, fa un paio di figli (uno handicappato, l'altro vittima dei genitori), si guarda allo specchio, e dice "Ma fangùlo".
Il secondo è che dopo aver fatto quanto detto, dovrebbe anche iniziare ad andare ai concerti per muovere il culo e reperire figa. Fare come gli altri, insomma. Beh, quantomeno per muovere il culo.

Voi lo muovete il culo? Perché, insomma, almeno diamo un motivo per il costante inquinamento di dischi e gadget vari che contribuiamo ad accrescere. E' la giungla metropolitana, no? Ci riconosciamo nella tribù perché abbiamo la maglietta dei ToKill o dei La Quiete (e magari pure i loro mp3); e naturalmente le Nike ai piedi (o le Converse: lo sapevate che le Converse sono della Nike, no? Da un po', tipo 6 anni), perché immaginiamo che i La Quiete e i ToKill, nei loro testi, parlino di quanto è fico andare in giro con le Nike.
Ma qualcuno mi disse che sbaglio a pensarla così, ché finalmente in Italia c'è qualcosa di grosso. Nel culo, di sicuro. Lo stesso che andiamo a muovere ai Last Resort (poverini, i Last Resort, io mica ce l'ho con loro, è che oggi è mercoledì per entrambi).

Non ha senso.
Capite?
Tutto questo è un immenso immondezzaio di bambocci e bamboccioni che fanno musica per virtuosismi alla Guitar Hero. Che crede che la differenza stia in un tatuaggio, in una polpetta di soia o in un [riempire questo spazio con la moda del momento]. Che pensa che adesso che abbiamo cantato per l'ennesima volta l'ennesimo testo con le ennesime parole per dire le ennesime cose che per l'ennesima volta (e due) non hanno cambiato la solita storia, stiamo meglio. Ora che l'ho fatto, dice quello (che posso essere io, anzi, sono io), ho contribuito.
Ma a che? A che abbiamo contribuito? Siamo i contributori del cazzo e della merda. Non contribuiamo a una ceppa, te lo dico io. Suona quelle sei corde e dimmi che hai cambiato qualcosa, dimmi che ci credi, dimmi che l'hai fatto. O ascoltale, quelle sei corde, e dimmi che da domani la tua vita sarà migliore, dimmi che hai fatto qualcosa per renderla migliore. Non quella degli altri, non questo mondo, non il tuo quartiere, il tuo condominio, la tua famiglia, il rapporto con la tua ragazza: no, solo la tua vita; dimmi che hai fatto qualcosa per rendere migliore un solo giorno della tua vita.

Non abbiamo fatto un cazzo, da dieci anni a questa parte. E a quel poco che avevamo fatto - che poco era poco, ma un bel poco - gli abbiamo spezzato le gambe, l'abbiamo buttato in un fosso e ci abbiamo pisciato sopra.
Oggi ci siamo ridotti a questo. A una pozzanghera di pipì. Una minestra calda che ci rifiliamo ogni sera contenti e sorridenti.

Insomma, oggi il Mondo, domani Cinecittà. E domani è oggi. E io vi faccio il pippone quando dovrei semplicemente premere il rosso sul telecomando e smettere di annoiare voi e me stesso. Ma tra un po' lo faccio, eh.

Mail del sottosuolo: Laura (3)

Doveva essere un appuntamento settimanale, ma non ho fatto i conti con la vita. Va beh, sarà quel che sarà, comunque ecco la terza e, per ora, ultima parte. Le prime due le trovate qui e qui.




