I vecchi dominatori
Si ritirò dietro le quinte trascinando le zampe. Il passo stanco era appesantito, oltre che dall'immensa mole, dalle dolorose fitte che i muscoli lanciavano a ogni minimo sforzo. Posò il sombrero su una sedia e si lasciò cadere sui glutei con un gran tonfo, sollevando cumuli di polvere. Da fuori, le grida eccitate della gente si facevano sempre più intense, febbrili, selvagge. Rivolse loro il muso, sbuffò infastidito e tentò di non ascoltarle.
- Cos'hai, Rex? - disse una voce rauca e gracchiante. - Troppa grinta, stasera? Troppa foga? Non le reggi più, come una volta le serate, eh? - La voce scoppiò in una risatina stridula e pungente. Rex prese a chiedersi se non fossero meglio le urla smanianti della gente lì fuori.
- Ridi poco, Ratto - rispose, - non sei più giovane di me: il peso degli anni lo senti anche tu.
- Oh sì. Sì, sì, sì. - Ratto uscì per metà dall'ombra. Si poteva distinguere il profilo esile, lo sguardo viperino e un perfido sorriso che tagliava quasi per intero il lungo muso squamato, mostrando due fila di denti acuminati. - Anch'io sento il peso degli anni, anch'io mi sento vecchio e stanco e senza forze... - proseguì con un tono falsamente compassionevole. - Ma la gente ci vuole! La gente ci chiama! Ha bisogno di noi! Non possiamo deluderli, capisci Rex?
Rex grugnì e sbuffò di nuovo, smuovendo nuvolette d'aria attorno alle narici. - A me sembra quasi che ti interessi altro, più di ciò che vuole o non vuole la gente.
Gli occhi di Ratto si fecero due fessure sottilissime. Stava soppesando l'altro, le sue parole, le sue intenzioni; ne esaminava lo sguardo e ogni micromovimento, per afferrare cose che forse nemmeno lo stesso Rex sapeva di pensare ancora.
- Ratto ha ragione, Rex. - Una voce buia e profonda riverberò dall'alto della stanza.
Le due creature alzarono i musi: da una parete completamente in ombra sporse un lungo collo bluastro, piegandosi fino ad arrivare all'altezza dei due interlocutori. La testa, tanto grande da far pensare che il collo si sarebbe lacerato nel condurla verso il basso, rivelava un'espressione tanto mite quanto stolta, di chi pensa con lentezza e afferra solo un vago senso semplificato delle cose del mondo.
- Bonto... - borbottò Rex.
- Loro ci vogliono sentire ruggire, Rex, e allora noi ruggiamo. Che male c'è, dico io?
Rex si grattò la pancia, seccato. Aveva notato come Ratto lo stava guardando, aspettando la sua risposta con quella tipica luce famelica negli occhi. Cosa voleva da lui? Cosa stava architettando? Perché Ratto architettava continuamente qualcosa, Rex lo sapeva. Agiva sempre nel bene del gruppo, della comunità, è vero, ma c'era sempre qualche cosa che non lo convinceva. Aveva la sensazione che se un giorno fossero caduti, Ratto sarebbe caduto in piedi, e che quantunque facesse le cose in maniera tale da riempire equamente i piatti di tutti, il suo fosse in qualche modo un po' più pieno degli altri. Ma non aveva prove di tutto questo, se non il suo intuito.
Decise di tenersi sul vago.
- Non lo so. Non dico che non mi piaccia, solo che mi chiedo... Perché?
- "Perché"? - ripeté Ratto con un sibilo. - In che senso, "perché"?
La punta della lunga coda di Rex cominciò ad agitarsi nervosamente. Non gli piaceva, sembrava quasi un interrogatorio.
- Ma non so, Ratto, perché sì. - Cercò di non guardarlo negli occhi, ma poi pensò che Ratto avrebbe notato questa sua debolezza e si sarebbe fatto ancora più insistente; allora si sforzò di non abbassare lo sguardo. - Insomma, sanno tutto di noi. Hanno scritto migliaia, forse milioni di libri. Hanno condotto studi che, dobbiamo ammetterlo, sono stati encomiabili. Hanno persino prodotto film incredibilmente verosimili. Diamine - proruppe - ci scommetto che alcuni saprebbero persino dirmi quante squame ho sulla coda!
