Mail del sottosuolo: Laura (1)
Caspita, ma faccio sempre premesse lunghe? Stavolta accorciamo, via.
Lei è Laura, io sono Piter. Inizia tutto con una richiesta di dischi e finisce con un epistolario che continua ancora oggi.
"Ehi Laura, questa chiacchierata mi ha dato spunti interessanti su cui riflettere e discutere. Mi piacerebbe molto pubblicarla e volevo chiederti il permesso"
"Ehi Pit, ma certo che puoi pubblicarla! Anzi penso sia una bella cosa".
E così inizia tutto...
18 maggio 2009
Ciao Piter!!!
Come va? Ti volevo informare che mi sono arrivati i CD e che sia il tuo
gruppo che i One Good Round mi piacciono molto. Complimenti, siete bravi e poi il vostro è un punk duro e puro, come piace a me!
L'iniziativa di Radio Riot è davvero bella (mi riferisco all'aiuto che date ai terremotati dell'Abruzzo), ma credo che la valenza sociale della vostra musica, o meglio del vostro modo di diffondere la musica, abbia una portata più ampia. Diciamo che in questo modo combattiamo (sia tu che vendi il CD, sia io che lo acquisto) il becero sistema che ruota intorno alla mercificazione dell'arte, che è ben diverso dalla diffusione della stessa.
Beh, allora tienimi aggiornata.
Bye bye,
Laura.
25 maggio 2009
Cara Laura,
sono completamente d'accordo, anche se purtroppo devo dirti che tu stai diventando un esemplare in via d'estinzione. I dischi non li compra più nessuno; i CD perlomeno, tanto che molti sono tornati al vinile. Qualcuno potrebbe dire: "Ma non siete per la libera pirateria e diffusione della musica?!". Lo siamo, lo siamo eccome! Da sempre e sempre lo saremo. Ma questo vale finché c'è un "mi capisci". Io non sono una major, mi capisci? Io non campo con questa musica, mi capisci? Io i 2000 euro per registrare e stampare i CD - e l'infinità di soldi spesi per suonare (corde, strumenti, amplificatori, benzina, sala prove...) - li caccio fuori dallo stipendio mensile ricavato da un altro lavoro - quando c'è -, mi capisci?
Insomma, in soldoni, questa musica ha creato una microsocietà che si autoalimenta. Ma nel momento in cui viene a mancare una fetta fondamentale di questa società, cioè gli ascoltatori (perché, oltre a essere quelli che comprarno meno sono anche quelli che vengono di meno ai concerti - anche se in parte questo è dovuto alla moltiplicazione esasperata di gruppi ed eventi), tutto crolla. Come recitava il
manifesto dell'Anti-MTv Day di un paio d'anni fa, "tutto si crea. tutto si distrugge. niente si trasforma" (solo ora ne capisco il senso).
Qualcuno ancora c'è, qualcuno resiste; neanche noi in realtà, non quanto vorremmo - perché diventa difficile, sempre di più, e perché, c'è da dirlo, l'altra fetta della microsocietà, chi sta sopra il palco, è comunque marcia e ha fatto la sua parte per far andare tutto a puttane.
La speranza è l'ultima a morire. Ma "ultima" è pur sempre una posizione che ha da venire... A meno che non si frapponga qualcosa nel mezzo.
Scusa il pippone apocalittico: approfitto sempre degli input di chi vuole parlare oltre che ascoltare musica. Le parole sono fondamentali.
Ecco perché da un po' di tempo su Radio Riot ho aperto la rubrica "Less Talk". Chissà che non dia input anche a qualcun altro...
Un abbraccio,
Piter



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