La Quiete: intervista a metà
Lo screamo italiano ha dato (sta dando?) il meglio di sé, e probabilmente ha raggiunto il suo apice coi La Quiete. Ci si stupisce fino a un certo punto: da quando il punk è nato, l'Italia si è sempre distinta in tutto il mondo per una serie di gruppi che hanno lasciato tracce indelebili nelle orecchie e nelle menti delle persone. Certo, non un gran numero, ma non possiamo paragonare il nostro paese agli USA o all'Inghilterra: mezzi, territorio, popolazione e cultura sono troppo diversi.
Ma chi c'è dentro questi gruppi? Non è forse la domanda base? Dovrebbe. Per noi lo è, quindi abbiamo deciso di farci quattro chiacchiere con Michele, batterista dei La Quiete. Anzi, solo due chiacchiere, dato che l'intervista, fatta col metodo del botta-e-risposta via mail, si è interrotta a metà.
Piter: Cominciamo dalla fine: cosa stanno facendo i La Quiete, oggi?
Michele: I La Quiete oggi, dopo un periodo di assestaggio durato più di un anno, stanno finalmente scrivendo nuove canzoni. L'assestaggio è dovuto a un cambio chitarristico e al fatto che ora siamo tutti sparsi in giro per lo stivale: Milano, Forlì, Taranto, Firenze, Bologna... non male, no? Quindi va già bene se riusciamo a provare una volta o due al mese. Le canzoni che stiamo scrivendo ora saranno per uno split coi Phoenix Bodies su Level Plane per il tour in America che faremo con loro ad agosto (il secondo), e uno split tutto italiano con gli Altro su Holydays. E poi si spera qualcosa di solo nostro.
P: Secondo voi perché i La Quiete sono sulla bocca di tutti da qualche tempo?
M: Lo sono? Secondo me perchè quando abbiamo iniziato eravamo supergiovani e facevamo una cosa che in Italia era in qualche modo considerata nuova, ma più probabilmente perché siamo simpatici, rispettabili e facciamo belle canzoni :)
P: Solo? Non posso non pensare che allora buona parte dei gruppi punk/hc di oggi siano antipatici, odiosi e - forse soprattutto - che facciano brutte canzoni!
M: Non ho detto questo, però effettivamente può accadere. Dai fammi delle domande vere, non so rispondere a questa.
P: Dal 2000 sono aumentati in modo esponenziale i gruppi punk italiani capaci di raggiungere un pubblico più vasto. Questo vuol dire che ci sono band, come la vostra, che godono di una visibilità notevole, capaci di farsi ascoltare e apprezzare da migliaia di persone nel mondo.
Questo secondo te cambia qualcosa rispetto al tipico messaggio di un certo filone punk che diceva "non c'è differenza tra chi è sopra e chi è sotto il palco"? Soprattutto, cambia qualcosa per chi ci è sopra? Perché spesso chi è sotto tende ad idolatrarlo per via della sua notorietà...
M: In realtà la tipologia dei concerti è rimasta la stessa per noi, semplicemente non è solo rilegata all'Italia o all'Europa. Abbiamo fatto tour in America in Giappone e in Australia, ma ai nostri concerti il numero delle persone è più o meno sempre quello. Penso non si possa parlare di notorietà o di idolatrazione quando si suona di fronte a 100 persone o anche meno, anche se lo si fa dall'altra parte del Mondo. Il concetto di "uguaglianza" tra chi suona e chi guarda il concerto è stato sempre fondamentale per noi, ma più che una scelta è una necessità. Amiamo suonare giù dal palco con la gente intorno, anche se questo va a discapito della buona sonorità, ci diverte di più. Tuttora i La Quiete su un palco grande di fronte a tanta gente, magari distante tendono a fare dei concerti di merda. Vedi al Fluff Fest in Repubblica Ceca dove abbiam suonato di fronte a migliaia di persone e sembrava avessimo dei pali su per il culo; non ce la possiamo proprio fare.
Al di fuori di questo non ci è mai capitato qualcuno che si siano rapportato a noi in maniera imbarazzante. E' chiaro che se un ragazzo viene da me a farmi vedere il suo tatuaggio con una frase del mio gruppo la cosa mi stupisce, ma non può che farmi un grande piacere.
P: Ma certo, alla fine perché non dovrebbe? E' una bella cosa vedere che quello che hai fatto è entrato in sintonia con qualcuno, no? Sarà anche per questo che cantate in italiano?
M: I testi per noi sono sempre stati importanti quanto la musica ed è una cosa che coinvolge tutti i componenti, sembra retorica ma non è per niente così. Non sarebbe lontanamente possibile pensare di poter scrivere e cantare in un'altra lingua, anche perché per quanto mi riguarda arrivano di getto; non è mai intenzionale, non è mai "adesso scrivo un testo", è lui che sceglie quando venir fuori ed è una cosa molto veloce, non darebbe il tempo di cercare la costruzione grammaticale più corretta aprire un dizionario o contattare un amico che studia lingue :)
Scrivere in italiano e poi tradurre in inglese è un'altra cosa che non ha senso, un passaggio in più, per come la vedo io. I nostri testi tradotti comunque mi sembra cambino di senso alle volte. E poi vuoi mettere la soddisfazione di vedere dei Giapponesi o ancora di più degli Americani che fanno i cori in italiano o che ti chiedono di suonare "la fain non ei la fain"? Non ha prezzo.
P: E tutto sommato vi siete fatti i vostri ricchi tour. Quindi sfatiamo questo mito che per andare all'estero bisogna cantare per forza in inglese?
M: Sfatiamolo! Trovo anche più stimolante per un non madre lingua andare a leggere le traduzioni (per quanto come detto sopra non siano del tutto fedeli) è più esotico no? Scherzi a parte, basti pensare che quando era veramente difficile organizzare tour in America, dall'Italia partivano i Negazione e gli Indigesti che cantavano in italiano e quelli si che erano altri tempi.
P: Ooh, queste sì che sono notizie, perché se gruppi come La Quiete iniziano a sfatare certi miti contemporanei forse qualcuno riinizierà a scrivere in italiano, evitando brutte figure di pronuncia e grammatica e guadagnandone in stile e contenuto.
Ok, perdona la postilla ma è da sempre una questione a me cara. Torniamo a voi, ma senza discostarci troppo da quanto mi hai detto nelle ultime risposte.
Avete suonato in almeno 3 continenti. Mi sapresti dire schematicamente cosa l'Italia-del-punk ha e non ha rispetto a Giappone, Stati Uniti e in generale l'Europa? Parlo di situazioni vissute sulla pelle, non delle più o meno note questioni tecnico-organizzative.
[l'intervista si è interrotta qui, senza nessun motivo, se non la reciproca pigrizia a mio parere. Un giorno riprenderà. Voi aspettate fiduciosi eh!]
Visitate il sito dei La Quiete:
www.laquiete.org



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