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"Milano Invade": il saluto dei PHP

Premessa: parte della sera l'ho passata a riflettere sul fatto che questa storia del "City Invaders" è una gran cosa. Permettere a 3/4 gruppi (o anche di più) di una città di scendere tutti insieme per una serata può dare l'idea di cosa gira in quel momento in quella città, di come si sta sviluppando quella scena, di cosa possiamo imparare da quei gruppi, di quali sono le loro capacità.
Lancio la palla: perché non organizzare tanti "City Invanders", portando nelle diverse città d'Italia la scena delle diverse città d'Italia? Sarebbe anche un bel modo per dare rinnovata energia ad una vecchia unione...

20 ottobre, "Milano Invade" @ Ex-Mattatoio (Perugia)

"Milano Invade", ma per me soprattutto "il mio ultimo concerto di un grande gruppo".
Con questo pensiero in testa preparo la distro per la serata, mentre penso con le parole di Giulio che assisterò per l'ultima volta al concerto di una delle migliori evoluzioni dell'HC italiano presente. Ma va bene così, e ne saremo consapevoli per tutta la serata.

Suona il citofono. Le 15:30. Giulio e Cristina di Deny Everything mi aiutano a caricare i dischi in macchina, dopodiché andiamo diretti sulla strada che ci porterà a Perugia.
Il bello dei lunghi viaggi in compagnia fatti per andare a vedere un'altra situazione punk d.i.y. è che parli buona parte del tempo di gruppi, scene, autoproduzione, dischi, fanzine, personaggi, concerti, progetti per le mani... Non mi stanca, non mi stanca mai. Spesso si ripetono cose già dette, più in generale si approfondiscono argomenti che in altre occasioni hai potuto solo sfiorare, ma mi va sempre di parlarne.
E' il confronto, la consocenza del punto di vista dell'altro (che se stimi e tieni in considerazione è sempre piacevole da ascoltare), la costruzione e il riassestamento mentale di idee, concetti, punti di vista.
Così, con una lunga compilation di punk '77 e un doverso ripasso di "Delirio Urbano Collettivo", Giulio, Cristina ed io ci troviamo a parlare di qualcosa che ci accomuna e che, quella sera, condivideremo assieme ancora una volta.

Arriviamo all'Ex-Mattatoio dopo 2 ore e mezzo di viaggio: ammettiamolo, ci siamo persi. Ma le pronte indicazioni telefoniche di Fra "1/4 Morto" (e di una vecchietta indigena) ci aiutano nella ricerca del luogo.
Una volta dentro incontriamo Diego "Ouzo" in uscita per fare la spesa della serata: sbarbato e con i capelli a posto quasi non lo riconosco! Veloci presentazioni di Giulio e Cristina e poi dentro a conoscere lo spazio autogestito.
Il posto non è troppo grande, ma più che adatto all'esigenza. Diego ci fa accomodare in cucina mentre si appresta ai preparativi della cena. Ci offre una birra e dei salatini e intanto ci racconta un po' la storia del centro (5 anni!) e le sue relazioni con la città, il tutto condito dalla sua genuina simpatia (se prima o poi vi capiterà non perdete l'occasione di consocerlo e scambiare quattro chiacchiere con lui: ne vale assolutamente la pena).
Parliamo volentieri e a lungo, poi decidiamo un assalto al discount lì vicino per imbottirci di acqua (per il ritorno) e schifezze.

Torniamo e i gruppi sono finalmente arrivati.
RFT, The Disgrazia Legend, Daphne, e ovviamente loro. "Milano Invade". Mai nome più appropriato.
Momento degli abbracci e dei saluti di ben ritrovato. Nadir è ormai una vecchia conoscenza, ma rivedere anche gli altri ragazzi del gruppo è sempre un grande piacere. E' strano: immaginavo un po' più di nostalgia, invece tutta la serata sarà all'indice dell'entusiasmo.
"E' punk...", mi aveva detto un mese fa Ratigher degli ex-Laghetto, e probabilmente la consapevolezza che è davvero così ha fatto la sua parte.
Mentre ficchiamo in bocca pasta al pesto e spezzatino di soia assieme agli altri, Giulio ed io ritroviamo Martin e Ratzo degli RFT, conosciuti con grande piacere al "Bandiera Nera Fest" di aprile. Un attimo per riconoscersi e poi di nuovo abbracci e saluti. Con loro ci sarà la new entry della serata nella nostra "lista di belle persone conosciute a concerti d.i.y.", Gianni (Giovanni? Dio quanto odio la mia memoria), a seguito del gruppo, con cui passeremo una fetta di serata a confrontare e sfottere le diverse abitudini di Milano e Roma (e l'altra fetta a festeggiare il gruppo più atteso della serata).

Mezzanotte.
Il posto è semivuoto e la prospettiva grigiastra.
Con Giulio e Cristina ci guardiamo preoccupati: ci attende un ritorno di due ore e, per loro, una sveglia alle 8 del mattino.
Ma la Perugia d.i.y. il sabato sera si sveglia tardi, e minuto dopo minuto la gente comincia a spostarsi verso l'Ex-Mattatoio.
E così, quasi senza accorgemene, un feedback di chitarra sentenzia l'inizio dei Daphne. Non li avevo mai sentiti finora e il genere non mi appassiona, ma la carica e la bravura sono impossibili da non riconoscere. Durante l'infiammata performance Nadir mi dirà (a gesti, perché il caos sonoro brucia l'aria) che il genere ha i suoi limiti, ma loro lo sanno sfruttare al massimo. Le canzoni sfrecciano velocissime, tanto che il tutto sembra chiudersi proprio al momento giusto.
Il bassita, una volta finito, mi dirà che sul palco hanno commesso qualche errore.
"Da qui non si è sentito", rispondo, "e poi in questi casi la presenza scenica compensa tutto". E loro, credetemi, ne hanno da vendere.

