Non lasciamoci ingannare

L'altro giorno il Manifesto del punk attivista.
Oggi la presentazione del doppio DVD "The Last Show" (coprodotto anche da RR).
Da domani (in realtà da ieri, ma la realtà è come noi la costruiamo) un pacco di nuove canzoni nella nostra radio.

Se la gente dice che la musica sui vinili era migliore, è perché la musica era migliore.

PHP the last show - proiezione dvd

Attenzione.
Vi sto offrendo l'alternativa a una domenica vuota e dal vago sapore invernale.
Vi sto dando l'opportunità di impiegare il vostro tempo e investirlo in HC e benessere.
Vi avverto: questa domenica (22 Novembre 2009) avete l'occasione di vedere in anteprima il DVD dell'ultimo concerto dei piacca, in uscita a dicembre per Deny Everyting e DIY Conspiracy.

A partire dalle 15.00, proiezione del dvd contenente live e interviste di:

PHP
Daphne
RFT
Minnie’s
Grizzly Motor Oil
Audrey
Out of Reach
Happy Noise
Ouzo
Something Burns

qui il trailer.

saluti.

Manifesto del punk attivista

Riceviamo, leggiamo, inoltriamo.
Radio Riot

"MANIFESTO DEL PUNK ATTIVISTA

Possiamo decidere che il punk sia solo espressione o che sia anche un mezzo. L'abbiamo già deciso, in realtà. Da sempre, dagli anni '70 ad oggi. Abbiamo deciso l'una o l'altra strada, quella che vede il punk come un genere musicale usato unicamente per espressione personale, scelto perché si adatta (o si adattava) meglio ad alcune nostre caratteristiche personali; e quella che vede il punk come un mezzo di azione sul mondo, scelto anche perché si vuole influenzare in qualche modo concreto la realtà.

Nella seconda scelta ognuno ha poi trovato i propri modi di agire. Il perché non interessa, il cosa è relativamente importante, il come è fondamentale.

Scrivere una canzone non ha nessun valore, per chi vede il punk come strumento di azione e influenza sul mondo. Non è la cosa in sé a fare la differenza, ma il modo in cui la si fa. Una canzone che critichi uno stato di cose non ha più influenza di una canzone d'amore, così come una canzone veloce e tecnicamente impeccabile non ha più valore di una canzone lenta e strutturalmente canonica. Ciò che conta è il tutto, qualità emergente rispetto alla singola somma delle parti. Sono i gruppi che compongono le canzoni, non le canzoni a comporre i gruppi. Le canzoni servono come sostegno al gruppo, ai suoi singoli componenti o, realtà più augurabile, a esso come unità attiva. Lo stesso vale per i dischi, i concerti e qualunque altra produzione del gruppo stesso. Devono servire a veicolare direttamente o indirettamente l'azione sul mondo, ma il gruppo punk attivista non può limitarsi a essi.

L'azione sul mondo si rispecchia nel suggerire e applicare modi diversi di fare le cose. Il gruppo punk che ha scelto di agire sul mondo si mette al servizio di questo intento. L'etica è personale. Il fine comune è illusorio. L'unico scopo è proporre costantemente alternative al Sistema di cose: un agire sempre in modo da aumentare il numero delle scelte. Fare sì che la logica dominante non incancrenisca l'impulso alla creatività originale insito in ognuno di noi.

Rispetto a tanti altri generi, il punk si è costituito in Italia come microsocietà, attiva e impegnata, almeno negli intenti, ad agire sul mondo. La percezione di una rottura (prima) e di un'assenza (poi) di una Scena, canale comune attraverso cui esporre le proprie alternative, è concreta e riflette una disgregazione non tanto di idee e intenti specifici (benché è innegabile che questi servano da collante), quanto dell'interesse generale a proporsi come attivisti del punk; è emersa, al suo posto, la parte unicamente espressionista, che ben poco pare interessata a una concreta ed esplicita azione-influenza sul Sistema di cose.

Seguendo questa prospettiva, il punk pare ormai condannato a genere musicale spoglio di qualunque caratteristica distintiva in grado di renderlo influente - come genere, prima che come singoli individui - sul mondo.

Questo testo è da considerarsi uno sprone a riappropriarsi del punk come strumento di azione. Questo testo è da considerarsi come autogeneratosi, poiché non c'è un individuo o un gruppo a cui appartengano queste idee. Per questo, il testo stesso può essere diffuso solo con l'azione del lettore."

Niente di nuovo nella Scena #12 e 1/2

"Un nuovo post!", forse commenterà qualcuno. Volevo battere il record di un mese senza postare, sperando in un premio o quantomeno in un prosciutto (di soia, o di maiale immolatosi volontariamente), ma non ce l'ho fatta. Immancabilmente, per ora, sono ancora qui.