10 giugno 2009

Oi Piter,

sono io che non ho capito un c...o! :)
Ora capisco il tuo discorso (spero). Effettivamente anche io trovo assurdo che le persone - nel tuo caso quelle che sono nel tuo giro, quelli che ascoltano punk - non comprino i CD della vostra distro e non vengano alle vostre serate, ed è vero, mi rendo conto che è un po' così ovunque. Eppure, non riesco a capire perché, proprio in virtù del fatto che questa fascia di popolazione, quella di cui mi parli tu, quella che, diciamo, è contro l'attuale sistema delle cose, quella che si professa fuori dagli schemi, è quella su cui bisognerebbe contare per poter cambiare le cose, per poter attuare una sorta di "rivoluzione culturale" (chiamiamola così, ma lungi da quella attuata da Mao Zedong). E ti rendi conto che alla fine anche loro non sono diversi da tutti quanti gli altri. Parliamo, soprattutto di pigrizia mentale! Se ci pensi, basterebbe cominciare da piccoli gesti ora, per cambiare le cose in un futuro che non vedremo. E poi, la musica punk! Beh la vostra è una sfida ben più ardua! E ti spiego perché (dal mio punto di vista).
Il punk nacque per esprimere rabbia e rifiuto nei confronti del Sistema, nacque come qualcosa di ingestibile e incontrollabile. Divenne un fenomeno sociale. Fino al punto che il sistema stesso lo metabolizzò, fino al punto che tutta la cultura punk, la musica punk, divennero parte del Sistema, il Sistema stesso ne trasse beneficio, sfruttò il fenomeno punk, e il punk stesso divenne una valvola di sfogo necessaria al mantenimento dello status quo, necessaria alla sopravvivenza dello stesso Sistema che il punk combatteva. Divenne un fenomeno gestibile, in linea coi tempi.
Oggi il fenomeno punk non è visto più come un atto sovversivo, come un qualcosa da prendere in considerazione; scusami se lo dico, ma oramai si ritiene superato sia socialmente che musicalmente, è sai perchè? Perché le persone, i ragazzi, le nuove "leve" non sono più arrabbiate, non combattono più il Sistema perchè, come già abbiamo detto, è esso che pensa per loro. Prima almeno si poteva fare affidamento sulla rabbia della gente, ora nemmeno quella c'è più, c'è un apatia generale, una rassegnazione, un "fare spallucce", un menefreghismo allucinante che inchioda le persone anche nel fare le cose più semplici.
Credo non sia colpa della rete anzi, come ti dissi, secondo me la rete può davvero essere un qualcosa di rivoluzionario, ma alla base la colpa è delle persone, delle nuove generazioni, della loro mediocrità (mi spiace dirlo ma è così) del fatto che parlano di lotta, di essere sovversivi, di ideali da seguire, di poteri da contrastare ma infine si perdono in tanti discorsi e chiacchiere non intuendo che cose semplici, come detto, possono essere rivoluzionarie, se fatte da tante persone. Pensa se tutti acquistassero i CD "via internet" di gruppi come il tuo, che circolo virtuoso inizierebbe.

Sì, come tu dici, oramai è tutta una questione di forma.

BYE BYE alla prossima,
Laura




20 giugno 2009

Ciao Laura,

scusa il ritardo con cui ti rispondo.
Sono d'accordo con te. Il punk oggi non rappresenta più una minaccia. In realtà non so se l'abbia mai rappresentata. Il punk degli esordi, come hai detto, è stato figlio della rabbia - e della noia aggiungerei io. C'era un'ingestibilità da parte del Sistema riguardo i bisogni della nuova generazione, e un malcontento generale. D'altronde il decennio successivo è considerato - o almeno così mi pare - uno dei meno fruttuosi dal punto di vista delle produzioni culturali innovative o rivoluzionare.

Oggi... boh, oggi siamo pigri. Non c'è bisogno di rivoluzioni, perché come dici tu ci hanno insegnato a pensare in un modo che ci sta bene. Il sogno americano non è altro che un prodotto già preparato e confezionato per tutti. Non c'è il malcontento generale. Abbiamo la pagnotta
assicurata a fine mese, magari piccola, mezza smangiucchiata, ma bene o male ci stiamo: lamentarsi costerebbe tempo e fatica e soldi, e non ha senso allora. Combatti solo quando sei disperato - o quando sei incredibilmente motivato, e spesso le due cose coincidono. Nessuno crede che la musica cambierà il mondo, mentre trenta/quarant'anni fa era scontato. La gente non compra i cd, ma le magliette; non va ai concerti,
ma nelle chat.
La rete è utile, ma è un mezzo, e come tale se chi ce l'ha in mano non lo sa usare non serve a niente; addirittura può rendere le cose
peggiori, e a me sembra che sia proprio così che stiano le cose ora.

