La fine della galassia
Lo vidi arrivare di corsa. Era un ometto smilzo, anonimo, con un paio di grossi occhiali calati sul naso, i capelli di media lunghezza arruffati e impregnati di sudore, il volto rosso per lo sforzo e madido.
Mi arrivò davanti ansimando e gemendo. In una mano teneva una grossa borsa marrone di finta pelle, una di quelle da professore di università; sotto l'altro braccio, carte e cartine malamente arrotolate.
"E'... il binario... 09?", ansimò.
"Sì", risposi io.
"A che ora parte il treno per Berlino?"
"Ma è già partito!", dissi io.
"Come?" squittì incredulo. "Già partito? E quando?"
Presi l'orologio dal gilet. "Vediamo... circa dieci anni fa."
L'uomo si lasciò crollare a terra, sul sedere. Le carte si srotolarono e la borsa si aprì, vomitando innumerevoli fogli con appunti e schizzi.
"Cosa dovevate fare a Berlino?" chiesi così, un po' per tentare di consolarlo, un po' per curiosità.
"C'era un importante convegno di astronomia" sfiatò malinconico. "Sono un astronomo" aggiunse poi.
"Suvvia, non è il caso di rattristarsi per un convegno mancato. Ce ne saranno certo altri."
"Sì", sospirò "ma questo era davvero importante. Dovevamo decidere se la nostra può essere ancora definita una galassia."
"Sorbole! Ma come?! E perché mai non dovrebbe più esserlo?"
L'uomo sistemò gli occhiali sul naso: "E' un po' complicato..."
"Beh, provi a spiegarsi, per favore. Insomma, per quel che ne so questa cosa dovrebbe riguardare anche me!"
"Forse sì, ma le assicuro che la sua vita e il suo lavoro da ferroviere non ne risentiranno un granché."
"Insisto perché me ne parliate."
L'uomo abbozzò un sorriso. Si alzò, si diede qualche pacca sui pantaloni, e cominciò a parlare.
"Forse non lo sapete, ma diversi anni fa il sole è esploso".
"Cosa?! Come esploso!? Nessuno ha detto niente alla televisione! E poi, scusate, io lo vedo ancora lì!"
"Perché ne è esplosa solo una parte e noi - o meglio, voi e quelli che non s'interessano di astronomia - non ce ne accorgiamo. Per il nostro pianeta il cambiamento è stato minimo. Per ora, almeno. Comunque, il sole è esploso, credetemi. Ma i suoi pezzi sono ancora qui attorno, nella nostra... galassia."
"E dove, di preciso?" chiesi, ancora scioccato da quella sconvolgente verità.
"Forse saprete che il nostro sistema è composto da diversi pianeti: P-77, HCentauri, P-Crasso, Crosta..."
"Qualche nome mi suona familiare."
"Ecco, le diverse parti staccate dal Sole principale sono state attirate dal potere gravitazionale degli altri pianeti, che ora gli girano attorno."
"Urca, ma quindi..."
"Sì: ogni pianeta ha il suo sole personale."
Mi tolsi il berretto per grattarmi la testa.
"Ma signor... signor?"
"Piotrowski, piacere" disse stringendomi la mano.
"Signor Piotrowski, ancora non mi è chiaro cosa centri questo con la nostra galassia. Perché non può essere più definita tale?"
"Ebbene", fece quello togliendosi gli occhiali e alitandoci sopra, "alcuni miei colleghi, già anni fa, hanno cominciato a sostenere che, avendo ogni pianeta il proprio sole, il nostro non è più un sistema solare, ma tanti sistemi solari; tanti quanti i pianeti, per intenderci. Ma questo porta un nuovo interrogativo: la nostra galassia è ancora definibile tale?"
"Aspettate, andate piano; voi siete un astronomo, io un ferroviere: non correte troppo! Se ho ben capito, dopo l'esplosione del sole ogni pianeta ha il suo sole personale. Giusto?"
"Proprio così", disse quello.
"Ma perché chiedersi se la nostra galassia è ancora definibile tale?"
"Perché, senza spiegarvi i dettagli, ogni pianeta ora è un sistema solare a sé, e non è chiaro se ognuno di questi sistemi solari faccia o no parte della stessa galassia"
"Ma come sarebbe a dire? Certo che ne fa parte! I pianeti sono sempre quelli! Sono sempre gli stessi pianeti, anche se ora hanno il loro sole!"
"E' ciò che sostenevo anch'io," sorrise l'astronomo "ma non è del tutto vero. Anch'io mi sono dovuto arrendere all'evidenza che molte cose sono cambiate."
