NoMeansNo
Con quasi trent'anni di esperienza sulle spalle, i NoMeansNo da Vancouver, Canada, sono uno dei gruppi hardcore più longevi, nonché uno di quelli che nel corso degli anni più si sono contraddistinti per innovazione e sperimentazione.
Al combo fondato dai fratelli Wright sono spesso state associate etichette come post-hardcore e punk-jazz, ma è davvero difficile catalogare la loro proposta musicale con una definizione univoca. La continua ricerca musicale che ha segnato il percorso di questa band è probabilmente la chiave del loro successo - un successo che non è mai arrivato ai contorni di una vera e propria "popolarità", ma che negli anni ha contato sul supporto costante ed entusiastico di un relativamente piccolo ma fedele gruppo di fan.
Ho raccolto l'intervista che segue con Rob (basso e voce) dopo il loro concerto all'Alte Mälzerei di Ratisbona, Germania, il 2 luglio 2007, nel corso del tour per promuovere il loro recente "All Roads Lead to Ausfahrt".
Marco: Siete in giro da molto tempo: quali sono i cambiamenti più importanti che avete visto nella scena musicale, soprattutto quella indipendente e punk/hardcore?
Rob: Ci sono stati molti cambiamenti! All'inizio degli anni '80 certi generi musicali come l'hardcore erano confinati in una nicchia, mentre oggi tutto tende a mischiarsi con il pop e con la cultura mainstream. Oggi su MTv puoi vedere gruppi che suonano qualsiasi genere musicale, e il pubblico neppure bada più alle distinzioni. Una volta, invece, la scena punk era molto più underground: gruppi come noi, per esempio, avevano occasione di suonare quasi solo negli squat - ma oggi non ce ne sono quasi più...
M: Alcuni critici rock hanno paragonato il vostro approccio alla musica - almeno a livello di attitudine, se non di forma - a quello che era stato di Zappa, per la voglia di sperimentare e per il tono spesso dissacrante delle liriche. Vi ritrovate in questo paragone?
R: Per certi versi direi di sì; però credo che a livello più strettamente musicale la nostra ispirazione principale siano stati i
Ramones: il concetto di musica che si poteva fare più con l'energia, che non con la tecnica. Credo che, ancora oggi, per fare della buona musica sia fondamentale avere qualcosa da dire. La musica è qualcosa che viene dal cuore, dalla passione che uno ci mette. Se uno non ha nulla da dire, può anche essere molto dotato tecnicamente, ma alla fine la musica che creerà sarà solo noiosa.
M: Beh, comunque va detto che voi siete decisamente un gruppo con un'ottima tecnica.
R: Mah, sai, a forza di provare e riprovare per così tanti anni...!
M: Parliamo ora dei gruppi che avete influenzato. Anche se i NoMeansNo non hanno mai goduto di un ampio successo commerciale, il vostro è sempre stato un nome di culto nella scena underground, e moltissimi gruppi (soprattutto durante gli anni '90) hanno dichiarato di essere stati direttamente influenzati da voi. Molti vi considerano i padrini di generi come il math-rock, o di certe derive post-hardcore
R: A dire il vero, quando sento alcuni di questi gruppi, faccio fatica a trovare delle vere similitudini con il nostro suono. Però mi fa piacere che ci sia gente che dichiara di essere stata influenzata da noi. Forse l'ispirazione che possiamo aver dato è quella di cercare di essere originali, di non imitare altri, ma tentare sempre di essere noi stessi. Credo che questo sia molto importante.
M: Sono d'accordo con te; e penso che l'originalità sia una delle ragioni della vostra longevità artistica e del successo che ancora oggi riscuotete.
R: Proprio così. Personalmente, posso dirti che uno dei miei gruppi preferiti sono sempre stati i Joy Division, perché non imitavano uno stile, ma sapevano sempre suonare originali; e credo che sia proprio questo che piace a chi ascolta la musica.
M: Parlavamo prima dei cambiamenti che ci sono stati da quando è nato il punk a oggi, e di come è cambiata la percezione di questa cultura nell'immaginario collettivo. Vorrei chiederti di commentare questa citazione: "Una volta quando andavi a scuola ti picchiavano se eri un punk. Oggi ti picchiano se non sei un punk". Mi riferisco anche al fatto che oggi le vetrine di molti negozi di scarpe e vestiti alla moda sono piene di magliette con teschi o cinture con le borchie.
R: Eheh... sì, è vero. Adesso ci sono molti ragazzi giovani che vanno in giro con quel tipo di abbigliamento che era tipico dei punk e che si fanno la cresta da mohicano. E' buffo notare come siano cambiate radicalmente certe cose. All'inizio questo modo di vestire dei punk era nato come un'anti-moda; poi, col passare del tempo, il suo significato originario è andato perduto, è rimasta l'estetica, e questa ha finito per essere assimilata dalla moda! Ma questo avviene sempre, con tutti i tipi di sottoculture: lo stesso era giaà avvenuto anche con la cultura hippy. Credo che per certi versi sia un processo naturale, e non ci faccio caso più di tanto. Noi non siamo mai stati particolarmente interessati all'aspetto estetico del fenomeno - vedi: non ho neanche dei tatuaggi - per cui non lo percepisco come un problema.
M: Per finire, vorrei chiederti come vedi la situazione attuale - non solo per quel che riguarda il mondo musicale, ma più in generale a livello sociale e politico.
R: [ride] Caspita: che domanda difficile! Sarebbe veramente impossibile dare una risposta in poche parole, ma il consiglio che mi sento di poter dare è quello di avere cura e rispetto di se stessi e di chi ti sta intorno, delle persone con cui hai a che fare ogni giorno. Bisogna agire nella realtà in cui si vive quotidianamente, cercando di fare le cose in prima persona. Il do it yourself è un approccio molto importante, dal mio punto di vista. Soprattutto, non lasciare che altri agiscano per te/pensino al tuo posto. Occorre prima di tutto agire nel contesto in cui si vive, sulla realtà che ti sta di fronte ogni giorno.
Visitate il sito dei NoMeansNo:
www.nomeanswhatever.com



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