The Last Show: l'ultima festa dei PHP
Nota
Dopo aver scritto tutto ho riletto e mi sono accorto della lunghezza dell'articolo. Ho provato a scorciarlo un po', ma si tratta di tre giorni e di un'esperienza che non può essere facilmente smorzata.
Così, per chi volesse evitare di leggere tutto, ho diviso l'articolo in due parti: "Le prime 24 ore" e "Il concerto". La seconda ovviamente riguarda strettamente la serata del "The Last Show".
Le prime 24 ore
Sono seduto al centro dello S.G.A., è il 29 febbraio e sono quasi le 3 del mattino. Vicino al mixer Nadir e Benza discutono animatamente sul da farsi. Giulio, Jacopo e Cristina si guardano in giro incerti. Gli altri non parlano molto, siamo tutti stanchi e ci troviamo davanti ad un problema che sembra irrisolvibile.
Io non so quasi nulla di audio e mixer, così sono qui seduto da un po', e inizio a pensare alla giornata di oggi...
L'idea è stata di Giulio, Cristina e Jacopo di Deny Everything: riprendere "The Last Show" con due videocamere professionali per farne il primo numero di una videozine, con concerto e interviste.
A dicembre, quando si sarebbe dovuto tenere il concerto, non sarei potuto andare. Poi non ci ho più pensato, finché Nadir e Giulio mi hanno chiesto se avessi partecipato.
No. Inizialmente è stata questa la mia risposta, poiché a causa di un po' di cazzi per la testa preferivo evitare. Poi ho pensato che era l'ultima serata di un gruppo di amici. Che avrei rivisto tanta gente. Che non avrei avuto più un'altra occasione. Quando il Bessone ha aggiunto che sarebbe venuto i dubbi si sono dissipati: andiamo!
I viaggi con Giulio e soci ormai sono noti tanto a me quanto a chi si è letto i miei report. Partiamo con la macchina che straborda: ci sono due videocamere, cavalletti e microfoni, la mia distro e uno zaino a testa con qualche maglietta e spazzolino. Jacopo inaugura la partenza con gli stornelli romani di Alfredo Amici e il viaggio comincia.
Finiamo quasi subito a parlare di punk e affini, tema classico di questi viaggi, ed inizia a svilupparsi una bella idea: il progetto di sfruttare meglio il valore comunicativo del punk, rivolgendosi a chi è ai primi approcci con questa realtà. L'intenzione non è quella di fare scuola, ci mancherebbe, ma quella di coinvolgere chi si avvicina facendogli vedere e ascoltare quello che abbiamo visto e ascoltato noi. Un discorso lungo e interessante, che tra Le Tormenta, Laghetto e Havoc prende buona parte delle sette ore del viaggio.
Arriviamo ad Arese in anticipo di un paio d'ore. Nel frattempo lo split Mach5/PHP prima, e "Delirio Urbano Collettivo" poi, ci ispirano per le domande che faremo ai gruppi della serata.
Sono le 18 quando Nadir viene a prenderci davanti allo S.G.A., portandoci prima a casa della nonna Maria Rosa, con cui vive e che ci ospiterà per le sere seguenti, e poi di nuovo al centro autogestito, per iniziare a sistemare l'impianto e fare un sopralluogo per piazzare le videocamere.
Lo S.G.A. è un piccolo bunker rettangolare, con palco e "backstage" su un lato minore e il bar e i bagni su quello opposto. Sulla destra, appena entrati, un gabbiotto di legno ripara lo spazio per il mixer, dove Paolo ci attende e ci saluta: sarà il fonico della serata.
Il concerto è il giorno dopo, ma bisogna preparare un bel po' di cose. I gruppi sono 10 e non c'è tempo per fare il check a tutti: ci penseranno questa sera i PHP e i Grizzly Motor Oil. Così si parte col sistemare i cavi e i mixer, mentre Giulio, Jacopo e Cristina discutono con Nadir su come sistemare le videocamere.
