Mail del sottosuolo: Laura (3)

Doveva essere un appuntamento settimanale, ma non ho fatto i conti con la vita. Va beh, sarà quel che sarà, comunque ecco la terza e, per ora, ultima parte. Le prime due le trovate qui e qui.




10 giugno 2009

Oi Piter,

sono io che non ho capito un c...o! :)
Ora capisco il tuo discorso (spero). Effettivamente anche io trovo assurdo che le persone - nel tuo caso quelle che sono nel tuo giro, quelli che ascoltano punk - non comprino i CD della vostra distro e non vengano alle vostre serate, ed è vero, mi rendo conto che è un po' così ovunque. Eppure, non riesco a capire perché, proprio in virtù del fatto che questa fascia di popolazione, quella di cui mi parli tu, quella che, diciamo, è contro l'attuale sistema delle cose, quella che si professa fuori dagli schemi, è quella su cui bisognerebbe contare per poter cambiare le cose, per poter attuare una sorta di "rivoluzione culturale" (chiamiamola così, ma lungi da quella attuata da Mao Zedong). E ti rendi conto che alla fine anche loro non sono diversi da tutti quanti gli altri. Parliamo, soprattutto di pigrizia mentale! Se ci pensi, basterebbe cominciare da piccoli gesti ora, per cambiare le cose in un futuro che non vedremo. E poi, la musica punk! Beh la vostra è una sfida ben più ardua! E ti spiego perché (dal mio punto di vista).
Il punk nacque per esprimere rabbia e rifiuto nei confronti del Sistema, nacque come qualcosa di ingestibile e incontrollabile. Divenne un fenomeno sociale. Fino al punto che il sistema stesso lo metabolizzò, fino al punto che tutta la cultura punk, la musica punk, divennero parte del Sistema, il Sistema stesso ne trasse beneficio, sfruttò il fenomeno punk, e il punk stesso divenne una valvola di sfogo necessaria al mantenimento dello status quo, necessaria alla sopravvivenza dello stesso Sistema che il punk combatteva. Divenne un fenomeno gestibile, in linea coi tempi.
Oggi il fenomeno punk non è visto più come un atto sovversivo, come un qualcosa da prendere in considerazione; scusami se lo dico, ma oramai si ritiene superato sia socialmente che musicalmente, è sai perchè? Perché le persone, i ragazzi, le nuove "leve" non sono più arrabbiate, non combattono più il Sistema perchè, come già abbiamo detto, è esso che pensa per loro. Prima almeno si poteva fare affidamento sulla rabbia della gente, ora nemmeno quella c'è più, c'è un apatia generale, una rassegnazione, un "fare spallucce", un menefreghismo allucinante che inchioda le persone anche nel fare le cose più semplici.
Credo non sia colpa della rete anzi, come ti dissi, secondo me la rete può davvero essere un qualcosa di rivoluzionario, ma alla base la colpa è delle persone, delle nuove generazioni, della loro mediocrità (mi spiace dirlo ma è così) del fatto che parlano di lotta, di essere sovversivi, di ideali da seguire, di poteri da contrastare ma infine si perdono in tanti discorsi e chiacchiere non intuendo che cose semplici, come detto, possono essere rivoluzionarie, se fatte da tante persone. Pensa se tutti acquistassero i CD "via internet" di gruppi come il tuo, che circolo virtuoso inizierebbe.

Sì, come tu dici, oramai è tutta una questione di forma.

BYE BYE alla prossima,
Laura




20 giugno 2009

Ciao Laura,

scusa il ritardo con cui ti rispondo.
Sono d'accordo con te. Il punk oggi non rappresenta più una minaccia. In realtà non so se l'abbia mai rappresentata. Il punk degli esordi, come hai detto, è stato figlio della rabbia - e della noia aggiungerei io. C'era un'ingestibilità da parte del Sistema riguardo i bisogni della nuova generazione, e un malcontento generale. D'altronde il decennio successivo è considerato - o almeno così mi pare - uno dei meno fruttuosi dal punto di vista delle produzioni culturali innovative o rivoluzionare.

