La scena rave: cos'è, cosa manca i problemi, le aspettative
Sono contento di avere l'opportunità di scrivere su qualcosa di cui tutti parlano, e di cui nessuno -o quasi- conosce davvero bene. Del resto è facile parlare quando ci si attiene a quello che il tg5 di Mentana o qualche bel rotocalco ci propina: informazioni tendenziose, spesso inesatte o addirittura fasulle, di certo sempre poco approfondite. E' facile attenersi all'informazione giornalistica che, per forza di cosa, fa dello schematismo uno scopo fondamentale da seguire, a discapito dell'informazione approfondita, è facile sì, ma non può darci l'idea di cosa sia veramente una realtà che non viviamo di prima persona. Quello che voglio provare a fare in questa sede, grazie allo spazio concessomi, è di parlare in maniera obiettiva di un qualcosa che ho vissuto e vivo tuttora in prima persona, avendo dunque cognizione di causa per farlo. Partiamo da un importante presupposto, Rave non è sinonimo di droga e sballo per 48 ore, non necessariamente perlomeno. Quando nasce anzitutto il concetto di Rave party illegale? Dobbiamo risalire addirittura ai cari fricchettoni degli anni 60, i quali girovagavano per le piovose terre d'Inghilterra, a bordo dei loro furgoni-casa, lontani dalla società (se non per quei fugaci contatti che gli consentivano di ritirare la "social", la famosa pensione sociale che in Inghilterra è concessa ai disoccupati, e di fare gli acquisti necessari a vivere), e che organizzavano dei grandi raduni una o due volte all'anno. Qui confluivano un po' tutte queste persone e, da bravi fricchettoni quali erano, cantavano, si drogavano, stavano assieme e probabilmente scopavano dalla mattina alla sera tra di loro. Ma si sa, tutto passa, e così anche gli anni 60. Nel resto del mondo il "fricchettonaggio" subì un duro colpo: muore Morrison a Parigi, torna la repressione scolastica con i suoi professori frustrati (ancora più cattivi dopo le ultime esperienze), tornano i buoni costumi… Eppure in Inghilterra il "fricchettonaggio" resiste allo zoccolo duro di questa gente, che vive la propria vita liberamente: nonostante si trovavano ora dimezzati, i fricchettoni continuavano a girovagare per l'Inghilterra, organizzare bellissimi festival in giro, e vivere di giorno in giorno. Arrivarono i '70 che passarono quasi inosservati da questa minoranza ostile; poi è il turno degli '80, e qualcosa comincia a cambiare. Non è più tempo di flauti suonati all'aria aperta, ci sono nuove droghe, ci sono nuove idee; inevitabilmente i Travellers (= viaggiatori, così si chiamano queste persone senza fissa dimora) ne risentono l'influenza. Si racconta che i primi ad aver messo su un sound system (= l'insieme di una console, o groove box, per fare i suoni, un campionatore e un impianto di casse, dai 1000 ai 20000 watt, a seconda della potenza dell'impianto.; la si usa per la musica elettronica ma non solo, basti pensare ai famosi Sud Sound System, i padrini del reggae tricolore) siano stati i Sound Cospiracy, una tribe (= insieme di Travellers che viaggia sempre insieme, con tanto di cani, bambini e furgoni ad uso comune) tra le prime ad aver introdotto la techno-music all'interno della scena Rave. Di li a poco il gioco è fatto: nascono altre tribe, tra cui i celeberrimi Mutoids (i quali oggi hanno addirittura una città tutta loro, costruita con sfasci di macchine: Mutonia) e la techno conosce il suo massimo sviluppo: siamo negli anni '90! Il Rave party non è ancora il posto dove "il preciso" o "il coatto" vanno a ballare, sarà ancora per qualche tempo una forma di protesta, e prenderà vita accanto ai vecchi fricchettoni, che continueranno a suonare il loro flauto e tessere le loro cesta di vimini. Conoscerà la dura repressione della polizia, le proteste dei proprietari dei terreni occupati abusivamente, la paura della gente di fronte a queste nuove tribù metropolitane. E il fenomeno di li a poco dilagherà in maniera impressionante. E' dei primi anni 90 l'organizzazione di una delle prime grandi Street Parade, un megarave nel centro della città: al grido di "Reclaim the street!" centinaia di migliaia di persone, di qualsiasi estrazione sociale, si addenseranno per le strade ballando e sfogando