Less talk
La gente non capisce, non capirà mai
la rabbia e l'angoscia che provo dentro me
cercando la purezza, cercando dentro ai cuori
quello che trovo è rassegnazione
di gente ormai stanca della vita
Una volta lottavano per i loro sogni
la vecchiaia li ha resi deboli
la ruggine ha logorato i loro cuori
dimenticando cosa significa essere padroni di se stessi
Le Tormenta - Il sogno
"Resést" (2007: autoproduzione)

Registrato tra il maggio e il giugno del 2006, il disco fu autoprodotto e venduto per sostenere Senza Gabbie e la Cassa di Solidarietà Anticarceraria, in aiuto delle ragazze e dei ragazzi arrestati durante manifestazioni e corteei di protesta.
Il disco, contenente 3 inediti, fu rilasciato sia in 7" che in CD. Quest'ultima versione si chiude con una cover de Lo spirito continua.
Il Male
Le Tormenta sono un gruppo che adoro. Da "L'unico elemento" a "Resést", fino allo split coi Gargantha (e lì siamo riusciti a coprodurli), hanno mostrato di avere sempre l'asso nella manica. Sono un gruppo che dà un senso a ciò che fa, scrivendo testi magnifici (dovrei dedicargli un Less Talk, ora che ci penso) e agendo attivamente in diversi contesti e situazioni. E in più, Gesù Cristo!, sono un gruppo che suona una musica personale! Impossibile non riconoscerli; ascolti il primo giro e non hai dubbi: "Questi sono i Le Tormenta".
Fantastico...
Ora pare che stia uscendo questo side project, dal geniale nome Il Male, che sto ascoltando in questo preciso momento. Sì, potete trovare il promo scaricabile qui, con due pezzi di cui si sente la chiara provenienza tormentiana, ma con un groove decisamente più oscuro, un approccio più violento. Il mix è anarcho crust e black metal, come dicono loro; abbiatelo, dico semplicemente io.
Esce con Hanged Man records, che vi dà la possibilità di preordinarlo.
Io spero di riuscire a mettere qualche copia in distro, ma intanto non lasciatevelo scappare.

Canzoni
Beh, questa è una radio, come minimo un po' di musica ci dev'essere, no? E infatti la trovate lì in alto a destra, ventiquattro ore su ventiquattro.
Ma questa è anche una label, no? Quindi un po' di promozione ai gruppi che riteniamo validi e che coproduciamo va fatta.
E allora, tutta questa manfrina per dire che sul nostro myspace (www.myspace.com/radioriotradio) abbiamo messo su i pezzi delle nostre ultime coproduzioni: AllD'Ways, Taste The Floor e Il Teatro Delle Ombre (questa è nuova, vero? Ne parleremo tra qualche giorno).
Recensioni #6: Kattiva Reputazione, Sposa In Alto Mare, Ass-Hole!
Un po' di lontananza fa sempre bene. Peraltro sono stato mesi a cercare un nuovo nome a questa rubrica, dato che io le recensioni non le so fare e ci vuole un termine più appropriato. Il risultato è che non sono arrivato a un risultato.
Ah, tutti i dischi qui recensiti li trovate nella nostra distro (e questo non ci esime dal sottolinearne i difetti).
Signore e signori, l'artwork più brutto dell'anno se lo aggiudicano i Kattiva Reputazione ("Qualcuno ti colpisce": Kattive Registrazioni, Submarcos Rekords)! Roba che neanche a usare solo Photoshop si realizza un lavoro così grossolano; ma come si può? Secondo me l'hanno fatto apposta, per dire qualcosa tipo "Va che un libro non si giudica dalla copertina".
Insomma, succede che i nostri fanno Oi!/street, e non è che se fai Oi!/street puoi avere grandi pretese, soprattutto se gruppi come Klasse Kriminale continuano a fare da 20 anni le stesse cose nello stesso modo; devi lavorare sugli arrangiamenti, insomma... e guarda caso è proprio ciò che fanno i Kattiva Reputazione! Con riferimenti nabatiani, i nostri vanno dalla struttura non scontata delle canzoni ai semplici e continui riff accattivanti; da una batteria intelligente e in movimento a cori da stadio tanto classici quanto piacevoli; dai cambi di tempo agli stacchi; fino a testi che sì, potete immaginarli, ma immaginateveli meno banali del solito.
