blog di Marco

Total Chaos

Nati quasi 20 anni fa con l'intento di salvare un genere – il punk rock – che in quel periodo stava perdendo popolarità all'interno della stessa scena punk/hardcore, e un messaggio sociale e politico che sembrava destinato a passare in secondo piano, i californiani Total Chaos sono oramai dei veterani, con un'esperienza di centinaia di concerti alle spalle e un notevole riscontro anche in numeri di dischi venduti. Li ho incontrati durante il loro tour europeo (che comprende anche date in Italia), di presentazione del loro nuovo disco, "Avoid All Sides": in occasione del concerto a Ratisbona del 23 gennaio 2008 – aperto dai locali Turbomongo (tribute-band dei Turbonegro) – ho intervistato il chitarrista Shawn Smash.

NoMeansNo

Con quasi trent'anni di esperienza sulle spalle, i NoMeansNo da Vancouver, Canada, sono uno dei gruppi hardcore più longevi, nonché uno di quelli che nel corso degli anni più si sono contraddistinti per innovazione e sperimentazione.
Al combo fondato dai fratelli Wright sono spesso state associate etichette come post-hardcore e punk-jazz, ma è davvero difficile catalogare la loro proposta musicale con una definizione univoca. La continua ricerca musicale che ha segnato il percorso di questa band è probabilmente la chiave del loro successo - un successo che non è mai arrivato ai contorni di una vera e propria "popolarità", ma che negli anni ha contato sul supporto costante ed entusiastico di un relativamente piccolo ma fedele gruppo di fan.
Ho raccolto l'intervista che segue con Rob (basso e voce) dopo il loro concerto all'Alte Mälzerei di Ratisbona, Germania, il 2 luglio 2007, nel corso del tour per promuovere il loro recente "All Roads Lead to Ausfahrt".

Ebola

Con la release di un promettente EP all'inizio del 2005 ("Settimo Buio", da noi recensito), gli Ebola si sono fatti notare per la loro proposta di una formula metal-core che apporta alcuni elementi personali sul canovaccio di questo genere. Come avevo già accennato in sede di recensione, i ragazzi mostrano di avere le carte in regola per tentare di dire la loro in un genere in cui – a mio parere – troppo spesso le nuove band si limitano ad imitare i modelli disegnati da gruppi già affermati.
Al contrario, una delle doti positive del combo romano sta nel coraggio di sbilanciarsi in alcune scelte che si discostano dai cliché tipici del genere. Ne parliamo con uno dei diretti interessati: Stefano, il cantante.

G.B.H.

I G.B.H. sono un gruppo che non ha bisogno di presentazioni: lo storico combo di Birmingham è a buon diritto considerato tra i fondatori dell'hardcore punk, un filone – nato agli albori degli anni ’80, quindi immediatamente dopo la prima "fiammata" del punk '77 – i cui canoni stilistici furono per la prima volta delineati in album come "City Baby Attacked By Rats" (il loro primo full-length). L'influenza che da lì in poi i G.B.H. hanno avuto è enorme, al punto di farne uno dei punti di riferimento più citati da tutti i gruppi che si ispirano ad una concezione della musica estrema basata su potenza e velocità – non solo nell'ambito del punk (ricordiamo, ad esempio, la cover di Sick Boy che gli Slayer inclusero in "Undisputed Attitude").
In questi mesi stanno suonando in giro per l'Europa – in un tour che toccherà anche l'Italia: il 14 ottobre saranno infatti a Palermo – per cui ho approfittato della loro data irlandese per una intervista nel dopo-concerto. Per il gruppo, risponde Colin, il cantante.

