I semplici

Noi siamo i semplici. L'esercito del niente. Non siamo più i giovani, non più l'esercito del surf, tanto meno quello delle dodici scimmie. Ci siamo uniti al punk, ma cos'è mai stato il punk? A cosa mai abbiamo deciso di unirci? Alcuni dei nostri genitori, o quelli di nostri conoscenti, stanno insieme per abitudine, ormai. Si sono trovati, tanti anni fa, per qualche ragione ma oggi ci sembra che continuino a condividere lo stesso percorso per abitudine, forse per paura che lasciandosi succeda qualcosa di terribile.

E noi? Cosa ci ha legato al punk? Magliette strappate? Creste fluorescenti? Borchie e catene? Tatuaggi e piercing? Ritmi incalzanti, voci strillte, chitarre acide, testi provocatori, tagli sulla pelle, sputi sul marciapiede, alcol la mattina a scuola, canne nel cesso dei professori, A cerchiate sui muri della città, piedi dentro gli anfibi sbattuti contro le pareti, frasi sentite su un disco e incise su un banco, urla contro chi non capisce e non capirà mai, rari video di morti o di adulti che però (ah, loro sì!) capivano, condivisione della sensazione di noia e apatia e malessere e rabbia, righe lette su fogli di carta fotocopiata, battaglie per la Terra, per gli animali, per il cibo, per l'uguaglianza (fatte da chi voleva essere diverso), per l'esercizio alla contestazione, notti dormite su un pavimento umido e sporco, pisciate lungo i pali della strada, piccoli furti quando possibile (i biglietti dell'autobus non pagati), scopate quando possibile e quando impossibile racconti di scopate, qualche pasticca, qualcuno che doveva morire, e poi tutta una serie di altre ragioni.

Tutto questo ci ha legato al punk? Se è così, è arrivato poi il momento in cui qualcuno non si è chiesto perché stessero insieme, lui e il punk, e ha finito per rimanerci per abitudine. Non si è chiesto quale fosse il loro obiettivo, l'obiettivo della loro coppia (che sia uno, grande, o che siano tanti, più piccoli): sta semplicemente andando avanti, giorno per giorno, in modo abitudinario. Ne ha viste tante. Ne vederemo ancora. Passivi, perché non ci domandiamo perché; perché non facciamo. Il più furbo verso se stesso dirà che non c'è un senso, che è successo tutto per caso o per destino o per una sorta di amore o per un più banale senso del piacere. Dirà, insomma, che al mondo non esiste la possibilità di scelta, che siamo contenitori passivi, che non possiamo fare altro che subire gli eventi del mondo - tra questi il punk con le sue conseguenze. Il più inetto sceglierà di credergli. Il più pigro (o forse il più timoroso, o l'apatico, o lo sconfitto) sceglierà di non fare nulla. L'indifferente, invece, continuerà a far finta di niente.
Qualcun altro prenderà invece la scelta di scegliere consapevolmente, e farà per la volontà di fare.

La differenza tra qualcosa che funziona e qualcosa che non funziona, è che qualcosa funziona se si sa come farla funzionare, e quando non si hanno manuali l'unica alternativa è provare e ragionare.

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