"In che senso? E come?"
"Vedete, prima il Sole nutriva tutti i pianeti. Qualcuno era più freddo, qualcuno più caldo, ognuno con le sue peculiarità ma tutti riscaldati dallo stesso Sole. Ora che ogni pianeta ha il proprio sole, pare che si stia sviluppando per conto proprio."
"Non capisco..."
"Prima, dipendendo tutti dallo stesso Sole, che da sempre scaldava e illuminava i pianeti allo stesso modo, questi avevano raggiunto un loro equilibrio, sia al proprio interno che tra di loro. Ma ora che ciascuno ha il proprio sole, è come se degli altri... non gliene importasse più! Come se ciascun pianeta potesse vivere beato e tranquillo per i fatti suoi, col proprio pezzo di sole, isolandosi dagli altri."
"Avanti, signore! Volete forse farmi credere che un pianeta influenza i suoi vicini?"
"E' così. Il fenomeno delle maree, d'altronde, è noto a tutti."
Arrossii imbarazzato per aver mostrato la mia superficialità.
"Insomma," farfugliai "da quando ogni pianeta ha il suo sole, se ne sta per i fatti suoi e si sviluppa in modo diverso da prima..."
"...turbando l'equilibrio esistente, esatto."
"Ma, ditemi, come stanno cambiando i pianeti?"
L'astronomo sollevò le sopracciglia perplesso: "Spiegarlo è difficile e complicato. Ci sono tante osservazioni e descrizioni, alcune delle quali solo teoriche, e così tanti dettagli da prendere in considerazione, che risulterei certamente impreciso e superficiale. In generale, potrei dirvi che alcuni pianeti si stanno evolvendo, mentre altri hanno perso parecchia energia."
"Energia?"
"Sviluppo della vita, biodiversità interna, evoluzione creativa, influenza sugli altri pianeti..."
"Capisco, capisco..."
"Pensate che alcuni pianeti, ad esempio Eskape, dopo aver ricevuto il loro pezzo di sole sembravano assai rigogliosi, mentre ora la loro energia è prossima allo zero."
"E com'è possibile?" chiesi preoccupato.
"Questioni astrofisiche che vi risparmio. Diciamo solo che i piccoli soli sono ancora instabili, e la loro influenza sui diversi pianeti è facilmente mutevole."
"Aspettate, avete parlato di influenza dei soli su diversi pianeti?"
"Oh, certo! Ogni pianeta ha il suo sole, ma capita che ciascun sole influenzi, seppur in misura minore, anche altri pianeti."
"E questo è un bene?"
"Direi di sì", sorrise l'uomo. "Speriamo solo che duri" aggiunse, e con ciò sparì quell'accenno di sorriso.
A stento credevo a quanto avevo udito. Il sole era esploso e nessuno ci aveva detto niente. Pensare ogni pianeta col suo sole mi faceva provare una gran pena e una forte solitudine. Una domanda sorse così spontanea alla mia mente che la posi quasi senza accorgermene.
"Ma, tutto ciò, che influenza avrà sulla Terra?"
L'uomo sorrise amaro: "Molta, eppure impercettibile. Così come il bambino non si accorge che, giorno dopo giorno, si alza di un millimetro, noi - o meglio, voi - non vi accorgerete dell'influenza di tutto ciò sul nostro pianeta. Eppure, ve l'assicuro, ci sarà."
"Ma, secondo voi, la nostra è ancora una galassia?"
L'uomo sospirò: "Ho sempre sostenuto di sì, ma - ahimé - ormai mi sono convinto del contrario. Sempre più differenze tra i pianeti, sempre meno scambi di energie tra essi: come si può definire tutto ciò un'unica, grande, galassia, fatta di pianeti e sistemi intercomunicanti? Al convegno avrei proprio dovuto dire che, infine, anch'io ho accettato questa posizione."
"Ma" chiesi infine all'astronomo, che ora raccoglieva le sue cose, "credete che tutto tornerà come prima?"
Forse comprendendo il mio timore, forse condividendolo anche lui, l'uomo mi sorrise stringendomi una spalla: "Non tornerà come prima, amico mio, ma non disperate: le cose possono sempre cambiare in meglio."
Detto ciò, raccolse le sue ultime cose e, senza aggiungere altro, se ne andò. Non lo rividi più, ma ogni tanto, guardando il cielo di notte, mi chiedo ancora cosa stia cambiando per noi.



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