Vince l'individualismo, in tutto, persino in chi si professa sxe, anarchico o animalista. Tutto inizia nel proprio piatto, dove ci sono le
verdure: quando però vai a manifestazioni animaliste non c'è un cane di quei milioni di persone che si professano vegetariani. E io mi ci metto in mezzo eh; io non sono nemmeno vegetariano, se è per questo, ma non è di quello nello specifco, che parlo. Parlo del fatto che poi, almeno per quel che mi ha riguardato, vedi attorno una serie di cose che sfiorano il nonsense. Gente che parla di, ma non fa. E quando fa ha i cervelli spenti. Il comunismo, fatto come è fatto ora, per me è un male sociale, alla pari del fascismo, alla pari del nazismo, alla pari di qualunque altro -ismo, e sai perché? Perché sono -ismi che addomesticano la mente; come leoni a cui insegni a saltare nel cerchio o stare su due zampe quando dici una parolina: non sanno che stanno facendo, si limitano a rispondere a uno stimolo, e lo fanno acriticamente. Chi ha paura di leoni simili? Nessuno. Addirittura l'addestratore mette la testa dentro la loro bocca.
Forse si salva l'anarchismo, a cui però paradossalmente manca la coscienza comune che hanno proprio gli altri e che funziona da collante
- per me, in definitiva, non ci vuole il collante, ma la comune presa di coscienza.

E così è diventato il punkismo, se vogliamo. L'HC dei Crass e simili ha cercato di svincolarlo, di dargli una sua indipendenza per creare
qualcosa di alternativo - e qualcosa, riconosciamoglielo, l'ha creata. Solo che oggi dov'è finito? In milioni di dischi di centinaia di gruppi, che stanno lì a prendere polvere e che nel 90% dei casi sono anche brutti a sentirsi, e nel 99% non comunicano niente. Figuriamoci, poi, che delle migliaia di persone che ruotano attorno, il 99,99% di queste non fa niente. Ascolta, balla, muove il culo, e forse si veste con... ...non so neanche cosa non sia più di moda (i pantaloni strappati? le borchie? i capelli colorati?), o magari non si vestono nemmeno più così. Prova un concerto screamo per credere.

E niente... poca roba. Il punk può ancora creare alternative, ma mi sembra che manchi qualcosa di fondamentale, di nucleare, una sorta di pensiero condiviso, condivisibile ma che non faccia ricadere nell'-ismo. Un qualcosa che dica "Puoi pensare in modo diverso" e non "Ecco come la devi pensare".

Ti abbraccio,
Piter

Niente di nuovo nella Scena #12

Succede qualcosa? Non succede niente? Deve succede qualcosa? Nobody moves, nobody gets hurt. Rimaniamo tutti immobili a morire lentamente di apatia. Lentamente...

- ahimé, Steno lascia Le Tormenta. Pare fosse inevitabile... Il comunicato, del gruppo e di Steno stesso.

- i P38 Punk sono diventati maggiorenni, e per il loro diciottesimo anno di vita hanno realizato il video di Delitti di Stato, brano rimasterizzato per l'occasione. Volete vederlo? Attaccatevi al tubo.

- i Disordine stanno cercando coproduttori, pronti a stampare la loro "Disillusione", nuova opera discografica ("opera discografica" fa pena, ma mi serviva il genere femminile per far tornare la frase). Il disco contiene 12 pezzi punk hc all'italiana, con tanto di ricco booklet. Devo dire che il gruppo fa una proposta interessante e insolita: per 50 euri di coproduzione, oltre a logo e contatti, vengono date 20 copie del disco più 5 di quello vecchio e qualche compilation a cui ha partecipato. Molto carina, come idea. Per ascoltare i pezzi (quelli sul MySpace sono della vecchia demo) mandate una mail al gruppo.

Giusto per dire che...

...siamo vivi e vegetali.

Mail del sottosuolo: Laura (2)

Continua lo scambio di lettere virtuali tra il sottoscritto e la sottoscritta. Qui la prima parte.




