Il centro sociale: perché non sgomberarlo

Cos'è un centro sociale?
Tante cose, e non so nemmeno se sono in grado di dirle tutte. E' cose buone e, diciamolo, anche cose meno buone. Una cosa su tutte, però, è che il centro sociale è uno stimolo alla creatività, all'organizzazione, all'aggregazione positiva. Gente che s'incontra e mette su concerti, eventi e fa informazione. Un'informazione di parte, certo: ma scusate, quale informazione non lo è? E' l'uomo che deve raccogliere le diverse "parti" dell'informazione e prendere poi una decisione propria.

Il centro sociale permette alla gente, soprattutto (ma non solo) ai ragazzi, di (ri)trovarsi. Al contrario di quanto la preziosa cultura popolare pensa, il centro sociale ripudia le droghe pesanti. C'è chi vuole eliminare la differenza tra droghe leggere e pesanti, ma basta una velocissima ricerca sugli effetti di marijuana e hashish per confrontarli con quelli devastanti di eroina e droghe chimiche. Anche qui, non c'è bisogno di prenderci in giro: certe droghe riescono a volte (non così spesso come si vuole far credere) a circolare nei centri sociali. Nello stesso modo in cui circolano in discoteche e bische. La differenza è che sui centri sociali, da sempre, campeggiano scritte quali "No eroina": invece le discoteche, da sempre, se ne disinteressano. Basti pensare a quanti servizi abbiamo sentito di ragazzi morti per "un cocktail di droghe preso in una discoteca": quante volte invece abbiamo sentito di eventi simili capitati in un csoa?

Il centro sociale spesso si pone come punto d'incontro fra diverse culture ed etnie e dà da mangiare e da dormire (a volte da vivere) a gente che non ha un tetto, ma che vorrebbe una vita dignitosa come quella di chi può permettersi un computer per scrivere queste righe. Si pone come un ponte, permettendo una mediazione tra lingue e tradizioni diverse, favorendo a suo modo il processo di integrazione. Non aiuta gli immigrati a sbarcare in Italia, aiuta chi vive in strada a capire la nostra Nazione.

Il centro sociale crea cultura, organizzando eventi che parlano di animali, di cucina e diete, del fai da te, di musica, di cinema, di fumetti e arti figurative, di mostre, di storia e geografia, anche di politica, sì. Ma il centro sociale è una necessità sociale. Lo dimostra il fatto che nasce tanto negli ambienti di sinistra quanto in quelli di destra, nonché in ambienti che non si identificano in alcun partito. La necessità di creare uno spazio di aggregazione, comunicazione e creatività non ha bandiera.

Ora... perché questo articolo? Perché il cs deCOLLIamo di Roma è a rischio sgombero.
Il cs deCOLLIamo è nato così: dei ragazzi hanno chiesto uno spazio di aggregazione, ma il Comune non li ha ascoltati. Guardandosi attorno hanno trovato un posto che, da 10 anni, era stato abbandonato: era un campo sportivo, con tanto di sede, che era stato finanziato e lasciato a morire. Giusto? Sbagliato? Occupare un posto che non è usato da 10 anni, che non è MAI stato usato, trasformandolo in un potenziale di creatività, crea danni o benefici?
Ma i ragazzi sono stati pronti a trattare col Comune quando, due anni dopo l'occupazione (avvenuta il 2 aprile 2006), hanno accettato la scelta di riaffidare quel campo sportivo a delle società che l'avrebbero gestito e riabilitato al suo scopo generale. Hanno chiesto e ottenuto che venisse costruito un altro spazio, una struttura leggera, dove continuare il loro processo di creazione. Poi, il 22 agosto, arriva la direttiva dello sgombero. Tutto a monte.

Dicevo, perché questo articolo?
RR è letta sicuramente da gente che sa già quanto ho detto sopra, e che avrà colto (spero con tolleranza) le estreme semplificazioni che ho fatto. Vorrei però che questo modo di spiegare il centro sociale potesse arrivare ai cittadini di Roma e delle altre città italiane. Destra e sinistra (esattamente) si sono adoperate negli ultimi anni per sgomberare quanti più centri sociali possibili. Hanno creato un clima di tensione enorme. Hanno usato la parola "sicurezza" impastandola con tutto. Oggi ogni questione viene risolta con il termine "E' una misura di sicurezza". Sicurezza "di chi", non è chiarissimo. Sicurezza "per cosa", lo è ancora di meno.

Riprendendo un mio precedente articolo, sono convinto che occorra fare informazione con chi non vive i centri sociali, con chi non sa esattamente di cosa si tratti. Bisogna invitare il cittadino ad essere attivamente informato di quel che succede negli spazi occupati, di come funzionano, di chi li gestisce ("chi" in senso di propositi, di tipo di comunità, di massa di necessità e bisogni fatta persona). Bisogna che il cittadino stesso si domandi perché mai un centro sociale dovrebbe essere sgomberato, e che si unisca al nostro coro contrario alla soppressione della creatività e dell'aggregazione.

(per informazioni sul cs deCOLLIamo: www.myspace.com/cst_decolliamo)

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