Mi piace che ti aspetti una certa prevedibilità dall'Oi! e, i nostri, fanno molto per disattenderla. Una registrazione un pelo più curata, un po' più di coesione, e il prossimo disco me lo compro anch'io.
Veniamo al grind degli Sposa In Alto Mare ("Canti liturgici": Deny Everything, Sick Punx, Beggar God, Gi-Kill!, Blasting Resurrection, Gusto Rana!, Distrozione, Faster Louder and Noisy). Io il grind non ho la minima idea di come vada valutato, quindi evito di farlo. Posso però dirvi che gli SIAM sono fuori di testa, con un artwork di blasfemia liturgica sbattuto su una confezione di DVD; con un disco da 18 pezzi (13 inediti e 5 live); con testi all'avanguardia (cito solo Beppe Bigazzi vecchio cagacazzi, Serafino pupazzo col cazzo e l'inarrivabile La triste storia della lettera Y); e con una sorpresa in ogni CD! Nel mio c'era un foglietto di carta igenica. E la confezione puzza da morire. 100% d.i.y. 100% attitude 100% 10'000.
Parlando di carta igenica non possiamo non chiudere con gli Ass-Hole! ("Alcool, Noise and Many More...": Taenia, Smart Music, Deny Everything). Mica me l'aspettavo! Seguono un punk rock d'attacco che io m'aspettavo zeppo di cliché, invece inizia con passaggi non banali. La scuola '80 se la son studiata bene e la ripercorrono con una vena melodica che, guardate, ci sta tutta. Pure la voce femminile, poco varia, poco interessata a distinguersi, rende benissimo - e io sono molto scettico sulle voci femminili nel punk (mi piacciono, ma ne ho sentite pochissime notevoli). Casualties, Vice Squad... Magari ci vorrebbero delle sforbiciate qui e lì, ma il punto di partenza è ottimo.
Ritorno al passato
Non è che non facciamo interviste, è che ce le teniamo per noi. Finché un giorno accade che uno impazzisce e inizia a raschiare il fondo della cartella "Interviste" sul proprio PC.
Il bello è che da un lato le interviste non invecchiano, nel senso che molte risposte rimangono attuali e interessanti; e dall'altro è divertente ricordare com'erano certe situazioni, vedere come si sono modificate e che aspettative si avevano.
E allora, eccovi un tot di vecchie interviste finalmente messe su per voi:
La Quiete - una bella intervista del 2008 lasciata a metà, dato che poi, senza ragione, non è andata avanti. This is rock'n'roll.
NoMeansNo - sì, sì, proprio loro. Marco fece questa bellissima intervista dal vivo durante un loro concerto del 2007 - in Germania o in Irlanda, non ricordo.
Grand Theft Auto - hardcore dalla Capitale. Li abbiamo intervistati più o meno un anno fa.
AllD'Ways - questa addirittura risale al 2005; non me la ricordavo così bella. Peraltro i ragazzi di Torino sono da poco usciti con un disco coprodotto da Radio Riot: è curioso vedere le differenze tra ieri e oggi.
Francesco Alunni - oggi cantante degli 1/4 Morto, all'epoca militava negli Slight. Abbiamo chiacchierato in occasione dell'uscita della sua tesi sul diy (si parla del 2006), che Roberto degli Affranti/Salterò Autoproduzioni stampò e fece girare per l'Italia. L'intervista è fantastica, riassume i risultati di quella tesi ed è davvero interessante. Alla fine c'è anche il link per scaricarla.
Santa Maria - questa me la ricordo come fosse ieri (e invece era il 2005). I SM all'epoca vivevano in un camper parcheggiato vicino lo studio dell'AK Records: fenomenali!
Il fondo non è del tutto raschiato, ci sarebbero ancora un paio di cosine che tirerei fuori volentieri se non fosse che, dopo aver passato due ore e mezza davanti a sei interviste, gli occhi mi bruciano, la schiena strilla e il culo è più piatto di una tavola da surf.
