Il senso

Diciamo subito le cose come stanno.
Sabato 3 a Roma c'è stato un concerto durante il quale uno skinhead ha dato del fascista al chitarrista dei Turturros e per poco non scoppiava una rissa.
Ci sono dei "perché" che io non ho intenzione di spiegare: non sono un giudice e non mi interessa la chiacchiera. L'unica certezza che ho è che il chitarrista dei Turturros non ha nulla a che vedere con l'accusa.

Questa notizia l'ho riportata solo come pretesto, e badate bene che l'abbandono lì. Potevo portarne tante altre, ma questa è la più fresca, stop. D'altronde fa proprio al caso di un pensiero che abbiamo da diverso tempo (non mi do del plurale maiestatis, voglio solo sottolineare la diffusione di questo pensiero) e cioè che troppe volte e in troppi contesti la disunione fa la debolezza.

Andrea Pomini nel numero 7 di "aBbestia!" scriveva: "Ma chi l'ha detto che tutti devono andare d'accordo con tutti solamente perché si ritrovano in un modo o nell'altro coinvolti all'interno della grande mamma "scena"?". Sacrosante parole e lapalissiana verità, a ben pensarci. Non è e non sarà mai possibile avere le stesse idee e, più in generale, andare sempre d'accordo, anche se facciamo tutti parte dello stesso gruppo, scena, movimento. I disaccordi ci sono pure tra i membri di una band, figuriamoci quando parliamo di migliaia di persone!
Il disaccordo, però, è una cosa. L'attacco ingiustificato (in qualunque sua forma), è tutt'altro.
Che per carità, di giustificazioni in realtà ce ne sono e ce ne saranno sempre: quello mi sta antipatico, quell'altro mi ha preso per il culo, quel gruppo mi fa schifo, Tizio mangia animali, Caio chiede 10 euro per il CD... A ben vedere ognuno ha sempre la giustificazione pronta per le proprie motivazioni e, sia mai che dica il contrario, sono tutte valide e vale la pena tirarle fuori!

Ma qual è il senso? Perché, diamine, è questo che mi sfugge. Qual è il senso?
Dobbiamo difendere un territorio? O l'orgoglio? O la nostra opinione (perché se non difendiamo la nostra opinione cadiamo terrorizzati dalla paura di essere soverchiati da quella degli altri). Molto bene, risolviamola tra di noi, tra uomini (o donne). Ce l'hai con me? Prenditela TU con ME, in qualunque modo ritieni opportuno: col dialogo, con gli scritti, con la protesta, con le botte se preferisci così. Ma fallo TU, non scomodare ideologie, movimenti, filosofie, canzoni e, soprattutto, tutta la tua cricca per darmi addosso. Non solo per il fatto che, se mi attacchi per attaccare una bandiera che sai bene che io non impugno, dimostri come minimo superficialità e in generale un'esplicita vigliaccheria, ma anche perché questo è il modo migliore per smembrare e distruggere un'unità di fondo tra gruppi di persone che, se non la pensano sempre e comunque nello stesso modo, hanno una visione del mondo (non di come dev'essere, non di come cambiarlo, ma semplicemente di com'è allo stato attuale) che è comune e che, per tutti loro, va cambiata.
Chi ci guadagna così? Chi trae beneficio dall'ennesima spaccatura che si è creata tra i membri di questa maledetta Scena?

Oggi succede che c'è chi ha un problema con qualcuno, magari una band con un'altra band, e si finisce per coinvolgere forze del tutto esterne a quel problema per dichiararsi guerra, quando i presupposti per una guerra non ci sono.
Per quel che mi riguarda i presupposti per una guerra ci sono solo quando l'avversario è il Nemico, quello con la N maiuscola. E una band, una persona, un concerto, una scelta appartenenti al mio stesso mondo (che in quanto mondo ha per forza di cose culture e idee diverse) non è il Nemico. Al massimo è una questione personale, che va risolta personalmente.
Ed eccola la risposta, ecco chi ci guadagna. Non noi.

Cinque paragrafi e potrei scriverne altri cinquanta, ma io non sono un oratore così bravo né voi degli ascoltatori così attenti. L'idea, almeno quella, spero di averla data. Il senso di tutto questo, io, continuo a non vederlo. Sicuramente non è quello che gli date voi, "ask me why and I'll spit in your eye".

Mi rileggo e mi

Mi rileggo e mi preciso.
Nessuno ha sollevato una tale obiezione, finora, ma amo giocare d'anticipo.

Sia mai che "un senso" da dare alle mie parole sia "non dire/fare ciò che pensi e ciò in cui credi". Non è di questo che ho parlato in tutta la lunghezza del mio articolo, e spero che sia chiaro. Ciò di cui ho parlato è l'attacco a persone/gruppi/idee sotto qualunque forma (parole, musiche, testi, botte, sabotaggi...) non supportato da una motivazione veramente legittima, veramente inscrivibile in "ehi, questo sì che è un problema".

Il problema (o il punto di vista) è sempre molto concreto se ha una intelligente base di pensiero su cui poggiare. Certo, dipende dall'osservatore, ma rimane che sono il nostro cervello e il nostro pensare a dargli legittimità. E se la legittimità su cui si fonda è futile, vuol dire che il nostro cervello non funziona bene e il nostro pensiero puzza di marcio.

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