Veganesimo: i perchè di una scelta

Partiamo da alcune doverose precisazioni che sono necessarie a chiarire quello che tenterò di spiegare. Anzitutto per dovere di chiarezza io non sono vegano, ma vegetariano (più avanti spiegherò la differenza tra le due cose). Vorrei che questo si sappia, non perché non pensi di diventarlo (anzi molto probabilmente sarà un obiettivo che mi porrò presto) ma perché è giusto dire che essere vegetariani non è facile, eppure lo si può essere con scarsi sacrifici a mio avviso. Ben diverso è l'essere vegani. Riuscirci non è affatto impossibile ma di certo comporta alcune rinunce più gravose, che non tutti -almeno che non siano fortemente motivati- riescono a reggere. Personalmente ho queste motivazioni, e credo siano forti, ma non mi sento ancora pronto ad affrontare questo passo, e finché non mi sentirò del tutto pronto non lo affronterò. In secondo luogo è bene chiarire subito la differenza tra vegetarianismo e veganesimo: vegetariano è colui il quale sceglie di non cibarsi di animali (acquatici e terrestri) mentre il vegano è colui il quale non si nutre (né utilizza) animali e derivati animali (e quindi anche latticini, uova, formaggi ecc ecc). Detto questo posso dirvi che le ragioni che spingono una persona a compiere una scelta così radicale sono di diverso tipo. Non necessariamente ogni vegano avrà tutte queste motivazioni, più spesso saranno solo alcune di esse ad averlo spinto. Quello che comunque importa è che chi abbia compiuto questa scelta sia convinto di ciò che fa e non lo faccia solamente per moda, come purtroppo accade in alcuni casi.

Le motivazioni più importanti sono senz'altro quelle etiche, dettate dal profondo rispetto della vita che ci circonda. Motivazioni che portano alla consapevolezza di avere noi umani possibilità di scelta nella soddisfazione delle nostre esigenze vitali che sono invece precluse ad animali carnivori. Se nell'antichità infatti era lecito per l'uomo cacciare per procurarsi il necessario sostentamento, la moderna società consumistica offre fin troppe alternative ad una dieta carnivora, alternative che, è bene precisarlo, non comportano deficienze di tipo sanitario ma che anzi paiono assicurare una salute migliore di chi invece facendo uso di carne si espone ai mille pericoli che questo comporta. Molti probabilmente non sanno che nelle moderne strutture zootecniche le esigenze di produzione costante e a basso prezzo hanno determinato una trasfigurazione dell'animale, divenuto da essere vivente a semplice macchina utilizzata per riprodurre se stessa, in un ciclo infinito di prigionia, nutrizione innaturale e morte prematura (l'essere ingabbiati o incatenati, sottoposti ad una illuminazione continua che impedisce loro di dormire, essere a volte nutriti con la carne dei propri simili, la sottoposizione a continue terapie di tipo ormonale ed antibiotico volte a prevenire lo scoppio di epidemie ed assicurare una crescita più rapida o ancora la totale repressione di istinti sessuali e affettivi sono solo alcune delle torture cui sono sottoposti questi esseri viventi, il tutto nel solo nome del dio-profitto). La privazione del piacere che può procurare il cibarsi di carne animale o di derivati della stessa è ben poca cosa rispetto ai vantaggi che se ne traggono (ultimo e non meno importante la consapevolezza di non favorire la fame nel mondo, evitando di cibarsi indirettamente delle piante che costituiscono la nutrizione di questi animali si ha infatti la consapevolezza di non contribuire allo spreco di risorse primarie utilizzabili direttamente dal Terzo e Quarto mondo). Come già accennato poco fa, possono essere anche motivazioni di tipo salutista a determinare una scelta di questo tipo. Ricerche scientifiche dimostrano che il veganesimo/ vegetarianismo non è una pericolosa fonte potenziale di squilibri e carenze nutrizionali, ma al contrario il modo di alimentarsi più confacente alle esigenze anatomo-fisiologiche dell'organismo umano. Non a caso tra queste persone l'incidenza di malattie cardiovascolari, cancri, ipertensione, diabete, calcolosi, artrosi e obesità sono decisamente inferiori rispetto a chi fa abituale uso/abuso di carne animale. Del resto non è un mistero che tra le pratiche su indicate vi sia il costante uso, nell'alimentazione fornita agli animali, di elementi di natura chimica che ne inquinano la carne, favorendo addirittura la nascita di virus non propri della razza (un caso su tutti quello della celebre "Mucca Pazza" -di cui parleremo meglio in un altro breve articolo n.d.r.-).