Qui.
Dov'è qui? Ma perché nessuno risponde, poi?
Vediamo un po'. Francesco Gallone, al secolo Settevolteronin e Kalashnikov, ha appena fatto uscire il suo nuovo romanzo, "La metropoli stanca"; la Shove s'è aggiudicata il CD antologico degli Unquartomorto.
Poi cos'altro? Il nuovo dei Klaxon c'è da un bel po' e io devo ancora recensirlo; altre recensioni di dischi mediocri sono nel mio taccuino e aspettano d'essere trascritte su PC.
Solite cose prive di senso, insomma. Niente di nuovo nella scena, insomma.

Che succede? Io non lo so che succede, non mi raccapezzo più. Anzi, sapete, non mi interessa più. Non ascolto più, ma il guaio è che non sento più. Non ci sento più. Ma non ci sento più o è il mondo che improvvisamente si è fatto silenzioso?
Non vado a un concerto da mesi, ma a quale concerto sarei dovuto andare? Bene, mi sono perso Il Male perché ero a Padova, e oggi chi c'è? Ah sì, i Last Resort. I Last Resort? "La storia del punk Oi! inglese"? Uh, boh, sì... Che dici? Devo andare? A fare che? Non so, non capisco.

Sbaglio io.
No, dico davvero, sbaglio io. In due modi.
Il primo è che continuo qualcosa che non dovrebbe continuare. Insomma, quindici anni sono tanti, ci sta pure no? Uno invecchia, mette su le rughe, fa un paio di figli (uno handicappato, l'altro vittima dei genitori), si guarda allo specchio, e dice "Ma fangùlo".
Il secondo è che dopo aver fatto quanto detto, dovrebbe anche iniziare ad andare ai concerti per muovere il culo e reperire figa. Fare come gli altri, insomma. Beh, quantomeno per muovere il culo.

Voi lo muovete il culo? Perché, insomma, almeno diamo un motivo per il costante inquinamento di dischi e gadget vari che contribuiamo ad accrescere. E' la giungla metropolitana, no? Ci riconosciamo nella tribù perché abbiamo la maglietta dei ToKill o dei La Quiete (e magari pure i loro mp3); e naturalmente le Nike ai piedi (o le Converse: lo sapevate che le Converse sono della Nike, no? Da un po', tipo 6 anni), perché immaginiamo che i La Quiete e i ToKill, nei loro testi, parlino di quanto è fico andare in giro con le Nike.
Ma qualcuno mi disse che sbaglio a pensarla così, ché finalmente in Italia c'è qualcosa di grosso. Nel culo, di sicuro. Lo stesso che andiamo a muovere ai Last Resort (poverini, i Last Resort, io mica ce l'ho con loro, è che oggi è mercoledì per entrambi).

Non ha senso.
Capite?
Tutto questo è un immenso immondezzaio di bambocci e bamboccioni che fanno musica per virtuosismi alla Guitar Hero. Che crede che la differenza stia in un tatuaggio, in una polpetta di soia o in un [riempire questo spazio con la moda del momento]. Che pensa che adesso che abbiamo cantato per l'ennesima volta l'ennesimo testo con le ennesime parole per dire le ennesime cose che per l'ennesima volta (e due) non hanno cambiato la solita storia, stiamo meglio. Ora che l'ho fatto, dice quello (che posso essere io, anzi, sono io), ho contribuito.
Ma a che? A che abbiamo contribuito? Siamo i contributori del cazzo e della merda. Non contribuiamo a una ceppa, te lo dico io. Suona quelle sei corde e dimmi che hai cambiato qualcosa, dimmi che ci credi, dimmi che l'hai fatto. O ascoltale, quelle sei corde, e dimmi che da domani la tua vita sarà migliore, dimmi che hai fatto qualcosa per renderla migliore. Non quella degli altri, non questo mondo, non il tuo quartiere, il tuo condominio, la tua famiglia, il rapporto con la tua ragazza: no, solo la tua vita; dimmi che hai fatto qualcosa per rendere migliore un solo giorno della tua vita.

Non abbiamo fatto un cazzo, da dieci anni a questa parte. E a quel poco che avevamo fatto - che poco era poco, ma un bel poco - gli abbiamo spezzato le gambe, l'abbiamo buttato in un fosso e ci abbiamo pisciato sopra.
Oggi ci siamo ridotti a questo. A una pozzanghera di pipì. Una minestra calda che ci rifiliamo ogni sera contenti e sorridenti.

Insomma, oggi il Mondo, domani Cinecittà. E domani è oggi. E io vi faccio il pippone quando dovrei semplicemente premere il rosso sul telecomando e smettere di annoiare voi e me stesso. Ma tra un po' lo faccio, eh.

Mail del sottosuolo: Laura (3)

Doveva essere un appuntamento settimanale, ma non ho fatto i conti con la vita. Va beh, sarà quel che sarà, comunque ecco la terza e, per ora, ultima parte. Le prime due le trovate qui e qui.