I dischi di Radio Riot iniziano ad andare via. Anche Deny Everything smazza libri e fanzine senza difficoltà. Il calore e la passione della gente che frequenta i centri sociali non è comparabile: qui scopri tutta la soddisfazione di fare quel che fai con la tua distro.
Nel frattempo salgono gli RFT, ed è subito fomento. Sarà che amo l'hardcore in italiano e all'italiana, sarà che preferisco cose leggermente più "cantabili", e sarà anche, con le parole di Giulio, "che con quella cover dei Negazione (Tutto Dentro, di cui Giulio mi decantava la bellezza poche ore prima in macchina) mi hanno conquistato", ma in un'ipotetica classifica della serata loro starebbero di sicuro al secondo posto (ma non c'è competizione, ragazzi). In più sono un gruppo che hanno qualcosa da dire tra una canzone e l'altra, a ricordarci che questa musica è anche e soprattutto comunicazione.
Anche loro suonano il giusto e gli applausi scrosciano fino alla fine.

Quando i The Disgrazia Legend salgono sul palco mi sorprendo a vedere Guido dietro le pelli, ma sono felice della cosa: lo spirito continua, giusto?
Forse l'unico gruppo che avrei preferito ascoltare per due/tre canzoni in meno, ma non fraintendetemi: l'esplosività della band, forte di una carica lenta e disperata e con un'energia che sono certo li porterà presto sulla bocca di tutti, coglie ogni persona dalla prima canzone. C'è una potenza nella ritmica che mette i brividi e davvero mi riuscirebbe difficile descrivervela, perché è più emozioni e immagini che parole.
Vedeteli. Ancora prima di ascoltare il disco o gli mp3, vedeteveli.

Le 3:00.
Giulio ed io ci guardiamo: "Andiamo sotto?", "Andiamo".
Via le felpe, i portafogli e i cellulari (grazie Cristina): l'ultimo momento lo passeremo tutto sotto il palco.
Comincia con un inedito che ti fa incazzare di non poterlo sentire su nessun disco. Nessuno la conosce, non è un pezzo da riscaldamento, ma un pezzo da ascoltare. Fremiti, qualche spinta, teste che vanno su e giù, corpi che iniziano a muoversi. Poi La Torre Di Babele, e scoppia tutto l'apprezzamento che puoi dare ad una band di questo calibro.
Distruggi ogni momento che sei lì sotto per fonderti con loro, sotto una cascata di stage diving tale da stancarti le braccia, da inumidirti di sudore, ma sei rinvigorito da ogni nota che ascolti, che vivi sul momento.
Alex e Ottimista Sul Niente. Terremo in alto Nadir, Benza, Albo e alla fine anche Guido (e proveremo ad afferrare Manu, maledetto!) continuando a cantare sotto di loro senza fermarci un attimo. Da sopra il palco scorrono parole che sanno di saluto e da sotto cori da stadio che chiedono al gruppo altri 10 anni (déjà vu). Ma si fa quel che si può ed è giusto che un gruppo decida di fermarsi se sente che qualcosa è cambiato.
Quasi tutto l'ultimo disco riempie le decine di minuti che passano. Mi felicito di vedere accanto a me, anche stavolta, i noi di 6/7 anni fa, che conoscono tutte le canzoni e non si tirano indietro dal viversele intensamente una dopo l'altra.
Poi ritorno al passato con Il Tempo e In Me. Le ultime immagini - prima del bis di Ottimista Sul Niente -, saranno Fra che si arrampica sulla torretta che regge le casse, facendo un tuffo di tre metri verso un mare di mani che lo attendono; Diego che mi fa cenno di seguirlo vicino a Benza, ai bordi del palco, per prenderlo e portarlo con gli altri mentre suona sopra le nostre teste (l'espressione di contentezza che gli vedrò dopo il lungo stage me la ricorderò per un bel po'); e il grazie, grazie, grazie che scenderà dal palco verso di noi, e da noi verso il palco.
I PHP finiscono di suonare. Per molti di noi sarà l'ultima volta. Indimenticabile.

Le 4:00.
Poco tempo per la bellezza dei saluti e così ci accontentiamo di stringere mani, di dare abbracci e di salutarci "alla prossima".
Sfrecciamo lungo la E45 e poi dritti fino a casa, quasi vedendo l'alba. Niente musica. Tutto suona dentro le nostre orecchie. Tutto potrà rimanere per sempre così, immutato. Tutto Dentro.

 

Le ultime date dei PHP

5 ottobre 2007 @ Bloom, Mezzago (MI)
con Daphne e Out Of Project

20 ottobre 2007 @ cs Mattatoio, Perugia
con Daphne, RFT e The Disgrazia Legend

21 ottobre 2007 @ Ekidna, Carpi (MO)
con Daphne, RFT e The Disgrazia Legend

15 dicembre 2007 @ SGA, Arese (MI)
The Last Show (con molti ospiti speciali)

scarica tutto "Delirio Urbano Collettivo" dei PHP

ciao bbelli

quel gianni o giovanni comecazzo si chiama ero io aeh aeh ahe ahe ahe ahe haeh aeh ahe maledetti ubriaconi!

son giacomo comunque grazie delle ghigne sugli stereotipi milano romani e becchiamoci su, dai, il 15 dicembre allo sga di arese ce dovrebbe esse l'ultimissimo ma proprio ultimo concerto dei piacca.

nun mancate.

bellissmo report da piagne...

abbelli.

mea culpa

il problema è che non mi drogo, altrimenti i nomi me li ricorderei!!
un abbraccio a te, carissimo

RadioRiot 1.9 BETA