Dopo l'arrivo dei Grizzly Motor Oil e dei restanti PHP (ci sarà anche Marco, il primo cantante, menre Albo lo vedremo il giorno dopo) Benza attacca il basso, mentre Guido già da un po' riempiva lo S.G.A. con la batteria. Ci vuole poco perché i due più Nadir si ritrovino sul palchetto a suonare gli Offspring ("Facciamo tutto Smash?!") e altri pezzi improvvisati. Uno spensierato ritorno all'adolescenza.
Ma dopo cena l'umore si abbassa. Sentiamo che dal mixer esce un fastidioso fruscio e la cosa fa irritare tutti quanti. La serata verrebbe lo stesso, certo, ma andrebbe a puttane qualunque tentativo di farne un video decente, progetto per cui abbiamo speso tempo, energie ed entusiasmo. Si pensa a qualunque soluzione: cambiare i cavi, controllare le casse, ricontrollare i mixer, gli ampli, addirittura l'idea è di rivedere l'intero impianto.
Alle 3 del mattino il problema è ancora lì. Altre idee vengono rimandate all'indomani.
Ci svegliamo a mezzogiorno passato. La nonna di Nadir è andata in Svizzera e ci ha lasciato un tavolo imbandito per la colazione. Con Giulio e gli altri non facciamo troppe storie nel servirci tè, caffé e biscotti aspettando le 14, quando un assonato Nadir si sveglia e si aggrega alla situazione mangereccia.
Esattamente 12 ore dopo il problema non è ancora risolto. Il fruscio è ancora lì. Nadir è piuttosto sconfortato quando va con Jacopo a prendere delle cose rimaste a casa. Nel frattempo arriva il Trave, l'ultima speranza. Qualche gruppo comincia ad arrivare ed io faccio la conoscenza di Babaman, con cui mi fermo a chiacchierare dell'hip hop di Roma e di alcuni suoi progetti ragga.
E' alle 16 che Nadir e Jacopo tornano ed una buona notizia li accoglie: il maledetto fruscio non c'è più! Il video della serata si farà!
Giusto per dovere di cronaca (per chi si trovasse in situazioni simili) dico che si trattava di un phantom (si scrive così?) tra i due mixer. Cosa diamine sia non ne ho la più pallida idea...
Il concerto
E' l'1 di notte, forse un po' più tardi. Gli Ouzo hanno appena finito. Tra poco saliranno sul palco i PHP. Lascio perdere la distro (tanto chi si avvicinerà, adesso?) e mi metto in piedi sulla panca per vedere oltre il marasma di gente presente.
Giulio e Jacopo sono ai due angoli del palco con le videocamere in attesa. Cristina è nel gabbiotto del mixer, dietro la videocamera di Nadir per il campo lungo. Sono completamente sveglio grazie alla chiacchierata di poco prima con Sarta. Aspetto il concerto e intanto scorrono veloci nella mente quelle ultime ore...
Rapidamente abbiamo tolto di mezzo sedie e tavoli, sistemando un paio di lunghi banchetti per le distro e un altro per il buffet gratuito della serata.
Il tempo di sistemare tutto, dare una spazzata sommaria e mettere a posto la mia distro che arrivano Bessone ed Arianna. Non li vedevo dal "D.I.Y. Fest" di Torino del 2006, o forse da quando sono scesi a Roma, ed ogni volta è un piacere enorme. Parliamodel più e del meno, mentre quasi tutti i gruppi sono già arrivati e un paio di giovani punk girano per il centro.
Intanto Giulio, Cristina e Jacopo si danno da fare con le prime interviste. I gruppi sono tutti disponibili e felici di partecipare. Per loro abbiamo preparato due domande a tema: il loro rapporto con i PHP e il loro rapporto con la scena. Ampie, generiche, libere: tutti sapranno dare risposte iinteressanti e molto personali, producendo del buon materiale per la futura videozine.
I Grizzly Motor Oil attaccano verso le 20:30 (ma il tempo, per me, da quel momento non avrà più lancette). C'è Benza al basso e il gruppo, se non sbaglio, è alla loro prima esibizione. La carica è esplosiva, il suono tra velocità hardcore e linee rock melodiche. A fine serata dirò a Benza di farsi sentire: sono davvero validi e interessanti, da seguire.