Oggi... boh, oggi siamo pigri. Non c'è bisogno di rivoluzioni, perché come dici tu ci hanno insegnato a pensare in un modo che ci sta bene. Il sogno americano non è altro che un prodotto già preparato e confezionato per tutti. Non c'è il malcontento generale. Abbiamo la pagnotta
assicurata a fine mese, magari piccola, mezza smangiucchiata, ma bene o male ci stiamo: lamentarsi costerebbe tempo e fatica e soldi, e non ha senso allora. Combatti solo quando sei disperato - o quando sei incredibilmente motivato, e spesso le due cose coincidono. Nessuno crede che la musica cambierà il mondo, mentre trenta/quarant'anni fa era scontato. La gente non compra i cd, ma le magliette; non va ai concerti,
ma nelle chat.
La rete è utile, ma è un mezzo, e come tale se chi ce l'ha in mano non lo sa usare non serve a niente; addirittura può rendere le cose
peggiori, e a me sembra che sia proprio così che stiano le cose ora.

Vince l'individualismo, in tutto, persino in chi si professa sxe, anarchico o animalista. Tutto inizia nel proprio piatto, dove ci sono le
verdure: quando però vai a manifestazioni animaliste non c'è un cane di quei milioni di persone che si professano vegetariani. E io mi ci metto in mezzo eh; io non sono nemmeno vegetariano, se è per questo, ma non è di quello nello specifco, che parlo. Parlo del fatto che poi, almeno per quel che mi ha riguardato, vedi attorno una serie di cose che sfiorano il nonsense. Gente che parla di, ma non fa. E quando fa ha i cervelli spenti. Il comunismo, fatto come è fatto ora, per me è un male sociale, alla pari del fascismo, alla pari del nazismo, alla pari di qualunque altro -ismo, e sai perché? Perché sono -ismi che addomesticano la mente; come leoni a cui insegni a saltare nel cerchio o stare su due zampe quando dici una parolina: non sanno che stanno facendo, si limitano a rispondere a uno stimolo, e lo fanno acriticamente. Chi ha paura di leoni simili? Nessuno. Addirittura l'addestratore mette la testa dentro la loro bocca.
Forse si salva l'anarchismo, a cui però paradossalmente manca la coscienza comune che hanno proprio gli altri e che funziona da collante
- per me, in definitiva, non ci vuole il collante, ma la comune presa di coscienza.

E così è diventato il punkismo, se vogliamo. L'HC dei Crass e simili ha cercato di svincolarlo, di dargli una sua indipendenza per creare
qualcosa di alternativo - e qualcosa, riconosciamoglielo, l'ha creata. Solo che oggi dov'è finito? In milioni di dischi di centinaia di gruppi, che stanno lì a prendere polvere e che nel 90% dei casi sono anche brutti a sentirsi, e nel 99% non comunicano niente. Figuriamoci, poi, che delle migliaia di persone che ruotano attorno, il 99,99% di queste non fa niente. Ascolta, balla, muove il culo, e forse si veste con... ...non so neanche cosa non sia più di moda (i pantaloni strappati? le borchie? i capelli colorati?), o magari non si vestono nemmeno più così. Prova un concerto screamo per credere.

E niente... poca roba. Il punk può ancora creare alternative, ma mi sembra che manchi qualcosa di fondamentale, di nucleare, una sorta di pensiero condiviso, condivisibile ma che non faccia ricadere nell'-ismo. Un qualcosa che dica "Puoi pensare in modo diverso" e non "Ecco come la devi pensare".

Ti abbraccio,
Piter

Invia nuovo commento

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
  • Elementi HTML permessi: <a> <em> <strong> <cite> <code> <ul> <ol> <li> <dl> <dt> <dd>
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.

Maggiori informazioni sulle opzioni di formattazione.