Incoming Cerebral Overdrive

Intervistiamo gli Incoming Cerebral Overdrive, di cui abbiamo recentemente recensito il promo (stampato già nel 2003, e scaricabile gratuitamente dal sito www.incomingcerebraloverdrive.com): il gruppo toscano è artefice di un tipo di sonorità in cui elementi metal e post-hardcore si fondono con soluzioni ritmiche piuttosto ricercate, a tratti dal sapore quasi jazz. Anche se il quadro complessivo è equilibrato e personale, sono numerose le influenze che emergono dalla musica di ICO. Vediamo di approfondire il discorso con loro: rispondono Maurizio e Stefano.

Marco Philopat

Marco Philopat è stato uno dei primi punk in Italia, e all'inizio degli anni '80 fu tra gli attivisti del centro sociale Virus di Milano. Alla fine di quell'esperienza ha continuato ad interessarsi ai nuovi movimenti e alle nuove forme di cultura alternativa che sono comparse sulla scena - particolarmente quelle influenzate dalla rivoluzione tecnologica degli anni '90. La sua attività di scrittore (ma lui preferisce definirsi "agitatore culturale"), iniziata sulle fanzine fotocopiate, prosegue oggi col lavoro nella cooperativa ShaKe: una piccola casa editrice particolarmente attenta a tematiche che tentano una descrizione critica del reale. Al suo romanzo di debutto ("Costretti a Sanguinare", ShaKe, 1997), in cui ha raccontato la propria esperienza nella scena punk milanese, hanno fatto seguito altri due ("La Banda Bellini", ShaKe, 2002, e "I Viaggi di Mel", ShaKe, 2004) dedicati alle vicende di personaggi che hanno attraversato i movimenti di contestazione degli anni '60 e '70.

Grégoire - movimenti studenteschi in Francia

I movimenti studenteschi sono da sempre stati una delle tradizionali forme di protesta dei giovani contro l’establishment politico e sociale organizzato, contro le regole e la struttura conservatrice della società. Per loro natura, questi movimenti sono spesso una delle prime (e poche) autentiche occasioni che i giovani hanno per far sentire la loro voce, per esprimere la loro critica contro i meccanismi della società, per organizzarsi e tentare di compiere da soli le scelte che riguardano la loro vita, senza lasciare che le istituzioni tradizionali decidano per loro. Dal momento che la scuola è anche un posto in cui si vive insieme, essa può anche diventare un luogo di pratiche politica (discussione, dibattito, occupazione, autogestione) che spesso si rivelano una stimolante occasione di crescita per la consapevolezza politica dei giovani.
Nel corso degli ultimi quarant'anni, i movimenti nelle scuole superiori e nelle università sono stati attivi in molti paesi, dagli Stati Uniti all’Europa occidentale e a quella orientale, fino alla Cina: essi hanno agito con obiettivi e metodi differenti a seconda dei casi, ma la mia impressione è che condividano alcune caratteristiche comuni. Essi rappresentano uno strumento con cui i giovani tentano di agire sulle strutture politiche della società che - spesso - risultano essere in ritardo rispetto ai rapidi cambiamenti della società stessa; siccome i movimenti studenteschi coinvolgono persone giovani, essi sono spesso un concentrato di idealismo giovanile e di speranza; nella maggior parte dei casi, non riescono a raggiungere obiettivi concreti sul breve termine, anche se spesso lasciano segni molto profondi nella società stessa, e riescono ad indurre enormi cambiamenti nella cultura in cui nascono.
Il diritto all'istruzione gratuita, uno dei diritti fondamentali che sono stati conquistati dopo secoli di lotte per il Progresso, viene sovente minacciato; questo succede ovunque. In questo caso, parliamo della situazione attuale in Francia: un Paese che, da questo punto di vista, presenta parecchie analogie con l'Italia. Grégoire è un attivista dell'organizzazione anarchica francese "Alternative Libertaire", ed è coinvolto in un movimento di studenti delle scuole superiori ispirato ad ideali libertari; alla luce di alcuni gravi episodi successi recentemente, ho deciso di contattarlo per chiedergli della situazione attuale dei movimenti studenteschi nelle scuole e nelle università in Francia. Ne è nata questa intervista.

Thee S.T.P.