10 giugno 2009

Oi Piter,

sono io che non ho capito un c...o! :)
Ora capisco il tuo discorso (spero). Effettivamente anche io trovo assurdo che le persone - nel tuo caso quelle che sono nel tuo giro, quelli che ascoltano punk - non comprino i CD della vostra distro e non vengano alle vostre serate, ed è vero, mi rendo conto che è un po' così ovunque. Eppure, non riesco a capire perché, proprio in virtù del fatto che questa fascia di popolazione, quella di cui mi parli tu, quella che, diciamo, è contro l'attuale sistema delle cose, quella che si professa fuori dagli schemi, è quella su cui bisognerebbe contare per poter cambiare le cose, per poter attuare una sorta di "rivoluzione culturale" (chiamiamola così, ma lungi da quella attuata da Mao Zedong). E ti rendi conto che alla fine anche loro non sono diversi da tutti quanti gli altri. Parliamo, soprattutto di pigrizia mentale! Se ci pensi, basterebbe cominciare da piccoli gesti ora, per cambiare le cose in un futuro che non vedremo. E poi, la musica punk! Beh la vostra è una sfida ben più ardua! E ti spiego perché (dal mio punto di vista).
Il punk nacque per esprimere rabbia e rifiuto nei confronti del Sistema, nacque come qualcosa di ingestibile e incontrollabile. Divenne un fenomeno sociale. Fino al punto che il sistema stesso lo metabolizzò, fino al punto che tutta la cultura punk, la musica punk, divennero parte del Sistema, il Sistema stesso ne trasse beneficio, sfruttò il fenomeno punk, e il punk stesso divenne una valvola di sfogo necessaria al mantenimento dello status quo, necessaria alla sopravvivenza dello stesso Sistema che il punk combatteva. Divenne un fenomeno gestibile, in linea coi tempi.
Oggi il fenomeno punk non è visto più come un atto sovversivo, come un qualcosa da prendere in considerazione; scusami se lo dico, ma oramai si ritiene superato sia socialmente che musicalmente, è sai perchè? Perché le persone, i ragazzi, le nuove "leve" non sono più arrabbiate, non combattono più il Sistema perchè, come già abbiamo detto, è esso che pensa per loro. Prima almeno si poteva fare affidamento sulla rabbia della gente, ora nemmeno quella c'è più, c'è un apatia generale, una rassegnazione, un "fare spallucce", un menefreghismo allucinante che inchioda le persone anche nel fare le cose più semplici.
Credo non sia colpa della rete anzi, come ti dissi, secondo me la rete può davvero essere un qualcosa di rivoluzionario, ma alla base la colpa è delle persone, delle nuove generazioni, della loro mediocrità (mi spiace dirlo ma è così) del fatto che parlano di lotta, di essere sovversivi, di ideali da seguire, di poteri da contrastare ma infine si perdono in tanti discorsi e chiacchiere non intuendo che cose semplici, come detto, possono essere rivoluzionarie, se fatte da tante persone. Pensa se tutti acquistassero i CD "via internet" di gruppi come il tuo, che circolo virtuoso inizierebbe.

Sì, come tu dici, oramai è tutta una questione di forma.

BYE BYE alla prossima,
Laura




20 giugno 2009

Ciao Laura,

scusa il ritardo con cui ti rispondo.
Sono d'accordo con te. Il punk oggi non rappresenta più una minaccia. In realtà non so se l'abbia mai rappresentata. Il punk degli esordi, come hai detto, è stato figlio della rabbia - e della noia aggiungerei io. C'era un'ingestibilità da parte del Sistema riguardo i bisogni della nuova generazione, e un malcontento generale. D'altronde il decennio successivo è considerato - o almeno così mi pare - uno dei meno fruttuosi dal punto di vista delle produzioni culturali innovative o rivoluzionare.

Oggi... boh, oggi siamo pigri. Non c'è bisogno di rivoluzioni, perché come dici tu ci hanno insegnato a pensare in un modo che ci sta bene. Il sogno americano non è altro che un prodotto già preparato e confezionato per tutti. Non c'è il malcontento generale. Abbiamo la pagnotta
assicurata a fine mese, magari piccola, mezza smangiucchiata, ma bene o male ci stiamo: lamentarsi costerebbe tempo e fatica e soldi, e non ha senso allora. Combatti solo quando sei disperato - o quando sei incredibilmente motivato, e spesso le due cose coincidono. Nessuno crede che la musica cambierà il mondo, mentre trenta/quarant'anni fa era scontato. La gente non compra i cd, ma le magliette; non va ai concerti,
ma nelle chat.
La rete è utile, ma è un mezzo, e come tale se chi ce l'ha in mano non lo sa usare non serve a niente; addirittura può rendere le cose
peggiori, e a me sembra che sia proprio così che stiano le cose ora.