Strettamente collegate a questo discorso sono le motivazioni di tipo ecologista: è bene si sappia che per coltivare quel 40% di cereali e 70% di semi proteici della produzione agricola mondiale destinati al nutrimento degli animali "da carne", si usano ingenti quantità di concimi e pesticidi pericolosi che danneggiano irrimediabilmente i terreni, contaminando in profondità falde acquifere e corsi d'acqua, senza risparmiare l'aria a causa degli scarichi delle industrie chimiche dell'indotto. Queste sostanze, spesso liposolubili e quindi ben presenti nei grassi degli animali macellati, si concentrano lungo la catena alimentare per giungere infine ad intossicare l'uomo. Non solo: il disboscamento determinato dall'estensione dei pascoli e lo sfruttamento intensivo di tali terreni causa una carenza tale di legname da determinare fenomeni notoriamente conosciuti come l'aumento di frane ed inondazioni, la diminuzione del riapprovvigionamento delle falde acquifere e delle sorgenti (a loro volta causa principale della desertificazione).

Ultime ma non meno importanti le motivazioni di tipo economico. È noto che il rendimento energetico dell'alimentazione carnea è molto basso, tale da richiedere l'utilizzo di 7 calorie vegetali per ottenerne una animale. Tenendo presente questo dato inconfutabile si pensi che in media un terreno adibito a pascolo fornisce una tonnellata di carne, ma potrebbe invece fornirne 20 di legumi. Considerando ora che alla fine il 20% dell'energia totale utilizzata nel settore agricolo dai Paesi ricchi è impiegata per la produzione dei vegetali direttamente consumati dall'uomo ed il restante 80% è destinato al nutrimento degli animali, si evidenzia il dispendio di energia e il carico di imposte ed inquinamento causati dalla produzione di carne su larga scala. L'energia spontaneamente accumulata dalla terra e dalle piante attraverso la fotosintesi clorofilliana, unico efficiente impiego dell'energia solare a basso costo, non è più razionalmente sfruttata. Questo perché l'agricoltura si è trasformata in un'attività pseudoindustriale divenendo fonte di malattie, di degrado ambientale e di disoccupazione per l'inutilità della manodopera nelle campagne che faticano ad assicurare reddito ai piccoli produttori. In una prospettiva vegetariana/vegana, le pratiche agricole permetterebbero l'autosufficienza alimentare delle collettività, contribuendo notevolmente all'equilibrio economico delle nazioni.

Questo è quanto. Provate a riflettere 5 minuti su quanto avete letto e provate a pensare all'importanza che avrebbe una scelta di questo tipo e alla coerenza che ciò comporterebbe con altre idee che potete avere (presumo che chi legge abbia ben chiari concetti come anarchia, autoproduzione, autogestione e cose di questo tipo, legate strettamente a quello che s'è detto finora, anche se fa comodo credere il contrario). È fin troppo facile parlare di punk e di rivolta, farsi belli il sabato alzandosi la cresta, e poi non essere a conoscenza di problematiche così evidenti, eppure così ignorate come questa…ancora una volta siamo di fronte alla dimostrazione che usare la testa è ben più difficile di quanto possa o si voglia far sembrare.

Gianluca