Direi che comunque avete un bel po' da leggere, no?
Shh!
Non ci piace parlare di politica, ma ci piace di meno non parlare affatto.
Accapisc'?
Coproduzione: Taste The Floor
L'hardcore a Roma. Potrebbe essere il titolo di un tema.
Dalla Legion alla RMHC la Capitale ha prodotto una quantità spropositata di gruppi. La qualità non è sempre da bollino blu, ma è innegabile che c'è chi ha lasciato il segno; qualcuno ha addirittura dato il via a tendenze riprese in tutta Italia.
L'hardcore romano non mi ha mai entusiasmato. Ne riconosco i pregi, ma anche i difetti. Primo tra tutti, un eccesso di ridondanza. Sapete: ne senti uno, li senti tutti.
Poi capita che tra questi ce n'è uno che pare dire "Ehi, proviamo una strada diversa".
I Taste The Floor sono tra questi? Giudicate voi. Questo è un blog; noi ci limitiamo a fare tre domande - senza andare troppo per il sottile - e vedere cosa ci rispondono.

Se doveste descrivere, a modo vostro, cosa NON sono i Taste The Floor, come ripondereste?
Di sicuro non siamo un gruppo di sprovveduti. Quello che facciamo lo conosciamo bene, non improvvisiamo nulla e ci interessa portare avanti il gruppo in maniera seria. Non siamo dei ragazzini e ci piace fare quello che facciamo con cognizione di causa, il più delle volte grazie all'aiuto di gente che è coinvolta nello stesso modo, senza essere influenzata da mode e flebili entusiasmi.
A che serve fare un disco? E' davvero necessario, con le parole di Andrea 'Rumble Fish', "inquinare questo pianeta con altro vinile e dischetti laser"?
Domanda più che sensata, e anche di difficile risposta, considerato che probabilmente questi dischi saranno ancora qui quando il genere umano sarà estinto.
Inutile negare che si tratta in primo luogo di soddisfare il proprio ego: un disco non è altro che la testimonanza dell'esistenza di un gruppo e mi chiedo cos'altro potrebbe fare un gruppo di diverso. Lasciare tutto in rete sotto forma di mp3? Anche mantenere delle canzoni su un server provoca inquinamento. L'augurio è che questi dischi non finiscano nella spazzatura, ma restino lì pronti ad essere ascoltati per tanti anni.
Se vogliamo rispondere dal punto di vista musicale, fare un disco serve nella misura in cui si produce qualcosa che noi per primi vorremmo ascoltare.
Di dischi ce ne sono fin troppi, è vero, ma penso che produrre sforzandosi di tirare fuori quanto di meglio si è in grado di fare, senza invadere il mondo di dischi scadenti e senza obiettivi "di mercato", possa essere una risposta accettabile a un dubbio legittimo come questo
Perché il punk? Perché non un altro genere? Cos'ha il punk/hc di diverso da qualunque altro genere musicale, per i Taste The Floor?
Penso che una delle poche cose che accomuni noi quattro, è il fatto di aver preso gli strumenti in mano dopo aver scoperto il punk e prendendo esempi da modelli che venivano dal punk. Separatamente suoniamo e abbiamo suonato anche cose diverse, ma come gruppo non ci interessa suonare altro, tutto qui.
Cosa c'è di diverso rispetto ad altri generi? Il fatto che, a prescindere da come si affronta questa musica, c'è un filo comune che ci unisce, ci sono dei capisaldi incontestabili e nessuno penserà mai di fare tabula rasa per riscrivere le coordinate.
Ognuno può dire quello che vuole, ma i motivi che spingono qualcuno a fare punk o HC saranno sempre diversi da quelli che spingono chiunque a suonare qualsiasi altro genere.