Bonto emise una fiacca risata asmatica. Ratto sorrise, ma Rex pensò che quello era un dannatissimo sorriso di convenienza, e che intanto quel suo cervellino da gallina (da avvoltoio, semmai) stava elaborando accuratamente quanto aveva appena detto.
- Insomma, - continuò, più per cercare di dare una spiegazione alle sue parole, che per voglia di parlare, - perché ci vogliono ancora vedere? Perché vogliono sentirci ruggire, mi chiedo? Alcuni hanno persino riprodotto dei ruggiti nettamente superiori, ispirandosi ai nostri!
- Ma i nostri - intervenì Ratto con tono seducente - sono i ruggiti originali; i migliori, peraltro. La gente vuole sentirci perché li abbiamo inventati noi, quei ruggiti.
- Non li abbiamo inventati, Ratto - obiettò Rex. - Non abbiamo fatto altro che fare quello che facevano i nostri simili, niente di più. E' vero - convenne - qualcuno ne ha fatti di veramente eccezionali, e devo dire che noi siamo stati particolarmente in gamba...
- Ed è questo, il punto - lo interruppe Ratto, - siamo in gamba: per questo la gente vuole sentire noi, per questo vuole sentirci ancora!
- Non vuole sentire noi! - sbottò Rex. - Non gliene frega un beneamato di noi, Ratto, diciamocelo francamente.
Ratto lo osservò con attenzione, mentre Bonto seguiva il discorso con aria assente, spostando di volta in volta il muso verso chi stava parlando.
- Non gliene frega niente, di noi - ripeté Rex. - Quando gli faccio sentire i miei nuovi ruggiti, che ho provato e riprovato in questi anni, loro un po' esultano, sì (qualcuno si dimena anche, è vero), ma dai loro occhi capisco che sono solo in attesa che io faccia i miei ruggiti più vecchi, quelli che faccio da tutta una vita e che ormai conoscono a memoria. Non si sono ancora stancati di ascoltarli?
- E perché dovrebbero stancarsi? - sorrise Ratto - Sono stati dei gran bei ruggiti.
- Sì, è vero! Ma io ho dei nuovi ruggiti da fargli sentire. Ogni tanto provo anche a dire qualche cosa, e quelli sorridono, gridano, ma poi mi chiedono i miei vecchi ruggiti: niente più! Se facessi una serata di soli vecchi ruggiti, sarebbero più che contenti! Se invece ne facessi una solo con quelli nuovi... Beh, forse mi lincerebbero. Non gliene frega di noi, vogliono solo continuare a sentire roba vecchia di millenni. E allora perché mai dovrei continuare, mi chiedo. Mi sono persino stancato di fare sempre gli stessi identici ruggiti. Sono cambiato, io, so fare di meglio (almeno secondo me). Se gli importasse davvero di noi, ci chiederebbero ruggiti nuovi, e gli piacerebbero.
Rex non sopportò più lo sguardo attento (troppo attento) di Ratto, e fece finta di massaggiarsi le zampe indolenzite.
A Ratto non piaceva quella conversazione. Non gli piaceva che Rex pensasse così tanto, creandosi così tanti problemi. Sperava di mostrargli che si sbagliava, allargando le piccole incrinature nel suo discorso, ma ogni volta che ci aveva provato pareva che Rex si convincesse ancora di più di ciò che sosteneva. Se avesse continuato così, sarebbe stato anche capace di mollare baracca e burattini e andarsene via, lasciandolo solo con Bonto. E Bonto, diciamocelo, non era proprio la star del gruppo. Certo, avrebbe potuto unirsi con altri vecchi, altra gente della comunità. C'erano quelli della stanza numero cento, ad esempio, che non erano tanto male. Ma avrebbe voluto dire inserirsi in un nuovo gruppo e sottostare alle sue decisioni per un bel pezzo, scalando lentamente il monte per conquistarsi una nuova posizione di potere. No, doveva fare tutto il possibile perché Rex rimanesse. Ma perché era così ottuso? Perché si poneva tante domande? Bonto, nella sua stupida semplicità, aveva capito che non c'era tanto da chiedersi i "perché" o i "come mai": quella situazione andava bene così com'era, loro ci stavano comodi comodi lì dentro. Che bisogno c'era di chiedersi se la gente, quella massa di stolti ascolta-ruggiti capace solo di strillare acriticamente per dei versi vecchi milioni di anni, amasse di più i vecchi o i nuovi ruggiti, il gruppo come persone o i rumori che esso produceva? Gli piaceva quello che facevano? Bene, allora gliel'avrebbero fatto.