Audrey è il progetto di Ivano, primo chitarrista dei PHP, ed Edo e Stefano, degli Out Of Reach. Molto melodici, un po' troppo per me, tra indierock e hardcore. Preferisco i progetti più "duri" di Ivano e forse, anche a causa del poco pubblico ancora presente, non riescono a colpirmi al punto giusto.
La curiosità aumenta coi Something Burns. Nadir mi ha detto che a suo parere sono i giusti eredi dei PHP e loro stessi, durante l'intervista, si dichiarano apertamente ispirati a loro. Dal mio canto credo che ci mettano molto del loro, sebbene decisamente si senta l'influenza di cui sopra. Jacopo, Giulio e Cristina riprendono il gradimento del pubblico, che comincia a farsi numeroso e a muoversi davanti al palco.
Tocca ai Daphne. Screamo violentissimo e apprezzatissimo. Ho già detto di loro nel live report del "Milano Invade" e l'impressione cambia poco. Hanno un'energia distruttiva e sanno creare un'atmosfera carica di tensione. A fine serata, sfruttando un'offerta della loro distro, prenderò il loro CD e quello degli Incastigo a 5 €.
Nel frattempo arrivano Sarta, Puj e Don dei Kalashnikov. Anche loro non li vedo da un bel po', da una serata di un anno e mezzo fa passata insieme tra loro sala prove e un pub. Li abbraccio e gli presento finalmente il Bessone, dopo di che porto Giulio e Cristina da loro: Deny Everything ha coprodotto insieme a noi il loro ultimo CD ma non avevano mai avuto occasione di incontrarsi.
RFT sul palco vuol dire hardcore intenso e all'italiana. Ma il sonno comincia ad abbattermi a picconate, lo ammetto con un po' di vergogna. La stanchezza del viaggio e delle poche ore di sonno della sera precedente (e degli ultimi giorni) comincia a farsi sentire pesantemente. Mi scuso qui con Martin e Razzo per la poca partecipazione, mentre rimando i curiosi di nuovo al report di "Milano Invade".
Out Of Reach vede di nuovo Ivano sul palco. Stavolta il tiro è maggiore ma purtroppo riuscirò a seguirli poco, pochissimo. Inizio a temere che non riuscirò a godermi la serata...
Luca dei Minnie's è un ragazzo che dovete conoscere. Penso che l'accezione di "brava persona" sia ricamata su di lui e che "gruppo di brave persone" sia adatto per descrivere i Minnie's. E loro, che ve lo dico a fare, sono un BEL gruppo di brave persone. Ho sempre apprezzato la forte vena melodica su ritmi sostenuti, accompagnata da intelligenti testi in italiano. L'HC melodico fatto da loro è raro. L'unico rimpianto sarà aver parlato poco durante la serata e, come sopra, il non essere riuscito ad apprezzarli al massimo.
Ma con gli Happy Noise devo tirarmi su e seguire almeno parte della performance. Anche se miei concittadini non sono mai riuscito a vederli dal vivo, sebbene con RR abbia coprodotto il 4 way split con loro, PHP, Rifiuti e Wendigo, e sebbene circa 9 anni fa abbiamo suonato "insieme" in un concerto di spalla ai Prophilax ("insieme", perché in scaletta c'erano tipo una dozzina di gruppi spalla e non li vidi nemmeno all'epoca). Anche qui melodie veloci ed energiche, con una svolta più rockeggiante rispetto ai pezzi dello split che non mi entusiasma troppo.
Gli Ouzo esordiscono con una marcia funebre e il lancio di fiori cimiteriali ma dopo poche canzoni Sarta mi chiede di farci quattro passi fuori. Penso si tratti di una cosa da poco ed esco nel gelo della notte con una felpa troppo leggera. Parliamo mentre gli Ouzo infuriano dentro lo S.G.A. (eh sì Diego, neanche questa volta vi ho visti decentemente, mentre voi eravate su un palco a due passi da me!). Parliamo di autoproduzione: cos'è? cosa rappresenta nel punk? Il bellissimo articolo di Puj vi darà un'idea di ciò che abbiamo detto, ma in più c'è l'intereresse (un'idea embrionale, la chiamerei) a creare una situazione che valorizzi e rivitalizzi questa costola del punk, che forse dovrebbe esserne piuttosto la spina dorsale. Don si aggregherà alla discussione e parleremo finché il freddo, per me, diventerà insopportabile.