Taste The Floor - s/t (2009)
(Radio Riot, AK, Beggar Gods, Black, Chanmax, DV’s, Here And Now, Kattive Maniere, Lamezia HC Family, MadDie, Piccole Speranze, Rimini HC, Rising Riot, World’s Apreciated Kitsch)
Tracklist:
01. Less Bullshit On Songs Lyrics
02. Break the Time To Make You Pay
03. Chair And TV
04. 30 Seconds
05. Take And Give
06. The Scene And The Support
07. Useless Playground
08. Freedom Through Consciousness
09. Identity Issue
10. Not A Fashion
11. Shameless
12. Shackle Me Not!
Disponibile nella distro di Radio Riot.
Niente di nuovo nella Scena #9
Pare che sia una cosa seria...
- "10 anni di mucchi selvaggi e ossa rotte in Italia" arriva al n. 10! Per chi non lo sapesse è una fantastica fanzine (leggi: carta) che esce ormai da qualche anno, credo 4 o 5, andando a ripescare vecchie glorie del punk/hardcore nostrano. In questo numero intervista a nientepopodimenoche Sergio dei Kina, il tutto farcito da news, recensioni, curiosità e via dicendo. Ciliegina sulla torta? E' gratis. Richiedetela mandando un francobollo da 60 cent a Radiation Records, Circ.ne Casilina 44, 00176 Roma; o a Hellnation Store, Via Nomentana 113, 00161 Roma
- rimaniamo in tema zine, dato che ne sta nascendo una nuova e io sono molto, molto felice quando nasce una nuova zine o una nuova distro (un po' meno quando nasce un nuovo gruppo, ma vabeh). Si chiama "Sick Freedom'zine", sta al numero #0 ed è scaricabile da qui. E' breve, anarchica, un po' troppo essenziale ma zeppa di parole: leggere per decidere
- non ho capito in che condizioni siano i Latte+: negli ultimi mesi credo abbiano cambiato un po' di componenti... Comunque, per chi li segue, hanno messo online Lo stato nello stato, tratto dall'album "Non è finita" che vedrà luce tra poche settimane (quindi, insomma, vivi lo sono). Lo trovate sul loro myspace
ICDS
Ci sono band conosciute meno di quanto si dovrebbe. Band che suonano da anni, ma che per qualche motivo (non ci interessa quale) non hanno ancora girato abbastanza da. Questa band io la conosco da anni e ho suonato con loro svariate volte, e una delle ultime volte che l'ho vista sul palco ho desiderato fortemente mettere il logo di Radio Riot sul loro prossimo CD. Questa band sono ICaniDiSara, e si è appena sciolta.
Io spero che ci ripensino.
"All'inevitabile dispiacere della decisione presa, segue la certezza che tutto ciò che riguardava ICaniDiSara era ed è sempre stato fortemente radicato solo in ognuno di noi quattro e in nessun'altra cosa, fino alla fine.
Questo per noi è un dignitoso traguardo, raggiunto percorrendo la strada del rispetto, dell'amicizia e della sincerità verso noi stessi, quindi verso il gruppo stesso.
E quando il gruppo è legato in maniera vitale a tutte e quattro le teste contemporaneamente, il prezzo che paghi è che se qualcosa non va, smetti.
Detto questo, tralasciando le motivazioni di cui non sentiamo il bisogno di esporre né tantomeno crediamo possano interessare a nessuno, quello che più ci preme è ringraziare di cuore tutte le persone che in un modo o
nell'altro sono state vicine a ICaniDiSara.
Resterà per sempre indelebile il ricordo di tutto questo...
icanidisara"
La fine della galassia
Lo vidi arrivare di corsa. Era un ometto smilzo, anonimo, con un paio di grossi occhiali calati sul naso, i capelli di media lunghezza arruffati e impregnati di sudore, il volto rosso per lo sforzo e madido.
Mi arrivò davanti ansimando e gemendo. In una mano teneva una grossa borsa marrone di finta pelle, una di quelle da professore di università; sotto l'altro braccio, carte e cartine malamente arrotolate.
"E'... il binario... 09?", ansimò.
"Sì", risposi io.
"A che ora parte il treno per Berlino?"
"Ma è già partito!", dissi io.
"Come?" squittì incredulo. "Già partito? E quando?"
Presi l'orologio dal gilet. "Vediamo... circa dieci anni fa."