Vince l'individualismo, in tutto, persino in chi si professa sxe, anarchico o animalista. Tutto inizia nel proprio piatto, dove ci sono le
verdure: quando però vai a manifestazioni animaliste non c'è un cane di quei milioni di persone che si professano vegetariani. E io mi ci metto in mezzo eh; io non sono nemmeno vegetariano, se è per questo, ma non è di quello nello specifco, che parlo. Parlo del fatto che poi, almeno per quel che mi ha riguardato, vedi attorno una serie di cose che sfiorano il nonsense. Gente che parla di, ma non fa. E quando fa ha i cervelli spenti. Il comunismo, fatto come è fatto ora, per me è un male sociale, alla pari del fascismo, alla pari del nazismo, alla pari di qualunque altro -ismo, e sai perché? Perché sono -ismi che addomesticano la mente; come leoni a cui insegni a saltare nel cerchio o stare su due zampe quando dici una parolina: non sanno che stanno facendo, si limitano a rispondere a uno stimolo, e lo fanno acriticamente. Chi ha paura di leoni simili? Nessuno. Addirittura l'addestratore mette la testa dentro la loro bocca.
Forse si salva l'anarchismo, a cui però paradossalmente manca la coscienza comune che hanno proprio gli altri e che funziona da collante
- per me, in definitiva, non ci vuole il collante, ma la comune presa di coscienza.

E così è diventato il punkismo, se vogliamo. L'HC dei Crass e simili ha cercato di svincolarlo, di dargli una sua indipendenza per creare
qualcosa di alternativo - e qualcosa, riconosciamoglielo, l'ha creata. Solo che oggi dov'è finito? In milioni di dischi di centinaia di gruppi, che stanno lì a prendere polvere e che nel 90% dei casi sono anche brutti a sentirsi, e nel 99% non comunicano niente. Figuriamoci, poi, che delle migliaia di persone che ruotano attorno, il 99,99% di queste non fa niente. Ascolta, balla, muove il culo, e forse si veste con... ...non so neanche cosa non sia più di moda (i pantaloni strappati? le borchie? i capelli colorati?), o magari non si vestono nemmeno più così. Prova un concerto screamo per credere.

E niente... poca roba. Il punk può ancora creare alternative, ma mi sembra che manchi qualcosa di fondamentale, di nucleare, una sorta di pensiero condiviso, condivisibile ma che non faccia ricadere nell'-ismo. Un qualcosa che dica "Puoi pensare in modo diverso" e non "Ecco come la devi pensare".

Ti abbraccio,
Piter

Niente di nuovo nella Scena #12

Succede qualcosa? Non succede niente? Deve succede qualcosa? Nobody moves, nobody gets hurt. Rimaniamo tutti immobili a morire lentamente di apatia. Lentamente...

- ahimé, Steno lascia Le Tormenta. Pare fosse inevitabile... Il comunicato, del gruppo e di Steno stesso.

- i P38 Punk sono diventati maggiorenni, e per il loro diciottesimo anno di vita hanno realizato il video di Delitti di Stato, brano rimasterizzato per l'occasione. Volete vederlo? Attaccatevi al tubo.

- i Disordine stanno cercando coproduttori, pronti a stampare la loro "Disillusione", nuova opera discografica ("opera discografica" fa pena, ma mi serviva il genere femminile per far tornare la frase). Il disco contiene 12 pezzi punk hc all'italiana, con tanto di ricco booklet. Devo dire che il gruppo fa una proposta interessante e insolita: per 50 euri di coproduzione, oltre a logo e contatti, vengono date 20 copie del disco più 5 di quello vecchio e qualche compilation a cui ha partecipato. Molto carina, come idea. Per ascoltare i pezzi (quelli sul MySpace sono della vecchia demo) mandate una mail al gruppo.

Giusto per dire che...

...siamo vivi e vegetali.