Quando rientriamo gli Ouzo hanno finito, ma io sono completamente svegliato dal gelo nelle ossa. Ora tocca ai PHP...
E' una furia nostalgica quella che si scatena sotto il quartetto Marco-Ivano-Nadir-Lelone. I pezzi dello split coi Mach5 (Kanz - e anche gli altri, mi dicono - sarà lì dentro al pogo) vengono cantati da tutti, e lo S.G.A. diventa una marea di corpi in frenetico movimento. A fine serata Nadir mi dirà di non aver mai visto Milano così viva.
Benza passa al basso e Nadir si affianca a Marco per duettare in altri vecchi pezzi, presi di nuovo tra lo split e "Incompleto Disordine". Lascio immaginare a voi cosa siano i PHP con due voci...
Finisce tutto con la gente che ne vuole ancora e le aspettative non verranno tradite.
E' il momento dell'ultima formazione e di "Delirio Urbano Collettivo". Di concerti dei PHP ne ho visti una mezza dozzina e mai, davvero mai, li ricordo così carichi. In un racconto ideale ci si aspetterebbe di sentirsi dire che la tristezza dell'evento viene trasformata dalla band in energia e passione per il concerto. Ecco, è esattamente quello che succede. C'è un momento in cui ognuno dei cinque presenti sembra quasi pronto a buttarsi nel pogo, a urlare e dimenare i muscoli. Albo che inizia roteando la chitarra sul palco. Manu che stringe la chitarra come se la volesse spezzare. Guido tutt'uno con una batteria che suona come fosse amplificata. Benza sopra la folla che domina il palco, mentre Nadir si tuffa ripetutamente in mezzo al pogo, condividendo microfono e sudore col mucchio selvaggio.
C'è respiro tra una canzone e l'altra, per dedicare ogni pezzo ad ogni partecipante della serata: i gruppi, la gente, lo S.G.A., Deny Everything e anche Radio Riot, per il supporto (il piacere è stato nostro).
Intanto Ivano sale sul palco per una versione dal vivo fortemente sentita di Berlino Uccide, finché il bis di In Me spegne definitivamente i residui di energia della massa di gente presente a quest'ultimo grande evento.
Finisce così, verso le 3 del mattino, l'ultimo concerto degli Psycholiday Project. 1996-2008, dodici anni di hardcore italiano in grado di raggiungere vette che, a parere mio e di Giulio, rappresentano una delle migliori evoluzioni del genere qui in Italia.
Ci sarà tempo per le interviste agli ultimi gruppi: Minnie's, Ouzo e naturalmente tutti i membri presenti dei PHP.
E' tardi e i saluti sono rapidi ma calorosi, come sempre. Abbraccio Guido, sorrido a Manu e Albo, stringo la mano a Benza. L'appuntamento rimane "alla prossima". Spero che sia presto...
Sono le 6 del mattino quando spengo il telefonino e vado a dormire.
In macchina avremo tutto il tempo di pensare alla serata, di commentare i gruppi, di progettare come far uscire la videozine (io darò consigli e RR sarà tra i coproduttori, ma il progetto è tutto di Deny Everything). Crash Box, Kalashnikov, Ouzo, Spacciatori Di Musica Stupefacente, Il Teatro Delle Ombre, Arturo e un misto di punk '77 daranno musica a quello che mi sembrerà un lungo ritorno.
Sono le 18 passate e ho ancora sonno. Nemmeno 40 ore fa ero in mezzo al pogo a cantare Ottimista Sul Niente, eppure mi sembra che siano passati parecchi giorni. La sensazione che manca qualcosa non c'è ancora. Per ora rimangono i suoni e il calore.



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