L'uomo si lasciò crollare a terra, sul sedere. Le carte si srotolarono e la borsa si aprì, vomitando innumerevoli fogli con appunti e schizzi.
"Cosa dovevate fare a Berlino?" chiesi così, un po' per tentare di consolarlo, un po' per curiosità.
"C'era un importante convegno di astronomia" sfiatò malinconico. "Sono un astronomo" aggiunse poi.
"Suvvia, non è il caso di rattristarsi per un convegno mancato. Ce ne saranno certo altri."
"Sì", sospirò "ma questo era davvero importante. Dovevamo decidere se la nostra può essere ancora definita una galassia."
"Sorbole! Ma come?! E perché mai non dovrebbe più esserlo?"
L'uomo sistemò gli occhiali sul naso: "E' un po' complicato..."
"Beh, provi a spiegarsi, per favore. Insomma, per quel che ne so questa cosa dovrebbe riguardare anche me!"
"Forse sì, ma le assicuro che la sua vita e il suo lavoro da ferroviere non ne risentiranno un granché."
"Insisto perché me ne parliate."
L'uomo abbozzò un sorriso. Si alzò, si diede qualche pacca sui pantaloni, e cominciò a parlare.
"Forse non lo sapete, ma diversi anni fa il sole è esploso".
"Cosa?! Come esploso!? Nessuno ha detto niente alla televisione! E poi, scusate, io lo vedo ancora lì!"
"Perché ne è esplosa solo una parte e noi - o meglio, voi e quelli che non s'interessano di astronomia - non ce ne accorgiamo. Per il nostro pianeta il cambiamento è stato minimo. Per ora, almeno. Comunque, il sole è esploso, credetemi. Ma i suoi pezzi sono ancora qui attorno, nella nostra... galassia."
"E dove, di preciso?" chiesi, ancora shockato da quella sconvolgente verità.
"Forse saprete che il nostro sistema è composto da diversi pianeti: P-77, HCentauri, P-Crasso, Crosta..."
"Qualche nome mi suona familiare."
"Ecco, le diverse parti staccate dal Sole principale sono state attirate dal potere gravitazionale degli altri pianeti, che ora gli girano attorno."
"Urca, ma quindi..."
"Sì: ogni pianeta ha il suo sole personale."
Mi tolsi il berretto per grattarmi la testa.
"Ma signor... signor?"
"Piotrowski, piacere" disse stringendomi la mano.
"Signor Piotrowski, ancora non mi è chiaro cosa centri questo con la nostra galassia. Perché non può essere più definita tale?"
"Ebbene", fece quello togliendosi gli occhiali e alitandoci sopra, "alcuni miei colleghi, già anni fa, hanno cominciato a sostenere che, avendo ogni pianeta il proprio sole, il nostro non è più un sistema solare, ma tanti sistemi solari; tanti quanti i pianeti, per intenderci. Ma questo porta un nuovo interrogativo: la nostra galassia è ancora definibile tale?"
"Aspettate, andate piano; voi siete un astronomo, io un ferroviere: non correte troppo! Se ho ben capito, dopo l'esplosione del sole ogni pianeta ha il suo sole personale. Giusto?"
"Proprio così", disse quello.
"Ma perché chiedersi se la nostra galassia è ancora definibile tale?"
"Perché, senza spiegarvi i dettagli, ogni pianeta ora è un sistema solare a sé, e non è chiaro se ognuno di questi sistemi solari faccia o no parte della stessa galassia"
"Ma come sarebbe a dire? Certo che ne fa parte! I pianeti sono sempre quelli! Sono sempre gli stessi pianeti, anche se ora hanno il loro sole!"
"E' ciò che sostenevo anch'io," sorrise l'astronomo "ma non è del tutto vero. Anch'io mi sono dovuto arrendere all'evidenza che molte cose sono cambiate."
"In che senso? E come?"
"Vedete, prima il Sole nutriva tutti i pianeti. Qualcuno era più freddo, qualcuno più caldo, ognuno con le sue peculiarità ma tutti riscaldati dallo stesso Sole. Ora che ogni pianeta ha il proprio sole, pare che si stia sviluppando per conto proprio."
