Coproduzione: Taste The Floor
L'hardcore a Roma. Potrebbe essere il titolo di un tema.
Dalla Legion alla RMHC la Capitale ha prodotto una quantità spropositata di gruppi. La qualità non è sempre da bollino blu, ma è innegabile che c'è chi ha lasciato il segno; qualcuno ha addirittura dato il via a tendenze riprese in tutta Italia.
L'hardcore romano non mi ha mai entusiasmato. Ne riconosco i pregi, ma anche i difetti. Primo tra tutti, un eccesso di ridondanza. Sapete: ne senti uno, li senti tutti.
Poi capita che tra questi ce n'è uno che pare dire "Ehi, proviamo una strada diversa".
I Taste The Floor sono tra questi? Giudicate voi. Questo è un blog; noi ci limitiamo a fare tre domande - senza andare troppo per il sottile - e vedere cosa ci rispondono.

Se doveste descrivere, a modo vostro, cosa NON sono i Taste The Floor, come ripondereste?
Di sicuro non siamo un gruppo di sprovveduti. Quello che facciamo lo conosciamo bene, non improvvisiamo nulla e ci interessa portare avanti il gruppo in maniera seria. Non siamo dei ragazzini e ci piace fare quello che facciamo con cognizione di causa, il più delle volte grazie all'aiuto di gente che è coinvolta nello stesso modo, senza essere influenzata da mode e flebili entusiasmi.
A che serve fare un disco? E' davvero necessario, con le parole di Andrea 'Rumble Fish', "inquinare questo pianeta con altro vinile e dischetti laser"?
Domanda più che sensata, e anche di difficile risposta, considerato che probabilmente questi dischi saranno ancora qui quando il genere umano sarà estinto.
Inutile negare che si tratta in primo luogo di soddisfare il proprio ego: un disco non è altro che la testimonanza dell'esistenza di un gruppo e mi chiedo cos'altro potrebbe fare un gruppo di diverso. Lasciare tutto in rete sotto forma di mp3? Anche mantenere delle canzoni su un server provoca inquinamento. L'augurio è che questi dischi non finiscano nella spazzatura, ma restino lì pronti ad essere ascoltati per tanti anni.
Se vogliamo rispondere dal punto di vista musicale, fare un disco serve nella misura in cui si produce qualcosa che noi per primi vorremmo ascoltare.
Di dischi ce ne sono fin troppi, è vero, ma penso che produrre sforzandosi di tirare fuori quanto di meglio si è in grado di fare, senza invadere il mondo di dischi scadenti e senza obiettivi "di mercato", possa essere una risposta accettabile a un dubbio legittimo come questo
Perché il punk? Perché non un altro genere? Cos'ha il punk/hc di diverso da qualunque altro genere musicale, per i Taste The Floor?
Penso che una delle poche cose che accomuni noi quattro, è il fatto di aver preso gli strumenti in mano dopo aver scoperto il punk e prendendo esempi da modelli che venivano dal punk. Separatamente suoniamo e abbiamo suonato anche cose diverse, ma come gruppo non ci interessa suonare altro, tutto qui.
Cosa c'è di diverso rispetto ad altri generi? Il fatto che, a prescindere da come si affronta questa musica, c'è un filo comune che ci unisce, ci sono dei capisaldi incontestabili e nessuno penserà mai di fare tabula rasa per riscrivere le coordinate.
Ognuno può dire quello che vuole, ma i motivi che spingono qualcuno a fare punk o HC saranno sempre diversi da quelli che spingono chiunque a suonare qualsiasi altro genere.
Taste The Floor - s/t (2009)
(Radio Riot, AK, Beggar Gods, Black, Chanmax, DV’s, Here And Now, Kattive Maniere, Lamezia HC Family, MadDie, Piccole Speranze, Rimini HC, Rising Riot, World’s Apreciated Kitsch)
Tracklist:
01. Less Bullshit On Songs Lyrics
02. Break the Time To Make You Pay
03. Chair And TV
04. 30 Seconds
05. Take And Give
06. The Scene And The Support
07. Useless Playground
08. Freedom Through Consciousness
09. Identity Issue
10. Not A Fashion
11. Shameless
12. Shackle Me Not!
Disponibile nella distro di Radio Riot.



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