I vecchi dominatori

Si ritirò dietro le quinte trascinando le zampe. Il passo stanco era appesantito, oltre che dall'immensa mole, dalle dolorose fitte che i muscoli lanciavano a ogni minimo sforzo. Posò il sombrero su una sedia e si lasciò cadere sui glutei con un gran tonfo, sollevando cumuli di polvere. Da fuori, le grida eccitate della gente si facevano sempre più intense, febbrili, selvagge. Rivolse loro il muso, sbuffò infastidito e tentò di non ascoltarle.
- Cos'hai, Rex? - disse una voce rauca e gracchiante. - Troppa grinta, stasera? Troppa foga? Non le reggi più, come una volta le serate, eh? - La voce scoppiò in una risatina stridula e pungente. Rex prese a chiedersi se non fossero meglio le urla smanianti della gente lì fuori.
- Ridi poco, Ratto - rispose, - non sei più giovane di me: il peso degli anni lo senti anche tu.
- Oh sì. Sì, sì, sì. - Ratto uscì per metà dall'ombra. Si poteva distinguere il profilo esile, lo sguardo viperino e un perfido sorriso che tagliava quasi per intero il lungo muso squamato, mostrando due fila di denti acuminati. - Anch'io sento il peso degli anni, anch'io mi sento vecchio e stanco e senza forze... - proseguì con un tono falsamente compassionevole. - Ma la gente ci vuole! La gente ci chiama! Ha bisogno di noi! Non possiamo deluderli, capisci Rex?
Rex grugnì e sbuffò di nuovo, smuovendo nuvolette d'aria attorno alle narici. - A me sembra quasi che ti interessi altro, più di ciò che vuole o non vuole la gente.
Gli occhi di Ratto si fecero due fessure sottilissime. Stava soppesando l'altro, le sue parole, le sue intenzioni; ne esaminava lo sguardo e ogni micromovimento, per afferrare cose che forse nemmeno lo stesso Rex sapeva di pensare ancora.
- Ratto ha ragione, Rex. - Una voce buia e profonda riverberò dall'alto della stanza.
Le due creature alzarono i musi: da una parete completamente in ombra sporse un lungo collo bluastro, piegandosi fino ad arrivare all'altezza dei due interlocutori. La testa, tanto grande da far pensare che il collo si sarebbe lacerato nel condurla verso il basso, rivelava un'espressione tanto mite quanto stolta, di chi pensa con lentezza e afferra solo un vago senso semplificato delle cose del mondo.
- Bonto... - borbottò Rex.
- Loro ci vogliono sentire ruggire, Rex, e allora noi ruggiamo. Che male c'è, dico io?
Rex si grattò la pancia, seccato. Aveva notato come Ratto lo stava guardando, aspettando la sua risposta con quella tipica luce famelica negli occhi. Cosa voleva da lui? Cosa stava architettando? Perché Ratto architettava continuamente qualcosa, Rex lo sapeva. Agiva sempre nel bene del gruppo, della comunità, è vero, ma c'era sempre qualche cosa che non lo convinceva. Aveva la sensazione che se un giorno fossero caduti, Ratto sarebbe caduto in piedi, e che quantunque facesse le cose in maniera tale da riempire equamente i piatti di tutti, il suo fosse in qualche modo un po' più pieno degli altri. Ma non aveva prove di tutto questo, se non il suo intuito.
Decise di tenersi sul vago.
- Non lo so. Non dico che non mi piaccia, solo che mi chiedo... Perché?
- "Perché"? - ripeté Ratto con un sibilo. - In che senso, "perché"?
La punta della lunga coda di Rex cominciò ad agitarsi nervosamente. Non gli piaceva, sembrava quasi un interrogatorio.
- Ma non so, Ratto, perché sì. - Cercò di non guardarlo negli occhi, ma poi pensò che Ratto avrebbe notato questa sua debolezza e si sarebbe fatto ancora più insistente; allora si sforzò di non abbassare lo sguardo. - Insomma, sanno tutto di noi. Hanno scritto migliaia, forse milioni di libri. Hanno condotto studi che, dobbiamo ammetterlo, sono stati encomiabili. Hanno persino prodotto film incredibilmente verosimili. Diamine - proruppe - ci scommetto che alcuni saprebbero persino dirmi quante squame ho sulla coda!
Bonto emise una fiacca risata asmatica. Ratto sorrise, ma Rex pensò che quello era un dannatissimo sorriso di convenienza, e che intanto quel suo cervellino da gallina (da avvoltoio, semmai) stava elaborando accuratamente quanto aveva appena detto.
- Insomma, - continuò, più per cercare di dare una spiegazione alle sue parole, che per voglia di parlare, - perché ci vogliono ancora vedere? Perché vogliono sentirci ruggire, mi chiedo? Alcuni hanno persino riprodotto dei ruggiti nettamente superiori, ispirandosi ai nostri!