così la loro protesta…un modo pacifico, chiara eredità del fricchettonismo, il vero papà dei Rave. Di li a poco il fenomeno prenderà piede nel centro Europa, e poi dilagherà in tutto il mondo, arrivando fino da noi, incredibile ma vero. Beh quello che oggi è diventato il Rave è cosa ben diversa da qualche anno fa. Resta preponderante il fattore dell'illegalità (si sceglie un posto, lo si occupa abusivamente, si installa frettolosamente il sound, dopodiché comincia a diffondersi la voce, la gente telefona all'infoline, la voce si sparge, e la polizia non ha modo di scoprire nulla perché è tutto già preparato, e sarà probabilmente smontato prima che riesca a giungere sul posto), l'utilizzo di droghe sintetiche e non, ma si è allargata la cerchia dei partecipanti. Non c'è più soltanto il raver che sceglie questo come modello di vita, c'è anche il coatto che torna dalla discoteca e va a farsi "scendere" la pasticca all'illegale, o magari il pischello che ci va per fumare qualcosa e prendersi un trip. Che tutto questo sia un bene o un male non sta a me giudicarlo. Ognuno è artefice del proprio destino e probabilmente chi si cala 4 pasticche per restare sveglio a ballare non è più colpevole di chi urla in piazza contro queste persone e poi si ubriaca con gli amici, o compra il fumo per poi fumarlo a casa propria, o più semplicemente non riesce a dormire senza prendere qualche schifosa medicina. Come sempre è un circolo vizioso in cui il senza peccato è raro come l'oro bianco da trovarsi. Quello che posso dire è che è senz'altro un fenomeno di costume, che non è più impossibile ignorarlo, nemmeno da noi: nascono leggi volte a distruggere questo fenomeno o ricondurlo nei margini della legalità, nascono tendenze legate a questa realtà, è il tentativo di inglobare nella massa indistinta quello che prova a stare ai margini d'essa... La cosa più divertente però resta senz'altro il clima di tensione che c'è intorno a queste persone. Pochi ci avranno pensato eppure io ci rivedo lo stesso spirito di rivolta dell'hippy negli anni '60, quello del punk negli anni '70, la noia del bambino chiuso nella giungla di cemento negli anni '80, l'esigenza di rumore sempre più alto e forte del ragazzo degli anni '90… I Rave e chi li frequenta restano espressione del costante mutamento della società odierna, di una ribellione che si rinnova ciclicamente in forme diverse, pur non perdendo determinati contenuti (e non venitemi a raccontare che dieci o venti anni fa era diverso e che gli ideali erano migliori, era la stessa identica cosa! Oggi poi tutti tendono ad accusare il fenomeno, voglio vedere tra dieci anni quando il movimento dei Rave sarà comunemente accettato da tutti come staranno tutti li a santificarlo o dissacrarlo, certi comunque del fatto di essere riusciti ad ingabbiarlo ancora una volta tra le definizioni da vocabolario e gli schemi predefiniti di cui hanno tanto bisogno le persone per bene per vivere, o forse sarebbe più opportuno dire sopravvivere), una ribellione fasulla, sono d'accordo, probabilmente inconcludente, anche su questo concordo, tuttavia pur sempre una forma di dissenso in mano ai giovani, l'espressione del fuoco sacro che brucia dentro queste persone, ancora in grado di poter cambiare il mondo, perlomeno nelle intenzioni, ancora in grado di avere qualcosa in cui credere. Lasciatemi dire che vedo solo il bigottismo e l'ignoranza in chi critica qualcosa che non conosce, tipico dell'essere umano. Il menefreghismo di chi non vuole conoscere ma giudicare dalla copertina, di chi non sa accettare il fatto che ci sia chi si diverte diversamente, non sa capire che esistono altri interessi oltre a quelli "canonizzati". Nulla è davvero cambiato da 20 o 30 anni fa, sarebbe un bel consiglio per la prossima rivoluzione culturale e di costume (quanto mancherà ora che anche il fenomeno Rave si avvia verso la globalizazione e diventa già moda? 10 anni a dir tanto), di quelli che ora sono bambini e che tra una decina d'anni staranno li a cambiare il mondo, a modo loro…chissà se per allora noi tutti, io per primo, staremo ancora qui a criticarli senza conoscerli? La risposta appare scontata.
Gianluca



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