Fanzine: libera informazione autoprodotta
Dunque partiamo dal presupposto che quando si parla di fanzine si risale al periodo d'oro del punk, quando tutto sembrava possibile e alla portata di tutti: un gran bel periodo tutto sommato. C'erano i Sex Pistols che non sapevano nemmeno dove si cominciava a suonare e facevano i soldi; c'era la gente che poteva personalizzare il proprio aspetto alzandosi la cresta o colorandosi i capelli o riempendosi di spille da balia; per mettere su una radio privata non serviva un granché, se non un po' di buona volontà. Ovvio che in questo clima così profondamente "do it by yourself" a qualcuno venne in mente di scrivere qualcosa da solo, e poi distribuirlo a chi fosse interessato. Vediamo di capirci, non è che si trattasse di un idea così originale, i pamphlet (foglietti volanti dai toni polemici) erano in voga già nel 1600, e sono probabilmente il primo esempio di foglio autoprodotto ed autodistribuito. Tuttavia non può negarsi che l'idea di scrivere una qualcosa di proprio, con i propri soldi, e distribuirselo tutto da soli, era molto bella. Del resto non è che questi foglietti volanti scritti alla svelta durassero poi così a lungo, solitamente ne usciva qualche numero e poi si fermavano, evidentemente la pazienza dei loro autori aveva trovato un limite, ma questo non importa perché quei pochi numeri contribuirono a creare quello che c'è ora. Come scordare alcune pagine rimaste storiche? Come il famoso disegno dei tre accordi e la didascalia "Questo è un accordo, questo è un altro, ora prendi la tua chitarra e forma un gruppo": semplicemente geniale!
Cos'è cambiato da allora ad oggi? Beh un sacco di cose. Pensate anzitutto alla tecnologia. Insomma io penso che per un autonomo dello storico Virus di milano fosse molto più difficile riuscire a stampare qualche copia della sua fanza rispetto ad un ragazzo di oggi, con fotocopiatrici elettroniche ed ultramoderne sotto casa...senza poi tener conto di Internet, che ha rivoluzionato, tra l'altro, anche questo ambito. Non che io sia un nostalgico dei vecchi tempi, ma sinceramente trovo abbastanza anonime le fanzine sul Web, in poche parole: non mi dicono nulla. Del resto il fascino della carta scritta è ben diverso, traspare quasi la fatica fatta per realizzarla. Certo consultare una fanza sul Web è più comodo, più funzionale, ci sono i colori, le foto, spesso anche filmati o canzoni, ma non è la stessa cosa, proprio per nulla. E poi purtroppo, devo dirlo, in Italia sono poche le fanze che si salvano sul serio, che non scadono nella banalità. Devo dire che a Roma non c'è niente di tutto questo, ne ho lette tante ma principalmente mi sono passati sotto gli occhi cagate allucinanti, scritte sempre dalle stesse 3 o 4 persone (mentre il presupposto fondamentale di una fanza penso sia quello di dare spazio e voce un po' a tutti), con sempre gli stessi inutili argomenti (come ad esempio qualche coglione fissato col punk rock che da addosso ai metallari tanto per il gusto di farlo, e viceversa), spesso piene di insulti verso altri generi musicali o verso gli altri in generale ancora più spesso povere di contenuti. Probabilmente l'esempio migliore di fanzine presente in Italia è "Spread Out", scritta da Riccardo e Betty dei Reazione. Certo si tratta di una fanza che parla molto di street-punk e Oi!, se siete appassionati di punk rock non ci troverete dentro molti spunti interessanti, ma posso dire che si da un gran spazio a chiunque voglia scrivere qualcosa, è scritta in doppia lingua, piena di interviste, recensioni, foto e news, il che è davvero un piacere. Altre ottime fanzine provengono dal sud, dal Salento soprattutto. Forse non perfettamente curate dal punto di vista grafico, ma molto ben scritte e piene di informazioni anche queste.
Beh penso di aver detto tutto quello che sapevo, forse comunque la cosa più importante, a prescindere dalla bellezza o meno di una fanza (giudizi che restano comunque assolutamente personali) è che dietro c'è sempre lo spirito di iniziativa di qualcuno che decide di fare qualcosa pur sapendo che non solo non prenderà un soldo, ma che ce ne rimetterà anche, perderà la pazienza più volte, si troverà a lottare con le poste italiane, con le bands che tardano a rispondere, con l'imbarazzo di giudicare un disco poco riuscito e con altri mille piccoli problemi, e questo solo e soltanto per il gusto di farlo. Do It By Yourself! kids.
Gianluca