- Ma i nostri - intervenì Ratto con tono seducente - sono i ruggiti originali; i migliori, peraltro. La gente vuole sentirci perché li abbiamo inventati noi, quei ruggiti.
- Non li abbiamo inventati, Ratto - obiettò Rex. - Non abbiamo fatto altro che fare quello che facevano i nostri simili, niente di più. E' vero - convenne - qualcuno ne ha fatti di veramente eccezionali, e devo dire che noi siamo stati particolarmente in gamba...
- Ed è questo, il punto - lo interruppe Ratto, - siamo in gamba: per questo la gente vuole sentire noi, per questo vuole sentirci ancora!
- Non vuole sentire noi! - sbottò Rex. - Non gliene frega un beneamato di noi, Ratto, diciamocelo francamente.
Ratto lo osservò con attenzione, mentre Bonto seguiva il discorso con aria assente, spostando di volta in volta il muso verso chi stava parlando.
- Non gliene frega niente, di noi - ripeté Rex. - Quando gli faccio sentire i miei nuovi ruggiti, che ho provato e riprovato in questi anni, loro un po' esultano, sì (qualcuno si dimena anche, è vero), ma dai loro occhi capisco che sono solo in attesa che io faccia i miei ruggiti più vecchi, quelli che faccio da tutta una vita e che ormai conoscono a memoria. Non si sono ancora stancati di ascoltarli?
- E perché dovrebbero stancarsi? - sorrise Ratto - Sono stati dei gran bei ruggiti.
- Sì, è vero! Ma io ho dei nuovi ruggiti da fargli sentire. Ogni tanto provo anche a dire qualche cosa, e quelli sorridono, gridano, ma poi mi chiedono i miei vecchi ruggiti: niente più! Se facessi una serata di soli vecchi ruggiti, sarebbero più che contenti! Se invece ne facessi una solo con quelli nuovi... Beh, forse mi lincerebbero. Non gliene frega di noi, vogliono solo continuare a sentire roba vecchia di millenni. E allora perché mai dovrei continuare, mi chiedo. Mi sono persino stancato di fare sempre gli stessi identici ruggiti. Sono cambiato, io, so fare di meglio (almeno secondo me). Se gli importasse davvero di noi, ci chiederebbero ruggiti nuovi, e gli piacerebbero.
Rex non sopportò più lo sguardo attento (troppo attento) di Ratto, e fece finta di massaggiarsi le zampe indolenzite.
A Ratto non piaceva quella conversazione. Non gli piaceva che Rex pensasse così tanto, creandosi così tanti problemi. Sperava di mostrargli che si sbagliava, allargando le piccole incrinature nel suo discorso, ma ogni volta che ci aveva provato pareva che Rex si convincesse ancora di più di ciò che sosteneva. Se avesse continuato così, sarebbe stato anche capace di mollare baracca e burattini e andarsene via, lasciandolo solo con Bonto. E Bonto, diciamocelo, non era proprio la star del gruppo. Certo, avrebbe potuto unirsi con altri vecchi, altra gente della comunità. C'erano quelli della stanza numero cento, ad esempio, che non erano tanto male. Ma avrebbe voluto dire inserirsi in un nuovo gruppo e sottostare alle sue decisioni per un bel pezzo, scalando lentamente il monte per conquistarsi una nuova posizione di potere. No, doveva fare tutto il possibile perché Rex rimanesse. Ma perché era così ottuso? Perché si poneva tante domande? Bonto, nella sua stupida semplicità, aveva capito che non c'era tanto da chiedersi i "perché" o i "come mai": quella situazione andava bene così com'era, loro ci stavano comodi comodi lì dentro. Che bisogno c'era di chiedersi se la gente, quella massa di stolti ascolta-ruggiti capace solo di strillare acriticamente per dei versi vecchi milioni di anni, amasse di più i vecchi o i nuovi ruggiti, il gruppo come persone o i rumori che esso produceva? Gli piaceva quello che facevano? Bene, allora gliel'avrebbero fatto.
Lo stomaco di Rex brontolò all'improvviso, assomigliando al rumore di un enorme teiera in ebollizione.
- Diamine se ho fame. Ehi Bonto, cos'è rimasto? Voglio mangiare qualcosa, prima di tornare da quella stupida bolgia urlante.
Ratto si drizzò sulla coda e, prima che Bonto potesse codificare la domanda fattagli, si diresse verso la cassa con frattaglie e avanzi. Afferrò coi denti una testa di bue e, con uno scatto del collo, la lanciò a Rex che la ghermì in volo e cominciò a masticarla.
- Buona, vero? - chiese Ratto.
