Quando le Signorine bolognesi imbracciano gli strumenti
Bologna è sempre stata foriera di bei gruppi, soprattutto di gruppi che mostrano carattere. Ho sempre preferito chi osa mettendo del proprio in ciò che fa, a chi dietro una tecnica impeccabile nasconde una povertà di idee abissale. Sarà per questo che amo la Torino Hardcore degli anni '90 (ma, a conti fatti, di sempre).
Ma dicevo di Bologna.
Bologna è stata un centro di idee vulcaniche e ne è chiaro esempio l'uno e trino Laghetto-DonnaBavosa-AntiMTvDay. Era da un po', però, che non mi stupiva con qualcosa di nuovo, e questo dischetto delle Signorine Taytituc (mai sentite prima d'ora) è stata una bella sorpresa. Peraltro non è hardcore, è punk rock, un genere che si è assopito (forse nascosto) da un po' di anni, qui in Italia. E per fortuna, aggiungerei. Se il meglio del punk rock continuassero ad essere Moravagine, Peter Punk e Pornoriviste (due dei tre sciolti e l'ultimo che attende la terza possibilità) tanto vale rimanere un po' in sordina finché non si fanno avanti proposte se non migliori quanto meno svecchiate.
Signorine Taytituc, un trio interamente femminile, e questo è già qualcosa d'interessante. Punk rock, come detto, ma con sfumature indie. Che a mio parere come definizione non vuol dire un cazzo, quindi la traduco in: canzoni semplici, ruvide e melodiche, divertenti e ballabili, che non scadono nella monotonia, che non vengono skippate, e che probabilmente pogheresti sotto al palco con quell'innocente e mai troppo deleterio spirito adolescenziale con cui siamo stati iniziati alla faccenda.
Buona cosa, le Signorine. Non me le lascio certo sfuggire: tra un po' invaderanno la nostra distro (e spero non solo la nostra). Intanto: myspace.com/signorinetaytituc



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