Niente di nuovo nella Scena #12 e 1/2

"Un nuovo post!", forse commenterà qualcuno. Volevo battere il record di un mese senza postare, sperando in un premio o quantomeno in un prosciutto (di soia, o di maiale immolatosi volontariamente), ma non ce l'ho fatta. Immancabilmente, per ora, sono ancora qui.

Qui.
Dov'è qui? Ma perché nessuno risponde, poi?
Vediamo un po'. Francesco Gallone, al secolo Settevolteronin e Kalashnikov, ha appena fatto uscire il suo nuovo romanzo, "La metropoli stanca"; la Shove s'è aggiudicata il CD antologico degli Unquartomorto.
Poi cos'altro? Il nuovo dei Klaxon c'è da un bel po' e io devo ancora recensirlo; altre recensioni di dischi mediocri sono nel mio taccuino e aspettano d'essere trascritte su PC.
Solite cose prive di senso, insomma. Niente di nuovo nella scena, insomma.

Che succede? Io non lo so che succede, non mi raccapezzo più. Anzi, sapete, non mi interessa più. Non ascolto più, ma il guaio è che non sento più. Non ci sento più. Ma non ci sento più o è il mondo che improvvisamente si è fatto silenzioso?
Non vado a un concerto da mesi, ma a quale concerto sarei dovuto andare? Bene, mi sono perso Il Male perché ero a Padova, e oggi chi c'è? Ah sì, i Last Resort. I Last Resort? "La storia del punk Oi! inglese"? Uh, boh, sì... Che dici? Devo andare? A fare che? Non so, non capisco.

Sbaglio io.
No, dico davvero, sbaglio io. In due modi.
Il primo è che continuo qualcosa che non dovrebbe continuare. Insomma, quindici anni sono tanti, ci sta pure no? Uno invecchia, mette su le rughe, fa un paio di figli (uno handicappato, l'altro vittima dei genitori), si guarda allo specchio, e dice "Ma fangùlo".
Il secondo è che dopo aver fatto quanto detto, dovrebbe anche iniziare ad andare ai concerti per muovere il culo e reperire figa. Fare come gli altri, insomma. Beh, quantomeno per muovere il culo.

Voi lo muovete il culo? Perché, insomma, almeno diamo un motivo per il costante inquinamento di dischi e gadget vari che contribuiamo ad accrescere. E' la giungla metropolitana, no? Ci riconosciamo nella tribù perché abbiamo la maglietta dei ToKill o dei La Quiete (e magari pure i loro mp3); e naturalmente le Nike ai piedi (o le Converse: lo sapevate che le Converse sono della Nike, no? Da un po', tipo 6 anni), perché immaginiamo che i La Quiete e i ToKill, nei loro testi, parlino di quanto è fico andare in giro con le Nike.
Ma qualcuno mi disse che sbaglio a pensarla così, ché finalmente in Italia c'è qualcosa di grosso. Nel culo, di sicuro. Lo stesso che andiamo a muovere ai Last Resort (poverini, i Last Resort, io mica ce l'ho con loro, è che oggi è mercoledì per entrambi).

Non ha senso.
Capite?
Tutto questo è un immenso immondezzaio di bambocci e bamboccioni che fanno musica per virtuosismi alla Guitar Hero. Che crede che la differenza stia in un tatuaggio, in una polpetta di soia o in un [riempire questo spazio con la moda del momento]. Che pensa che adesso che abbiamo cantato per l'ennesima volta l'ennesimo testo con le ennesime parole per dire le ennesime cose che per l'ennesima volta (e due) non hanno cambiato la solita storia, stiamo meglio. Ora che l'ho fatto, dice quello (che posso essere io, anzi, sono io), ho contribuito.
Ma a che? A che abbiamo contribuito? Siamo i contributori del cazzo e della merda. Non contribuiamo a una ceppa, te lo dico io. Suona quelle sei corde e dimmi che hai cambiato qualcosa, dimmi che ci credi, dimmi che l'hai fatto. O ascoltale, quelle sei corde, e dimmi che da domani la tua vita sarà migliore, dimmi che hai fatto qualcosa per renderla migliore. Non quella degli altri, non questo mondo, non il tuo quartiere, il tuo condominio, la tua famiglia, il rapporto con la tua ragazza: no, solo la tua vita; dimmi che hai fatto qualcosa per rendere migliore un solo giorno della tua vita.

Non abbiamo fatto un cazzo, da dieci anni a questa parte. E a quel poco che avevamo fatto - che poco era poco, ma un bel poco - gli abbiamo spezzato le gambe, l'abbiamo buttato in un fosso e ci abbiamo pisciato sopra.
Oggi ci siamo ridotti a questo. A una pozzanghera di pipì. Una minestra calda che ci rifiliamo ogni sera contenti e sorridenti.

Insomma, oggi il Mondo, domani Cinecittà. E domani è oggi. E io vi faccio il pippone quando dovrei semplicemente premere il rosso sul telecomando e smettere di annoiare voi e me stesso. Ma tra un po' lo faccio, eh.

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