Rex biascicò qualcosa con la bocca piena. In due morsi aveva già finito la testa e Ratto provvide a lanciargli dell'altro cibo: un torso di agnello e due cosce di maiale attaccate da un lembo di carne. Rex ringraziò ruminando sonoramente.
- Presto dovremo far provviste - disse Ratto, guardando distrattamente nel cesto, - la carne è quasi finita.
L'espressione di Bonto si fece turbata. - Vuoi dire che rimarremo di nuovo senza cibo? Che non mangeremo per dei giorni? Ohh, io non so se potrò sopportarlo!
- Ma no, idiota - lo riprese beffardemente Rex - quella è solo la cassa dei dessert comprati col cachet delle serate. E poi, scusa, quando mai abbiamo fatto la fame?! Che diavolerie vai dicendo, razza di tontolone dal collo bislungo?
Ratto ridette sgraziatamente: - Ma sì, Bonto, è solo il dessert, comprato coi guadagni delle serate. A te piace il dessert, vero?
Il muso di Bonto si illuminò del suo sorriso sdentato: - Sì! Sì, sì, sì! A me piace il dessert che comprate coi guadagni delle serate.
- Una vera leccornia, - continuò Ratto - non è vero Rex?
Rex, che stava togliendosi un osso di maiale rimasto incastrato tra i denti, annuì sbadatamente.
- Sono speciali, vero? - incalzò Ratto. - Semplici dessert, merende, spuntini, ma... che delizia, eh?!
- Sì, sì - ciancicò Rex distrattamente.
- Non facevamo la fame, prima di queste serate - proseguì Ratto con tono compiacente, - ma bisogna ammettere che con questi spuntini stiamo davvero meglio, eh Rex?
- Sì, sì, stiamo davvero meglio, hai proprio ragione - rispose sbrigativo Rex, sperando che la smettesse di rivolgergli domande mentre si puliva i denti.
Ratto tornò a concentrarsi su Bonto: - Visto? Piacciono a tutti noi, questi dessert. Quindi non ti preoccupare: non faremo mai la fame e avremo sempre i nostri dolci, succosi dessert... Finché continueremo a fare le nostre serate.
Rex si immobilizzò. La coda, che aveva smesso di agitarsi, iniziando a dondolare a destra e a sinistra da quando aveva messo quei deliziosi bocconcini sotto i denti, crollò a terra con un tonfo sordo, come morta. Guardò fisso avanti a sé, verso un punto imprecisato. Con la coda dell'occhio poteva vedere Bonto, sulla destra, e poco più sotto la chiara figura di Ratto. Sorrideva, ne era sicuro, e era sicuro anche di sapere perché. Era sicuro di tutto, adesso. Aveva capito ogni cosa. I pensieri di Ratto, i suoi piani, la sua strategia, come lo aveva fregato con quei teneri, deliziosi, bocconcini di carne che si scioglievano tra le fauci... Sì, aveva tutto ben chiaro davanti a sé. Riusciva a vedere e a capire ben più di quanto era stato detto, implicitamente o esplicitamente, nell'ultimo quarto d'ora. "Ma certo...", pensò, e poi si presentò un altro pensiero, e un altro ancora, come una catena di frasi e immagini che gli schiudeva il quadro generale della situazione, dando un senso compiuto ai suoi sentimenti e alle sue considerazioni. Ora finalmente capiva.
La coda fece un breve sussulto, poi si riaccasciò al suolo. Si accorse di stare con la bocca aperta, ma non la chiuse. Prese di nuovo coscienza dell'ambiente circostante (quanto era passato? Un secondo? Due?). Bonto lo guardava, ma non aveva ancora avuto il tempo di realizzare il suo cambiamento d'animo. Ratto, invece, sorrideva - ora lo vedeva chiaramente. Un sorriso accennato, subdolamente candido. Voleva dirgli qualcosa, ribattere, usare il suo stesso ruggito, proprio quello che ruggiva in faccia alla gente in ogni serata, per dirgli che no, lui non ci stava, lui non era d'accordo, lui la dignità, l'onestà intellettuale, ce l'aveva ancora, e l'avrebbe mantenuta a costo di... di... ... Ma in bocca aveva ancora quello squisito calore succulento del pasto appena consumato. Come avrebbe potuto ribattere? Come avrebbe potuto dire qualunque cosa? Come, se non voleva rinunciarvi?
Chinò la testa, mesto, poi si alzò sulle zampe, aiutandosi con la coda. Con passi lenti e pesanti, si portò fino all'ingresso sull'esterno, verso la gente urlante. Allungò un artiglio e riprese il sombrero, sistemandolo sulla testa.
- Vado - dichiarò abbattuto. - Mi aspettano.
Alle sue spalle, il sorriso di Ratto si allargò fin quasi a toccarsi da una parte all'altra del muso oblungo, mostrando tutta la serie di denti affilati.
- Bene, vecchio mio - sibilò.- Bene. E buon lavoro.