Lo stomaco di Rex brontolò all'improvviso, assomigliando al rumore di un enorme teiera in ebollizione.
- Diamine se ho fame. Ehi Bonto, cos'è rimasto? Voglio mangiare qualcosa, prima di tornare da quella stupida bolgia urlante.
Ratto si drizzò sulla coda e, prima che Bonto potesse codificare la domanda fattagli, si diresse verso la cassa con frattaglie e avanzi. Afferrò coi denti una testa di bue e, con uno scatto del collo, la lanciò a Rex che la ghermì in volo e cominciò a masticarla.
- Buona, vero? - chiese Ratto.
Rex biascicò qualcosa con la bocca piena. In due morsi aveva già finito la testa e Ratto provvide a lanciargli dell'altro cibo: un torso di agnello e due cosce di maiale attaccate da un lembo di carne. Rex ringraziò ruminando sonoramente.
- Presto dovremo far provviste - disse Ratto, guardando distrattamente nel cesto, - la carne è quasi finita.
L'espressione di Bonto si fece turbata. - Vuoi dire che rimarremo di nuovo senza cibo? Che non mangeremo per dei giorni? Ohh, io non so se potrò sopportarlo!
- Ma no, idiota - lo riprese beffardemente Rex - quella è solo la cassa dei dessert comprati col cachet delle serate. E poi, scusa, quando mai abbiamo fatto la fame?! Che diavolerie vai dicendo, razza di tontolone dal collo bislungo?
Ratto ridette sgraziatamente: - Ma sì, Bonto, è solo il dessert, comprato coi guadagni delle serate. A te piace il dessert, vero?
Il muso di Bonto si illuminò del suo sorriso sdentato: - Sì! Sì, sì, sì! A me piace il dessert che comprate coi guadagni delle serate.
- Una vera leccornia, - continuò Ratto - non è vero Rex?
Rex, che stava togliendosi un osso di maiale rimasto incastrato tra i denti, annuì sbadatamente.
- Sono speciali, vero? - incalzò Ratto. - Semplici dessert, merende, spuntini, ma... che delizia, eh?!
- Sì, sì - ciancicò Rex distrattamente.
- Non facevamo la fame, prima di queste serate - proseguì Ratto con tono compiacente, - ma bisogna ammettere che con questi spuntini stiamo davvero meglio, eh Rex?
- Sì, sì, stiamo davvero meglio, hai proprio ragione - rispose sbrigativo Rex, sperando che la smettesse di rivolgergli domande mentre si puliva i denti.
Ratto tornò a concentrarsi su Bonto: - Visto? Piacciono a tutti noi, questi dessert. Quindi non ti preoccupare: non faremo mai la fame e avremo sempre i nostri dolci, succosi dessert... Finché continueremo a fare le nostre serate.
Rex si immobilizzò. La coda, che aveva smesso di agitarsi, iniziando a dondolare a destra e a sinistra da quando aveva messo quei deliziosi bocconcini sotto i denti, crollò a terra con un tonfo sordo, come morta. Guardò fisso avanti a sé, verso un punto imprecisato. Con la coda dell'occhio poteva vedere Bonto, sulla destra, e poco più sotto la chiara figura di Ratto. Sorrideva, ne era sicuro, e era sicuro anche di sapere perché. Era sicuro di tutto, adesso. Aveva capito ogni cosa. I pensieri di Ratto, i suoi piani, la sua strategia, come lo aveva fregato con quei teneri, deliziosi, bocconcini di carne che si scioglievano tra le fauci... Sì, aveva tutto ben chiaro davanti a sé. Riusciva a vedere e a capire ben più di quanto era stato detto, implicitamente o esplicitamente, nell'ultimo quarto d'ora. "Ma certo...", pensò, e poi si presentò un altro pensiero, e un altro ancora, come una catena di frasi e immagini che gli schiudeva il quadro generale della situazione, dando un senso compiuto ai suoi sentimenti e alle sue considerazioni. Ora finalmente capiva.