"Non capisco..."
"Prima, dipendendo tutti dallo stesso Sole, che da sempre scaldava e illuminava i pianeti allo stesso modo, questi avevano raggiunto un loro equilibrio, sia al proprio interno che tra di loro. Ma ora che ciascuno ha il proprio sole, è come se degli altri... non gliene importasse più! Come se ciascun pianeta potesse vivere beato e tranquillo per i fatti suoi, col proprio pezzo di sole, isolandosi dagli altri."
"Avanti, signore! Volete forse farmi credere che un pianeta influenza i suoi vicini?"
"E' così. Il fenomeno delle maree, d'altronde, è noto a tutti."
Arrossii imbarazzato per aver mostrato la mia superficialità.
"Insomma," farfugliai "da quando ogni pianeta ha il suo sole, se ne sta per i fatti suoi e si sviluppa in modo diverso da prima..."
"...turbando l'equilibrio esistente, esatto."
"Ma, ditemi, come stanno cambiando i pianeti?"
L'astronomo sollevò le sopracciglia perplesso: "Spiegarlo è difficile e complicato. Ci sono tante osservazioni e descrizioni, alcune delle quali solo teoriche, e così tanti dettagli da prendere in considerazione, che risulterei certamente impreciso e superficiale. In generale, potrei dirvi che alcuni pianeti si stanno evolvendo, mentre altri hanno perso parecchia energia."
"Energia?"
"Sviluppo della vita, biodiversità interna, evoluzione creativa, influenza sugli altri pianeti..."
"Capisco, capisco..."
"Pensate che alcuni pianeti, ad esempio Eskape, dopo aver ricevuto il loro pezzo di sole sembravano assai rigogliosi, mentre ora la loro energia è prossima allo zero."
"E com'è possibile?" chiesi preoccupato.
"Questioni astrofisiche che vi risparmio. Diciamo solo che i piccoli soli sono ancora instabili, e la loro influenza sui diversi pianeti è facilmente mutevole."
"Aspettate, avete parlato di influenza dei soli sui diversi pianeti?"
"Oh, certo! Ogni pianeta ha il suo sole, ma capita che ciascun sole influenzi, seppur in misura minore, anche altri pianeti."
"E questo è un bene?"
"Direi di sì", sorrise l'uomo. "Speriamo solo che duri" aggiunse, e xon ciò sparì quell'accenno di sorriso.
A stento credevo a quanto avevo udito. Il sole era esploso e nessuno ci aveva detto niente. Pensare ogni pianeta col suo sole mi faceva provare una gran pena e una forte solitudine. Una domanda sorse così spontanea alla mia mente che la posi quasi senza accorgermene.
"Ma, tutto ciò, che influenza avrà sulla Terra?"
L'uomo sorrise amaro: "Molta, eppure impercettibile. Così come il bambino non si accorge che, giorno dopo giorno, si alza di un millimetro, noi - o meglio, voi - non vi accorgerete dell'influenza di tutto ciò sul nostro pianeta. Eppure, ve l'assicuro, ci sarà."
"Ma, secondo voi, la nostra è ancora una galassia?"
L'uomo sospirò: "Ho sempre sostenuto di sì, ma - ahimé - ormai mi sono convinto del contrario. Sempre più differenze tra i pianeti, sempre meno scambi di energie tra essi: come si può definire tutto ciò un'unica, grande, galassia, fatta di pianeti e sistemi intercomunicanti? Al convegno avrei proprio dovuto dire che, infine, anch'io ho accettato questa posizione."
"Ma" chiesi infine all'astronomo, che ora raccoglieva le sue cose, "credete che tutto tornerà come prima?"
Forse comprendendo il mio timore, forse condividendolo anche lui, l'uomo mi sorrise stringendomi una spalla: "Non tornerà come prima, amico mio, ma non disperate: le cose possono sempre cambiare in meglio."
Detto ciò, raccolse le sue ultime cose e, senza aggiungere altro, se ne andò. Non lo rividi più, ma ogni tanto, guardando il cielo di notte, mi chiedo ancora cosa stia cambiando per noi.