Mail del sottosuolo: Laura (2)

Continua lo scambio di lettere virtuali tra il sottoscritto e la sottoscritta. Qui la prima parte.




26 maggio 2009

Vabbè Piter, ma è normale che nessuno compra più i CD se ti sparano 30 euro! Se costassero dai 6 ai 10 euro si combatterebbe la pirateria (per la quale, date le condizioni, sono d'accordo!) perché tutti li acquisterebbero; è colpa di queste case discografiche di merda, che gonfiano i prezzi in maniera indecente, immorale, ed è colpa anche degli innumerevoli cantautori, bands, etc ( soprattutto quelli mediocri) che scendono a compromessi alimentando questo sistema. E' sempre la solita storia: i PROFITTI (per pochi), il SUCCESSO (effimero, facile e senza sforzi) e il DENARO, per questa miriade di nuovi cantanti, bands, "musicisti" che a stento sanno fare un giro di Do!
E poi, come tu dici, c'è una moltiplicazione esasperata di gruppi, cantanti... Questo perché? Va di moda il cantante mediocre perché l'ascoltatore è mediocre: ecco perché tanti cantanti vanno avanti, hanno successo, vengono mitizzati. Sono lo specchio di una società caduta in basso, di un popolo alienato, addormentato, acritico, passivo, sodomizzato da cinquanta anni di modelli televisivi (venticinque solo del caimano) che lo hanno disabitutato a pensare (era proprio questo lo scopo ultimo e ci son riusciti) e questo è il risultato!
Ah, grande Pasolini!
Purtroppo è difficile combattere tutto ciò, ma chi fa musica come voi e la fa bene deve continuare a farla, non deve lasciarsi inghiottire dal sistema, e deve essere orgoglioso che ancora non abbia "sfondato"_ evidentemente fa buona musica! evidentemente non scende a compromessi! evidentemente non è un venduto. Lo so che è difficile, ti capisco, ma cerchiamo di non arrenderci. Magari, anche se noi non lo vedremo, fra cento anni, resistendo e continuando con le nostre idee e ideologie, lavorando nell'ombra, il cambiamento ci sarà, si vivrà in una società che garantisce veramente la libera diffusione dell'arte con la A maiuscola e della cultura con la C maiuscola; magari le majors perderanno tutto il loro potere perché ci sara l'autorganizzazione, l'autoproduzione; i CD (o qualsiasi cosa li sostituirà) costeranno poco e la pirateria non avrà più scopo di esistere!
Nel mio piccolo non comprerò mai un CD che costi più di 10 euro. Appoggio le autoproduzioni, questi canali diretti di vendita senza alcun intermediario. Supporto chi fa buona musica e credo che la rete, sotto questo aspetto, sia davvero rivoluzionaria, perché se ben usata può dare tanti input alle persone e può essere un mezzo anche per cambiare le loro mentalità, diffondendo idee, concetti, sviluppando riflessioni nella gente.

Beh, mi fermo qui, credo di aver capito che la pensiamo allo stesso modo!

Bye, bye, alla prossima,
Laura




27 maggio 2009

Ciao Laura,

purtroppo devo essermi espresso malissimo e aver dato vita a un grande fraintendimento: io non parlavo delle major e di tutto ciò che vi è connesso; parlavo del diy.
I CD che non si vendono sono i nostri. Stenterai a crederci, ma la gente del nostro giro, i ragazzi e le ragazze che ascoltano punk e hardcore (e non parlo di Green Day e Offspring), non comprano più i CD a 5-6 euro di gruppi come Cose Perse o Kalashnikov (due gruppi, ma potrei citarne un'infinità). Molte piccole etichette sono tornate a coprodurre solo vinili, perché quelli non li puoi scaricare (oh beh, PUOI farlo). Molti gruppi puntano più sul merchandise che sui dischi, perché tanto i dischi non vendono. Ai concerti vedi meno gente perché la vita si è spostata su internet. La nostra è diventata una generazione pigra. Oh, io mi ci metto in mezzo: non penso di essere il più attivo di tutti; ma so per certo di non essere un'ameba.
Per questo elogiavo te e persone come te, che pensano che ci sia ancora un senso. Che leggono testi, partecipano a eventi, tirano su un gruppo. Ormai non credo più al "tutti uniti vinceremo". Ma continuo a sperare che il punk veicoli un messaggio di "alternativa", che dia l'idea che il mondo può essere visto, detto e pensato in modo diverso - se tutti ne prendessimo consapevolezza sarebbe un ottimo spunto per il cambiamento. Però, purtroppo, vai ai concerti screamo (tanto per prendere l'esempio più eclatante) e ti rendi conto che tutto questo è considerato una moda; che la gente va lì come se fosse a un party. Per muovere il culo.
L'emo, tanto per mettere in piazza i soliti sospetti, è figlio di tutto questo. E' un apparire contro l'essere: è un non-essere. Non nel senso nichilista degli anni '70, nato come rabbia verso un sistema che aveva tradito persone e valori. Oggi tutta questa gente si rifornisce da questo sistema, non si sente tradito da esso. Come hai detto tu, il sistema pensa per loro. No, questo è un non-essere, nato, così sembra, dal voler apparire...
E così tutti appaiono. Tutti con le magliette, nessuno coi CD. Tutti con gli mp3, nessuno che sborsa 5 euro - nessuno che pensa che quel gruppo, con quei 5 euro, non ci vuole campare, ci vuole solo fare nuovi CD per continuare a dire ciò che pensa.

Il problema delle major, dei dischi a 20 euro, non ci tocca minimamente.
Se c'è qualcosa di marcio, ce l'abbiamo dentro, all'interno.

FINE BEFORE YOU CAME + CRASH OF RHINOS + THIS IS

FINE BEFORE YOU CAME + CRASH OF RHINOS + THIS IS

Sono ormai decisamente vecchio e di conseguenza per un motivo che nessuno riesce mai realmente a spiegare sto andando sempre meno a dei concerti (o forse è perchè ci sono sempre meno concerti interessanti?).

Io domani sono li. Felice di rivedere Lele Smartz che non vedo da un po'.

Saluti
BES