La coda fece un breve sussulto, poi si riaccasciò al suolo. Si accorse di stare con la bocca aperta, ma non la chiuse. Prese di nuovo coscienza dell'ambiente circostante (quanto era passato? Un secondo? Due?). Bonto lo guardava, ma non aveva ancora avuto il tempo di realizzare il suo cambiamento d'animo. Ratto, invece, sorrideva - ora lo vedeva chiaramente. Un sorriso accennato, subdolamente candido. Voleva dirgli qualcosa, ribattere, usare il suo stesso ruggito, proprio quello che ruggiva in faccia alla gente in ogni serata, per dirgli che no, lui non ci stava, lui non era d'accordo, lui la dignità, l'onestà intellettuale, ce l'aveva ancora, e l'avrebbe mantenuta a costo di... di... ... Ma in bocca aveva ancora quello squisito calore succulento del pasto appena consumato. Come avrebbe potuto ribattere? Come avrebbe potuto dire qualunque cosa? Come, se non voleva rinunciarvi?
Chinò la testa, mesto, poi si alzò sulle zampe, aiutandosi con la coda. Con passi lenti e pesanti, si portò fino all'ingresso sull'esterno, verso la gente urlante. Allungò un artiglio e riprese il sombrero, sistemandolo sulla testa.
- Vado - dichiarò abbattuto. - Mi aspettano.
Alle sue spalle, il sorriso di Ratto si allargò fin quasi a toccarsi da una parte all'altra del muso oblungo, mostrando tutta la serie di denti affilati.
- Bene, vecchio mio - sibilò.- Bene. E buon lavoro.



Abercrombie kids is the
Abercrombie kids is the younger sibling of [url=http://www.abercrombieandfitchlmagasin.com]abercrombie and fitch[/url]. Acheter Abercrombie pas cher en ligne. [url=http://www.abercrombieandfitchlmagasin.com]abercrombie & fitch[/url]Withdraw abercrombie kids embodies the distillate of grant-in-aid and East Coast.Messieurs, en vue de l'ouverture du flagship Abercrombie & Fitch a Paris.Abercrombie and Fitch France Officiel Mote,jusqu'à 60% moins cher,Les fabricants vendent directement.Nous nous concentrons sur 2011 [url=http://www.abercrombieandfitchlmagasin.com]abercrombie france[/url].
Approving to our strange
Approving to our strange [url=http://www.doudounemonclervendres.com]
doudoune moncler[/url] inventory! There are a gargantuan hundred of Monclers which last wishes as up you more charming and [url=http://www.doudounemonclervendres.com]moncler homme[/url] urbane! Doudoune Moncler jusqu'a 60% moins cher, 2012 La France le with an augmentation of populaire [url=http://www.doudounemonclervendres.com]moncler pas cher[/url] vendus bon marche.
I love this purse. It is as
I love this purse. It is as beautiful as it is practical Dream Handbag - This handbag is amazingly beautiful high heel blog. It caught the eye of everyone.I purchased these for my daughter, who had another pair last year, and loved them. Thank so much for having a great product! Beautiful cheap downjackets and the bag is a little smaller than that. So you have room for a cell phone, money and credit cards.Strangely, I find this rather appealing.
Hack again?!
Hack again?!
Nice article cheap boots blog
Nice article cheap boots blog cheap shoes blog, thank you for sharing your article. cheap watched blogI genuinely enjoyed it. I place a url to my website to right here so other grownup men and girls can research it.
Nice article , thank you for
Nice article , thank you for sharing your article. I genuinely enjoyed it. I place a url to my website to right here so other grownup men and girls can research it.
Hack again?!
Hack again?!
Hack again?!
Hack again?!
Thanks for just about any
Thanks for just about any great reveal you have supplied to us with this type of an large assortment of information. superb purpose you have achieved by sharing them to all. merely superb.
Hack again?!
Hack again?!
Invia nuovo commento