26 maggio 2009

Vabbè Piter, ma è normale che nessuno compra più i CD se ti sparano 30 euro! Se costassero dai 6 ai 10 euro si combatterebbe la pirateria (per la quale, date le condizioni, sono d'accordo!) perché tutti li acquisterebbero; è colpa di queste case discografiche di merda, che gonfiano i prezzi in maniera indecente, immorale, ed è colpa anche degli innumerevoli cantautori, bands, etc ( soprattutto quelli mediocri) che scendono a compromessi alimentando questo sistema. E' sempre la solita storia: i PROFITTI (per pochi), il SUCCESSO (effimero, facile e senza sforzi) e il DENARO, per questa miriade di nuovi cantanti, bands, "musicisti" che a stento sanno fare un giro di Do!
E poi, come tu dici, c'è una moltiplicazione esasperata di gruppi, cantanti... Questo perché? Va di moda il cantante mediocre perché l'ascoltatore è mediocre: ecco perché tanti cantanti vanno avanti, hanno successo, vengono mitizzati. Sono lo specchio di una società caduta in basso, di un popolo alienato, addormentato, acritico, passivo, sodomizzato da cinquanta anni di modelli televisivi (venticinque solo del caimano) che lo hanno disabitutato a pensare (era proprio questo lo scopo ultimo e ci son riusciti) e questo è il risultato!
Ah, grande Pasolini!
Purtroppo è difficile combattere tutto ciò, ma chi fa musica come voi e la fa bene deve continuare a farla, non deve lasciarsi inghiottire dal sistema, e deve essere orgoglioso che ancora non abbia "sfondato"_ evidentemente fa buona musica! evidentemente non scende a compromessi! evidentemente non è un venduto. Lo so che è difficile, ti capisco, ma cerchiamo di non arrenderci. Magari, anche se noi non lo vedremo, fra cento anni, resistendo e continuando con le nostre idee e ideologie, lavorando nell'ombra, il cambiamento ci sarà, si vivrà in una società che garantisce veramente la libera diffusione dell'arte con la A maiuscola e della cultura con la C maiuscola; magari le majors perderanno tutto il loro potere perché ci sara l'autorganizzazione, l'autoproduzione; i CD (o qualsiasi cosa li sostituirà) costeranno poco e la pirateria non avrà più scopo di esistere!
Nel mio piccolo non comprerò mai un CD che costi più di 10 euro. Appoggio le autoproduzioni, questi canali diretti di vendita senza alcun intermediario. Supporto chi fa buona musica e credo che la rete, sotto questo aspetto, sia davvero rivoluzionaria, perché se ben usata può dare tanti input alle persone e può essere un mezzo anche per cambiare le loro mentalità, diffondendo idee, concetti, sviluppando riflessioni nella gente.

Beh, mi fermo qui, credo di aver capito che la pensiamo allo stesso modo!

Bye, bye, alla prossima,
Laura




27 maggio 2009

Ciao Laura,

purtroppo devo essermi espresso malissimo e aver dato vita a un grande fraintendimento: io non parlavo delle major e di tutto ciò che vi è connesso; parlavo del diy.
I CD che non si vendono sono i nostri. Stenterai a crederci, ma la gente del nostro giro, i ragazzi e le ragazze che ascoltano punk e hardcore (e non parlo di Green Day e Offspring), non comprano più i CD a 5-6 euro di gruppi come Cose Perse o Kalashnikov (due gruppi, ma potrei citarne un'infinità). Molte piccole etichette sono tornate a coprodurre solo vinili, perché quelli non li puoi scaricare (oh beh, PUOI farlo). Molti gruppi puntano più sul merchandise che sui dischi, perché tanto i dischi non vendono. Ai concerti vedi meno gente perché la vita si è spostata su internet. La nostra è diventata una generazione pigra. Oh, io mi ci metto in mezzo: non penso di essere il più attivo di tutti; ma so per certo di non essere un'ameba.
Per questo elogiavo te e persone come te, che pensano che ci sia ancora un senso. Che leggono testi, partecipano a eventi, tirano su un gruppo. Ormai non credo più al "tutti uniti vinceremo". Ma continuo a sperare che il punk veicoli un messaggio di "alternativa", che dia l'idea che il mondo può essere visto, detto e pensato in modo diverso - se tutti ne prendessimo consapevolezza sarebbe un ottimo spunto per il cambiamento. Però, purtroppo, vai ai concerti screamo (tanto per prendere l'esempio più eclatante) e ti rendi conto che tutto questo è considerato una moda; che la gente va lì come se fosse a un party. Per muovere il culo.
L'emo, tanto per mettere in piazza i soliti sospetti, è figlio di tutto questo. E' un apparire contro l'essere: è un non-essere. Non nel senso nichilista degli anni '70, nato come rabbia verso un sistema che aveva tradito persone e valori. Oggi tutta questa gente si rifornisce da questo sistema, non si sente tradito da esso. Come hai detto tu, il sistema pensa per loro. No, questo è un non-essere, nato, così sembra, dal voler apparire...
E così tutti appaiono. Tutti con le magliette, nessuno coi CD. Tutti con gli mp3, nessuno che sborsa 5 euro - nessuno che pensa che quel gruppo, con quei 5 euro, non ci vuole campare, ci vuole solo fare nuovi CD per continuare a dire ciò che pensa.

Il problema delle major, dei dischi a 20 euro, non ci tocca minimamente.
Se c'è qualcosa di marcio, ce l'abbiamo dentro, all'interno.