Chi li ha visti dal vivo sa che Thee S.T.P. sono oggi una delle più trascinanti rock'n'roll band italiane: con decine di concerti nei loro lunghi tour in tutta la Penisola e anche all'estero hanno portato la loro miscela di punk, speed glam e street rock nei club più sperduti e nei centri sociali e nei locali delle città più grandi, sino ad arrivare (settembre 2004) al palco dell'Independent Days Festival di Bologna. Dopo il demo “Love-Fi”, i primi singoli e la partecipazione ad alcune compilation, nel '98 pubblicano “The Super Sound Of Thee S.T.P.”, che prelude al successivo “Sin Temptation And Pain”, mixato negli USA da Sal Canzonieri degli Electric Frankenstein. I riconoscimenti per il lavoro non tardano a venire, e il culto intorno alla band - alimentato da un'attività live che li vede esibirsi a fianco di nomi come Gluecifer, The Hives, New Bomb Turks, Zeke, Hardcore Superstar, Queers, Man or Astroman?, Rocket From The Crypt, e gli stessi Electric Frankenstein - cresce a tal punto da indurre l'Ammonia Records a stampare la raccolta “Bring The Bastards Back Home” (2002) pochi mesi prima del nuovo album intero “Troublemakers #1”, che vede la luce lo stesso anno. Da allora, tanti chilometri macinati in tour, e il tempo per iniziare a lavorare sui pezzi del prossimo disco, atteso entro breve (si parlava di marzo 2005!): Radio Riot raccoglie oggi questa intervista con Il Metius (voce) e Casey (chitarra).

Converge

I Converge sono uno dei nomi di punta del post-hardcore a livello mondiale: nell’ultimo decennio hanno saputo portare l’hardcore estremo oltre i confini stessi del genere, lungo un percorso di innovazione che ha dato nuova linfa ad uno stile musicale che – dopo i fasti degli anni ’80 - pareva destinato ad insabbiarsi in forme oramai divenute canoniche. Assieme a pochi altri gruppi, il combo americano ha invece dimostrato a tutti che anche in un filone apparentemente già ampiamente sfruttato era possibile trovare nuove vie, e ha dato un impulso fondamentale al progresso di questo genere negli ultimi anni. In occasione del tour mondiale per promuovere il recente nuovo album "You Fail Me", ho assistito alla loro data di Dublino, e – approfittando della loro disponibilità sul piano umano – ho colto l’occasione per proporre loro un’intervista per il sito di Radio Riot; hanno accettato, e ne è nata questa conversazione. Per il gruppo, risponde Nate Newton, il bassista.

L.I.L.A.

Dal momento che Radio Riot non si dedica esclusivamente alla musica, ma cerca di occuparsi anche di argomenti di interesse più generale per chi visita questo sito, ho contattato e intervistato alcune persone presso la L.I.L.A. (Lega Italiana per la Lotta all’AIDS): Anna Lia, Stefano e Valerio; in particolare, Anna Lia e Stefano sono esponenti dell’associazione, mentre Valerio non è membro della L.I.L.A. (e quindi le sue risposte sono a titolo personale) ma è comunque coinvolto nell’attività dell’associazione.
Credo che sia importante parlare di questo argomento anche da una radio punk, perché il problema dell’AIDS è una questione che riguarda tutti e tocca la responsabilità personale di ognuno nella vita quotidiana, e - a mio parere - non bisogna lasciare esclusivamente alle istituzioni (scuola, governo, associazioni impegnate nel campo sanitario o sociale) e ai media convenzionali il compito di fare informazione sul problema.
Per questo motivo, ho cercato di dare un’impostazione un po' diversa rispetto ad interviste “standard” sull'argomento - in modo da dar risalto anche ad aspetti che difficilmente potrebbero emergere in un contesto “ufficiale”. Inoltre ho chiesto esplicitamente a tutte le persone intervistate di non avere “peli sulla lingua”.